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Art. 375 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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380 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Competenza territoriale: dove citare l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una contribuente chiarendo i criteri di competenza territoriale nelle liti previdenziali. Se la controversia riguarda obblighi contributivi legati a dipendenti (modelli DM10), la competenza spetta al tribunale della sede dell'ente previdenziale e non a quello della residenza del datore di lavoro. La decisione ribadisce la distinzione tra lavoratori autonomi e datori di lavoro ai fini dell'individuazione del foro corretto.
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Apprendistato e sgravi: la Cassazione apre il dibattito
La Corte di Cassazione affronta il tema della spettanza degli sgravi contributivi per l'assunzione di un lavoratore precedentemente occupato con contratto di apprendistato. Il caso nasce dall'opposizione di uno studio professionale contro l'Istituto previdenziale, che aveva negato l'esonero contributivo previsto dalla Legge di Stabilità 2015. La questione centrale riguarda la natura giuridica dell'apprendistato: se esso debba essere considerato un rapporto a tempo indeterminato già consolidato, precludendo così nuovi incentivi, o se la facoltà di recesso al termine della formazione lo renda assimilabile a un rapporto precario. Data la rilevanza della questione, la Corte ha rinviato la causa alla pubblica udienza.
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Contributi INPS utili non distribuiti: nuovi dubbi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso dell'ente previdenziale contro una sentenza che escludeva il calcolo dei contributi INPS utili non distribuiti dalla base imponibile di una socia di S.r.l. La questione riguarda se i redditi societari non ancora percepiti debbano essere soggetti a contribuzione. Data la rilevanza e la natura seriale del contenzioso, la causa è stata rinviata alla pubblica udienza per un chiarimento definitivo sulle norme vigenti.
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Contributi INPS utili non distribuiti: base imponibile
L'ordinanza esamina se i contributi INPS utili non distribuiti di una società di capitali debbano concorrere alla formazione della base imponibile per i soci iscritti alla gestione artigiani. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale della questione e la complessità dell'interpretazione normativa, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa o semplice capitale investito.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di una società a responsabilità limitata a cui l'INPS richiedeva il pagamento dei contributi INPS utili non distribuiti. Mentre la Corte d'Appello aveva escluso tale obbligo distinguendo tra reddito da capitale e reddito da lavoro, la Suprema Corte ha ravvisato la particolare rilevanza della questione, disponendo il rinvio alla pubblica udienza per una decisione definitiva sulla composizione della base imponibile contributiva.
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Contributi INPS commercianti: utili S.r.l. e calcolo
La Corte di Cassazione affronta la questione dei contributi INPS commercianti dovuti dai soci di S.r.l. Il caso esamina se gli utili prodotti dalla società e accantonati a riserva debbano essere inclusi nella base imponibile contributiva del socio. La Corte d'Appello aveva escluso tale obbligo, ritenendo che senza opzione per la trasparenza fiscale tali somme siano redditi di capitale. La Suprema Corte ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per la rilevanza seriale della questione.
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Base imponibile contributiva: utili non distribuiti
La Corte di Cassazione affronta il tema della determinazione della base imponibile contributiva per i soci di società a responsabilità limitata. Il caso riguarda la richiesta dell'ente previdenziale di versare contributi su utili non distribuiti ma accantonati a riserva. La Corte ha ravvisato una questione di particolare rilevanza interpretativa circa la distinzione tra redditi d'impresa e di capitale.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti da parte di un socio amministratore di una società di capitali. Mentre i giudici di merito hanno escluso tale obbligo per le somme accantonate a riserva, la Cassazione ha rilevato la particolare rilevanza della questione interpretativa dell'art. 3 bis del d.l. n.384/1992, disponendo il rinvio alla pubblica udienza per un approfondimento necessario data la natura seriale del contenzioso.
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Contributi INPS utili non distribuiti: il caso Cassazione
L'ordinanza esamina l'obbligo di versare i contributi INPS utili non distribuiti per i soci di società di capitali. La Corte di Cassazione, rilevando la natura seriale del contenzioso e la complessità interpretativa della norma, ha deciso di rinviare la causa alla pubblica udienza per definire se tali somme costituiscano reddito d'impresa ai fini previdenziali.
