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Art. 2948 Codice Civile — Anno 2024

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427 provvedimenti

Altri anni per Art. 2948 Codice Civile

Trattamento retributivo C.E.L.: No a parità con ricercatore
Una collaboratrice esperta linguistica (C.E.L.) assunta dopo il 1995 ha richiesto il medesimo trattamento retributivo C.E.L. di un ricercatore universitario, lamentando una discriminazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, chiarendo che la normativa più favorevole si applica esclusivamente agli "ex lettori" per tutelare diritti pregressi. Per i C.E.L. di nuova assunzione, la retribuzione è correttamente definita dalla contrattazione collettiva, senza che ciò costituisca discriminazione. La Corte ha inoltre accolto il ricorso dell'Università sul divieto di cumulo tra interessi e rivalutazione monetaria.
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Prescrizione quinquennale: onere della prova creditore
In una causa su canoni di concessione non pagati, un cittadino ha invocato la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta al creditore dimostrare di aver interrotto la prescrizione, non al debitore. Il semplice decorso del tempo, se eccepito, è sufficiente a far sorgere l'onere probatorio in capo a chi avanza la pretesa. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Prescrizione del credito: notifica nulla non si sana
Un contribuente contesta un debito per prescrizione del credito, sostenendo che la notifica della cartella di pagamento era irregolare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che un'intimazione di pagamento successiva, anche se regolarmente notificata, non può sanare il vizio della notifica originaria. Il giudice di merito deve quindi verificare la regolarità della prima notifica per decidere sulla prescrizione.
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Affidamento legittimo e TFR: Cassazione n. 13244/2024
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13244/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di TFR per i dipendenti pubblici con contratti a termine. Il caso riguarda una lavoratrice che non aveva richiesto il TFR alla scadenza di ogni contratto, fidandosi di una circolare dell'ente previdenziale che ne posticipava l'esigibilità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dichiarato prescritto il diritto, affermando che il giudice deve valutare l'affidamento legittimo generato dalla condotta dell'ente stesso, che non può poi contraddirsi eccependo la prescrizione.
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Prescrizione provvigioni agente: quando è decennale?
Un agente ha citato in giudizio la sua compagnia preponente per il mancato pagamento di provvigioni indirette e dell'indennità di risoluzione. Le corti di merito avevano respinto le richieste applicando la prescrizione breve di cinque anni. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che sia la richiesta di risarcimento per la violazione del patto di esclusiva, sia il credito per l'indennità di risoluzione, sono soggette alla prescrizione ordinaria di dieci anni. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione delle provvigioni dell'agente in caso di inadempimento contrattuale del preponente.
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Tariffa di depurazione: il rimborso è di 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12879/2024, ha confermato un importante principio a tutela degli utenti del servizio idrico. Anche in presenza di un impianto di depurazione funzionante, se questo non rispetta gli standard qualitativi previsti dalla legge (ad esempio, fornendo solo un trattamento primario), il servizio si considera come non reso. Di conseguenza, l'utente ha diritto al rimborso della specifica quota della tariffa di depurazione versata. La Corte ha inoltre ribadito che il termine di prescrizione per richiedere tale rimborso è di dieci anni, non cinque.
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Tariffa di depurazione: quando non va pagata?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12887/2024, ha stabilito che la tariffa di depurazione non è dovuta qualora il servizio, pur esistente, non rispetti gli standard di qualità previsti dalla legge. In questi casi, il servizio si considera come non reso. La Corte ha inoltre confermato che il diritto degli utenti al rimborso delle somme indebitamente pagate si prescrive in dieci anni, non in cinque. La decisione estende l'efficacia di una precedente sentenza della Corte Costituzionale a tutti i casi di servizio di depurazione non appropriato.
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Prescrizione lavoro pubblico: decorre durante il rapporto
Una lavoratrice ha citato in giudizio un ente pubblico, sostenendo che una serie di contratti di collaborazione e a tempo determinato costituissero in realtà un unico rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello le aveva dato ragione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione nel lavoro pubblico: ogni contratto è autonomo e il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi decorre durante lo svolgimento di ciascun singolo rapporto, non dalla fine dell'intero periodo di collaborazione. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Reiterazione contratti a termine: Cassazione e scuola
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11341/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di reiterazione di contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che l'abuso nel rinnovo dei contratti precari sussiste quando questi sono utilizzati per coprire esigenze stabili e durature, come le cattedre vacanti, per un periodo superiore a 36 mesi. Ciò vale anche se il docente ha prestato servizio in istituti scolastici diversi. La sentenza ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato il risarcimento proprio su questo presupposto, rinviando per un nuovo esame. È stato invece confermato il termine di prescrizione quinquennale per le rivendicazioni economiche relative all'anzianità di servizio.
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Interposizione fittizia: quando l’appalto è nullo
