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Art. 348-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2022

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357 provvedimenti

Altri anni per Art. 348-ter Codice di Procedura Civile

Rapporto di lavoro subordinato: Cassazione respinge ricorso per omesso esame
Un Lavoratore ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato come autista per un'Azienda individuale. I giudici di merito hanno respinto la sua richiesta, non trovando gli indici della subordinazione. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'omesso esame di un fatto decisivo, ovvero un verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'omesso esame deve riguardare un fatto storico e non una mera valutazione delle prove o delle argomentazioni. La Corte d'Appello aveva già valutato il verbale, escludendone la rilevanza. Pertanto, il rapporto di lavoro subordinato non è stato riconosciuto.
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Cancellazione elenchi braccianti agricoli: la prova
Un lavoratore ha chiesto il ripristino dell'iscrizione negli elenchi previdenziali per dodici giornate di lavoro svolte presso un'azienda agricola. L'ente previdenziale aveva disposto la cancellazione elenchi braccianti agricoli a seguito di un verbale ispettivo che accertava gravi irregolarità aziendali. I giudici di merito hanno respinto la domanda perché il lavoratore non ha fornito prove dettagliate sull'effettivo svolgimento delle mansioni, sugli orari, sul compenso e sulle direttive ricevute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del dipendente. I giudici di legittimità hanno ribadito che l'iscrizione negli elenchi ha solo valore presuntivo. Se l'ente disconosce il rapporto, il lavoratore deve dimostrare in modo rigoroso, specifico e concreto l'esistenza reale e onerosa della prestazione lavorativa svolta.
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Differenze retributive badante: rigettata la domanda senza prove
Una lavoratrice domestica ha citato in giudizio gli eredi del datore di lavoro deceduto. La donna ha richiesto il pagamento di differenze retributive badante per presunte ore di straordinario e la regolarizzazione dei contributi previdenziali. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per totale carenza di prove concrete sull'orario effettivo. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso davanti ai giudici di legittimità, lamentando presunti errori nella valutazione delle testimonianze e dei documenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente le decisioni dei gradi precedenti. L'onere di dimostrare le prestazioni aggiuntive grava per intero sul lavoratore e la Cassazione non può riesaminare le prove di fatto.
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Rimborso spese amministratore condominio: serve prova certa
Un ex amministratore ha chiesto l'emissione di un decreto ingiuntivo contro il condominio per ottenere il rimborso spese amministratore condominio e compensi arretrati. Il condominio ha proposto opposizione contestando la fondatezza del credito. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione per mancanza di prove certe e per la presenza di scritture contabili irregolari e contraddittorie. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta dell'ex amministratore. Il semplice passaggio di consegne e l'approvazione del rendiconto consuntivo non provano l'impiego di denaro personale senza una delibera assembleare chiara ed esplicita sul debito.
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Rinuncia al Ricorso: L’Estinzione del Giudizio in Cassazione
Un creditore ha intimato il pagamento di una somma a un debitore, basandosi su una sentenza del Tribunale. Il debitore ha proposto due opposizioni all'esecuzione, poi riunite e respinte dal Tribunale. L'impugnazione in Appello è stata dichiarata inammissibile. Il debitore ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il debitore ha rinunciato al ricorso e il creditore ha accettato. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza provvedere sulle spese processuali e senza applicare il contributo unificato aggiuntivo, dato che la rinuncia ha portato all'estinzione e non a un rigetto.
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Ricorso per Cassazione Inammissibile: quando la forma prevale sul merito
Un Condominio ha riassunto un processo contro un'Immobiliare dopo la cancellazione di quest'ultima dal registro delle imprese. L'Immobiliare e altri condomini hanno impugnato la decisione che aveva ritenuto legittima la riassunzione e rigettato l'eccezione di prescrizione dell'azione risarcitoria. La Corte d'Appello ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello. I ricorrenti hanno quindi proposto ricorso per cassazione contro tale ordinanza. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso per cassazione, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Rimborso imposta sostitutiva: l’Agenzia perde in Cassazione
Un contribuente chiedeva il rimborso imposta sostitutiva versata negli anni 2003, 2004 e 2005 per rivalutare partecipazioni societarie, essendosi avvalso di una nuova rivalutazione nel 2008. L'Amministrazione finanziaria negava il rimborso. Sia la Commissione Tributaria Provinciale sia la Commissione Tributaria Regionale davano ragione al cittadino. L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'omesso esame di fatti decisivi, tra cui il mancato perfezionamento della seconda pratica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione si fonda sulla doppia conforme, che vieta di censurare la valutazione dei fatti quando i giudici di primo e secondo grado concordano. Inoltre, le questioni sollevate riguardavano valutazioni giuridiche e non fatti storici. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata a pagare le spese di lite.
