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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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301 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Soccombenza virtuale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un istituto di credito. Dopo una transazione con un cliente, la Corte d'Appello aveva deciso sulle spese applicando il principio di soccombenza virtuale. La banca ha impugnato questa decisione entrando nel merito di una domanda di manleva ormai superata, invece di contestare il criterio di ripartizione delle spese, commettendo un errore che ha reso il ricorso inammissibile.
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Prescrizione buoni postali: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione buoni postali è decennale e decorre dalla data di scadenza, anche se non indicata sul titolo. L'obbligo di conoscere i termini ricade sul risparmiatore, che deve consultare le fonti ufficiali, non potendo invocare la mancata informazione da parte dell'intermediario. La Corte ha rigettato il ricorso dei risparmiatori il cui diritto al rimborso era ormai estinto.
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Prescrizione crediti lavoro: decorrenza e stabilità
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 33066/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto. La Corte ha ribadito che, nonostante le riforme legislative recenti, il rapporto di lavoro non gode di una stabilità tale da giustificare una decorrenza del termine in costanza di rapporto, a causa dell'incertezza sulla tutela in caso di licenziamento illegittimo.
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Conguaglio espropriazione: quando scatta la prescrizione?
Un cittadino aveva acquistato un terreno da un Comune con una clausola che prevedeva il rimborso di futuri maggiori oneri di esproprio. Quando il Comune, anni dopo, ha richiesto il pagamento del conguaglio espropriazione, il cittadino ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il termine di prescrizione per la richiesta di rimborso del Comune non decorre dalla data in cui vengono stabiliti i criteri di indennizzo, ma dal momento in cui il Comune ha effettivamente pagato le somme ai proprietari originari, poiché solo allora il suo diritto di rivalsa diventa esigibile.
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Retrocessione terreno: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni eredi che chiedevano la retrocessione di un terreno espropriato da un Comune per la costruzione di una scuola, mai realizzata. La Corte ha stabilito che la domanda di retrocessione del terreno presuppone la validità del decreto di esproprio, mentre i ricorrenti avevano basato il loro appello sulla presunta nullità dell'atto, introducendo una causa d'azione diversa e incompatibile. Tale errore procedurale ha portato all'inammissibilità del ricorso.
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Prescrizione danni investimenti: quando decorre?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio cruciale sulla prescrizione danni investimenti. In un caso di perdite su obbligazioni a seguito del default dell'emittente, la Corte ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento non decorre dalla data dell'investimento, ma dal momento in cui il danno patrimoniale si è manifestato in modo concreto e oggettivamente percepibile, ovvero dal default della società emittente. La sentenza protegge gli investitori, riconoscendo che il diritto al risarcimento sorge solo quando la perdita diviene effettiva.
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Decorrenza prescrizione: quando inizia a contare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la regola sulla decorrenza prescrizione per il risarcimento di un danno derivante da un'operazione bancaria non autorizzata. La Corte ha stabilito che il termine inizia a decorrere dal momento del compimento dell'illecito, e non dalla successiva scoperta da parte del cliente, qualora il danno fosse accertabile fin da subito tramite l'uso dell'ordinaria diligenza, come la consultazione degli estratti conto.
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Azione revocatoria: la Cassazione sui termini
Una società fornitrice ha ricevuto pagamenti da un'azienda poi dichiarata insolvente. L'amministratore straordinario ha agito con un'azione revocatoria per recuperare le somme. La questione centrale riguardava la data di inizio del termine di tre anni per l'azione. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale termine decorre dalla data della dichiarazione di insolvenza, non da una precedente domanda di concordato preventivo, rigettando il ricorso della società fornitrice.
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Prescrizione e dolo: quando si sospende il termine?
Un soggetto, titolare di un diritto di prelazione su quote societarie, ha agito per il risarcimento dei danni scoprendo solo dopo molti anni la vendita delle quote in violazione del suo diritto. I tribunali, inclusa la Cassazione, hanno respinto la domanda perché prescritta. La Corte ha stabilito che per sospendere la prescrizione e dolo del debitore non basta la semplice omissione di comunicazione della vendita, ma è necessario un comportamento fraudolento finalizzato a nascondere il debito, che in questo caso non è stato provato.
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Acquisizione sanante: calcolo indennizzo e prescrizione
La Corte di Cassazione interviene su un caso di acquisizione sanante di un terreno illegittimamente occupato da un Comune. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: primo, il diritto al risarcimento per l'occupazione pregressa si prescrive in cinque anni, decorrenti da ogni singola annualità. Secondo, nel calcolare l'indennizzo per il valore del bene, non si può sottrarre il costo di demolizione dell'opera pubblica abusivamente realizzata, per non penalizzare ingiustamente il proprietario espropriato.
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Responsabilità fondatore unico: Cassazione nega analogia
Una banca ha citato in giudizio l'ente fondatore unico (un Comune) di una fondazione insolvente, cercando di ritenerlo responsabile per i debiti dell'ente per analogia con le norme sulle società per azioni unipersonali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la norma sulla responsabilità illimitata del socio unico (vecchio art. 2362 c.c.) è eccezionale e non può essere estesa alle fondazioni. La Corte ha inoltre confermato la prescrizione delle azioni risarcitorie.
