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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Decadenza direttore amministrativo: le regole del gioco
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un dirigente la cui nomina è stata revocata. La Corte ha stabilito che la decadenza del direttore amministrativo è legittima anche se i motivi sono diversi da quelli della sospensione iniziale, a patto che sia stato pienamente garantito il diritto di difesa nella fase che ha portato alla risoluzione definitiva del rapporto. L'ordinanza chiarisce la distinzione tra l'atto cautelare della sospensione e quello risolutivo della decadenza, sottolineando l'onere del ricorrente di dimostrare la violazione delle garanzie procedurali in modo specifico nel ricorso.
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Retribuzione lorda: il calcolo del credito del lavoratore
L'erede di un lavoratore ha citato in giudizio il datore di lavoro per differenze retributive. La Corte d'Appello ha ridotto l'importo dovuto, sottraendo i contributi previdenziali già versati. L'erede ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione lorda. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che, sebbene il principio del calcolo lordo sia corretto, le somme già pagate dal datore di lavoro, come i contributi, possono essere legittimamente detratte per evitare un arricchimento ingiustificato del lavoratore.
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Collaborazione sportiva: quando è lavoro subordinato?
Una società sportiva ha visto respingere il proprio ricorso in Cassazione contro la riqualificazione di alcuni contratti di collaborazione sportiva in rapporti di lavoro subordinato. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile perché i motivi erano stati sollevati per la prima volta in sede di legittimità, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali e i premi assicurativi omessi.
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Incarico dirigenziale: discrezionalità e buona fede
Un dirigente pubblico ha impugnato la nomina di un collega a un ruolo apicale, lamentando l'illegittimità della procedura di selezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la scelta della Pubblica Amministrazione, basata sulla pregressa esperienza specifica del candidato vincitore nel territorio di riferimento, costituisce un legittimo esercizio del potere discrezionale, finalizzato a garantire efficienza e buon andamento. L'assegnazione di un incarico dirigenziale, secondo la Corte, non è un atto meramente vincolato, ma una scelta gestionale che deve rispettare i canoni di correttezza e buona fede, senza che ciò implichi la necessità di una rigida procedura concorsuale.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un contribuente contro 31 cartelle di pagamento e un'iscrizione ipotecaria. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, sulla presenza di una 'doppia conforme' (due sentenze di merito identiche) e sull'introduzione di questioni non sollevate nei gradi precedenti. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti di specificità che un ricorso deve possedere per essere esaminato dalla Suprema Corte.
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Inammissibilità ricorso cassazione: guida pratica
Una società in liquidazione ha impugnato un debito con enti previdenziali, sostenendone la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile. La ragione di tale inammissibilità del ricorso per cassazione risiede nella mancata descrizione adeguata dei documenti chiave all'interno del ricorso stesso, violando il principio di autosufficienza.
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Risarcimento medici specializzandi: Cassazione chiarisce
Un gruppo di medici ha richiesto un risarcimento per la formazione specialistica non retribuita a causa del ritardo dell'Italia nell'applicare le direttive UE. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al risarcimento per i medici specializzandi si applica anche a chi ha iniziato la formazione prima del 1983, ma l'ha proseguita dopo il 1° gennaio 1983, limitatamente al periodo successivo a tale data. La Corte ha respinto altri motivi di ricorso, come quelli sulla quantificazione del danno e sull'inclusione di specializzazioni non elencate nelle direttive UE. Il ricorso principale dello Stato è stato dichiarato inammissibile.
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Gestione Separata professionisti: obbligo di iscrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2987/2023, ha chiarito l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata professionisti per un ingegnere già iscritto a un'altra forma di previdenza obbligatoria per un lavoro dipendente. La Corte ha confermato che il versamento del solo contributo integrativo alla cassa professionale non esonera dall'iscrizione. Inoltre, ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente dichiarato la prescrizione del credito dell'ente previdenziale, non considerando la sospensione dei termini dovuta a eventi eccezionali (sisma in Abruzzo).
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Compenso medico convenzionato: no alla riduzione unilaterale
La Corte di Cassazione ha stabilito che una Azienda Sanitaria Locale non può ridurre unilateralmente il compenso di un medico convenzionato, anche se motivata da esigenze di contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto tra medico e Servizio Sanitario Nazionale è di natura privatistica e regolato dalla contrattazione collettiva. Pertanto, qualsiasi modifica al compenso medico convenzionato deve avvenire tramite negoziazione tra le parti e non per decisione unilaterale dell'ente pubblico, che non agisce con potestà autoritativa ma come una parte contrattuale.
