LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 375 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 9 di 19

380 provvedimenti

Altri anni per Art. 375 Codice di Procedura Civile

Buono pasto turno notturno: Cassazione conferma il diritto
Un'azienda sanitaria ha negato il buono pasto a un infermiere per i turni notturni. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto del lavoratore, considerando il turno di notte una 'particolare articolazione dell'orario di lavoro'. L'azienda ha presentato ricorso in Cassazione, ma è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali. La decisione, di fatto, consolida il diritto al buono pasto per il turno notturno del dipendente.
Continua »
Diritto buono pasto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro la sentenza che riconosceva il diritto buono pasto a un infermiere per i turni notturni. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto dei requisiti formali e del principio di specificità nell'atto di ricorso, rendendo definitiva la decisione di merito favorevole al lavoratore.
Continua »
Buono pasto turno notturno: diritto anche senza CCNL
Un infermiere ha rivendicato il diritto ai buoni pasto per i turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello a favore del lavoratore, dichiarando inammissibile il ricorso dell'Azienda Sanitaria. La sentenza sottolinea che il diritto al buono pasto turno notturno non deriva solo dalla durata dell'orario, ma dalla sua specifica articolazione che impedisce di consumare il pasto a casa.
Continua »
Opzione regime previdenziale: la scelta è vincolante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex dirigente che chiedeva la modifica del calcolo della sua pensione e il risarcimento dei danni. Il ricorrente sosteneva un errore nella sua opzione per un regime previdenziale specifico, ma la Corte ha confermato la validità della sua scelta, considerata chiara, inequivocabile e consapevole, anche in virtù del suo elevato profilo professionale. La decisione sottolinea come una ponderata opzione di regime previdenziale sia difficilmente revocabile.
Continua »
Diritto buono pasto: sì anche per il turno notturno
Una dipendente di un'azienda sanitaria pubblica ha richiesto il riconoscimento del suo diritto al buono pasto per i turni notturni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il diritto buono pasto è una misura assistenziale legata alla durata del turno di lavoro (superiore a sei ore), a prescindere che sia diurno o notturno. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per questo diritto è decennale e non quinquennale.
Continua »
Buono pasto turno notturno: la Cassazione decide
Un'infermiera ha richiesto i buoni pasto per i suoi turni notturni svolti tra il 2002 e il 2008. La Corte d'Appello le ha dato ragione, interpretando gli accordi collettivi e aziendali. L'azienda sanitaria ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile per vizi di forma. La decisione conferma il diritto al buono pasto per il turno notturno in base alla specifica articolazione oraria, consolidando la sentenza di secondo grado.
Continua »
Discriminazione part-time e anzianità: il caso in esame
Una lavoratrice part-time ha contestato il metodo di calcolo dell'anzianità di servizio, ritenendolo causa di discriminazione part-time. I giudici di merito le hanno dato ragione. La questione è giunta in Cassazione, ma l'organo giurisdizionale ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, senza entrare nel merito della questione. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali per poter far valere le proprie ragioni in giudizio.
Continua »
Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
Una lavoratrice si oppone alla cancellazione del suo "superminimo non assorbibile", introdotto anni prima da un accordo collettivo per compensare un cambio di CCNL. L'azienda aveva successivamente disdetto l'accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché il superminimo aveva origine collettiva e non era legato a meriti individuali, non si è mai incorporato nel contratto individuale come diritto quesito. Pertanto, la sua fonte (il contratto collettivo aziendale) poteva essere legittimamente modificata o cessare, anche con effetti peggiorativi per il lavoratore, senza violare il principio di irriducibilità della retribuzione.
Continua »
Superminimo non assorbibile: quando è modificabile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18902/2024, ha stabilito che un 'superminimo non assorbibile' introdotto da un accordo collettivo aziendale per compensare il passaggio a un nuovo CCNL non costituisce un diritto acquisito del lavoratore. Pertanto, può essere legittimamente eliminato se l'accordo collettivo che lo prevedeva viene disdettato. La Corte ha distinto tra elementi retributivi di fonte collettiva e quelli pattuiti individualmente, chiarendo che i primi seguono le sorti della contrattazione che li ha generati e non si incorporano automaticamente nel contratto individuale.
Continua »
Demansionamento: ricorso inammissibile senza vizi di legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che lamentava un presunto demansionamento. La Corte ha stabilito che il ricorso, pur denunciando violazioni di legge, mirava in realtà a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta al giudice di legittimità. La decisione della Corte d'Appello, che aveva escluso il demansionamento e il mobbing pur riconoscendo un danno all'immagine, è stata quindi confermata in quanto basata su un'analisi fattuale non sindacabile in Cassazione.
Continua »
Prescrizione incentivo all’esodo: la decisione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'incentivo all'esodo ha natura retributiva e, di conseguenza, il diritto a richiederne il corretto calcolo si prescrive in cinque anni, non in dieci. Un ex dipendente pubblico aveva richiesto l'inclusione della tredicesima mensilità nella base di calcolo dell'incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine di prescrizione quinquennale. La Corte ha confermato la decisione, sottolineando che tutte le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro sono soggette a tale termine breve.
