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Art. 316-ter Codice Penale

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377 provvedimenti

Reddito di cittadinanza: residenza e false dichiarazioni
La Corte di Cassazione esamina il caso di un cittadino straniero condannato per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del reddito di cittadinanza. Nonostante la Corte Costituzionale abbia ridotto il requisito di residenza da 10 a 5 anni, la Cassazione ha confermato la rilevanza penale della condotta, poiché l'imputato non soddisfaceva neanche il nuovo requisito. La Corte ha inoltre respinto la tesi difensiva basata sull'ignoranza della legge e sulle difficoltà linguistiche, affermando la responsabilità personale del dichiarante anche quando assistito da un intermediario come il CAF.
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Confisca per equivalente: ripartizione tra concorrenti
Una persona, assolta per un reato contro la pubblica amministrazione a causa della particolare tenuità del fatto, si è vista confiscare l'intero profitto illecito ottenuto in concorso con un altro soggetto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla confisca per equivalente: questa va ripartita tra i concorrenti in base alla quota effettivamente percepita da ciascuno, escludendo qualsiasi vincolo di solidarietà. In mancanza di prove sulla quota individuale, il profitto viene diviso in parti uguali.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un credito d'imposta fittizio generato nell'ambito del Superbonus 110%. A seguito di un contrasto giurisprudenziale, l'ordinanza non decide ma rimette alle Sezioni Unite due questioni fondamentali: se tale condotta integri la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) o l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e, nel caso di truffa, quando il reato si consideri consumato. La decisione futura chiarirà se la sola creazione del credito sia sufficiente a configurare un reato consumato, con importanti conseguenze sulla possibilità di applicare il sequestro per equivalente.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
Un imprenditore crea un credito d'imposta fittizio legato a bonus edilizi. Il Tribunale del Riesame annulla il sequestro, qualificando il fatto come tentata truffa, poiché il credito non era stato ancora utilizzato. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione giuridica del reato (truffa aggravata o indebita percezione) e sul momento consumativo (creazione del credito o suo effettivo utilizzo), ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per dirimere la questione.
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Continuazione tra patteggiamenti: la procedura speciale
Un soggetto, condannato con due distinte sentenze di patteggiamento, ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, dichiarando inammissibile l'istanza originaria. La ragione risiede nel mancato rispetto della procedura speciale prevista per la continuazione tra patteggiamenti, che impone un accordo preventivo tra l'imputato e il Pubblico Ministero prima di adire il giudice, come stabilito dall'art. 188 disp. att. c.p.p.
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Amministratore di fatto: la Cassazione fa chiarezza
Un soggetto è stato condannato per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, agendo come amministratore di fatto di una società. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha specificato che il ruolo di amministratore di fatto si prova attraverso indici concreti di attività gestoria, come essere il referente principale per i clienti e gestire le procedure aziendali, e che tale valutazione fattuale dei giudici di merito non è sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Truffa aggravata bonus fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36282/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista destinatario di una misura interdittiva per truffa aggravata bonus fiscali. La Corte ha stabilito che la creazione di un complesso apparato fraudolento, con società fittizie e documentazione falsa per ottenere crediti d'imposta, integra il reato di truffa aggravata (art. 640 bis c.p.) e non la meno grave fattispecie di indebita percezione di fondi pubblici (art. 316 ter c.p.), che ha natura residuale e si applica solo in assenza di un'effettiva induzione in errore della pubblica amministrazione.
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Giudicato parziale: limiti al ricorso in Cassazione
Un imputato, condannato per indebita percezione di fondi pubblici, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che i singoli importi fossero al di sotto della soglia di rilevanza penale. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la questione della colpevolezza era già stata decisa in una precedente sentenza, creando un giudicato parziale. Di conseguenza, il nuovo giudizio era limitato alla sola rideterminazione della pena, rendendo inammissibile ogni ulteriore contestazione sulla responsabilità.
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Ricorso inammissibile: quando è censura di fatto
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per il reato ex art. 316-ter c.p. (indebita percezione di erogazioni statali). I motivi del ricorrente, basati su una presunta errata valutazione dei fatti e sulla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sono stati respinti poiché considerati mere censure di merito, non consentite in sede di legittimità. Il ricorso è stato giudicato inammissibile, confermando la condanna.
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Bonus Cultura: frode o indebita percezione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21093/2024, ha confermato la qualificazione di truffa aggravata ai danni dello Stato per un sistema fraudolento finalizzato a monetizzare il Bonus Cultura. La Corte ha rigettato il ricorso degli imputati, i quali sostenevano si trattasse del reato meno grave di indebita percezione di erogazioni pubbliche. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: nel giudizio di rinvio, il giudice non può rimettere in discussione la qualificazione giuridica del fatto già accertata dalla Cassazione in una precedente sentenza.
