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Art. 3 Convenzione EDU — Sezione Prima Penale

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233 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Liberazione condizionale 41-bis: no se il regime è attivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto in regime di 41-bis che chiedeva la liberazione condizionale. La sentenza stabilisce che la legge preclude la concessione della liberazione condizionale 41-bis finché il provvedimento che applica il regime speciale non viene revocato o non rinnovato. Questa preclusione è specifica e opera indipendentemente dalle recenti modifiche che hanno reso relativa la presunzione di pericolosità per i condannati per reati ostativi non collaboranti.
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Reclamo del detenuto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che il reclamo del detenuto per condizioni di detenzione inumane non può essere dichiarato inammissibile per mere imprecisioni formali, come un errore nell'indicare l'istituto di pena. I giudici hanno il dovere di accertare i fatti d'ufficio, utilizzando i documenti forniti dall'amministrazione penitenziaria, per bilanciare la posizione di debolezza del ricorrente. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio, affermando un principio di maggiore elasticità nella valutazione di tali istanze.
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Regime 41-bis: La Cassazione sulla proroga del carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La sentenza chiarisce che la mancata comunicazione dell'avvio del procedimento amministrativo non ne inficia la validità. Il diritto di difesa è garantito nella successiva fase giurisdizionale, dove l'interessato può accedere agli atti. La Corte ha inoltre ribadito che, per la proroga, non è necessario un 'aliquid novi' (un fatto nuovo), ma è sufficiente la valutazione della perdurante pericolosità sociale del soggetto, desunta anche dal suo ruolo apicale passato all'interno dell'organizzazione criminale e dall'assenza di un percorso di revisione critica.
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Estinzione pena ergastolo: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37511/2024, ha chiarito i presupposti per l'estinzione delle pene temporanee in caso di condanna all'ergastolo. Il ricorso di un detenuto, che chiedeva l'estinzione delle pene accessorie avendo scontato oltre 30 anni, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che il requisito fondamentale per l'applicazione dell'art. 184 c.p. è la previa estinzione della pena dell'ergastolo per effetto di un provvedimento di clemenza (amnistia, indulto o grazia), presupposto non verificatosi nel caso di specie.
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Interesse all’impugnazione: no a ricorsi astratti
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato le modalità di consegna dei documenti al proprio difensore, chiedendo una regola generale per il futuro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto e attuale interesse all'impugnazione, ribadendo che i ricorsi devono affrontare lesioni specifiche e non possono essere utilizzati per ottenere l'affermazione di principi giuridici astratti.
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Isolamento diurno: motivazione della pena necessaria
Un condannato a due ergastoli ha impugnato la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva fissato in tre anni, il massimo edittale, la durata dell'isolamento diurno. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la durata dell'isolamento diurno, essendo una vera e propria sanzione penale, deve essere specificamente motivata in base ai criteri dell'art. 133 del codice penale, tenendo conto anche della condotta successiva al reato. La questione di legittimità costituzionale della norma è stata invece ritenuta infondata.
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Pregiudizio attuale del detenuto: quando è ammissibile
Un detenuto ha contestato l'apertura di una busta proveniente dal suo difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: per la validità del reclamo, non è sufficiente lamentare una violazione passata, ma è necessario dimostrare un 'pregiudizio attuale', ovvero un danno concreto e ancora in essere al momento della richiesta. Poiché la busta era già stata consegnata, seppur dopo il controllo, non sussisteva alcun danno attuale da rimediare.
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Detenzione degradante: quando non spetta il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che lamentava una detenzione degradante a causa della presenza di un bagno non adeguatamente separato nella sua cella. Secondo la Corte, la presenza di un muro divisorio e di una porta in plexiglas, unita al fatto che il detenuto era l'unico occupante, esclude la violazione della dignità e non integra le condizioni per un risarcimento, in quanto non viene superata la soglia minima di gravità richiesta dalla giurisprudenza.
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Spazio vitale detenuto: la Cassazione sul calcolo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un carcerato riguardante il calcolo dello spazio vitale detenuto. La sentenza stabilisce che la superficie occupata da arredi facilmente amovibili, come un tavolo, non deve essere sottratta dal calcolo dello spazio disponibile in cella. Inoltre, ha confermato che fattori positivi, come il regime a 'custodia aperta', possono compensare una superficie abitabile ridotta, escludendo la violazione dei diritti umani.