Continua »
Domanda amministrativa: errore non la rende nulla
Un cittadino si è visto negare la trasformazione della sua prestazione previdenziale in pensione perché ha inviato la richiesta via PEC anziché tramite il canale telematico imposto dall'ente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17159/2024, ha stabilito che un mero errore nella modalità di trasmissione della domanda amministrativa non ne causa l'improponibilità, a condizione che l'istanza giunga a conoscenza dell'ente e sia idonea a manifestare la pretesa. La sentenza di appello è stata annullata con rinvio.
Continua »
Giurisdizione Pubblico Impiego: Unico Giudice per Diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16936/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla giurisdizione nel pubblico impiego. In caso di inadempimento continuo del datore di lavoro pubblico, che si estende a cavallo della data spartiacque del 30 giugno 1998, la competenza spetta interamente al giudice ordinario. Questa decisione mira a evitare la frammentazione del giudizio tra giurisdizione ordinaria e amministrativa, garantendo una tutela unitaria al lavoratore. Nel caso specifico, pur accogliendo il motivo sulla giurisdizione, la Corte ha respinto nel merito la richiesta di un'indennità di rischio per mancanza di una valida contrattazione decentrata.
Continua »
Indennità di mansione: quando spetta ai lavoratori?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni operatori del servizio antincendio che richiedevano il pagamento dell'indennità di mansione anche per i periodi in cui erano stati adibiti a compiti di manutenzione. La Suprema Corte ha confermato che tale indennità, essendo finalizzata a compensare lo specifico e più gravoso servizio di spegnimento incendi, non è dovuta se il lavoratore svolge altre attività, anche se previste dal contratto.
Continua »
Contratti a termine PA: No alla conversione del rapporto
Un lavoratore, dopo anni di contratti a termine e somministrazione presso un'azienda sanitaria pubblica, ha richiesto la stabilizzazione del suo rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16713/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio fondamentale per i contratti a termine PA: l'abuso nella reiterazione dei contratti non porta alla conversione in un posto a tempo indeterminato, a causa del principio costituzionale dell'accesso tramite concorso pubblico, ma garantisce al lavoratore il diritto a un risarcimento del danno.
Continua »
Vittima del dovere: la vigilanza in infermeria
La Corte di Cassazione ha stabilito che un agente di polizia penitenziaria che contrae un'infermità durante la sorveglianza di detenuti in infermeria non rientra nella categoria di 'vittima del dovere' per vigilanza a infrastrutture. La Corte ha chiarito che il beneficio si applica solo alla vigilanza diretta dell'infrastruttura stessa, considerata intrinsecamente rischiosa, e non alle generiche attività svolte al suo interno.
Continua »
Contratti a termine agricoltura: i limiti per gli enti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16313/2024, ha stabilito che un ente pubblico non economico operante nel settore agricolo non può essere equiparato a un imprenditore agricolo privato. Di conseguenza, non può beneficiare delle deroghe previste per la reiterazione dei contratti a termine basate su una generica ciclicità del settore. L'ordinanza chiarisce che la nozione di 'lavoro stagionale' deve essere interpretata in modo rigoroso, escludendo mansioni continuative come la manutenzione. Questo principio rafforza la tutela contro l'abuso dei contratti a termine agricoltura nel pubblico impiego.
Continua »
Mansioni superiori: la Cassazione e il rito trifasico
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un ente pubblico al pagamento di differenze retributive a una dipendente per lo svolgimento di mansioni superiori. La sentenza ribadisce l'importanza del corretto procedimento logico-giuridico trifasico per l'accertamento di tale diritto, respingendo le eccezioni procedurali sollevate dall'ente. Il caso sottolinea come la valutazione del giudice debba basarsi su un'analisi concreta delle attività svolte, l'individuazione delle qualifiche contrattuali e il loro confronto, senza potersi limitare a un richiamo acritico delle declaratorie contrattuali.
Continua »
Recupero retributivo e mansioni superiori: la Cass.
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'amministrazione pubblica ha il diritto di effettuare un recupero retributivo nei confronti di un dipendente per importi erogati a seguito di una progressione di carriera poi annullata. La Corte ha chiarito che, secondo il CCNL di riferimento, il passaggio a un livello economico superiore all'interno della stessa area professionale non implica automaticamente lo svolgimento di mansioni superiori. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto a mantenere la maggiore retribuzione se non prova l'effettivo svolgimento di compiti qualitativamente diversi e più complessi. La presunzione di svolgimento di tali mansioni da parte dei giudici di merito è stata ritenuta un errore giuridico, invertendo illegittimamente l'onere della prova.
Continua »
Contratto collettivo pubblico: la P.A. non sceglie
Un dipendente di un ente pubblico chiedeva differenze retributive per mansioni superiori basate su un contratto collettivo privato applicato di fatto. La Cassazione ha negato il diritto, stabilendo che nel pubblico impiego si applica inderogabilmente solo il contratto collettivo pubblico di comparto previsto per legge, e non quello scelto o applicato di fatto dall'amministrazione.
Continua »