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Contributi INPS utili non distribuiti: le novità
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dei contributi INPS utili non distribuiti in relazione ai soci di una società di capitali iscritti alla Gestione artigiani e commercianti. L'istituto previdenziale pretendeva il pagamento della contribuzione a percentuale anche su somme mai percepite dal socio. I giudici di merito hanno dato ragione al contribuente, e la Suprema Corte, data la rilevanza della questione, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Termini impugnazione licenziamento: ricorso tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una guardia giurata contro il proprio licenziamento, avvenuto per mancato rinnovo del porto d'armi. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, presentata oltre i 60 giorni previsti dalla legge. Questo caso sottolinea l'importanza dei termini perentori per l'impugnazione del licenziamento.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Cassazione ha respinto il ricorso di una docente con diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle GAE. La Corte ha confermato che il solo possesso del titolo, conseguito entro il 2001/2002, non è sufficiente per accedere alle graduatorie ad esaurimento, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge 296/2006, allineandosi ai principi del Consiglio di Stato.
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Diploma Magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con ordinanza 7515/2023, ha stabilito che il possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). Accogliendo il ricorso del Ministero dell'Istruzione, la Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che il diploma, sebbene abilitante, non conferiva il diritto di accesso alle graduatorie permanenti, trasformate poi in GAE. La decisione si allinea con i principi già espressi dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, negando il diritto all'inserimento nelle liste per le assunzioni a tempo indeterminato.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7507/2023, ha rigettato il ricorso di un'insegnante in possesso di diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte ha confermato che il solo possesso del diploma, sebbene sia un titolo abilitante, non costituisce requisito sufficiente per l'accesso alle GAE, in quanto queste sono state normativamente chiuse a nuovi inserimenti. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sia della Cassazione che del Consiglio di Stato.
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Legittimazione passiva contributi: la Cassazione decide
Un imprenditore ha contestato una cartella esattoriale per contributi previdenziali non versati, sostenendo che il debito fosse di una società S.r.l. da lui costituita in seguito. La Corte di Cassazione ha confermato la sua legittimazione passiva contributi per il periodo in cui operava come ditta individuale, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che l'opposizione a una cartella esattoriale avvia un giudizio sul merito del credito, superando i vizi meramente procedurali.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un'impresa individuale ricorre in Cassazione dopo che i tribunali di merito avevano confermato l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato non dichiarato con due operai, sulla base di un verbale ispettivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni suo punto, ribadendo che la valutazione dei fatti è riservata ai giudici di merito e chiarendo i limiti all'impugnazione degli atti ispettivi e le rigide condizioni per il ricorso in presenza di una "doppia conforme".
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Riqualificazione lavoro subordinato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che disponeva la riqualificazione del lavoro subordinato per due collaboratori a progetto. L'ordinanza sottolinea che, ai fini della qualificazione, prevale la sostanza sulla forma del contratto, basandosi su una pluralità di indici concreti come l'orario di lavoro, la retribuzione fissa e l'inserimento nell'organizzazione aziendale. Il ricorso dell'azienda, che lamentava un'errata valutazione delle prove, è stato respinto in quanto mirava a un riesame del merito, precluso in sede di legittimità.
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Onere della prova aiuti di Stato: chi deve dimostrare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2988/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di sgravi contributivi qualificabili come aiuti di Stato. La Corte ha chiarito che l'onere della prova aiuti di Stato, ovvero dimostrare la sussistenza dei requisiti per beneficiare legittimamente delle agevolazioni, inclusi i limiti della regola 'de minimis', grava interamente sull'impresa beneficiaria e non sull'ente che eroga o contesta l'aiuto. La decisione ribalta la sentenza di merito che aveva erroneamente addossato tale onere all'Ente Previdenziale.
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Termine ricorso cassazione: 60 giorni dalla PEC
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore licenziato perché presentato oltre il termine di 60 giorni. La Corte ha chiarito che, nelle cause soggette al "rito Fornero", il termine ricorso cassazione decorre dalla comunicazione della sentenza d'appello via PEC da parte della cancelleria, e non dalla successiva notificazione. Questo principio procedurale ha impedito l'esame nel merito del licenziamento, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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