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Riduzione compenso medico: illegittima senza accordo
Una ASL aveva disposto una riduzione del compenso a un medico convenzionato, adducendo motivi di contenimento della spesa sanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittima tale azione, stabilendo che il rapporto convenzionale è di natura privatistica e paritaria. Pertanto, qualsiasi modifica economica, inclusa la riduzione compenso medico, deve avvenire tramite rinegoziazione degli accordi collettivi e non può essere imposta unilateralmente, neanche per esigenze di bilancio pubblico.
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Riduzione unilaterale compenso: ASL non può tagliare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4524/2023, ha stabilito l'illegittimità della riduzione unilaterale del compenso di un medico convenzionato da parte di un'Azienda Sanitaria Locale. Anche in presenza di piani di rientro per il contenimento della spesa sanitaria, l'ASL non può modificare unilateralmente gli accordi economici derivanti dalla contrattazione collettiva. Il rapporto tra medico e ASL è di natura privatistica e parasubordinata, privando l'ente di poteri autoritativi per incidere sul contratto.
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Risarcimento danni dirigente medico: la parola alla Cassazione
Un dirigente medico ha ottenuto il risarcimento danni per la mancata corresponsione della retribuzione variabile. La Cassazione ha confermato che l'azienda sanitaria è responsabile se omette di attivare le procedure di graduazione delle funzioni, anche se il diritto alla retribuzione diretta non è ancora sorto. Il ricorso dell'azienda è stato respinto, mentre quello incidentale del dirigente è stato dichiarato inammissibile.
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Ultrattività del giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ultrattività del giudicato formatosi su una precedente controversia è valida anche in un nuovo processo, nonostante l'estinzione del giudizio di rinvio. In un caso riguardante scatti di anzianità per i dipendenti di una casa di cura, la Corte ha confermato che i capi di una sentenza non cassati diventano definitivi e mantengono la loro efficacia. L'estinzione del processo per mancata riassunzione non annulla il giudicato già formatosi sulle questioni decise in via definitiva, garantendo così la stabilità dei diritti accertati.
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Prova lavoro part time: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda contro la sentenza che riconosceva a una dipendente un rapporto di lavoro a tempo pieno. L'ordinanza sottolinea i rigidi limiti alla produzione di nuove prove in appello nel rito del lavoro, dichiarando inammissibile un documento presentato tardivamente perché non indispensabile. La Corte ha inoltre ribadito i requisiti di specificità necessari per i motivi di ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito sulla base della prova del lavoro part time già acquisita.
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Giudicato esterno: quando è rilevabile d’ufficio
Un lavoratore, dopo aver ottenuto una sentenza per differenze retributive, ha tentato di agire nuovamente per crediti accessori connessi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la nuova domanda, chiarendo che il principio del giudicato esterno può e deve essere rilevato d'ufficio dal giudice. Questa regola serve a garantire la certezza del diritto e a prevenire la frammentazione dei giudizi sullo stesso rapporto.
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Clausola sociale: limiti al diritto di assunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni lavoratori che rivendicavano il diritto all'assunzione presso la nuova società appaltatrice in virtù della clausola sociale. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale diritto poiché i lavoratori si erano dimessi e non risultavano in servizio al momento dell'indizione della nuova gara d'appalto. Il ricorso è stato respinto per vizi procedurali.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e tariffe minime
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro una decisione del Tribunale che aveva liquidato le spese legali in misura inferiore ai minimi tariffari in una causa previdenziale. La Suprema Corte ha ribadito che la corretta liquidazione spese legali deve basarsi sul valore della causa, calcolato su due annualità della prestazione richiesta, e deve rispettare i parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova determinazione degli onorari.
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Indennità di buonuscita: onorari esclusi dal calcolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli onorari professionali percepiti da un avvocato dipendente di un ente pubblico non economico non devono essere inclusi nel calcolo della sua indennità di buonuscita. La sentenza conferma la legittimità della richiesta di restituzione delle somme erroneamente versate dall'ente, basandosi sulla rigida interpretazione della normativa speciale che definisce la base di calcolo del trattamento di fine servizio, escludendo voci retributive variabili come gli onorari.
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Contratto a progetto: appello inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore che chiedeva la conversione del suo contratto a progetto in un rapporto di lavoro subordinato. La decisione non entra nel merito della questione, ma si basa su vizi procedurali del ricorso, tra cui la mancanza di specificità dei motivi e l'ostacolo della cosiddetta "doppia conforme", ovvero la conferma in appello della sentenza di primo grado. L'ordinanza sottolinea l'importanza di formulare correttamente gli atti di impugnazione.
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Posizione economica ATA: corso non basta, serve ranking
Una lavoratrice del personale ATA, dopo aver superato un corso di formazione, ha citato in giudizio il Ministero per ottenere la prima posizione economica. La Corte d'Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. La Suprema Corte ha chiarito che per ottenere la progressione economica ATA non basta superare il corso, ma è necessario anche risultare in posizione utile nella graduatoria finale, tenendo conto delle risorse finanziarie disponibili. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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