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Colloqui 41-bis: la Cassazione sui limiti alle visite
Un detenuto in regime di 41-bis ha contestato le restrizioni sui contatti familiari, chiedendo colloqui visivi più lunghi e telefonate mensili garantite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le limitazioni sui colloqui 41-bis non sono misure puramente punitive, ma strumenti necessari per recidere i legami con le organizzazioni criminali e tutelare la sicurezza pubblica, in linea con le finalità del regime speciale.
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Colloqui telefonici 41-bis: limiti e modalità
Un detenuto in regime speciale ha richiesto di poter effettuare le telefonate ai familiari da una caserma e di estenderne la durata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che i colloqui telefonici 41-bis devono avvenire presso istituti penitenziari per garantire la sicurezza e l'identificazione. La durata resta fissata in dieci minuti, come da normativa, e non può essere equiparata a quella delle visite di persona, sottolineando la priorità delle esigenze di sicurezza associate a tale regime detentivo.
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Regime 41 bis: La Cassazione conferma la proroga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41 bis. La sentenza chiarisce che il controllo del Tribunale di Sorveglianza deve essere sostanziale e non meramente formale, valutando l'effettiva pericolosità attuale. La Corte ha inoltre confermato la legittimità costituzionale del regime 41 bis, escludendo la violazione del principio di irretroattività per le modifiche normative e ribadendo che la sua durata non è illimitata, essendo soggetta a revisioni periodiche.
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Aggravanti immigrazione clandestina: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due scafisti condannati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza conferma tutte le aggravanti immigrazione clandestina contestate, tra cui il fine di profitto (anche se indiretto), il trasporto di oltre cinque persone, il pericolo per la vita dei migranti e il trattamento inumano e degradante causato dal sovraffollamento e dalle condizioni del viaggio.
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Spazio minimo detenuto: quando è violato l’Art. 3 CEDU
Un detenuto ha richiesto un indennizzo per trattamento inumano a causa delle condizioni di detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che con uno spazio personale superiore a 4 mq, la presenza di una finestra, l'accesso ad attività e servizi igienici separati, non sussiste alcuna violazione dei diritti. Il calcolo dello spazio minimo detenuto deve correttamente escludere gli arredi fissi e l'area dei sanitari.
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Condizioni detentive: no a risarcimento per wc manuale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva una riduzione di pena per le condizioni detentive ritenute inumane, a causa dell'assenza del pulsante di scarico del wc nella cella. Secondo la Corte, per valutare la violazione dell'art. 3 CEDU è necessaria un'analisi multifattoriale. La mera assenza del pulsante, essendo presente acqua corrente che permetteva la pulizia manuale, non integra di per sé un trattamento degradante, poiché non impediva il mantenimento di condizioni igieniche adeguate.
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Sorveglianza particolare: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il regime di sorveglianza particolare. La misura era stata disposta a seguito di una grave aggressione in carcere. La Corte ha ritenuto il ricorso generico e non autosufficiente, confermando la legittimità della misura per garantire la sicurezza interna dell'istituto penitenziario.
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Reclamo tardivo e PEC: la Cassazione fa chiarezza
Un detenuto si vede negare il risarcimento per condizioni detentive inumane e il suo appello viene dichiarato inammissibile come reclamo tardivo. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che un reclamo inviato via PEC è tempestivo se accettato dal sistema giudiziario entro la mezzanotte del giorno di scadenza. La Corte afferma inoltre che l'interesse a ricorrere non cessa con la fine della pena, specialmente se si richiede un risarcimento monetario.
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Condizioni detentive: quando il disagio non è reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto che lamentava condizioni detentive degradanti a causa di carenza idrica e cattivi odori. La Corte ha stabilito che, per integrare una violazione dei diritti umani, il disagio patito deve superare una 'soglia minima di gravità', cosa non avvenuta nel caso di specie, dove l'amministrazione penitenziaria aveva adottato misure correttive.
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Risarcimento detenuto: la continuità esecutiva spiegata
La Corte di Cassazione ha stabilito che il riconoscimento del 'reato continuato' tra una pena già espiata e una in corso non unifica i periodi di detenzione. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento detenuto per condizioni inumane relative a periodi di carcerazione passati e conclusi con una scarcerazione deve rispettare i termini di decadenza, non potendo beneficiare della continuità esecutiva.
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Condizioni detenzione inumane: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto per il ristoro legato a presunte condizioni detenzione inumane. La sentenza chiarisce che, sebbene le allegazioni del detenuto godano di una presunzione di veridicità, questa può essere superata dalle relazioni dell'amministrazione penitenziaria. In tal caso, il ricorrente non può limitarsi a ribadire le proprie lamentele, ma deve fornire elementi concreti per contestare le prove contrarie.
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