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, riconoscendo una interposizione fittizia di manodopera in un appalto di servizi di trasporto. La Corte ha stabilito che, a causa del controllo diretto e pervasivo esercitato dalla società committente sul lavoratore della ditta appaltatrice, si era instaurato un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato. La sentenza chiarisce anche che il termine di prescrizione per i crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto, data l'assenza di un regime di stabilità reale.
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Prescrizione crediti tributari: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8972/2024, ha stabilito principi fondamentali in materia di prescrizione crediti tributari e onere della prova. Il caso riguardava un'intimazione di pagamento impugnata da un contribuente. La Corte ha chiarito che per i tributi erariali, come IRPEF e IVA, si applica la prescrizione ordinaria decennale e non quella quinquennale. Inoltre, ha specificato che per provare la notifica della cartella di pagamento, è sufficiente per l'Ente Riscossore produrre la copia della cartella e la relativa ricevuta di ritorno, senza necessità dell'originale.
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Sospensione prescrizione: la definizione agevolata salva
La Cassazione chiarisce che la sospensione prescrizione prevista dalle norme sulla definizione agevolata interrompe i termini di decorrenza. Il caso riguarda un pignoramento opposto per prescrizione, ma la Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la decisione di merito che non aveva considerato il periodo di sospensione legale.
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Retribuzione ferie: sì alle indennità variabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità variabili corrisposte in modo continuativo, come quelle per attività di scorta e riserva. Confermando la decisione dei giudici di merito, la Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, affermando il principio derivato dal diritto europeo secondo cui la paga durante le ferie deve essere comparabile a quella ordinaria per non dissuadere il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo.
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Retribuzione ferie: sì a indennità variabili
Una società di trasporti ha impugnato una sentenza che la obbligava a includere diverse indennità variabili nella retribuzione feriale dei suoi macchinisti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il concetto di retribuzione ferie, secondo il diritto dell'Unione Europea, deve comprendere qualsiasi importo pecuniario intrinsecamente legato alla mansione, per evitare di dissuadere i dipendenti dal godere del loro diritto al riposo.
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Retribuzione ferie: quali voci includere in busta paga
Una società di trasporti ha contestato la decisione di includere alcune indennità variabili nella busta paga dei dipendenti durante le vacanze. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la retribuzione ferie deve comprendere tutte le componenti retributive continuative e legate alle mansioni, per evitare di scoraggiare i lavoratori dal prendere le ferie. La Corte ha anche precisato che il termine di prescrizione per queste richieste economiche decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro.
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Retribuzione ferie: indennità variabili incluse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8664/2024, ha stabilito che la retribuzione ferie deve includere tutte le indennità variabili connesse alla mansione, come quelle per attività di scorta e riserva. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che una diminuzione sensibile dello stipendio durante le vacanze ha un effetto dissuasivo, contrario al diritto dell'Unione Europea. La decisione rafforza il principio secondo cui la retribuzione durante il riposo deve essere equiparabile a quella dei periodi lavorativi.
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Ricorso inammissibile: principio di autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in una controversia su una fornitura commerciale. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorrente non ha adeguatamente riportato gli atti e i documenti essenziali, impedendo alla Corte di valutare il merito della questione. Viene inoltre ribadito il divieto per la Cassazione di riesaminare i fatti e l'applicazione della regola della 'doppia conforme'.
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Successione nel processo: diritti e doveri del legatario
In un caso di abusi edilizi e sconfinamento, la Corte di Cassazione affronta la questione della successione nel processo. Viene chiarito che il legatario, quale successore a titolo particolare nel diritto controverso, una volta chiamato in causa non può pretendere l'annullamento delle prove raccolte prima del suo ingresso, ma deve accettare il processo nello stato in cui si trova. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la partecipazione al giudizio, anche se successiva, garantisce il diritto di difesa senza necessità di rinnovare l'intera istruttoria.
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Canone depurazione: rimborso per servizio non goduto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8202/2024, ha ribadito il diritto degli utenti al rimborso del canone depurazione qualora il servizio sia inesistente o non funzionante. A seguito della rinuncia al ricorso principale da parte di una società di gestione idrica, la Corte ha rigettato il ricorso incidentale di un'altra società, confermando che la pretesa di restituzione è soggetta a prescrizione decennale e non può essere negata sulla base di futuri o presunti costi di adeguamento degli impianti.
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Canone depurazione non dovuto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso in cui una società di gestione idrica ha rinunciato al proprio ricorso, consolidando il principio secondo cui il canone depurazione non dovuto deve essere rimborsato agli utenti se il servizio di depurazione delle acque non è effettivamente fornito. La vicenda, originata dalla richiesta di rimborso di due utenti, si è conclusa con la dichiarazione di estinzione del giudizio e la condanna della società al pagamento delle spese legali, a seguito del suo allineamento a recenti e conformi pronunce della stessa Corte.
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