Gestione Separata professionisti: l’obbligo di iscrizione per chi ha un’altra cassa
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2987 del 1 febbraio 2023, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande interesse per molti lavoratori autonomi: l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata professionisti per chi è già titolare di un’altra posizione previdenziale. La pronuncia chiarisce due aspetti fondamentali: la sussistenza dell’obbligo contributivo anche per chi versa il solo contributo integrativo alla propria cassa di categoria e la corretta applicazione delle norme sulla prescrizione, specialmente in presenza di cause di sospensione. Questo caso offre spunti decisivi per comprendere la funzione universalistica del nostro sistema previdenziale.
Il caso: un professionista tra lavoro dipendente e libera professione
La vicenda riguarda un ingegnere che svolgeva contemporaneamente due attività: una come lavoratore dipendente presso un’università, con relativa iscrizione al Fondo pensioni lavoratori dipendenti, e l’altra come libero professionista. Per quest’ultima attività, non essendo iscritto alla cassa professionale di categoria (INARCASSA) per via della contemporanea iscrizione ad altra forma di previdenza obbligatoria, versava unicamente il cosiddetto “contributo integrativo”.
L’ente previdenziale nazionale gli contestava l’omessa iscrizione alla Gestione Separata e il mancato versamento dei relativi contributi per l’anno 2008. Il professionista si opponeva, ottenendo ragione in primo e secondo grado. La Corte d’Appello, pur riconoscendo in linea di principio l’obbligo di iscrizione, aveva accolto l’eccezione di prescrizione, ritenendo che il termine quinquennale per la riscossione del credito fosse ormai decorso.
L’ente previdenziale ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la Corte territoriale avesse errato nel calcolare la prescrizione, non tenendo conto della sospensione dei termini di versamento disposta dalla legislazione speciale emanata a seguito del sisma che ha colpito l’Abruzzo nel 2009. Il professionista, a sua volta, ha proposto un ricorso incidentale per contestare alla radice l’obbligo di iscrizione.
L’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per i professionisti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso incidentale del professionista, confermando il suo consolidato orientamento in materia. Gli Ermellini hanno ribadito che l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata vige per tutti i soggetti che esercitano per professione abituale un’attività di lavoro autonomo, anche se non in via esclusiva.
Il punto cruciale della decisione riguarda il tipo di contributo versato alla cassa di categoria. La Corte ha specificato che il versamento del solo contributo integrativo, avendo natura meramente solidaristica e non generando una prestazione previdenziale diretta per il professionista, non è sufficiente a escludere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata. L’unico versamento rilevante ai fini dell’esclusione è quello “soggettivo”, che costituisce in capo al lavoratore una correlata posizione previdenziale.
La Gestione Separata assume quindi una funzione di chiusura del sistema, garantendo una copertura assicurativa a tutti i lavoratori in ossequio al principio costituzionale di universalità delle tutele previdenziali.
La questione della prescrizione e della sospensione dei termini
Accolto, invece, il ricorso principale dell’ente previdenziale. La Cassazione ha stabilito che la Corte d’Appello ha commesso un errore di diritto nel dichiarare la prescrizione del credito. Il giudice di merito, infatti, avrebbe dovuto applicare, in virtù del principio “Iura novit curia” (il giudice conosce la legge), la normativa speciale emanata per fronteggiare l’emergenza del sisma in Abruzzo.
Questa normativa aveva sospeso, per un determinato periodo, i termini per il versamento dei contributi previdenziali nei territori colpiti. Tale sospensione incide direttamente sul decorso della prescrizione, poiché il diritto non può essere fatto valere durante il periodo di sospensione. Di conseguenza, il termine quinquennale non era ancora maturato al momento del primo atto interruttivo dell’ente.
La Corte ha precisato che la prescrizione è una materia controversa in tutti i suoi elementi, incluse le cause di sospensione, e che non può formarsi un “giudicato interno” su singoli segmenti della fattispecie estintiva. Pertanto, il giudice di merito, una volta investito della questione della prescrizione, deve valutarla nella sua interezza, comprese le eventuali cause sospensive.
Le motivazioni della Corte di Cassazione
Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri. Il primo è il principio di universalizzazione della copertura assicurativa, sancito dall’art. 2, comma 26, della legge n. 335/1995 e confermato da successive norme e dalla giurisprudenza costituzionale (sentenze n. 104 e 238 del 2022). La Gestione Separata è concepita come un istituto complementare che interviene per coprire i vuoti di tutela, garantendo che nessuna attività lavorativa, se produttiva di reddito, rimanga priva di protezione previdenziale. Il secondo pilastro è la corretta interpretazione delle norme sulla prescrizione. La Corte ha ribadito che il giudice ha il dovere di conoscere e applicare tutte le norme pertinenti, incluse quelle speciali che possono sospendere il decorso dei termini. La sospensione dei versamenti a causa di eventi calamitosi rappresenta un ostacolo giuridico all’esercizio del diritto da parte del creditore (l’ente), con la logica conseguenza di sospendere anche il termine di prescrizione.
Le conclusioni
In conclusione, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà ricalcolare il termine di prescrizione tenendo conto del periodo di sospensione previsto dalla disciplina speciale post-sisma. La decisione riafferma con forza due principi fondamentali: primo, i professionisti iscritti ad albi che, per la contemporanea presenza di un’altra forma di previdenza obbligatoria, versano alla propria cassa solo il contributo integrativo, sono tenuti all’iscrizione alla Gestione Separata professionisti; secondo, il calcolo della prescrizione deve tenere conto di tutte le cause di sospensione previste dalla legge, che il giudice deve applicare d’ufficio.
Un professionista, come un ingegnere, che ha già un lavoro dipendente con relativa copertura previdenziale, è obbligato a iscriversi alla Gestione Separata per la sua attività di libero professionista?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, l’obbligo di iscrizione sussiste per chiunque eserciti in modo abituale un’attività di lavoro autonomo, anche se non in via esclusiva. La presenza di un’altra copertura previdenziale per un diverso rapporto di lavoro non esonera da tale obbligo.
Il versamento del solo ‘contributo integrativo’ alla propria cassa professionale (es. INARCASSA) è sufficiente a evitare l’iscrizione alla Gestione Separata?
No. La Corte ha chiarito che il contributo integrativo ha natura solidaristica e non crea una posizione previdenziale per il professionista. L’unico versamento che esclude l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata è quello che genera una prestazione pensionistica diretta, come il contributo soggettivo.
Eventi eccezionali, come un terremoto, possono influenzare il calcolo della prescrizione dei contributi previdenziali?
Sì. La legislazione speciale emanata in seguito a calamità naturali può disporre la sospensione dei termini per il versamento dei contributi. Questo periodo di sospensione deve essere considerato nel calcolo della prescrizione, poiché il diritto dell’ente previdenziale non può essere esercitato e, di conseguenza, il termine di prescrizione non decorre.