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Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

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619 provvedimenti

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Circostanze attenuanti generiche negate al detenuto evaso armato
Un uomo agli arresti domiciliari è stato sorpreso con un altro evaso armato. Entrambi presentavano precedenti penali per rapina, elemento che ha fatto ipotizzare la pianificazione di un nuovo reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per lamentare la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessiva entità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che per negare le circostanze attenuanti generiche è sufficiente fare riferimento ad elementi decisivi come la gravità dell'evasione e la presenza di armi. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Evasione e Costi per l’Imputato
Un Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per il reato di evasione (Art. 385 cod. pen.). L'Imputato contestava la motivazione della sentenza e l'applicazione della legge penale, in particolare l'elemento soggettivo e l'assenza di offesa al bene tutelato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. I giudici hanno ritenuto che i motivi presentati fossero una semplice riproposizione di argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. Per questo, l'Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e Ricorso Inammissibile Patteggiamento: La Cassazione Limita l’Appello
Un Lavoratore, condannato per evasione (art. 385 c.p.) tramite patteggiamento, ha presentato ricorso in Cassazione. Ha sostenuto di aver violato gli arresti domiciliari per incontrare il figlio, spinto da uno stato depressivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile con procedura de plano. Le modifiche legislative introdotte dalla Legge n. 103 del 2017 hanno ristretto i motivi per cui si può impugnare una sentenza di patteggiamento. Il Lavoratore non ha sollevato nessuno dei motivi ammissibili, rendendo il suo ricorso inammissibile. Questa decisione conferma i limiti al ricorso inammissibile patteggiamento.
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Reato di evasione: condanna confermata e ricorso inammissibile
Un imputato condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha infatti contestato la ricostruzione dei fatti e la valutazione dei giudici di merito anziché evidenziare reali vizi di legittimità della sentenza impugnata. La Cassazione non può riesaminare le prove né rivalutare i fatti storici. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Rescissione del giudicato: stop alla condanna a sua insaputa
Un cittadino viene condannato in assenza per il reato di evasione. Gli atti di indagine erano stati notificati presso la casa del fratello, da cui l'uomo si era già allontanato da oltre un anno, mentre la citazione a giudizio era stata consegnata solo al difensore d'ufficio. Ignorando l'esistenza della causa, l'uomo richiede la rescissione del giudicato. La Corte d'appello respinge la richiesta basandosi sulla sola regolarità formale delle notifiche. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la forma non basta, serve la prova di una conoscenza reale ed effettiva delle accuse e della data del dibattimento. Con questa motivazione, la Suprema Corte accoglie il ricorso, concede la rescissione del giudicato, revoca la condanna irrevocabile e dispone la trasmissione degli atti per un nuovo processo.
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Evasione dagli arresti domiciliari: la soglia e la tenuità
I Carabinieri sorprendevano l'imputato all'esterno del cancello della propria abitazione mentre parlava con i vicini di casa il giorno di Natale. L'uomo si trovava ristretto agli arresti domiciliari. I giudici di merito lo condannavano per il reato di evasione, escludendo la particolare tenuità del fatto solo a causa dei suoi precedenti penali. La Corte di Cassazione ha chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato configura il reato di evasione dagli arresti domiciliari. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso sul beneficio della non punibilità per particolare tenuità: i precedenti dell'imputato non bastano da soli a negare la modesta entità del fatto, poiché i giudici devono valutare anzitutto l'oggettiva esiguità del danno o del pericolo. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Ricorso in Cassazione: Inammissibilità per Motivi Generici
Un Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che lo aveva condannato. Il Lavoratore contestava vizi di motivazione e la mancata applicazione di una causa di non punibilità (art. 131 bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per Cassazione. Ha ritenuto che i motivi fossero troppo generici, riproponendo argomenti già esaminati o basandosi su una ricostruzione dei fatti diversa da quella accertata. La Corte ha quindi condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Dolo di evasione: Cassazione conferma inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per dolo di evasione. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza di appello, contestando l'elemento soggettivo del reato e l'applicazione dell'articolo 385, comma 3, del codice penale. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero una mera riproposizione di questioni già esaminate e correttamente decise dai giudici precedenti. Ha ribadito che il dolo di evasione non richiede una specifica intenzione di sottrarsi alla misura o un effettivo danno alla sorveglianza. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione: Inammissibilità per Vizi Procedurali
Un Lavoratore ha presentato un ricorso per Cassazione contro una condanna, ma la Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per Cassazione. La decisione è avvenuta perché il ricorso sollevava questioni procedurali relative all'avviso di conclusione delle indagini che avrebbero dovuto essere contestate in fasi precedenti del processo. Inoltre, i motivi del ricorso erano generici e non specifici, rendendolo non idoneo all'esame della Suprema Corte. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso e deve pagare le spese processuali.
