LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

Pagina 16 di 31

619 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: fuga e tenuità a confronto
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. Il ricorrente richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano già negato questo beneficio a causa della durata non breve dell'allontanamento e della mancanza di valide giustificazioni a supporto della violazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: casa chiusa ma scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto sottoposto a misura cautelare per il reato di evasione. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno citofonato ripetutamente per circa mezz'ora e azionato segnali acustici e visivi senza ottenere alcuna risposta dall'interno dell'abitazione. L'imputato ha proposto ricorso lamentando l'assenza di prove dirette sul suo effettivo allontanamento. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo l'assenza di riscontri durante i controlli prolungati un elemento solido e sufficiente per configurare l'illecito allontanamento dal domicilio.
Continua »
Ricorso inammissibile per evasione: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un Lavoratore condannato per evasione (Art. 385 c.p.). Il Lavoratore contestava la mancata disapplicazione della recidiva e l'omessa applicazione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero mere doglianze sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità, e che le censure fossero già state esaminate e respinte dal giudice di merito. Quest'ultimo aveva correttamente valutato la pericolosità sociale del Lavoratore, evidenziata dalla sua condotta e dai precedenti penali, e aveva già applicato la pena minima. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: arresti violati per il bar e ricorso respinto
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione ed è stato sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno di un chiosco-bar, a seguito di una segnalazione anonima. I giudici di merito hanno confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa delle modalità della condotta e dell'incertezza sulla reale durata dell'allontanamento. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la sussistenza della volontà colpevole e riproponendo questioni di fatto già respinte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il divieto di riesaminare il merito delle prove in sede di legittimità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: il ricorso tardivo fallisce
Un uomo sottoposto a custodia cautelare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come reato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre a eccepire la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per l'evasione dagli arresti domiciliari. I motivi proposti riguardavano valutazioni di fatto già ampiamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta sulla tenue entità del fatto non era stata presentata nei termini previsti durante l'appello. L'inammissibilità del ricorso ha impedito anche il maturare della prescrizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Ricorso Penale Inammissibile: Evasione e la Non Tenuità del Fatto
Un Imputato ha presentato ricorso contro la sua condanna per evasione (Art. 385 c.p.), contestando sia la valutazione dei fatti che la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo che le doglianze fossero mere contestazioni di fatto o riproposizioni di argomenti già esaminati. La durata dell'allontanamento ha impedito di considerare il fatto di "particolare tenuità". L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Permesso medico ed evasione dagli arresti domiciliari con la spesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari a carico di un soggetto autorizzato ad allontanarsi per visite mediche. L'interessato godeva di un permesso di uscita limitato alla fascia oraria compresa tra le ore 9,00 e le ore 10,00 per recarsi presso una struttura sanitaria. L'uomo ha fatto rientro a casa alle ore 10,30, giustificando il ritardo di trenta minuti come incolpevole prolungamento delle cure sanitarie. Tuttavia, le forze dell'ordine hanno accertato il possesso di buste della spesa, elemento che ha dimostrato una deviazione arbitraria dall'itinerario autorizzato per effettuare acquisti personali. La Suprema Corte ha chiarito che l'orario indicato nell'autorizzazione fissa il termine perentorio per il rientro e che il ritardo ingiustificato integra a tutti gli effetti la condotta di evasione.
Continua »
Fuga per una birra: no alle circostanze attenuanti generiche
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ha violato la misura cautelare allontanandosi dalla propria abitazione per andare a bere una birra con amici. Fermato dalle autorità, l'individuo ha ammesso la propria condotta, ma i giudici di merito hanno escluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa della futilità del motivo e della presenza di un precedente penale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omessa riduzione della pena. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ammissione dei fatti non basta quando il quadro probatorio risulta già palese e il comportamento denota scarso senso di responsabilità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: non basta dichiarare lo sconfinamento per errore
Un uomo sottoposto a restrizioni della libertà personale aveva il permesso di muoversi esclusivamente all'interno della provincia per motivi di lavoro. L'interessato ha oltrepassato i confini territoriali autorizzati e ha giustificato la condotta parlando di una violazione involontaria. I giudici hanno contestato all'imputato il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso difensivo, giudicando la tesi difensiva priva di prove e confermando la condanna.
