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Art. 316-ter Codice Penale

377 provvedimenti

Consiglieri assolti dal Peculato: Cassazione dichiara inammissibile ricorso PM
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro l'assoluzione di numerosi consiglieri regionali dal Reato di peculato. I consiglieri erano stati accusati di aver indebitamente utilizzato fondi pubblici destinati ai gruppi consiliari per spese personali. La Corte d'Appello aveva assolto gli imputati, ritenendo insussistente sia la condotta appropriativa (mancanza di possesso diretto dei fondi da parte dei singoli consiglieri) sia l'elemento psicologico del reato (il dolo). La Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso del PM, poiché l'assenza del dolo, non impugnata specificamente, rendeva definitiva l'assoluzione, privando il ricorso di un concreto interesse.
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Abitazione Principale vs Prima Casa: Indebita Percezione di Contributi
L'Imputata ha ricevuto contributi pubblici per la ricostruzione post-sisma, dichiarando falsamente che un immobile distrutto fosse la sua abitazione principale. In realtà, l'immobile era affittato e lei risiedeva altrove. La Corte ha confermato la condanna per indebita percezione di erogazioni pubbliche, chiarendo che "abitazione principale" non è sinonimo di "prima casa" fiscale. Ha escluso l'errore incolpevole, poiché l'Imputata era consapevole della falsità delle sue dichiarazioni. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e l'obbligo di risarcire le spese al Comune.
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Indebita percezione di erogazioni pubbliche: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche (art. 316-ter c.p.). Il ricorrente contestava la valutazione dei fatti e dell'elemento soggettivo da parte dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha ritenuto che le doglianze fossero mere contestazioni di fatto, già adeguatamente esaminate, e non questioni di legittimità. Di conseguenza, il cittadino è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Malversazione a danno dello Stato: prestiti Covid e garanzia
La Procura ha contestato agli amministratori di una società l'ottenimento indebito di un finanziamento bancario garantito dallo Stato durante l'emergenza pandemica, poi distratto per fini privati e distribuzione di utili. Il Tribunale del riesame aveva annullato il sequestro preventivo dei beni, ritenendo il prestito un rapporto puramente privatistico tra banca e impresa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo che la presenza della garanzia pubblica attrae l'intera operazione nella sfera pubblicistica. Di conseguenza, sia l'accesso al credito senza requisiti sia la successiva distrazione dei fondi integrano il reato di malversazione a danno dello Stato.
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Ex Funzionario percepisce stipendio e pensione: condanna per Indebita percezione di erogazioni
Un ex funzionario pubblico ha continuato a ricevere lo stipendio dopo il pensionamento, cumulandolo con la pensione per anni e causando un danno significativo all'Erario. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per "indebita percezione di erogazioni", chiarendo un errore materiale nella precedente sentenza che aveva erroneamente indicato un altro articolo. La Corte ha respinto i motivi di ricorso, ritenendo provato l'elemento psicologico del reato e inapplicabile la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la natura pubblica della condotta e la restituzione delle somme avvenuta solo dopo l'avvio di una procedura di regolarizzazione.
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Malversazione e sequestro preventivo: vincoli violati, conti di terzi salvi?
Un'Azienda, tramite la sua Responsabile, riceve un finanziamento pubblico dalla Regione Calabria per acquistare un'imbarcazione da noleggiare a fini turistici nella stessa regione. La Guardia di Finanza scopre che l'imbarcazione è stata utilizzata altrove, configurando il reato di **malversazione a danno dello Stato**. Viene disposto un **sequestro preventivo** sui beni della Responsabile, inclusi conti intestati alla madre ma gestiti da lei. La Cassazione conferma la malversazione, chiarendo che il vincolo di destinazione decorre dall'atto d'obbligo. Tuttavia, annulla il sequestro sui conti della madre, poiché mancava un provvedimento giudiziale specifico sulla loro effettiva disponibilità da parte dell'indagata.
