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Art. 366 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 366 Codice di Procedura Civile

Giudicato esterno: come blocca un nuovo processo
Una società ha impugnato una decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un dipendente il diritto all'assunzione. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione in base al principio del giudicato esterno, poiché una precedente sentenza definitiva tra le stesse parti aveva già negato tale diritto. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i ricorsi di altri lavoratori relativi a un presunto trasferimento di ramo d'azienda, confermando che tale valutazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito.
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Cambiamento esercente aeromobile: la Cassazione chiarisce
La richiesta di un pilota per il trasferimento automatico del suo contratto di lavoro a una nuova compagnia aerea è stata respinta. La Corte di Cassazione ha chiarito che la norma sul cambiamento esercente aeromobile (art. 917 cod.nav.) non si applica ai trasferimenti di grandi complessi aziendali, ma solo al cambio di operatore di un singolo e specifico velivolo, escludendo la prosecuzione automatica del rapporto di lavoro in questo contesto.
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Contratti a termine: quando sono legittimi nel P.A.?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a contratti a termine stipulati da un Comune per l'assunzione di istruttori di vigilanza. I lavoratori sostenevano che i contratti mascherassero esigenze ordinarie e permanenti. La Corte d'Appello aveva ritenuto i contratti legittimi, legandoli a progetti specifici per esigenze straordinarie. La Cassazione ha dichiarato il ricorso dei lavoratori inammissibile, specificando di non poter riesaminare nel merito la valutazione dei fatti compiuta dai giudici precedenti e confermando la decisione impugnata.
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Licenziamento per omessa vigilanza: la proporzionalità
La Corte di Cassazione conferma l'illegittimità di un licenziamento per omessa vigilanza di una responsabile di filiale. Sebbene la colpa della lavoratrice sia stata accertata, la sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla gravità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla proporzionalità tra addebito e sanzione è di competenza esclusiva dei giudici di merito e ha respinto sia il ricorso della lavoratrice che quello dell'azienda, confermando il diritto della dipendente a un'indennità risarcitoria.
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Licenziamento ritorsivo: l’appello è inammissibile
Una dirigente impugna il suo licenziamento, sostenendone la natura ritorsiva e la sua qualifica di 'pseudo-dirigente'. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello riforma la decisione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della lavoratrice, applicando il principio della 'doppia conforme' e sanzionando la carenza di specificità dei motivi di ricorso. La sentenza sottolinea l'importanza del rigore processuale nell'impugnazione per licenziamento ritorsivo.
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Compenso funzionario onorario: la giurisdizione
Un ex funzionario onorario ha richiesto il pagamento per attività svolte dopo la scadenza del suo incarico ministeriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la richiesta di un compenso funzionario onorario non predeterminato rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo, poiché riguarda un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. La decisiva carenza di specificità del ricorso è stata un fattore chiave per la decisione.
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Specificità del ricorso: Cassazione e inammissibilità
La Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il riconoscimento di contratti di piccola colonia. La decisione sottolinea il principio della specificità del ricorso: i motivi di impugnazione non possono limitarsi a criticare la valutazione dei fatti del giudice di merito, ma devono individuare precise violazioni di legge. La mancanza di tale specificità ha determinato l'esito del giudizio.
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Riallineamento retributivo: i termini per gli accordi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda agricola, confermando che i benefici contributivi legati ai contratti di riallineamento retributivo non sono applicabili se l'accordo provinciale di riferimento è stato stipulato oltre il termine perentorio del 31 dicembre 2000. La successiva proroga normativa consentiva solo alle aziende di aderire ad accordi già esistenti, non la creazione di nuovi accordi territoriali.
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Esonero spese legali: basta l’autocertificazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per ottenere l'esonero dalle spese legali nelle cause di previdenza, è sufficiente presentare un'autodichiarazione che attesti di avere un reddito inferiore ai limiti di legge, anche senza specificare l'importo esatto. La sentenza ha annullato la decisione di un tribunale che aveva condannato una cittadina al pagamento delle spese processuali, ritenendo non valida la sua dichiarazione perché incompleta. La Corte ha chiarito che, a differenza del gratuito patrocinio, l'esonero spese legali non richiede formalismi rigidi, ma la semplice attestazione del requisito reddituale.