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Prescrizione del Diritto Bancario: Società Perde Contro Banca per Addebiti
Una Società ha citato in giudizio una Banca per ottenere la restituzione di somme indebitamente addebitate e il risarcimento danni, a causa di interessi ultralegali, anatocismo e segnalazioni illegittime alla Centrale Rischi. La Banca ha eccepito la *prescrizione del diritto bancario*. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno dichiarato il diritto prescritto. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso della Società, ribadendo che l'interruzione della prescrizione decorre dalla ricezione dell'atto e che le domande erano state correttamente rigettate per difetto di prova e allegazione. La Società ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: Quando la valutazione delle prove non basta
L'Azienda Fornitrice e i suoi soci amministratori hanno presentato un ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello di Roma. Questa sentenza aveva confermato l'obbligo di pagare circa 5.800 euro per forniture di merci alla Curatela Fallimentare. I ricorrenti lamentavano l'omesso esame di fatti e vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, affermando che le contestazioni riguardavano la valutazione delle prove e non l'omissione di fatti storici decisivi, e che i vizi di motivazione non erano invocabili. La decisione ha comportato l'obbligo per i ricorrenti di versare un ulteriore contributo unificato.
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Inammissibilità dell’appello: stop al ricorso dell’ente pubblico
Una Pubblica Amministrazione ha contestato il debito residuo derivante da un appalto pubblico per la costruzione di un polo natatorio. Il credito era stato ceduto a un istituto bancario. Il tribunale ha accertato l'efficacia della cessione e ridotto solo in parte l'importo dovuto. L'ente pubblico ha impugnato la decisione per ridiscutere i calcoli economici, chiedendo contestualmente la sospensione dell'esecutività della sentenza. La corte d'appello ha chiuso il giudizio alla prima udienza con una pronuncia sommaria. I giudici hanno dichiarato l'inammissibilità dell'appello per manifesta infondatezza delle doglianze dell'amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della procedura seguita dai giudici di secondo grado. L'ordinanza rapida resta valida anche se discussa insieme all'istanza di sospensiva. La Pubblica Amministrazione ha perso il ricorso e deve pagare il credito accertato.
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Assoluzione penale ma fondi revocati: l’efficacia del giudicato
Un'azienda agricola ottiene contributi europei per il ripristino di muretti a secco. L'Ente Regionale blocca le erogazioni e revoca i fondi a seguito di un'indagine penale a carico dell'amministratore. Nonostante la successiva assoluzione penale definitiva dell'amministratore con formula piena, l'azienda perde la causa civile per ottenere i pagamenti residui. La Corte di Cassazione conferma che l'efficacia del giudicato penale non vincola automaticamente il processo civile, poiché l'ordinamento tutela la piena autonomia di giudizio del magistrato civile nella valutazione degli inadempimenti contrattuali.
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Contratto chiavi in mano: la Cassazione conferma l’interpretazione del giudice di merito
Un'azienda (L'Appaltatore) ha citato in giudizio un'altra azienda (Il Committente) per il mancato pagamento di lavori su un impianto fotovoltaico. L'Appaltatore chiedeva il saldo per la realizzazione di una "cabina Enel", ritenendola un'opera extra-contratto. Il Committente si è opposto, sostenendo che il contratto era un "Contratto chiavi in mano" e che tale opera rientrava nell'accordo. I giudici di merito hanno dato ragione al Committente. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, ribadendo che l'interpretazione del contratto è compito del giudice di merito e non può essere contestata in Cassazione se plausibile. Il ricorso dell'Appaltatore è stato rigettato.
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Ricorso per cassazione: difetti formali e sconfitta bancaria
Un cliente e i suoi garanti hanno impugnato la richiesta di rientro immediato da un conto corrente avanzata da un istituto bancario. Dopo il rigetto delle contestazioni in primo grado e la successiva dichiarazione di inammissibilità dell'appello tramite il filtro processuale, i debitori hanno proposto ricorso per cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I dati procedurali hanno evidenziato che la parte ricorrente ha omesso di specificare con precisione quali motivi avesse sollevato nel precedente grado di giudizio. In assenza di tali dettagli, il giudice di legittimità non ha potuto verificare l'assenza di un giudicato interno. La decisione ha comportato la condanna dei debitori al pagamento delle spese processuali.
