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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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380 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Inquadramento superiore infermiere: la Cassazione decide
Un infermiere con mansioni di coordinamento ha ottenuto in un primo giudizio l'indennità specifica e, in un secondo, l'inquadramento superiore. L'azienda sanitaria ha contestato la seconda richiesta, ma la Cassazione ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che la richiesta di inquadramento superiore per l'infermiere non costituisce un frazionamento abusivo del credito rispetto alla precedente richiesta di indennità, essendo diritti distinti e autonomi. La sentenza chiarisce i presupposti per il passaggio al livello DS, basati sullo svolgimento effettivo delle funzioni di coordinamento.
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Giudicato esterno: vincolante per il trattamento economico
Una collaboratrice linguistica ha citato in giudizio un'università per ottenere differenze retributive basandosi su una precedente sentenza passata in giudicato. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta, ritenendo che una nuova legge avesse superato il precedente giudicato. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il giudicato esterno formatosi su un rapporto di durata è vincolante anche per il futuro, a meno che non intervengano fatti o norme *successive* alla sua formazione. Poiché la legge in questione era preesistente alla formazione del giudicato, quest'ultimo mantiene la sua piena efficacia.
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Trattamento economico lettori: ricorso inammissibile
Una lettrice di lingua straniera ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello le ha negato il diritto al trattamento economico di ricercatore confermato per il periodo 2007-2013, diritto che riteneva derivasse da un precedente giudicato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che la ricorrente aveva interpretato erroneamente la decisione d'appello e invocato un giudicato basato su una sentenza precedentemente annullata dalla stessa Cassazione. La questione centrale è il complesso quadro normativo sul trattamento economico dei lettori.
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Diploma magistrale linguistico: sì all’insegnamento
Due insegnanti con un diploma sperimentale linguistico hanno richiesto l'inclusione nelle graduatorie scolastiche. La Corte d'Appello aveva negato tale diritto, differenziando il loro titolo da quello magistrale tradizionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la piena equiparazione del diploma magistrale linguistico, riconoscendolo come titolo abilitante all'insegnamento in virtù della volontà del legislatore e dell'evoluzione del sistema scolastico.
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Cessazione materia del contendere: no al doppio contributo
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso relativo alla mobilità di un'insegnante. Avendo la ricorrente ottenuto il trasferimento desiderato durante il processo, è venuto meno il suo interesse a proseguire. La Corte ha stabilito che, in caso di accordo tra le parti sull'estinzione del giudizio, non è dovuto il versamento del doppio contributo unificato, sanzione prevista solo per i ricorsi respinti, inammissibili o improcedibili.
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Contratti a termine: ricorso inammissibile se vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di lavoratori della scuola con contratti a termine. I ricorrenti chiedevano il risarcimento del danno per la reiterazione dei contratti e il riconoscimento di differenze retributive. La Corte ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, sottolineando che le domande erano state formulate in modo generico e non sufficientemente dettagliato, impedendo ai giudici di valutarne la fondatezza. La sentenza ribadisce l'importanza cruciale della specificità e completezza degli atti processuali, soprattutto in materia di contratti a termine.
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Indennità rischio radiologico: la prova per il personale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9382/2024, ha chiarito i presupposti per il riconoscimento dell'indennità rischio radiologico al personale sanitario non appartenente ai reparti di radiologia. L'ordinanza stabilisce che non è sufficiente provare lo svolgimento abituale dell'attività in 'zona controllata', ma è necessario dimostrare un'esposizione al rischio effettiva, continua e non occasionale, analoga a quella dei tecnici di radiologia. La Suprema Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, che aveva respinto la domanda di una lavoratrice in assenza di prove concrete sul superamento delle soglie di rischio, sottolineando che l'onere della prova grava interamente sul lavoratore.
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Indennità rischio radiologico: prova e presupposti
Una lavoratrice del settore sanitario, non inquadrata come tecnico di radiologia, ha richiesto il pagamento dell'indennità di rischio radiologico. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che, a differenza del personale medico e tecnico di radiologia per cui il rischio è presunto per legge, gli altri lavoratori devono fornire la prova oggettiva di un'esposizione abituale, continua e non occasionale in una 'zona controllata', con un assorbimento di dosi radioattive superiore ai limiti normativamente stabiliti. L'onere della prova grava interamente sul lavoratore che richiede l'indennità.
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Indennità rischio radiologico: la prova del rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9383/2024, ha rigettato il ricorso di una lavoratrice del settore sanitario che richiedeva l'indennità di rischio radiologico. La Corte ha ribadito la distinzione fondamentale tra il personale tecnico di radiologia, per cui il rischio è presunto in modo assoluto, e il restante personale. Quest'ultimo, per ottenere l'indennità, deve fornire la prova rigorosa di un'esposizione effettiva, abituale e non occasionale a radiazioni, dimostrando il superamento delle soglie di rischio normativamente previste. Il semplice svolgimento dell'attività in prossimità di una 'zona controllata' non è sufficiente.
