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Fondi Covid e antimafia: no all’indebita percezione

La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre 245.000 euro disposto a carico di un imprenditore per presunta indebita percezione di erogazioni pubbliche legate all’emergenza pandemica. L’accusa contestava l’omessa comunicazione dell’esistenza di una precedente interdittiva antimafia prefettizia che aveva colpito un’altra società del medesimo gruppo. I giudici di legittimità hanno chiarito che le preclusioni di legge riguardano solo le misure di prevenzione definitive disposte dal giudice penale e non i provvedimenti amministrativi prefettizi su società diverse. Non sussiste alcun obbligo di dichiarazione penale in assenza di requisiti ostativi tipizzati. La Cassazione ha pertanto disposto la restituzione immediata di tutte le somme sequestrate.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 49124 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il contesto normativo e l’indebita percezione di erogazioni pubbliche

Durante la fase emergenziale sanitaria lo Stato ha introdotto contributi a fondo perduto, crediti d’imposta e finanziamenti garantiti per sostenere le imprese. L’accesso a tali benefici economici richiede il rispetto di precisi requisiti di legge e l’assenza di cause ostative. In questo ambito si inserisce la fattispecie di indebita percezione di erogazioni pubbliche, prevista dal codice penale per punire chi ottiene somme statali senza averne titolo.

Il caso esaminato dai giudici riguarda un imprenditore destinatario di un sequestro preventivo di oltre 245.000 euro sui conti correnti aziendali e personali. La Procura contestava la mancata dichiarazione di un’interdittiva antimafia prefettizia emessa contro un’altra società riconducibile allo stesso soggetto. Secondo l’impostazione accusatoria iniziale, tale omissione configurava una percezione illegittima dei fondi pubblici erogati per il sostegno economico alle attività produttive.

La distinzione tra misure di prevenzione e provvedimenti prefettizi

Il nodo interpretativo centrale riguarda l’ambito delle condizioni ostative previste dal Codice Antimafia. La disciplina sui contributi emergenziali richiama le cause di divieto o sospensione legate all’applicazione definitiva di misure di prevenzione disposte dall’autorità giudiziaria.

L’informativa interdittiva antimafia prefettizia costituisce invece un atto amministrativo cautelare. Essa non equivale a una misura giudiziaria definitiva. Inoltre, la normativa antimafia valuta la situazione specifica del singolo ente richiedente e non consente di estendere automaticamente i sospetti di infiltrazione mafiosa da una società all’altra per il solo fatto di condividere il medesimo legale rappresentante.

Le motivazioni: i confini dell’indebita percezione di erogazioni pubbliche

I giudici di legittimità hanno chiarito che la legge richiede l’autocertificazione dell’insussistenza delle sole misure di prevenzione definitive. L’omessa menzione di un’interdittiva prefettizia non viola le norme sull’autocertificazione per l’ottenimento dei sostegni economici statali.

La Corte ha ribadito che il tentativo di infiltrazione mafiosa deve riguardare direttamente l’organismo societario che richiede l’aiuto pubblico. Non è consentito costruire divieti basati su presunzioni o collegamenti societari privi di formale accertamento prefettizio diretto sull’ente richiedente. Di conseguenza, la condotta contestata non possiede rilievo penale e non integra gli estremi del reato ipotizzato dalla pubblica accusa.

Le conclusioni: annullamento del sequestro e restituzione dei fondi

La Suprema Corte ha accolto integralmente il ricorso difensivo, annullando senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame e il decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari.

La sentenza stabilisce la restituzione immediata di tutte le somme di denaro sottoposte a vincolo cautelare in favore dell’avente diritto. Questa pronuncia riafferma la necessità di interpretare rigorosamente i presupposti del diritto penale dell’economia, evitando indebite estensioni di divieti amministrativi a fattispecie sanzionatorie penali.

L’interdittiva antimafia prefettizia impedisce sempre di richiedere contributi statali emergenziali?
L’interdittiva prefettizia è un atto amministrativo cautelare e non equivale a una misura di prevenzione definitiva del giudice penale, la quale costituisce l’unico vero divieto previsto espressamente dalla normativa speciale sui contributi a fondo perduto.

I sospetti su una società si trasmettono in automatico a un’altra dello stesso imprenditore?
La legge richiede accertamenti specifici e autonomi per ciascuna persona giuridica, non consentendo di estendere automaticamente presunzioni o indizi di condizionamento da un’azienda all’altra.

Cosa accade ai beni bloccati se la Cassazione annulla il sequestro preventivo?
L’annullamento senza rinvio del decreto di sequestro da parte della Corte di Cassazione comporta l’obbligo di disporre l’immediata restituzione di tutte le somme vincolate al legittimo proprietario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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