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Indennità di coordinamento: l’ASL perde, il Lavoratore vince in Cassazione
Un Lavoratore, tecnico di laboratorio in una Azienda Sanitaria, ha chiesto il riconoscimento dell'Indennità di coordinamento e un superiore inquadramento economico. L'Azienda si è opposta, sostenendo che l'incarico non fosse stato conferito con atto formale e che le funzioni svolte non rientrassero nella definizione contrattuale. I giudici di merito hanno riconosciuto il diritto del Lavoratore, trovando prova documentale dell'incarico di coordinamento e dell'effettivo svolgimento delle mansioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che l'Indennità di coordinamento spetta al Lavoratore, poiché l'incarico era stato formalmente attribuito e le funzioni di coordinamento erano state effettivamente svolte.
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Indennità di mobilità: stipendio pieno o tetto di cassa integrazione
Un lavoratore licenziato per riduzione di personale ha chiesto all'ente previdenziale il pagamento dell'indennità di mobilità parametrata al cento per cento dell'ultima retribuzione percepita prima del recesso. Il dipendente sosteneva che, non essendo mai transitato attraverso la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, il sussidio non dovesse subire i massimali previsti per le integrazioni salariali. L'ente previdenziale ha respinto la pretesa, calcolando l'importo esclusivamente sui parametri legali della cassa integrazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente di previdenza, rigettando il ricorso del lavoratore. La legge equipara pienamente chi viene collocato subito in mobilità a chi proviene dalla cassa integrazione: in entrambi i casi, l'importo corrisponde al trattamento di integrazione salariale spettante e non alla retribuzione piena.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: la tardività costa cara
La vicenda ha origine dalla richiesta di una Cooperativa, gestore di una casa per anziani, di ottenere il pagamento di rette da un Familiare. Quest'ultimo contestava l'aumento arbitrario delle tariffe, sostenendo la nullità del contratto per violazione di accordi regionali. Il Tribunale ha dato ragione al Familiare. La Cooperativa ha tentato di appellare, ma l'appello è stato dichiarato inammissibile. Successivamente, la Cooperativa ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso in Cassazione** perché presentato oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza che aveva dichiarato inammissibile l'appello. La tardività ha quindi precluso l'esame nel merito della controversia.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: la garanzia sui titoli è valida
Un'azienda in liquidazione ha contestato la validità di un pegno su titoli costituito a favore di una banca per un finanziamento. Dopo che i giudici di primo e secondo grado hanno respinto le sue richieste, l'azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione, confermando le decisioni precedenti. Ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero privi di specificità e che, in molti casi, si trattasse di una "doppia conforme" (due decisioni di merito identiche), senza che l'azienda avesse dimostrato ragioni di fatto diverse. L'azienda è stata condannata a pagare le spese legali alla banca.
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Esenzione ICI immobili di culto: la Cassazione annulla la revoca
Un Ente religioso ha impugnato un avviso di accertamento comunale per il recupero dell'imposta comunale sugli immobili relativa all'anno 2011. L'Ente richiedeva l'esenzione ICI immobili di culto, sostenendo l'effettivo svolgimento di riti religiosi nei propri locali. I giudici tributari d'appello hanno negato il beneficio ritenendo insufficienti le fotografie raffiguranti sedie e microfoni, ignorando tuttavia la documentazione contrattuale, statutaria e toponomastica ritualmente prodotta a supporto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ente religioso per omesso esame di elementi probatori decisivi, cassando la sentenza impugnata e rinviando la controversia alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per una nuova e completa valutazione dei fatti.
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Nullità Sentenza Tributaria: Cassazione Annulla per Mancanza di Motivazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso una cartella di pagamento contro una Società per IVA non versata, derivante da un credito d'imposta rinunciato per un condono fiscale ma poi nuovamente dichiarato. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha confermato l'annullamento della cartella deciso in primo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, dichiarando la nullità sentenza tributaria della CTR. La sentenza di secondo grado mancava di motivazione, limitandosi a un generico richiamo alla decisione di primo grado senza analizzare i motivi d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso alla CTR per un nuovo esame.
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Beni difettosi e canoni pretesi: risoluzione per inadempimento
Una società concedente ha preteso il pagamento di canoni per il noleggio di casse mobili refrigerate. La società utilizzatrice si è opposta all'ingiunzione contestando gravi difetti tecnici degli impianti che hanno causato il deterioramento delle merci trasportate. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione economica e pronunciato la risoluzione per inadempimento a carico del fornitore, condannandolo a risarcire i danni per i prodotti andati distrutti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società concedente e ribadendo la piena legittimità della valutazione probatoria già operata nei gradi precedenti.
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