LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 15 di 31

619 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Ricorso in Cassazione per Patteggiamento: Quando è Inammissibile?
Un Lavoratore ha patteggiato una pena per reati di droga ed evasione. Successivamente, ha presentato un Ricorso in Cassazione per Patteggiamento, lamentando la mancanza di motivazione sulla valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il Ricorso in Cassazione per Patteggiamento è consentito solo per motivi specifici, come vizi della volontà o illegalità della pena, e non per contestare la motivazione generica o la valutazione dei fatti. Il ricorso presentato non rientrava in queste casistiche legali.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti dell'imputato per il reato di evasione, negando le circostanze attenuanti generiche. Il soggetto condannato ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti, l'eccessività della pena e l'errata valutazione delle prove raccolte durante il processo. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato ha formulato censure basate sulla ricostruzione dei fatti e non su violazioni di legge. I giudici di legittimità non possono effettuare una nuova lettura delle prove già vagliate nei precedenti gradi di merito. L'imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a sostenere le spese di procedura e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna per allontanamento
Un soggetto sottoposto a misura cautelare restrittiva si allontana arbitrariamente dal luogo prescritto, integrando così il reato di evasione. I giudici di merito accertano la condotta e pronunciano la condanna. L'imputato presenta ricorso contestando la valutazione delle prove e sostenendo il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile: la ricostruzione dei fatti risulta logica e priva di vizi, mentre le richieste difensive si riducono a mere censure di merito non proponibili. Inoltre, le attenuanti risultano già concesse dai gradi precedenti. L'interessato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso sulla pena
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di un imputato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando l'eccessività della pena e richiedendo una diversa ricostruzione delle prove raccolte durante il processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici territoriali, qualora la sentenza impugnata sia esente da vizi logici o violazioni di legge. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e la sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La persona condannata contestava la quantificazione della pena decisa dalla Corte di Appello. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile, poiché i motivi presentati risultavano generici e non consentiti in sede di legittimità. I giudici hanno confermato la piena validità della motivazione della sentenza d'appello e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava l'esistenza della colpevolezza soggettiva, la mancata concessione dell'attenuante specifica per la costituzione spontanea, l'applicazione della recidiva e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici supremi hanno ribadito che il giudizio di legittimità non consente la rivalutazione dei fatti già esaminati nei precedenti gradi di merito. L'imputato non ha presentato violazioni di legge valide ma ha riproposto doglianze di mero fatto contrarie alla giurisprudenza consolidata. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto all'imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Braccialetto elettronico: l’aggravante esposizione alla pubblica fede non vale
Un individuo condannato per evasione e danneggiamento aggravato di un braccialetto elettronico ha impugnato la sentenza. La questione centrale riguardava l'applicazione dell'aggravante esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha stabilito che il braccialetto elettronico, affidato a un soggetto specifico e tenuto in luogo privato (gli arresti domiciliari), non rientra nella nozione di bene esposto alla pubblica fede. Di conseguenza, il reato di danneggiamento è stato derubricato a semplice e, in assenza di querela, dichiarato improcedibile. La pena complessiva è stata ridotta.
Continua »
Orario vicino ma reato pieno: applicazione della recidiva
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna e la conseguente applicazione della recidiva per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto che l'allontanamento fosse avvenuto in un orario estremamente vicino a quello consentito dal provvedimento autorizzativo. La Corte di Cassazione ha respinto la linea difensiva, ritenendo legittima la valutazione dei giudici di merito. I molteplici precedenti penali dell'uomo, unitamente alla reiterazione specifica della condotta, manifestano una spiccata pericolosità sociale e una totale indifferenza alle prescrizioni dell'autorità giudiziaria. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente l'applicazione della recidiva e condannando L'Imputato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione Arresti Domiciliari: L’Attenuante tra Intento e Fatto
Un Lavoratore, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha impugnato la sentenza chiedendo l'applicazione dell'attenuante prevista per chi si costituisce spontaneamente. L'uomo si era presentato ai Carabinieri, credendo di non essere più soggetto alla misura per un affidamento in prova provvisorio. La Corte d'Appello ha negato l'attenuante, ritenendo assente l'intento di costituirsi. La Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, rinviando per un nuovo giudizio sull'applicazione dell'attenuante evasione arresti domiciliari, ma ha confermato la responsabilità penale.
Continua »
Evasione dai domiciliari: basta il dolo generico per la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari a carico di un imputato che si era allontanato senza autorizzazione dal luogo di detenzione. La difesa contestava la sussistenza della colpevolezza e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva, riproponendo questioni già valutate dai giudici dei gradi precedenti. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per integrare il delitto basta la volontarietà dell'allontanamento, ossia il dolo generico. Le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni sui fatti non riesaminabili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: fuga da casa e stop alla particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo imputato del reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente contestava presunti vizi procedurali relativi alla notifica del decreto d'appello, avvenuta presso il difensore anziché nel carcere dove si trovava per altra causa. Lamentava inoltre il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'eventuale nullità della notifica è stata sanata perché la difesa non l'ha eccepita tempestivamente. Sul piano sostanziale, l'allontanamento a tempo indeterminato rompe il legame di fiducia della misura cautelare, rendendo la condotta grave e incompatibile con qualsiasi beneficio di non punibilità.
