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Art. 322-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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161 provvedimenti

Altri anni per Art. 322-bis Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo terzi: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un'investitrice, terza in buona fede, che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento con una società soggetta a sequestro preventivo per reati tributari. La decisione si fonda sulla natura ripropositiva dell'impugnazione e sulla trasformazione del diritto di proprietà dell'investitrice in un mero diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure di verifica dei crediti previste dal Codice Antimafia, poiché l'oro era stato venduto dall'amministratore giudiziario e non era mai stato specificamente identificato.
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Sequestro beni: il terzo creditore e la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, da una società soggetta a sequestro beni per reati tributari. La Corte ha stabilito che, non essendo l'oro specificamente identificato e separato, e essendo stato venduto dall'amministratore giudiziario, il diritto dell'investitore si è trasformato da diritto di proprietà a mero diritto di credito. Pertanto, la tutela non risiede nell'istanza di dissequestro, ma nella procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia.
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Appello inammissibile: oro sequestrato e diritti del terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'appello di un investitore che chiedeva la restituzione di oro depositato presso una società, successivamente posta sotto sequestro. L'appello è stato ritenuto inammissibile per mancanza di un interesse concreto e attuale, poiché l'oro era già stato venduto dall'amministratore giudiziario. Di conseguenza, il diritto di proprietà dell'investitore si è trasformato in un diritto di credito per il controvalore in denaro, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia.
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Sequestro probatorio: fumus e motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27658/2025, ha rigettato il ricorso contro un sequestro probatorio di un autocarro usato per lo smaltimento illecito di rifiuti. La Corte ha ribadito che per la legittimità del vincolo sono sufficienti il 'fumus commissi delicti', ovvero un fondato sospetto del reato, e una motivazione che indichi la finalità probatoria, senza che il giudice del riesame possa sindacare le scelte investigative del PM.
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Sequestro preventivo: fondi successivi e onere prova
Una società, coinvolta in un'indagine per truffa, si è vista respingere la richiesta di svincolo di somme affluite sul proprio conto corrente dopo l'esecuzione di un sequestro preventivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che spetta alla società fornire una prova rigorosa della provenienza lecita di tali somme, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. La decisione ribadisce che il semplice afflusso di denaro post-sequestro non è sufficiente per ottenerne la liberazione.
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Inammissibilità appello cautelare: cosa sapere
La Corte di Cassazione conferma la decisione di inammissibilità di un appello cautelare relativo a un veicolo sotto sequestro. La sentenza chiarisce che un'impugnazione è inammissibile se non contiene richieste specifiche e se confonde la competenza del Giudice, affrontando questioni (la restituzione del bene) diverse da quelle dell'atto impugnato (l'affidamento in custodia). Questo caso sottolinea l'importanza del rigore formale nella presentazione dei ricorsi per evitare una declaratoria di inammissibilità dell'appello cautelare.
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Appello cautelare: limiti alla cognizione del giudice
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza relativa a un sequestro preventivo per autoriciclaggio, stabilendo un principio fondamentale sull'appello cautelare. La Corte ha ribadito che il giudice del gravame non può esaminare motivi non sollevati nell'istanza originaria, in ossequio al principio della "doppia devoluzione". Inoltre, ha censurato la decisione del Tribunale di riqualificare il sequestro senza prima verificare che tale base giuridica fosse presente nella richiesta originaria del Pubblico Ministero, eccedendo così i propri poteri decisionali.
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Diritto del terzo sequestro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di sequestro preventivo. La Corte ha stabilito che, una volta che il bene fungibile (oro) è stato venduto e il ricavato versato al Fondo Unico di Giustizia, il diritto del terzo sequestro si trasforma in un mero diritto di credito. L'investitore, seppur in buona fede, deve quindi far valere le sue ragioni nell'apposita procedura di verifica dei crediti, non potendo più ottenere la restituzione del bene specifico. L'appello è stato inoltre ritenuto inammissibile perché ripropositivo di questioni già decise.
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Diritti dei terzi e sequestro: quando l’appello è out
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, oggetto di un contratto di investimento con una società poi sottoposta a sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla trasformazione del diritto di proprietà in un mero diritto di credito, data l'impossibilità di distinguere i beni del terzo da quelli della società. La Corte ha chiarito che la tutela dei diritti dei terzi in buona fede deve avvenire tramite le procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia, non con un'istanza di dissequestro quando manca un interesse concreto e attuale.
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Dissequestro per terzo estraneo: quando è inammissibile
Una terza persona, proprietaria di metalli preziosi detenuti da una società sotto sequestro, ne ha chiesto la restituzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, essendo i beni stati venduti, l'unico rimedio è insinuare il credito nella procedura di verifica del passivo prevista dal Codice Antimafia, confermando l'inammissibilità di una richiesta ripetitiva di dissequestro per terzo estraneo.