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Contratti a tempo determinato: ricorso inammissibile
Una lavoratrice del settore pubblico ha impugnato la legittimità di una serie di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione d'appello. Il motivo risiede in vizi procedurali, come l'introduzione di nuove domande in appello e la mancata specificità dei motivi di ricorso, che non hanno adeguatamente contestato le ragioni della sentenza precedente.
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Licenziamento test alcolemico: no alla scusa del collutorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conducente di autobus contro il licenziamento per test alcolemico positivo. La difesa, basata sull'uso di un collutorio a base alcolica, è stata respinta. I giudici hanno ritenuto che la presenza di alcol, confermata anche da un esame ematico, costituisse una violazione grave e sufficiente a ledere il rapporto di fiducia, giustificando la sanzione espulsiva. Il licenziamento per test alcolemico è stato quindi confermato.
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Interpretazione contratto di lavoro e ricorso inammissibile
Una società impugna la decisione di merito che riconosceva il diritto di un lavoratore alla retribuzione piena a seguito della risoluzione di un accordo aziendale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per due motivi principali: la violazione del principio di autosufficienza, non avendo la ricorrente allegato né trascritto l'accordo contestato, e l'errata formulazione della censura, che si limitava a contrapporre una diversa interpretazione contratto di lavoro a quella del giudice, senza dimostrare una reale violazione di legge.
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Inquadramento Lavorativo: Controllo vale Coordinamento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando il diritto di alcuni dipendenti a un superiore inquadramento lavorativo. La sentenza chiarisce che, se il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) prevede mansioni alternative (es. 'coordinamento e/o controllo'), lo svolgimento di una sola di esse è sufficiente per ottenere il livello superiore. Nel caso di specie, l'attività di controllo svolta dai lavoratori è stata ritenuta idonea a giustificare il parametro retributivo 178, anche in assenza di compiti di coordinamento.
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Ricorso inammissibile: forma e requisiti essenziali
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda automobilistica per ottenere le indennità di trasferta. La Corte d'Appello ha qualificato il rapporto come distacco, negando le indennità. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo è che l'atto era formulato come una critica generica, senza specificare i vizi di legge richiesti. La decisione sottolinea l'importanza dei requisiti formali, rendendo il ricorso inammissibile.
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Anzianità di servizio: no a progressione automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12049/2024, ha stabilito un importante principio in materia di anzianità di servizio per i lavoratori del pubblico impiego stabilizzati. Il caso riguardava una dipendente che, dopo anni di contratti a termine, chiedeva il riconoscimento della pregressa anzianità ai fini della progressione economica. La Corte ha chiarito che il principio di non discriminazione non può portare a un automatismo: se la contrattazione collettiva prevede procedure selettive per gli scatti economici dei dipendenti a tempo indeterminato, l'anzianità maturata con contratti a termine vale solo come requisito per partecipare a tali selezioni, non per ottenere un aumento automatico. Concederlo creerebbe una "discriminazione alla rovescia" a danno dei colleghi.
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Società in house: no all’assunzione per ordine del giudice
La Cassazione ha stabilito che un lavoratore non può ottenere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una società in house per ordine del giudice. Questo divieto si applica anche quando vi è un passaggio di personale da un'altra azienda, poiché la natura pubblica della società in house impone il rispetto delle procedure di assunzione del pubblico impiego. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva qualificato il passaggio di personale come cessione d'azienda e ordinato il subentro della società pubblica nel rapporto di lavoro.
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Anzianità servizio a termine: sì al riconoscimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda sanitaria contro un dirigente veterinario. La Corte ha confermato il diritto del professionista al riconoscimento dell'anzianità servizio a termine ai fini del calcolo dell'indennità di esclusività. Il ricorso dell'azienda è stato respinto per motivi procedurali, in particolare per la sua genericità e la mancata osservanza del principio di autosufficienza.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e requisiti di forma
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una causa di lavoro. Gli eredi di un ristoratore, condannati a pagare differenze retributive a un cuoco, avevano impugnato la sentenza d'appello lamentando vizi di notifica e omessa valutazione di prove. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per mancanza di specificità e perché ignorava le motivazioni della corte precedente, oltre a scontrarsi con la preclusione della 'doppia conforme'.
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Prescrizione TFR: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore in pensione ottiene il riconoscimento di una qualifica superiore e chiede il ricalcolo della buonuscita. La Cassazione chiarisce che la prescrizione TFR decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, non dal successivo accertamento giudiziale del diritto, dichiarando il ricorso inammissibile.
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