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Nullità di protezione: da quando la prescrizione?
La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, rimette alla pubblica udienza una causa cruciale. Il caso riguarda la decorrenza della prescrizione per la restituzione di somme versate in base a un contratto di investimento nullo. La questione centrale è se, in caso di nullità di protezione, il termine di prescrizione inizi dal singolo pagamento o dall'accertamento giudiziale della nullità. La decisione finale avrà importanti implicazioni per la tutela degli investitori.
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Onere della prova correntista: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti ritenuti illeciti su due conti correnti, uno dei quali molto datato. A causa della mancanza di una documentazione completa, in particolare degli estratti conto, la richiesta è stata respinta nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'onere della prova correntista non può essere aggirato. Il cliente non può pretendere che la banca fornisca documenti risalenti a oltre dieci anni prima, né può chiedere una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) per colmare le proprie lacune probatorie.
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Prescrizione buoni postali: quando scade il diritto?
Un istituto finanziario ha impugnato una sentenza che lo obbligava a rimborsare un buono postale del 1996, sostenendo che il diritto fosse estinto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo le regole sulla prescrizione buoni postali. Ha stabilito che il termine di 10 anni decorre dalla scadenza del titolo e che l'emittente non ha obblighi informativi ulteriori rispetto alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. La decisione del tribunale è stata annullata.
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Prescrizione risoluzione contratto: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14019/2025, chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione della risoluzione del contratto di investimento. Dei risparmiatori avevano acquistato obbligazioni estere ad alto rischio, ma la banca intermediaria non aveva adempiuto ai propri obblighi informativi. La Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risoluzione decorre dal momento dell'esecuzione dell'ordine di acquisto, ovvero dal momento dell'inadempimento, e non dalla successiva data di default dei titoli. Questa pronuncia distingue nettamente l'azione di risoluzione da quella di risarcimento del danno, per la quale la prescrizione decorre dalla percezione del pregiudizio.
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Rimesse solutorie: la Cassazione e il fido di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una società correntista. La controversia riguardava la rideterminazione del saldo di un conto corrente, epurato da addebiti illegittimi come la commissione di massimo scoperto e la capitalizzazione trimestrale. La Corte ha confermato che il calcolo delle rimesse solutorie ai fini della prescrizione deve basarsi sul saldo ricalcolato e depurato, non sul saldo originario indicato dalla banca. L'inammissibilità è derivata dal fatto che i motivi del ricorso vertevano su riesami di fatto, non consentiti in sede di legittimità, e non contestavano la ratio decidendi della sentenza d'appello relativa alla natura protettiva del fido di fatto.
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Onere della prova bancario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione annulla una sentenza d'appello per motivazione contraddittoria sull'uso dei 'mastrini' come prova e per errata applicazione dell'onere della prova bancario in materia di prescrizione. L'ordinanza ribadisce che spetta al correntista provare l'esistenza di un credito, anche tramite documentazione parziale, e che la banca, per eccepire la prescrizione, non deve indicare le singole rimesse solutorie, ma solo allegare l'inerzia del titolare del diritto.
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Contratto autonomo di garanzia: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di diritto bancario, analizzando due ricorsi collegati. La controversia riguardava la natura di un contratto autonomo di garanzia, l'efficacia di un piano di rientro per sanare la mancanza di forma scritta delle clausole sugli interessi e l'omessa pronuncia su un appello incidentale relativo al criterio del "saldo zero". La Corte ha accolto parzialmente il primo ricorso, stabilendo che una mera ricognizione di debito non può sostituire la forma scritta richiesta per i tassi d'interesse e ha censurato la corte d'appello per un errore procedurale. Il secondo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio.
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Recesso del socio: quando perdi lo status di socio?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15087/2025, affronta il tema del recesso del socio da una s.p.a. Viene chiarito che, sebbene il recesso produca effetti immediati facendo perdere lo status di socio, tale effetto è subordinato a una condizione risolutiva. Se la società, entro 90 giorni, revoca la delibera che ha legittimato il recesso, quest'ultimo diventa inefficace retroattivamente. Di conseguenza, il socio riacquista pienamente il suo status e ha il diritto di impugnare la stessa delibera di revoca, in quanto decisione che incide sulla sua riacquisita posizione sociale.
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Illecito permanente: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'interclusione di un fondo, causata dalla costruzione di un'opera pubblica, costituisce un illecito permanente e non un illecito istantaneo con effetti permanenti. Questa qualificazione è fondamentale per il calcolo della prescrizione del diritto al risarcimento del danno. A differenza dell'illecito istantaneo, dove il termine di prescrizione decorre dalla prima manifestazione del danno, nell'illecito permanente il diritto al risarcimento sorge continuamente finché perdura la condotta lesiva. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento non era prescritta, ma limitata ai danni subiti nei cinque anni precedenti l'azione legale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, che aveva erroneamente dichiarato estinto il diritto degli attori, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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