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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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1244 provvedimenti

Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Onere di allegazione per mansioni superiori
Un lavoratore, impiegato come autista soccorritore, ha richiesto il pagamento di differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il motivo principale risiede nel mancato assolvimento dell'onere di allegazione da parte del lavoratore, ovvero la mancata descrizione specifica e dettagliata delle attività concretamente svolte che avrebbero giustificato un inquadramento superiore. Senza una precisa allegazione iniziale, il principio di non contestazione non può operare e il giudice non può procedere alla valutazione della richiesta.
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Perdita di chance: ricorso inammissibile senza prove
Una candidata ha impugnato l'esito di una selezione pubblica lamentando una perdita di chance a causa della mancata verbalizzazione del colloquio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali. La ricorrente non ha infatti assolto all'onere di trascrivere gli atti necessari a sostenere le sue tesi e non ha contestato efficacemente la motivazione della corte d'appello, secondo cui la valutazione si basava esclusivamente sul colloquio e non sui curricula.
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Onere di allegazione: quando la domanda è inammissibile
Un lavoratore, autista soccorritore, ha richiesto differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori. La sua domanda è stata rigettata in ogni grado di giudizio perché non aveva descritto in modo specifico e dettagliato le attività concretamente svolte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando come la violazione dell'onere di allegazione impedisca al giudice di valutare nel merito la pretesa, rendendo la domanda inammissibile.
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Maggiorazione figurativa: no al computo nel privato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26755/2025, ha stabilito che la maggiorazione figurativa per il servizio prestato in Aeronautica militare non può essere computata nella posizione assicurativa costituita presso l'INPS. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di passaggio dal regime speciale a quello generale senza aver maturato il diritto a pensione, si considera solo il "servizio effettivo" e non quello "utile", che include gli aumenti convenzionali. Questa interpretazione, avallata anche dalla Corte Costituzionale, bilancia la tutela previdenziale con la sostenibilità del sistema.
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Onere prova sgravi contributivi: chi paga le spese?
Una società si è vista negare degli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da un'azienda cedente. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova per sgravi contributivi spetta sempre al datore di lavoro, il quale deve dimostrare una reale nuova occupazione e non un semplice reimpiego di personale. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso sul punto delle spese legali: poiché la società aveva ottenuto una significativa riduzione del debito iniziale, è considerata parzialmente vittoriosa e non può essere condannata a pagare l'intero ammontare delle spese processuali.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
Un lavoratore ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che negava la possibilità di escludere alcuni contributi previdenziali dal calcolo pensionistico. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure del ricorrente erano generiche e non affrontavano il punto centrale della decisione precedente, ovvero che tutti i contributi erano necessari per il diritto alla pensione.
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Sgravi contributivi: onere della prova per l’impresa
Un'impresa agricola si è vista revocare gli sgravi contributivi a seguito di un accertamento che ha riscontrato violazioni retributive e contributive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8792/2024, ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo principi chiave: l'onere di provare il diritto ai benefici spetta al datore di lavoro e i verbali ispettivi hanno una forte valenza probatoria. La Corte ha inoltre confermato la distinzione tra semplice omissione ed evasione contributiva, applicando il regime sanzionatorio più severo data la mancata indicazione delle corrette retribuzioni nelle denunce.
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Assegno di sede docenti estero: parità di trattamento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8684/2024, ha confermato il diritto di un docente supplente non residente all'estero a percepire l'assegno di sede in misura pari a quella dei docenti di ruolo. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando che non esistono ragioni oggettive per un trattamento economico differenziato, in linea con il principio di non discriminazione europeo. L'indennità, infatti, compensa il disagio del trasferimento, comune a entrambe le categorie di lavoratori. Un ricorso incidentale del docente per altre indennità è stato invece dichiarato inammissibile per vizi procedurali.
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Ricorso generico: inammissibile senza prove specifiche
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8676/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso generico presentato da alcuni lavoratori che chiedevano la riassunzione. Il motivo risiede nella mancata specificità delle censure: i ricorrenti non hanno trascritto le norme del CCNL che ritenevano violate né hanno indicato come e quando tale contratto fosse stato prodotto nei precedenti gradi di giudizio, violando così i principi procedurali essenziali per l'ammissibilità del ricorso.
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Deposito CCNL Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che riconosceva a un dipendente il diritto a un'indennità per ferie non godute, calcolata sulla base del precedente e più favorevole CCNL. La decisione si fonda su motivi procedurali, in particolare sul mancato corretto deposito del CCNL in Cassazione, requisito fondamentale per la procedibilità del ricorso.