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Falsa residenza per assegno sociale: la Cassazione conferma l’indebita percezione
Due individui sono stati condannati per indebita percezione di erogazioni pubbliche. Essi avevano ottenuto l'assegno sociale dall'INPS dichiarando falsamente la residenza in Italia, pur vivendo all'estero. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. I ricorrenti hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando questioni sulla prescrizione del reato, sulla validità delle notifiche, sull'assenza di dolo (intenzione di commettere il reato) e sull'omessa istruttoria. La Suprema Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili. Ha riconosciuto la prescrizione del reato, ma in un momento successivo alla sentenza d'appello. Ha respinto le altre argomentazioni, confermando la logicità e la fondatezza delle decisioni dei giudici di merito. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione.
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Prescrizione del Reato: Condanne Annullate, un Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di quattro individui coinvolti in tentata percezione indebita di erogazioni pubbliche e falso ideologico. Tre di loro, condannati in appello, hanno visto i loro reati estinti per intervenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza per questi imputati. Per la quarta imputata, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua condanna e il pagamento delle spese processuali, poiché le sue argomentazioni non sono state ritenute valide.
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Contributi a fondo perduto Covid-19: servono fatti e non progetti
Il legale rappresentante di alcune associazioni ha richiesto i contributi a fondo perduto Covid-19 previsti per sostenere le attività colpite dalla pandemia. I controlli della Guardia di Finanza hanno accertato che le associazioni non possedevano la partita IVA e non avevano avviato un'effettiva attività economica entro la data chiave del primo gennaio 2019. L'interessato ha impugnato la decisione di merito sostenendo che gli atti preparatori fossero sufficienti per ottenere l'indennizzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che l'inizio effettivo dell'attività è indispensabile per accedere ai sussidi statali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Indebita percezione di erogazioni: quando il sequestro è illegittimo
Un Lavoratore agricolo era indagato per indebita percezione di erogazioni statali, avendo ricevuto contributi PAC. L'accusa sosteneva che avesse perso il diritto ai fondi perché il contratto di vendita con riserva di proprietà tra sua madre e l'ente finanziatore era stato risolto. Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo dei beni. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato tale decisione. Ha chiarito che il contratto di affitto tra madre e figlio era valido e che la madre manteneva la disponibilità dei terreni, anche dopo la risoluzione del suo contratto di vendita. Pertanto, il Lavoratore aveva un titolo legittimo per i contributi.
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Rettore e incarichi esterni: assoluzione per compatibilità e assenza di danno
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Rettore universitario accusato di indebita percezione di erogazioni e peculato, e di un Preside per abuso d'ufficio, tutti legati alla gestione di incarichi extra-istituzionali. Il Rettore aveva assunto un ruolo dirigenziale in una società di trasporto pubblico, mantenendo la qualifica di professore a tempo pieno. Era anche accusato di aver destinato tablet universitari a tecnici esterni. Il Preside aveva autorizzato l'incarico del Rettore. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Pubblico Ministero, confermando le assoluzioni. Ha stabilito che il Rettore aveva comunicato e ottenuto le autorizzazioni necessarie, svolgendo l'incarico gratuitamente e senza danno per l'Ateneo. La destinazione dei tablet era stata ratificata e aveva scopo promozionale. Non si è configurato un ingiusto vantaggio o danno. La sentenza chiarisce i limiti della Incompatibilità incarichi pubblici e l'applicazione dei reati contestati.
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Falso in dichiarazione sostitutiva: la Cassazione chiarisce i limiti
Una Persona ha ottenuto un contributo pubblico dichiarando falsamente la propria residenza e le condizioni di reddito. I giudici di merito l'hanno condannata per falso ideologico in atto pubblico per induzione e indebita percezione di erogazioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore. Ha stabilito che le false dichiarazioni di residenza costituiscono un "Falso in dichiarazione sostitutiva" (Art. 483 c.p.), non un falso per induzione del pubblico ufficiale. La sentenza è stata annullata con rinvio per ricalcolare la pena, riconoscendo una diversa e meno grave qualificazione giuridica per le dichiarazioni mendaci.
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Falsa Dichiarazione per Contributi: La Cassazione e l’Indebita Percezione di Erogazioni
Due persone, Il Coniuge e La Coniuge, sono state condannate per indebita percezione di erogazioni. Hanno falsamente dichiarato, tramite autocertificazione, che un immobile inagibile a L'Aquila dopo il sisma era la loro abitazione principale, pur risiedendo altrove. Questo ha permesso loro di ottenere contributi pubblici per l'acquisto di una nuova casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi, confermando la condanna e la confisca della somma di 388.544 euro percepita indebitamente.