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Sequestro preventivo: tutela dei beni di terzi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro oggetto di un contratto di investimento, confluito nel patrimonio di una società sottoposta a sequestro preventivo. La Corte chiarisce che, in caso di beni non più specificamente identificabili, il diritto del terzo si trasforma in un diritto di credito da far valere nelle apposite procedure di verifica del passivo, rendendo l'istanza di dissequestro priva di un interesse concreto ed attuale.
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Sequestro beni terzi: ricorso inammissibile
Una terza di buona fede, che aveva investito in oro tramite una società, si è vista sequestrare i propri beni. L'oro è stato poi venduto con autorizzazione giudiziaria. La sua istanza di dissequestro del bene o del controvalore è stata respinta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la via corretta non è la richiesta di dissequestro, ma la procedura di insinuazione al passivo prevista dal Codice Antimafia. Il caso chiarisce le procedure a tutela dei terzi nel contesto di un sequestro beni terzi.
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Dissequestro del terzo: la tutela del credito
Un'investitrice richiedeva il dissequestro di metalli preziosi, sequestrati a una società nell'ambito di un'indagine penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che, essendo i beni stati venduti, la ricorrente, pur considerata terzo di buona fede, non poteva più chiederne la restituzione. Il suo diritto si è trasformato in un credito da far valere nella specifica procedura di verifica dello stato passivo prevista dal Codice Antimafia, e non tramite istanza di dissequestro.
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Dissequestro Oro: No al Ricorso del Terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva il dissequestro di oro depositato presso una società soggetta a indagini. La decisione si fonda su due punti chiave: la mancanza di interesse ad agire, poiché l'oro era già stato venduto con autorizzazione del giudice, e l'inammissibilità dell'appello originario, in quanto mera riproposizione di istanze già respinte. L'investitore, quindi, non può più rivendicare la proprietà del bene specifico ma solo far valere un diritto di credito all'interno della procedura principale.
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Diritti del terzo in buona fede: sequestro e credito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro da una società soggetta a sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che, una volta che il bene specifico non è più identificabile o è stato liquidato, i diritti del terzo in buona fede si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle procedure previste dal Codice Antimafia.
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Diritti dei terzi: quando il bene sequestrato non c’è più
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice che chiedeva la restituzione di oro conferito a una società poi sottoposta a sequestro. Poiché l'oro era stato venduto e il bene non era più specificamente identificabile, i diritti dei terzi si trasformano da diritto di proprietà a diritto di credito, da far valere nelle apposite procedure concorsuali previste dal Codice Antimafia. L'appello per il dissequestro del bene fisico perde quindi di interesse concreto e attuale.
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Dissequestro terzo buona fede: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'investitrice, qualificata come terzo di buona fede, che chiedeva il dissequestro di oro depositato presso una società sottoposta a sequestro. La decisione si fonda sull'errata procedura seguita e sulla mancanza di interesse, dato che l'oro era già stato venduto. La Corte ha chiarito che il terzo creditore deve seguire la procedura speciale prevista dal Codice Antimafia per l'accertamento dei crediti, e non la via del dissequestro.
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Impugnazione terzo interessato: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto terzo che chiedeva la restituzione di oro, oggetto di un contratto di 'conto tesoro' con una società sottoposta a sequestro preventivo. L'impugnazione del terzo interessato è stata respinta perché l'oro era già stato venduto e il suo diritto si era trasformato in un mero credito da far valere in un'apposita procedura di verifica, rendendo l'appello privo di interesse concreto e attuale.
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Dissequestro terzo creditore: quando l’appello è inammissibile
Un terzo, creditore in buona fede di una società sottoposta a sequestro, chiedeva il dissequestro di metalli preziosi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la corretta procedura per il recupero del credito non è l'appello per il dissequestro, specialmente se l'asset è stato venduto, ma l'insinuazione al passivo secondo il Codice Antimafia. L'appello meramente ripetitivo di istanze già respinte è inammissibile.
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Sequestro preventivo: la Cassazione e la domanda del PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati tributari. La Corte ha stabilito che la richiesta del Pubblico Ministero, anche se formulata con rinvio ad altri atti (per relationem), era sufficientemente chiara nel domandare sia un sequestro impeditivo sia uno finalizzato alla confisca. Di conseguenza, il provvedimento del Giudice non è risultato 'ultra petita' (oltre la richiesta) e il sequestro è stato ritenuto legittimo, confermando che una motivazione insufficiente del decreto originario può essere validamente integrata dal Tribunale del Riesame.
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