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Art. 3 Convenzione EDU — Sezione Prima Penale

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233 provvedimenti

Altri anni per Art. 3 Convenzione EDU

Liberazione anticipata: infrazione disciplinare la nega
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione anticipata a un detenuto a causa di un'infrazione disciplinare. La sentenza stabilisce che la violazione delle regole interne, come comunicare con un detenuto di un altro gruppo, è un sintomo decisivo della mancata partecipazione all'opera di rieducazione, giustificando così il rigetto del beneficio per il semestre in esame.
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Permesso di necessità: quando il legame familiare conta
La Corte di Cassazione ha negato un permesso di necessità a un detenuto per visitare la tomba del suocero, anch'egli legato alla criminalità organizzata. La decisione si basa sulla mancanza di un legame familiare effettivo e di convivenza, ritenendo l'evento non sufficientemente grave da incidere sulla vita del detenuto, a prescindere dai profili di pericolosità sociale.
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Spazio vitale in cella: il letto va sempre sottratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel calcolo dello spazio vitale in cella a disposizione di un detenuto, l'area occupata dal letto singolo deve essere sempre sottratta, anche se questo è mobile e non ancorato al suolo. Tale ingombro, infatti, limita la libertà di movimento. Se lo spazio calpestabile scende sotto i 3 mq per persona, si presume una violazione dei diritti umani, che il giudice di merito dovrà valutare attentamente, considerando eventuali fattori compensativi.
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Differimento pena: la delega alla sanità non basta
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato il differimento pena a un detenuto malato, delegando alla direzione sanitaria carceraria la verifica sull'idoneità delle cure. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice ha il dovere di verificare concretamente l'adeguatezza del trattamento sanitario, senza poter delegare tale compito, in linea con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
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Corrispondenza detenuti 41-bis: quando è legittimo
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha impugnato il provvedimento che bloccava una sua lettera per il sospetto che contenesse un messaggio criptato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il controllo sulla corrispondenza detenuti 41-bis permette di trattenere la posta se vi è un fondato sospetto di comunicazioni illecite, basato su elementi concreti come simboli o linguaggio anomalo, al fine di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica.
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Ricorso generico detenuto: inammissibile dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che lamentava condizioni di detenzione inumane. La Corte ha stabilito che un ricorso generico detenuto, privo di argomentazioni specifiche e limitato a riproporre questioni già esaminate o a citare in modo vago nuove prove, non può essere accolto. La decisione sottolinea il principio fondamentale secondo cui i motivi di ricorso devono essere dettagliati e direttamente correlati alla decisione impugnata, senza richiedere alla Corte una nuova valutazione dei fatti.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quale rimedio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un detenuto che sconta un periodo di isolamento diurno ingiustamente inflitto deve chiedere la riparazione per ingiusta detenzione ai sensi dell'art. 314 cod. proc. pen. e non il rimedio previsto per le condizioni detentive inumane dall'art. 35-ter ord. pen. La Corte ha chiarito che l'isolamento è una pena e la sua esecuzione illegittima configura un'ingiusta detenzione, non un problema di condizioni carcerarie.
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Revoca indulto: quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione affronta il tema della revoca indulto a seguito della commissione di un nuovo reato. Un soggetto, beneficiario di un indulto, si vedeva revocare il beneficio dopo una nuova condanna. Nel ricorso, sosteneva che la pena originaria fosse prescritta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio cruciale: il termine di prescrizione della pena originaria, sospesa per effetto dell'indulto, inizia a decorrere non dalla data del reato, ma dal momento in cui la nuova sentenza di condanna diventa definitiva. Questo perché solo da quel momento la pena originaria torna ad essere eseguibile, attivando la condizione risolutiva della revoca indulto.
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Trattamento inumano in carcere: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che lamentava un trattamento inumano in carcere per le condizioni sofferte in un penitenziario milanese. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e infondati. In particolare, ha confermato che disagi come orari ridotti fuori dalla cella o sovraffollamento delle aree comuni non costituiscono una violazione dell'art. 3 CEDU se viene garantito lo spazio minimo vitale di 3 mq pro capite e l'accesso ai servizi essenziali.
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Spazio vitale in cella: no risarcimento sopra i 3 mq
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un risarcimento per condizioni di detenzione inumane. La Corte ha ribadito che, quando lo spazio vitale in cella è superiore ai 3 mq per persona, la violazione dell'art. 3 CEDU non è presunta. In questi casi, è necessaria una valutazione complessiva di tutti i fattori, positivi e negativi, delle condizioni carcerarie. Le semplici asserzioni del ricorrente, non supportate da prove, non sono sufficienti per contestare le decisioni dei giudici di merito.
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Durata massima misura di sicurezza: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione chiarisce come determinare la durata massima misura di sicurezza per un delinquente abituale. La Corte ha rigettato il ricorso di un condannato, stabilendo che il limite massimo va calcolato con riferimento alla pena edittale del reato più grave tra quelli che fondano la dichiarazione di abitualità, anche se per quel reato non era stata applicata alcuna misura di sicurezza. Questa interpretazione, basata sul principio di assorbimento, è stata ritenuta coerente con il sistema e più favorevole rispetto a un cumulo materiale.
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Regime detentivo 41-bis: Cassazione su proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la proroga del regime detentivo 41-bis per un elemento di vertice di un'organizzazione criminale. Nonostante i segnali di ravvedimento e una confessione, la Corte ha ritenuto prevalente il rischio concreto di riattivazione dei contatti con il clan, ancora operativo, giustificando così il mantenimento del cosiddetto 'carcere duro'.
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Permesso premio ostativo: la Cassazione decide
Con la sentenza n. 52139 del 11/12/2019, la Cassazione Penale, Sez. 1, ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto in regime ostativo per mancata collaborazione. Applicando la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la Corte ha affermato che la presunzione assoluta di pericolosità per il non collaborante è incostituzionale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza di legami con la criminalità, aprendo la via al beneficio anche senza collaborazione, in un'ottica di valorizzazione del percorso rieducativo. La decisione è cruciale per il tema del permesso premio ostativo.
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