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Indebita percezione di erogazioni: quando il silenzio costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Signora, confermando la sua condanna per il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. La Signora aveva continuato a prelevare la pensione della madre defunta dal conto corrente, non avendo comunicato il decesso all'INPS. I giudici di merito avevano accertato l'omissione e l'utilizzo del conto. La Cassazione ha ritenuto le argomentazioni della ricorrente prive di specificità e volte a una non consentita rilettura dei fatti, condannandola al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: ricorso inammissibile, condanna alle spese
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto contro un sequestro preventivo disposto per presunti reati di truffa aggravata e indebita percezione di erogazioni pubbliche. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove da parte del Tribunale, sostenendo una mancata considerazione di dichiarazioni testimoniali a suo favore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la difesa proponeva una ricostruzione alternativa dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il Tribunale aveva adeguatamente motivato la sussistenza del "fumus commissi delicti" (indizi di reato). Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Finanziamento COVID-19: Camper Privato e Malversazione di Fondi Pubblici
Un individuo ha ottenuto un finanziamento di 15.000 euro, garantito dal Fondo PMI (un ente statale) per sostenere la sua attività durante la pandemia COVID-19. Invece di usarlo per scopi aziendali, ha acquistato un camper per uso privato. Il Giudice aveva disposto il sequestro preventivo per malversazione di erogazioni pubbliche. Il Tribunale del Riesame aveva annullato il sequestro, sostenendo che i fondi provenivano da una banca privata e non direttamente dallo Stato. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la garanzia statale rende il finanziamento di natura pubblica. La distrazione dei fondi per scopi privati integra il reato di malversazione, anche se il denaro è erogato da un istituto bancario. Il caso torna al Tribunale di Rimini per un nuovo esame.
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Tentata Truffa Aggravata: False Dichiarazioni e Rifiuto Tenuità del Fatto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore, legale rappresentante di una ditta di autotrasporti, condannato per tentata truffa aggravata. L'imprenditore aveva presentato una dichiarazione falsa all'Ufficio delle Dogane per ottenere una riduzione dell'accisa sul gasolio, includendo rifornimenti per mezzi non di proprietà o non correttamente indicati. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ritenendo la condotta ingannevole e la piena consapevolezza dell'illecito. Ha escluso l'applicabilità della particolare tenuità del fatto, data la reiterazione delle condotte e la potenziale entità del danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Truffa Aggravata: Ricorso Inammissibile, Confermata la Condanna
Un Imputato è stato condannato per truffa aggravata, avendo ottenuto indebitamente erogazioni a danno dello Stato tramite artifici e raggiri. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi meramente ripetitivi di quelli già presentati in appello e ha confermato che la condotta rientrava nella truffa aggravata, non nella meno grave indebita percezione. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Sequestro preventivo per truffa aggravata: Commercialista condannato
Un Commercialista ha proposto ricorso contro un sequestro preventivo di 6.500 euro, poi esteso a 161.000 euro, disposto per truffa aggravata. L'accusa era di aver emesso false fatture elettroniche per il "bonus cultura" tramite un'azienda inesistente, causando un danno allo Stato. Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro, riconoscendo la sua partecipazione nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del sequestro preventivo e la responsabilità del Commercialista.
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Fondi Covid e antimafia: no all’indebita percezione
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre 245.000 euro disposto a carico di un imprenditore per presunta indebita percezione di erogazioni pubbliche legate all'emergenza pandemica. L'accusa contestava l'omessa comunicazione dell'esistenza di una precedente interdittiva antimafia prefettizia che aveva colpito un'altra società del medesimo gruppo. I giudici di legittimità hanno chiarito che le preclusioni di legge riguardano solo le misure di prevenzione definitive disposte dal giudice penale e non i provvedimenti amministrativi prefettizi su società diverse. Non sussiste alcun obbligo di dichiarazione penale in assenza di requisiti ostativi tipizzati. La Cassazione ha pertanto disposto la restituzione immediata di tutte le somme sequestrate.
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