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Compensazione spese legali: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'serialità della causa' non è una ragione valida per la compensazione spese legali. In un caso di responsabilità solidale tra un Comune e una cooperativa, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva parzialmente compensato le spese legali a danno dei lavoratori vittoriosi, ritenendo la motivazione illogica e non conforme ai principi di 'gravi ed eccezionali ragioni' richiesti dalla legge.
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Recesso giusta causa agente: la Cassazione decide
Un'ordinanza della Corte di Cassazione conferma la legittimità del recesso per giusta causa di un agente che aveva omesso di versare alla società preponente le somme incassate dai clienti. La Corte ha ritenuto tale condotta, unita all'alterazione dello stato delle pratiche nel sistema informativo, una violazione talmente grave del rapporto fiduciario da giustificare la risoluzione immediata del contratto, negando all'agente il diritto a qualsiasi indennità. Il ricorso dell'agente è stato dichiarato inammissibile.
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Atti interruttivi e prescrizione: la Cassazione decide
Un lavoratore richiedeva il risarcimento del danno per una tardiva riassunzione. La Corte d'Appello aveva dichiarato parte della richiesta prescritta. La Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice di merito ha errato nel non considerare gli atti interruttivi, come le diffide inviate dal lavoratore, che avrebbero potuto interrompere il decorso della prescrizione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che tenga conto di tali documenti decisivi.
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Controllo investigativo dipendente: i limiti del datore
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento basato sulle prove raccolte tramite un'agenzia investigativa. Il caso riguarda un controllo investigativo dipendente focalizzato sul rispetto dell'orario di lavoro, considerato una violazione dello Statuto dei Lavoratori. La Corte ha stabilito che tali controlli non possono avere ad oggetto la verifica della prestazione lavorativa, ma solo la prevenzione di illeciti. Le prove raccolte sono state dichiarate inutilizzabili, rendendo il licenziamento nullo e disponendo la reintegrazione del lavoratore.
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Indennità di trasferta negata: quando è trasferimento
Un lavoratore richiedeva un'indennità di trasferta, ma la Corte d'Appello, e poi la Cassazione, hanno respinto la richiesta. La decisione si è basata sull'interpretazione di un ordine di servizio che configurava lo spostamento come un trasferimento definitivo e non una trasferta temporanea. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del lavoratore, poiché non contestava la ratio decidendi della sentenza d'appello, ovvero l'accertamento di fatto che si trattasse di un trasferimento, rendendo irrilevanti le norme sulla indennità di trasferta.
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Giurisdizione scorrimento graduatoria: chi decide?
Un dipendente pubblico, idoneo in una graduatoria interna, ha contestato la decisione del suo ente di non procedere allo scorrimento per coprire posti vacanti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione in questi casi spetta al giudice amministrativo. La scelta di non utilizzare una graduatoria è considerata un atto di "macro-organizzazione", espressione di potere discrezionale pubblico, che incide su un interesse legittimo del dipendente e non su un suo diritto soggettivo alla promozione.
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Giudicato esterno: oneri di allegazione in Cassazione
Un docente con contratti a termine all'estero ha richiesto un'indennità basandosi su una precedente sentenza favorevole. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che, per far valere un giudicato esterno, è obbligatorio trascrivere nel ricorso le parti essenziali della sentenza precedente. La mancata allegazione impedisce alla Corte di valutare la fondatezza della richiesta.
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Benefici amianto: no alla rivalutazione dei fatti
Due lavoratori hanno richiesto i benefici amianto per la rivalutazione dei loro contributi previdenziali. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte d'Appello ha respinto la loro domanda basandosi su una perizia tecnica. I lavoratori hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte Suprema lo ha rigettato, sottolineando che il ricorso rappresentava un tentativo inammissibile di far riesaminare nel merito le prove e i fatti, un compito che non rientra nelle sue competenze. La decisione riafferma il principio che la Cassazione è un giudice di legittimità, non un terzo grado di giudizio.
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Retribuzione accessoria: no risarcimento senza criteri
Un segretario comunale ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento del danno, sostenendo che l'ente non avesse attivato le procedure per riconoscergli la retribuzione accessoria legata a incarichi aggiuntivi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione favorevole al dipendente, chiarendo che la concessione della retribuzione accessoria (sia di posizione che di risultato) è una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, vincolata alle risorse di bilancio, e non un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la mancata adozione dei criteri di determinazione non costituisce un inadempimento contrattuale risarcibile.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ente previdenziale contro la sentenza che aveva accordato il ricalcolo della pensione a un ex lavoratore. Il motivo principale della decisione risiede nel difetto di specificità del ricorso: l'ente non ha fornito alla Corte gli elementi necessari per valutare le proprie censure, come la trascrizione di atti essenziali o conteggi alternativi. La sentenza di merito, che aveva stabilito la priorità della contribuzione effettiva su quella figurativa nel calcolo, viene quindi confermata indirettamente.
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