Continua »
Reato di evasione: il ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un soggetto accusato di reato di evasione con recidiva. Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello limitandosi a contestare la quantificazione della pena inflitta. I giudici hanno respinto l'atto dichiarandolo inammissibile a causa dell'assoluta genericità delle doglianze. Il condannato non ha infatti dimostrato alcuna illegalità nel calcolo sanzionatorio applicato dai magistrati di merito. Di conseguenza, la sentenza di condanna è divenuta definitiva. L'interessato deve ora pagare le spese di lite e versare la somma di tremila euro alla cassa delle ammende per aver promosso un giudizio manifestamente privo di fondamento.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione boccia il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione con l'aggravante della recidiva. Il condannato contestava la responsabilità penale, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la pena detentiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di rapina: colpevolezza e pena confermate in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre due anni di reclusione nei confronti di un imputato colpevole dei delitti di lesioni personali, evasione e reato di rapina. La difesa dell'imputato contestava la ricostruzione dell'episodio e chiedeva la riduzione della pena con l'esclusione della recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente di riesaminare le prove e le testimonianze già valutate in appello. La determinazione della pena superiore ai minimi di legge e l'applicazione della recidiva risultano pienamente motivate dalla gravità dei fatti e dalla pericolosità del soggetto. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la condanna ed escluso lo sconto
Un individuo sottoposto a misura alternativa si allontana ingiustificatamente dal proprio domicilio, commettendo il reato di evasione con l'aggravante della recidiva. I giudici di merito lo condannano a un anno di reclusione, negando l'attenuante della costituzione spontanea. L'imputato impugna la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, contestando la mancata riduzione della pena e la valutazione dei fatti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile: i motivi sollevati si basano su mere censure di fatto e mancano della specificità richiesta per il giudizio di legittimità. Di conseguenza, la condanna a un anno di carcere resta definitiva e l'uomo deve versare le spese di giudizio oltre a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato alla pena di un anno di reclusione per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'individuo ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva, ma senza proporre argomentazioni nuove o specifiche rispetto a quelle già esaminate e rigettate nei precedenti gradi di giudizio. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità dei motivi di gravame, limitati alla mera riproduzione delle censure di merito. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando in via definitiva la condanna a un anno di reclusione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso contro patteggiamento: dall’intesa alla condanna
L'Imputata ha concordato con il pubblico ministero una pena di due mesi di reclusione per il reato di evasione davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha promosso un ricorso contro patteggiamento lamentando il mancato proscioglimento immediato e la carenza di motivazione del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I motivi presentati non rientrano nei casi tassativi previsti dal codice di rito per contestare una decisione negoziata. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto alla parte ricorrente il versamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
Continua »
Ricorso per cassazione personale: la firma costa cara
Un imputato ha concordato una pena di un anno di reclusione per il reato di evasione tramite patteggiamento. Successivamente, ha deciso di impugnare la sentenza proponendo un ricorso per cassazione personale, firmando l'atto di proprio pugno e lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge processuale impone infatti che il ricorso dinanzi alla Suprema Corte debba essere redatto e sottoscritto esclusivamente da un difensore iscritto nell'apposito albo speciale. A causa di questo vizio insanabile, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: confermata la recidiva senza attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il soggetto contestava l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il calcolo complessivo della pena. I giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti. L'imputato aveva violato la misura cautelare poco tempo dopo la sua imposizione ed era stato colto in flagranza con sostanze stupefacenti. Tali elementi, uniti a tre precedenti condanne, dimostrano una spiccata pericolosità sociale che impedisce qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, confermando la pena detentiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione e allontanamento: la condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un individuo che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. La difesa sosteneva l'assenza della volontà colpevole e richiedeva la non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno respinto ogni contestazione, chiarendo che per configurare l'illecito basta la piena consapevolezza e la volontà di uscire dall'abitazione, trattandosi di una condotta punita a titolo di dolo generico. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità non era stata presentata nel giudizio di appello e non poteva essere avanzata per la prima volta in Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per un imputato responsabile del reato di evasione con recidiva. L'imputato ha impugnato la decisione di merito lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, evidenziando che i motivi proposti si limitavano a reiterare argomenti già motivatamente respinti in sede di appello. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: fuga in auto e diniego di sconti
Un imputato ha impugnato la condanna per il reato di evasione aggravato dalla recidiva specifica e reiterata. La difesa lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la contestazione della recidiva. I giudici hanno valorizzato la gravità della condotta, consistita nella fuga a bordo di un veicolo, e i precedenti penali per rapina e stupefacenti. La semplice ammissione dei fatti non costituisce un elemento favorevole quando la violazione risulta palese. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »