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Art. 385 Codice Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Attenuanti generiche negate: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputata, condannata per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione del giudice è logica e coerente, la Cassazione non può modificarla. Nel caso specifico, la Corte d'Appello ha negato le attenuanti a causa della recidiva reiterata e della personalità negativa dell'imputata. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Attenuanti generiche negate: condanna definitiva per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la mancata concessione delle attenuanti generiche da parte dei giudici d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione sulla concessione delle attenuanti generiche spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, la Corte d'appello ha motivato correttamente il diniego, evidenziando l'assenza di elementi positivi e una personalità complessivamente negativa dell'imputato, nonostante fosse già stato riconosciuto il vizio parziale di mente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: inammissibile lo sconto extra
L'Imputato, condannato per il reato di evasione a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro patteggiamento è strettamente limitato dalla legge a casi tassativi, come la violazione della volontà dell'imputato o l'illegalità della pena. La contestazione sulle attenuanti generiche non rientra in queste ipotesi. Di conseguenza, l'appello è stato respinto con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la pena superiore al minimo
Un uomo, condannato per il reato di evasione alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato lamentava una carenza di motivazione riguardo alla determinazione della pena, stabilita in misura superiore al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione era ampiamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'uomo e dalla reiterazione delle condotte di fuga. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione degli arresti domiciliari: uscire un attimo costa caro
Il Ricorrente ha impugnato la decisione d'appello che lo condannava per la violazione degli arresti domiciliari. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, poiché l'allontanamento era temporaneo e motivato da ragioni personali, senza alcuna intenzione di fuggire definitivamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per la sussistenza del reato, basta la consapevolezza e la volontà di violare l'obbligo di rimanere in casa. I motivi personali dell'allontanamento e la mancanza di una volontà di fuga definitiva sono del tutto irrilevanti. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Applicazione di pena illegale: nullo il patteggiamento di favore
Il Tribunale applicava a L'Imputato, accusato del reato di evasione, una pena concordata tramite patteggiamento pari a 5 mesi e 10 giorni di reclusione. Per giungere a questo calcolo, il giudice considerava le circostanze attenuanti generiche prevalenti sulla recidiva qualificata. La Procura Generale ricorreva in Cassazione denunciando l'illegalità della sanzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata rende la sanzione inferiore al minimo edittale. Si configura così un'applicazione di pena illegale, poiché l'accordo tra le parti ha violato i limiti di legge. La Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza, rimettendo gli atti al Tribunale per un nuovo corso del procedimento.
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Spesa ai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un soggetto sottoposto agli arresti domiciliari, autorizzato a lasciare l'abitazione esclusivamente per svolgere attività lavorativa, è stato sorpreso a fare la spesa. Accusato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata ammissione di una prova testimoniale e chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione era limitata al lavoro e che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di precedenti penali e di un evidente disvalore della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la fuga dai domiciliari costa una multa salata
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa si è limitata a riproporre argomenti generici già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica specifica alla sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna resta
L'Imputato, condannato per il reato di evasione per essersi allontanato dagli arresti domiciliari, ha proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico la sentenza d'appello. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità se ci sono precedenti
Il Ricorrente, già ristretto agli arresti domiciliari, si è allontanato dal proprio domicilio venendo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'imputato presentava gravi e plurimi precedenti penali specifici, elementi che escludono sia la tenuità del comportamento sia la concessione delle attenuanti. Inoltre, il ricorso si limitava a riproporre motivi generici già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza muovere una critica specifica alla sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna per evasione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un cittadino. Il difensore dell'imputato ha proposto ricorso contestando la determinazione della pena e il bilanciamento tra attenuanti generiche e recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza un reale confronto critico con la sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: lo sconto di pena esclude il ricorso
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ottiene in secondo grado una riduzione della pena a dieci mesi e venti giorni di reclusione grazie al concordato in appello. Successivamente, il suo difensore propone ricorso per cassazione contestando la motivazione sulla responsabilità penale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, in caso di concordato in appello, il ricorso è ammesso solo per questioni legate alla formazione della volontà delle parti, al consenso del Procuratore generale o alla difformità della decisione rispetto all'accordo. Le contestazioni sui motivi di merito rinunciati con l'accordo sono invece inammissibili. L'Imputato viene condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: lo stato di necessità non salva il fuggitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente ha cercato di giustificare la fuga invocando lo stato di necessità e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto queste tesi, evidenziando che lo stato di necessità non era supportato da prove concrete e che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa a chi ha già subito altre due condanne per lo stesso tipo di reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se invocata troppo tardi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che tale richiesta non può essere avanzata per la prima volta in Cassazione se non è stata precedentemente dedotta nei motivi di appello o durante la discussione verbale nel grado precedente. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali specifici a carico dell'uomo esclude in ogni caso la possibilità di applicare il beneficio, data l'abitualità del comportamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: campanello funzionante e condanna
Il Sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari è stato condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Durante un controllo di routine, le forze dell'ordine hanno suonato ripetutamente al campanello della sua abitazione, accertandone il perfetto funzionamento, senza ricevere alcuna risposta. Il Sottoposto non ha fornito alcuna giustificazione plausibile per la sua mancata reperibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, in quanto volto a richiedere una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: i precedenti penali cancellano ogni sconto
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di evasione commesso nel 2015. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta sulla particolare tenuità non era stata presentata in appello ed è comunque esclusa dai numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa della spiccata pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: ottiene il minimo ma ricorre e viene multato
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello, che aveva gi dichiarato inammissibile il suo precedente appello. La Corte d'Appello aveva evidenziato che la pena inflitta dal Tribunale era gi stata fissata al minimo edittale, con la massima riduzione per le circostanze attenuanti e senza l'applicazione della recidiva. Di conseguenza, non vi era alcun interesse concreto a richiedere un'ulteriore riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilit del ricorso poich i motivi presentati non contestavano la motivazione dei giudici d'appello. Il ricorrente stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
Il Ricorrente ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello che rideterminava la pena per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati erano del tutto generici, limitandosi a enunciare principi astratti senza contestare specificamente le motivazioni dei giudici d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Capacità di intendere e di volere: tra evasione e vizio di mente
Il Tribunale applicava gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a un soggetto per il reato di evasione, ritenendolo socialmente pericoloso. La difesa ricorreva in Cassazione evidenziando che, in un parallelo procedimento per furto, una perizia psichiatrica aveva accertato il vizio totale di mente dell'uomo, affetto da grave disturbo della personalità e ritardo cognitivo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che i giudici cautelari non possono ignorare accertamenti psichiatrici svolti in altri procedimenti coevi. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio, imponendo una nuova valutazione che verifichi l'effettiva capacità di intendere e di volere dell'indagato al momento dell'evasione.
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Prescrizione del reato: quando il tempo cancella la condanna
L'Imputato era stato condannato per il reato di evasione, commesso nel 2011, con l'aggravante della recidiva reiterata. La difesa ha eccepito l'avvenuta prescrizione del reato tra la sentenza di primo grado del 2014 e la successiva citazione in appello del 2020. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo le regole di calcolo: per i delitti con pena inferiore a sei anni, l'aumento per la recidiva si applica sulla pena massima prevista per il reato e non sul termine minimo di prescrizione. Poiché il termine finale di sei anni era ampiamente decorso senza atti interruttivi, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna. La decisione conferma che la prescrizione del reato opera come garanzia temporale invalicabile.
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