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Reato di evasione: la condotta ripetuta esclude i benefici
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona accusata del reato di evasione per essersi allontanata dal luogo di detenzione senza alcuna autorizzazione per circa una settimana. L'imputata ha proposto ricorso chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per genericità delle contestazioni. La Corte ha sottolineato che la lunga durata dell'assenza e la reiterazione della condotta, trattandosi della terza evasione, impediscono qualsiasi beneficio penale. L'imputata deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende, confermando la piena responsabilità penale.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per il delitto di evasione dagli arresti domiciliari. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità, riducendo la pena a otto mesi di reclusione. L'imputato ha presentato ricorso, ma i motivi sono stati giudicati generici e ripetitivi di argomentazioni già valutate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e imponendo all'imputato il pagamento delle spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. La decisione sottolinea l'importanza di presentare motivi specifici e non generici in sede di ricorso per cassazione, specialmente in casi di evasione dagli arresti domiciliari.
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Evasione e stato di necessità: l’inammissibilità ricorso penale
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di evasione (Art. 385 c.p.). Ha presentato un ricorso, sostenendo di aver agito in stato di necessità (Art. 54 c.p.) a causa della vendita di un'auto da parte del padre, che limitava la sua libertà di movimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le motivazioni fossero mere contestazioni di fatto e che lo stato di necessità non fosse stato dimostrato come un danno grave e attuale alla persona. La Corte ha confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: quando il patteggiamento non si impugna
Un Lavoratore, già condannato per evasione tramite patteggiamento, ha presentato un ricorso inammissibile alla Corte di Cassazione. Egli contestava la mancata esclusione della recidiva, che aveva comportato un aumento della pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e non rientrante nei casi previsti per l'impugnazione di sentenze di patteggiamento. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. La decisione sottolinea i limiti per contestare una sentenza di patteggiamento, specialmente quando il ricorso è un ricorso inammissibile.
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Evasione: Ricorso in Cassazione inammissibile, condanna confermata
Un Lavoratore è stato condannato per il delitto di evasione, con l'aggravante della recidiva, e a una pena di un anno di reclusione. Egli ha presentato un Ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua responsabilità e la pena. Il Lavoratore contestava sia la sua responsabilità che la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il Ricorso in Cassazione inammissibile. I motivi del ricorso erano generici e riproducevano censure già esaminate e respinte dai giudici precedenti. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: ricorso inammissibile
Un uomo sottoposto a confinamento domestico si è allontanato dall'abitazione senza autorizzazione, commettendo il reato di evasione dagli arresti domiciliari. In seguito alla condanna, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la presenza dell'elemento psicologico del dolo generico, l'entità della pena inflitta, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la ritenuta recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che le doglianze riguardavano fatti già ampiamente esaminati nei precedenti gradi di giudizio. L'allontanamento volontario dimostra la consapevolezza dell'illecito. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato e lo ha sanzionato con il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione domiciliare negata tra pena residua ed evasione
Un detenuto ha presentato ricorso per ottenere la detenzione domiciliare, sostenendo di dover scontare un residuo di pena inferiore a due anni. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della sua elevata pericolosità sociale. L'uomo risultava infatti sottoposto a custodia cautelare in carcere per narcotraffico e aveva a carico un procedimento pendente per evasione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il solo calcolo della pena residua non garantisce l'accesso alla misura alternativa se sussiste un concreto profilo di inaffidabilità del condannato rispetto agli obblighi domiciliari.
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Reato di evasione: la Cassazione conferma condanna e sanzione
L'Imputata ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto che la condotta fosse stata interrotta e che sussistessero i presupposti della non punibilità previsti dall'ordinamento penitenziario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato che le censure riguardavano meri elementi di fatto, già ampiamente analizzati e respinti dai giudici di merito con motivazione corretta e logica. Per tali ragioni, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto l'obbligo di pagare le spese del procedimento, unitamente a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per precedenti di evasione
Un imputato accusato del reato di evasione ha richiesto l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito hanno negato il beneficio a causa della presenza di altre due condanne per lo stesso reato. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo che tali condanne riguardassero fatti avvenuti successivamente a quello contestato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici di legittimità hanno stabilito che le plurime condanne per la medesima violazione dimostrano l'abitualità della condotta, indipendentemente dalla cronologia temporale degli episodi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese legali e a una sanzione economica.
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Recidiva: Ricorso Inammissibile per Rapina ed Evasione
Un imputato, già condannato per reati di rapina ed evasione, ha presentato ricorso contro la sentenza d'appello che aveva confermato la sua condanna. Il ricorso contestava l'applicazione della **recidiva**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la Corte d'Appello aveva correttamente applicato la **recidiva**, basandosi su una motivazione adeguata. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Giustificazioni Respinte dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per evasione dagli arresti domiciliari. Uno dei ricorrenti aveva tentato di giustificare la sua assenza dall'abitazione con un guasto all'auto, ma le prove, inclusi i dati del traffico telefonico, hanno smentito questa versione. La Corte ha respinto la richiesta di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e non ha riconosciuto le attenuanti generiche, data la gravità del fatto e la condotta complessiva. Anche il secondo ricorso è stato ritenuto generico e infondato. Entrambi i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, con condanna alle spese.
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