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Art. 321 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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679 provvedimenti

Altri anni per Art. 321 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo: la Cassazione respinge i ricorsi dei soci
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di beni e liquidità emesso nei confronti di alcune società e dei loro amministratori per reati tributari. I giudici hanno dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. Tra i principi cardine, la Corte ha stabilito che il ricorso presentato dal difensore delle società senza procura speciale è nullo. Inoltre, l'accertamento induttivo è pienamente utilizzabile per dimostrare il fumus del reato in sede cautelare. Infine, le contestazioni sui limiti di pignorabilità delle somme sequestrate alla coniuge di uno degli indagati non possono essere sollevate direttamente contro il decreto di sequestro, ma vanno proposte al giudice dell'esecuzione.
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Sequestro preventivo: quote bloccate anche senza gravi indizi
Il Tribunale di Napoli confermava il sequestro preventivo delle quote societarie di un amministratore accusato di traffico illecito di rifiuti. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando che la decisione richiamasse semplicemente un altro provvedimento dello stesso giorno (motivazione per relationem) e contestando la mancanza di prove sulla sua consapevolezza del reato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro preventivo. I giudici hanno chiarito che il rinvio ad altri atti è valido se questi sono noti all'interessato. Inoltre, per l'applicazione del sequestro non servono i gravi indizi di colpevolezza richiesti per le misure personali, ma basta il fumus del reato, ossia la concreta probabilità che l'illecito sia stato commesso, a meno che l'innocenza non emerga in modo immediato ed evidente.
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Sequestro preventivo di denaro: no al blocco senza reato certo
Durante un controllo stradale, le forze dell'ordine trovavano l'indagato in possesso di trentamila euro in contanti, custoditi in una busta di plastica sul sedile posteriore dell'auto. Il Tribunale confermava il sequestro preventivo di denaro ipotizzando i reati di ricettazione o riciclaggio, valorizzando la mancanza di una giustificazione plausibile e la situazione economica del soggetto. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per disporre il sequestro preventivo di denaro per reati di riciclaggio o ricettazione, non basta il semplice possesso di contanti non giustificati. È invece indispensabile individuare, almeno nella sua tipologia astratta, il delitto presupposto da cui deriverebbe la provvista illecita.
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Sequestro preventivo: i limiti del terzo per riavere i beni
I Fratelli Imputati subiscono il sequestro preventivo delle quote societarie per traffico illecito di rifiuti. La Terza Proprietaria, intestataria di un terzo delle quote e non indagata, chiede il dissequestro dei propri beni. Il Tribunale rigetta la richiesta poiché le quote sono destinate alla confisca obbligatoria e la donna era consapevole delle attività illecite. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che il terzo estraneo al reato può richiedere la restituzione dei beni dimostrando solo la propria buona fede e l'effettiva titolarità. Non può invece contestare i presupposti generali del sequestro preventivo, come il pericolo nel ritardo o la sussistenza del reato stesso. Di conseguenza, la Terza Proprietaria perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo prima casa: il fondo familiare non lo salva
Il Tribunale di Livorno ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dell'abitazione dell'amministratore di una società, indagato per reati tributari. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'impignorabilità dell'immobile in quanto prima casa e inserito in un fondo patrimoniale familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il limite all'espropriazione della prima casa previsto per l'agente della riscossione non si applica in sede penale. Pertanto, il sequestro preventivo prima casa finalizzato alla confisca è pienamente legittimo. Inoltre, la presenza di un fondo patrimoniale non impedisce il sequestro dei beni dell'amministratore, poiché il vincolo di destinazione familiare non esclude la reale disponibilità dei beni in capo al proprietario che li ha conferiti.
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Sequestro preventivo per equivalente: no al blocco senza urgenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso contro un provvedimento di sequestro preventivo per equivalente emesso nell'ambito di un'indagine per reati tributari e associazione a delinquere. Il tribunale del riesame aveva confermato il blocco dei conti correnti di alcuni indagati e di una società. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società per mancanza di procura speciale e quello di un indagato il cui conto era già stato sbloccato. Ha invece accolto parzialmente il ricorso di un secondo indagato: i giudici di merito hanno omesso di motivare la sussistenza del periculum in mora, elemento indispensabile anche per il sequestro preventivo per equivalente. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Sequestro preventivo: no alla facoltà d’uso per beni abusivi
Il caso riguarda un cittadino accusato di aver occupato abusivamente un'area demaniale a Ostia. Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo dell'immobile, concedendo tuttavia la facoltà d'uso all'indagato. Il Tribunale del Riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, revocava tale facoltà d'uso ripristinando i sigilli. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la violazione del principio di proporzionalità e l'immediata esecuzione del provvedimento peggiorativo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la concessione della facoltà d'uso è incompatibile con le finalità del sequestro preventivo, volto a impedire la protrazione dell'illecito. Inoltre, la Corte ha ritenuto legittima l'immediata esecutività delle misure reali rispetto a quelle personali.
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Sequestro preventivo: l’auto con droga non torna al proprietario
Il Tribunale ha disposto il sequestro preventivo di un'autovettura formalmente intestata a un terzo, ma utilizzata da un indagato per trasportare oltre mezzo chilo di cocaina. Il terzo proprietario ha proposto ricorso in Cassazione contestando il vincolo pertinenziale del veicolo e il pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il terzo estraneo al reato che richiede la restituzione del bene non può contestare i presupposti generali della misura cautelare. Egli può unicamente dimostrare la propria effettiva titolarità del bene e la totale estraneità e mancanza di collegamento con l'attività illecita dell'indagato. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sequestro preventivo per equivalente: trema la società terza
Il caso nasce dall'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti da parte di una società, il cui amministratore formale ha evaso circa 84.000 euro di imposte. Poiché la società è finita in liquidazione, l'autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo per equivalente sui beni di una seconda società, interamente controllata dallo stesso amministratore. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'estraneità della seconda società ai fatti contestati e scaricando la responsabilità su amministratori di fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il sequestro preventivo per equivalente basta il semplice indizio di reato e che l'amministratore formale risponde comunque delle violazioni, confermando così il blocco dei beni per garantire il recupero delle somme evase.
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Sequestro preventivo: intestazione fittizia e finti vincitori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Ricorrente contro il sequestro preventivo di un immobile e delle quote di una società. I beni, formalmente intestati a lei, erano in realtà gestiti dal padre, ritenuto vicino a un clan mafioso. La difesa sosteneva la provenienza lecita dei fondi (vincite di gioco) e l'assenza di pericolo dopo le dimissioni della donna da amministratrice. I giudici hanno chiarito che, in tema di misure cautelari reali, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il vizio di illogicità della motivazione. Inoltre, la società rappresentava uno strumento per il riciclaggio di denaro sporco, rendendo necessario il blocco dei beni per impedire la reiterazione dei reati. Di conseguenza, il sequestro preventivo è stato confermato e La Ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: perché la sanatoria condizionata non salva
Il Tribunale di Ragusa ha confermato il sequestro preventivo di diverse opere abusive (tettoie e manufatti in cemento) realizzate all'interno di un complesso turistico in un'area protetta. Il Proprietario ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le opere non alterassero l'aspetto esterno e che non fosse necessario il nulla-osta dell'ente gestore della riserva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro preventivo. I giudici hanno chiarito che la sanatoria comunale era condizionata al rilascio del nulla-osta dell'ente parco, mai ottenuto. Di conseguenza, la permanenza del reato urbanistico giustifica pienamente il vincolo cautelare sul bene, rendendo superfluo l'esame degli altri motivi di ricorso relativi al vincolo paesaggistico.
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Truffa contrattuale: sequestro confermato anche con consegna parziale
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre 150.000 euro nei confronti del legale rappresentante di una società, accusato di truffa contrattuale. L'indagato aveva incassato ingenti acconti per la fornitura di mascherine protettive, pur sapendo di non avere la capacità di consegnarle. La difesa sosteneva si trattasse di un semplice inadempimento di natura civile e contestava il calcolo delle somme sequestrate, non decurtate del valore di una parziale consegna tardiva. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la parziale e tardiva consegna della merce non riduce il profitto del reato sottoposto a sequestro, confermando la sussistenza del reato penale a causa della preordinata volontà di non adempiere fin dal momento della firma del contratto.
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Sequestro preventivo per ricettazione: contanti senza reddito
Un uomo è stato trovato in possesso di oltre 375.000 euro in contanti, occultati in modo anomalo, e di otto orologi di lusso privi di documentazione d'acquisto. Il Tribunale ha disposto il blocco dei beni ipotizzando il reato di ricettazione. L'indagato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza di prove sulla provenienza illecita del denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che il possesso di ingenti somme non giustificate, unito a modalità di occultamento insolite e all'incompatibilità con il reddito dichiarato, legittima il sequestro preventivo per ricettazione. Non è necessario individuare il reato originario da cui provengono i beni per convalidare la misura.
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Omesso versamento IVA: il cliente non paga ma il sequestro resta
L'Amministratore di una società ha impugnato il sequestro preventivo per equivalente disposto a seguito del reato di omesso versamento IVA per gli anni 2016 e 2017. La difesa ha sostenuto che il mancato pagamento fosse dovuto al mancato incasso delle fatture da parte del cliente principale, poi fallito, invocando la forza maggiore e l'assenza di dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di versare l'imposta prescinde dall'effettiva riscossione del corrispettivo, rientrando il mancato pagamento del cliente nel normale rischio d'impresa. Inoltre, l'imprenditore non ha dimostrato di aver attivato tempestive azioni di recupero crediti. Di conseguenza, il sequestro dei beni dell'amministratore è stato confermato e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo di beni societari: il socio non può opporsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una socia di minoranza contro il sequestro preventivo di beni societari che aveva colpito lo stabilimento della sua azienda. I giudici hanno chiarito che il singolo socio non ha il diritto di impugnare il sequestro dei beni di proprietà della società. Questo accade perché il socio non vanta un interesse concreto e diretto alla restituzione dei beni, la quale spetta unicamente alla società stessa. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Contraffazione di opere d’arte: sequestrati i dipinti ereditati
Il Tribunale del riesame ha confermato il sequestro preventivo di otto quadri falsamente attribuiti a un noto artista, rinvenuti in una galleria d'arte. Uno di essi era offerto in vendita online, mentre gli altri sette erano esposti al pubblico. Il gestore della galleria ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver ereditato le opere e di non conoscerne la falsità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro. La Corte ha chiarito che il reato di contraffazione di opere d'arte si configura anche senza una dichiarazione esplicita di autenticità, bastando la messa in vendita o l'esposizione al pubblico senza l'espressa dichiarazione scritta di non autenticità. Per i professionisti del settore, l'assenza di controlli minimi sulle opere d'arte esposte integra il dolo eventuale, rendendo legittimo il sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria dei beni contraffatti.
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Sequestro preventivo: conti bloccati a chi è senza reddito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti indagati per ricettazione contro il provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti e libretti di risparmio. Gli indagati, privi di attività lavorativa e senza dichiarazioni dei redditi dal 1997, erano stati trovati in possesso di ingenti somme di denaro e oggetti di valore di provenienza ingiustificata. La difesa lamentava vizi di motivazione sulla sproporzione dei beni. La Suprema Corte ha chiarito che contro i sequestri il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge, esclusa la semplice illogicità della motivazione se questa è comunque esistente e coerente. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati alle spese.
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Confisca obbligatoria per equivalente: no al sequestro generico
Il Tribunale applicava a un imputato di sfruttamento del lavoro la pena concordata di un anno di reclusione, disponendo la restituzione dell'autolavaggio al legittimo proprietario estraneo ai fatti. Il Procuratore Generale ricorreva in Cassazione lamentando la mancata applicazione della confisca obbligatoria per equivalente dei beni dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nonostante l'obbligatorieta della misura, chi propone ricorso deve indicare con precisione il valore del profitto da confiscare e individuare i beni specifici nella disponibilita del condannato. Non e infatti possibile disporre una confisca generica senza elementi concreti. Vince l'imputato, poiche viene confermata la sentenza di patteggiamento senza l'applicazione della confisca.
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Sequestro preventivo immobile abusivo: casa finita ma sigillata
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo immobile abusivo di un fabbricato di circa 59 mq e di un basamento in cemento armato, realizzati senza permesso di costruire in un'area sottoposta a molteplici vincoli. Il Committente aveva proseguito i lavori violando i sigilli precedentemente apposti. La difesa contestava la sussistenza del pericolo nel ritardo, sostenendo che l'opera fosse ormai ultimata e di modeste dimensioni. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo di un immobile abusivo è legittimo anche dopo il completamento dell'opera se il suo utilizzo persistente, come l'abitazione da parte del nucleo familiare del figlio dell'indagato, aggrava il carico urbanistico sul territorio.
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Sequestro preventivo e fallimento: lo Stato batte i creditori
Una società viene dichiarata fallita nel 2019. Successivamente, nel 2021, il giudice penale dispone un sequestro preventivo sulle somme giacenti sul conto della curatela, ritenendole profitto di reati tributari. Il Curatore Fallimentare impugna il provvedimento, sostenendo che il fallimento, essendo anteriore, impedisca il sequestro per tutelare i creditori. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo e fallimento vede la prevalenza della misura penale. Il denaro, per la sua natura fungibile, costituisce sempre profitto diretto del reato, a prescindere dalla provenienza lecita delle specifiche somme. Di conseguenza, l'esigenza punitiva dello Stato prevale sulla tutela dei creditori concorsuali, rendendo legittimo il vincolo penale anche se successivo alla dichiarazione di fallimento.
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