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Frazionamento domanda: inammissibile dopo la pensione
Un ex dipendente pubblico ha citato in giudizio la sua precedente amministrazione per ottenere una dichiarazione di illegittimità riguardo alla sua esclusione da incarichi dirigenziali, riservandosi di richiedere il risarcimento dei danni in un secondo momento. Poiché l'azione legale è stata avviata dopo il suo pensionamento, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad agire, aggravata dal frazionamento della domanda, che trasforma l'azione in una richiesta di mero accertamento di fatti senza un'utilità giuridica concreta e attuale.
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Onere della prova e retribuzione: chi deve dimostrare?
Un ex dipendente delle ferrovie, trasferito a un Comune, ha rivendicato il valore economico di un precedente benefit. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sull'onere della prova: una volta che un precedente giudicato ha accertato il diritto del lavoratore a mantenere il trattamento economico, spetta al datore di lavoro (il Comune) dimostrare che nessuna differenza retributiva è dovuta, e non al lavoratore provarne l'esistenza.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7446/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione per la rivalutazione contributiva da esposizione ad amianto. Un lavoratore si era visto negare il beneficio dalla Corte d'Appello, la quale aveva fatto decorrere il termine decennale di prescrizione dalla data del pensionamento. La Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto effettiva conoscenza o poteva avere conoscenza del suo diritto, ovvero dell'esposizione nociva. La causa è stata rinviata per un nuovo esame basato su questo principio.
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Retribuzione accessoria: no risarcimento senza criteri
Un segretario comunale ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno, sostenendo che l'ente non avesse attivato le procedure per riconoscergli la retribuzione accessoria legata a incarichi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al dipendente, chiarendo che la concessione della retribuzione accessoria (sia di posizione che di risultato) è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, vincolata alle risorse di bilancio, e non un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la mancata adozione dei criteri di determinazione non costituisce un inadempimento contrattuale risarcibile.
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Legittimazione ad agire: Riscossione e Crediti INPS
L'Agente della Riscossione ha impugnato una sentenza che dichiarava prescritti alcuni crediti previdenziali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7372/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo fondamentale è la carenza di legittimazione ad agire dell'agente: solo l'ente impositore (in questo caso l'Ente Previdenziale) è titolare del diritto e può quindi discutere nel merito della pretesa, inclusa l'eccezione di prescrizione. L'agente è un mero esattore e non può sostituirsi al creditore.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese in Cassazione
Un'azienda pubblica, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro alcuni dipendenti per differenze retributive, ha deciso di rinunciare all'impugnazione. I dipendenti hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che, in virtù dell'accettazione, il ricorrente non è stato condannato al pagamento delle spese legali. Inoltre, la Corte ha specificato che in caso di rinuncia non è dovuto il versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato'.
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Giurisdizione lavoro NATO: la parola al giudice locale
Una lavoratrice civile di un contingente italiano NATO in Bosnia ha citato in giudizio il Ministero della Difesa in Italia per differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la carenza di giurisdizione del giudice italiano. Secondo la Corte, per le controversie di lavoro del personale locale assunto da forze NATO all'estero, la competenza spetta ai tribunali dello Stato in cui si svolge l'attività lavorativa (in questo caso, la Bosnia Erzegovina), in applicazione della Convenzione di Londra del 1951.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7373/2024, ha confermato la prescrittibilità del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Il termine decennale di prescrizione decorre dal momento in cui il lavoratore acquisisce consapevolezza dell'esposizione, momento che la Corte ha identificato con la presentazione della domanda di certificazione all'INAIL. Una successiva domanda all'INPS, presentata oltre dieci anni dopo tale data, è stata quindi ritenuta tardiva.
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Indennizzo contratti a termine: prova del danno non serve
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica. Il caso riguarda un lavoratore che ha ottenuto un indennizzo per la reiterazione abusiva di contratti a termine. La Suprema Corte ha ribadito che l'indennizzo previsto dall'art. 32, comma 5, L. n. 183/2010 costituisce una forma di danno presunto, di natura sanzionatoria (definito "danno comunitario"), che esonera il lavoratore dall'onere di provare la perdita di chance o qualsiasi altro pregiudizio specifico.
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Rapporto di lavoro subordinato: i criteri decisivi
Una società cooperativa ha contestato la qualificazione del rapporto di lavoro di due socie come subordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la valutazione degli elementi fattuali che definiscono un rapporto di lavoro subordinato, come l'orario predeterminato e il controllo gerarchico, spetta ai tribunali di primo e secondo grado e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
Un lavoratore si è visto negare la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto in quanto prescritta. La Corte d'Appello aveva fissato l'inizio del termine di prescrizione alla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prescrizione della rivalutazione contributiva decorre solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce effettiva consapevolezza del danno, un fatto che deve essere accertato in concreto e non presunto.
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