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Bonus cultura truffa: la Cassazione conferma sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo nei confronti di due soggetti accusati di associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato. Il caso riguarda un sistema fraudolento per la monetizzazione del cosiddetto 'bonus cultura'. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo che la qualificazione giuridica del reato come truffa, già decisa in una precedente sentenza, non poteva essere ridiscussa. Ha inoltre chiarito la legittimità del sequestro per equivalente anche su beni di provenienza lecita e ha ritenuto infondate le eccezioni procedurali sollevate dalla difesa riguardo all'inutilizzabilità delle prove.
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Conflitto tra giudicati: no alla revisione del processo
Un ex consigliere regionale, condannato per peculato, ha richiesto la revisione della sentenza dopo che i suoi coimputati hanno ottenuto una riqualificazione del reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il 'conflitto tra giudicati' si configura solo in presenza di fatti storici inconciliabili accertati in sentenze diverse, e non per una mera differente interpretazione giuridica degli stessi eventi.
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Esonero contributivo indebito: la Cassazione decide
L'amministratore di una società otteneva un ingente esonero contributivo indebito per centinaia di dipendenti, usando false dichiarazioni. Condannato in appello, ricorre in Cassazione sostenendo di aver delegato il compito a un consulente e che l'esonero non costituisce "erogazione pubblica". La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'amministratore ha un dovere di vigilanza e che anche un vantaggio economico come l'esonero contributivo indebito rientra nel reato di cui all'art. 316-ter cod. pen.
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Tenuità del fatto: la Cassazione annulla condanna
Un imprenditore, condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la sentenza di condanna per due motivi principali. In primo luogo, non è stata correttamente valutata la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), omettendo di considerare l'occasionalità della condotta (legata a un evento alluvionale) e la tempestiva restituzione delle somme. In secondo luogo, il calcolo per la conversione della pena detentiva in pecuniaria era illegale, non avendo applicato le norme più favorevoli introdotte nel frattempo. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Difensore d’ufficio ente: appello senza procura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal difensore d'ufficio di un ente contro un sequestro preventivo. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: dopo la notifica di un atto formale come l'avviso di conclusione indagini, l'ente deve necessariamente costituirsi formalmente nel procedimento per poter esercitare i propri diritti di impugnazione. In assenza di tale costituzione, il difensore d'ufficio dell'ente non è legittimato a proporre riesame, poiché tale atto non rientra più tra quelli urgenti che possono essere compiuti prima della formale partecipazione dell'ente al processo.
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Impugnazione decreto sequestro: l’errore che costa caro
Una società ricorre contro un sequestro di crediti fiscali, ma sbaglia a impugnare il decreto corretto. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando l'importanza di contestare l'atto specifico che ha causato il vincolo. L'analisi del caso chiarisce che l'impugnazione di un decreto di sequestro non si estende ad altri decreti, anche se eseguiti con un unico atto.
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Inammissibilità ricorso per genericità dei motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per non aver dichiarato il possesso di un'auto nella domanda per il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano troppo generici, violando l'art. 581 c.p.p. e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bonus Cultura: frode aggravata e non indebita percezione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13573/2024, ha stabilito che la conversione fraudolenta del Bonus Cultura in buoni spesa, attraverso un sistema complesso di società e fatture false, integra il reato di frode aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.) e non la fattispecie meno grave di indebita percezione (art. 316 ter c.p.). La Corte ha sottolineato che la creazione di un'articolata 'architettura della frode', finalizzata a eludere i controlli preventivi dell'ente erogatore, costituisce l'elemento decettivo (artifizi e raggiri) che qualifica il reato come truffa aggravata, a prescindere dalla presunta debolezza dei meccanismi di controllo.
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Truffa aggravata: fondi UE e falsa dichiarazione
Un imprenditore agricolo ottiene un sequestro preventivo per truffa aggravata dopo aver ricevuto fondi europei. Aveva ottenuto un terreno in affitto da un ente pubblico dichiarando il falso sulla sua regolarità fiscale. La Corte di Cassazione annulla il sequestro, stabilendo che la menzogna detta a un ente non si trasferisce automaticamente all'ente erogatore dei fondi. È necessario un supplemento di indagine per provare il nesso causale dell'inganno.
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Autoriciclaggio e crediti: la competenza è a Roma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commercialista contro un sequestro preventivo per autoriciclaggio e truffa sui crediti edilizi. La sentenza chiarisce un punto cruciale sulla competenza territoriale: per i reati di autoriciclaggio realizzati tramite piattaforme telematiche, il foro competente è quello in cui si perfeziona la condotta, ovvero il luogo in cui il cessionario accetta il credito, monetizzandolo. Nel caso di specie, la competenza è stata radicata a Roma, sede legale del cessionario che ha liquidato i crediti inesistenti. La Corte ha inoltre confermato la solidità degli indizi a carico del professionista, respingendo le sue difese.
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