Continua »
Reato di evasione: ricorso bocciato e condanna confermata
Un imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo la conferma della sua responsabilità penale da parte dei giudici di secondo grado, che avevano comunque ridotto la pena inflitta. L'uomo ha presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. Il ricorrente ha infatti richiesto una nuova valutazione delle prove e dei fatti storici, operazione vietata davanti alla Corte di legittimità. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è divenuta definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del procedimento oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: andare in ospedale a piedi non salva da condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto sottoposto a detenzione domiciliare. L'interessato si era allontanato dalla propria abitazione per recarsi a piedi in ospedale, invocando lo stato di necessità a causa di un malessere fisico. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché la diagnosi medica ha certificato un problema non grave. Inoltre, l'uomo non ha richiesto l'intervento di un'ambulanza e ha contattato le forze dell'ordine solo venti minuti dopo aver subito un controllo con esito negativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver riproposto motivi generici già correttamente respinti in sede di merito.
Continua »
Controllo degli arresti domiciliari: la scusa del citofono
Un imputato sottoposto a misura cautelare non risponde durante una verifica delle forze dell'ordine. La difesa sostiene che l'uomo non abbia udito il campanello, portando come testimone la moglie convivente. I giudici di merito ritengono la tesi inattendibile poiché il campanello suonava forte anche all'esterno, vi erano più persone in casa e gli agenti avevano provato a chiamare al telefono. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando tale ricostruzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché richiede un riesame dei fatti vietato in sede di legittimità. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende per la violazione accertata durante il controllo degli arresti domiciliari.
Continua »
Reato di evasione: i precedenti penali bloccano le attenuanti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa contesta l'assenza del dolo, la mancata riapertura dell'istruttoria dibattimentale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le doglianze sull'intenzionalità dell'atto e sulle prove costituiscono semplici questioni di fatto, già ampiamente e logicamente motivate nel giudizio di appello. Riguardo alle attenuanti generiche, la decisione di rifiutare lo sconto di pena risulta pienamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'imputato. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la lite familiare non evita la condanna
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari presso l'abitazione della sorella si è allontanato senza autorizzazione dopo continui litigi familiari. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato di evasione, escludendo sia l'attenuante della provocazione sia la non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando una reazione emotiva scatenata dalle ingiuste pressioni dei parenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che i dissapori domestici non integrano una provocazione giuridicamente rilevante e che la successiva irreperibilità dell'interessato impedisce il riconoscimento della particolare tenuità della condotta.
Continua »
Evasione dai domiciliari: i motivi non contano, ricorso inammissibile.
Un individuo, sottoposto a detenzione domiciliare, si allontanava dalla sua abitazione senza autorizzazione. Dopo non essere stato accolto in una comunità per mancanza di tampone COVID, faceva ritorno a Catania e circolava liberamente per sei giorni, senza avvertire le autorità. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità per il reato di **evasione**, ritenendo che la condotta, seppur con lievi differenze, corrispondesse al fatto contestato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile. Ha ribadito che il dolo generico per l'evasione consiste nella consapevole violazione del divieto di lasciare il luogo di detenzione, senza che i motivi dell'allontanamento siano rilevanti. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione e Prescrizione: Quando il Tempo Salva il Condannato
Un Imputato, condannato per evasione nel 2010, ha visto la sua condanna confermata in appello. Ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Ha stabilito che il termine ordinario di prescrizione del reato, pari a sei anni, era scaduto tra la sentenza di primo grado (novembre 2010) e la notifica del decreto di citazione in appello (dicembre 2018). L'aumento del termine per la recidiva non si applica al termine ordinario. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, dichiarando il reato di evasione estinto per prescrizione.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione respinge il motivo nuovo
Un imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo essersi allontanato dalla propria abitazione. L'uomo ha presentato ricorso per cassazione sostenendo di non aver mai conosciuto il provvedimento restrittivo a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La difesa non aveva mai sollevato questa specifica contestazione durante il processo d'appello, limitandosi a discutere i limiti delle autorizzazioni concesse. La legge vieta di introdurre questioni del tutto nuove direttamente davanti ai giudici di legittimità. A seguito della decisione, l'imputato deve scontare la condanna definitiva e pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Particolare tenuità del fatto negata per evasione disinvolta
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'atto inammissibile poiché fondato unicamente su valutazioni di fatto già analizzate nei gradi precedenti. La Corte ha evidenziato come le modalità disinvolte dell'evasione dimostrino un'intensità del dolo incompatibile con la tenuità del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »