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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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301 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Nullità contratto quadro: quando è tardi per eccepirla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva condannato una banca a risarcire un cliente per perdite su investimenti. La ragione della condanna in appello era la mancanza del contratto quadro, che rendeva nulli gli ordini di acquisto. Tuttavia, il cliente aveva sollevato tale nullità solo alla fine del primo grado di giudizio. La Cassazione ha stabilito che, sebbene la nullità del contratto quadro sia rilevabile d'ufficio, non può essere dedotta tardivamente se richiede un'indagine probatoria non effettuata nei termini processuali. La questione è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi di restituzione
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per carenza informativa nella vendita di obbligazioni. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire le cedole percepite, a causa dell'effetto retroattivo previsto dalla legge. La buona fede del cliente rileva solo ai fini del calcolo degli interessi sulle somme da restituire, non per trattenere il capitale dei frutti incassati.
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Onere della prova affidamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28990/2025, ha rigettato il ricorso di un correntista, confermando che l'onere della prova dell'affidamento bancario, inclusa la specificazione del suo limite, spetta interamente al cliente. Tale prova è fondamentale per contrastare l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca riguardo alle rimesse effettuate sul conto. La Corte ha chiarito che senza la dimostrazione precisa del limite del fido, è impossibile distinguere tra rimesse solutorie (che estinguono un debito) e ripristinatorie (che ricostituiscono la disponibilità), rendendo di fatto inefficace la difesa del correntista. La documentazione della Centrale Rischi è stata ritenuta insufficiente a tal fine.
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Risarcimento occupazione illegittima: la data del valore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26742/2025, chiarisce i criteri per il calcolo del risarcimento occupazione illegittima di un terreno da parte della Pubblica Amministrazione. La sentenza ribadisce che, in assenza di un decreto di esproprio, l'occupazione costituisce un illecito permanente. Il diritto al risarcimento per la perdita della proprietà sorge con la domanda giudiziale del privato, che equivale a una rinuncia al bene. Di conseguenza, il valore dell'immobile deve essere determinato con riferimento a tale data e non a quella della trasformazione del fondo. La Corte ha rigettato il ricorso dei proprietari, confermando la correttezza della decisione d'appello.
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Prescrizione azione responsabilità: il dies a quo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8651/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex sindaco di una società fallita, confermando un principio chiave sulla prescrizione dell'azione di responsabilità. Il ricorrente sosteneva che il termine di prescrizione quinquennale fosse decorso prima della notifica dell'atto di citazione, individuando il 'dies a quo' nel momento in cui si erano deteriorati i rapporti con il principale creditore. La Suprema Corte ha ribadito che esiste una presunzione 'iuris tantum' secondo cui il termine di prescrizione decorre dalla data della dichiarazione di fallimento, momento in cui l'insufficienza patrimoniale diventa oggettivamente percepibile dalla generalità dei creditori. Spetta al sindaco o all'amministratore fornire la prova contraria, dimostrando con fatti di assoluta evidenza una diversa e anteriore data di percepibilità, prova che nel caso di specie non è stata fornita.
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Prescrizione azione di responsabilità: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8553/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni ex amministratori societari. La Corte ha ribadito che la prescrizione dell'azione di responsabilità promossa dalla curatela fallimentare decorre, in via presuntiva, dalla data della sentenza di fallimento. Spetta agli amministratori convenuti fornire la prova rigorosa di una data anteriore in cui l'insufficienza patrimoniale della società era divenuta oggettivamente percepibile dai creditori. Nel caso di specie, la semplice esistenza di accertamenti fiscali non è stata ritenuta sufficiente a superare tale presunzione.
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Prescrizione appalti pubblici: decorrenza e collaudo
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione negli appalti pubblici. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per il diritto al saldo dell'appaltatore decorre dallo scadere dell'ottavo mese successivo alla data di ultimazione dei lavori, termine fissato per legge per il collaudo. Secondo la Corte, il mancato rispetto di questo termine da parte della stazione appaltante equivale a un rifiuto legale, rendendo il diritto esigibile. Un collaudo effettuato tardivamente è irrilevante ai fini dell'interruzione della prescrizione, poiché il potere della P.A. di effettuarlo si è consumato. Di conseguenza, il ricorso della società appaltatrice è stato respinto in quanto le sue pretese erano ormai prescritte.
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Onere della prova: Cassazione e conti correnti
Una società ha citato in giudizio una banca per l'applicazione di interessi anatocistici. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6982/2024, ha respinto il ricorso della banca, consolidando importanti principi sull'onere della prova. In particolare, ha stabilito che nell'azione di ripetizione del cliente, in caso di documentazione incompleta, si può partire dal primo saldo a debito non contestato. La Corte ha chiarito le regole probatorie e il decorso della prescrizione, offrendo una guida fondamentale per le controversie bancarie.
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Onere della prova: le dichiarazioni difensive come indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito in un caso di restituzione di somme indebite. La Corte ha chiarito che l'ammissione contenuta in un atto difensivo non ha valore di confessione legale, ma può essere valutata dal giudice come elemento indiziario. Di conseguenza, non vi è violazione dell'onere della prova se il giudice ritiene un fatto provato sulla base di tali indizi, poiché il ricorso mirava a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Prescrizione rimesse solutorie: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6684/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una correntista contro una banca. Il caso verteva sulla richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha ribadito principi chiave sulla prescrizione rimesse solutorie, confermando che l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca può essere generica e che spetta al cliente l'onere di provare l'esistenza di un contratto di apertura di credito per qualificare i versamenti come ripristinatori e non solutori, dai quali decorre la prescrizione decennale.
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Prescrizione investimenti finanziari: la decorrenza
In una causa per risarcimento danni derivanti da intermediazione finanziaria, la Corte di Appello ha stabilito che la prescrizione decorre dalla chiusura del rapporto, momento in cui il danno diviene percepibile. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla decorrenza della prescrizione investimenti finanziari di tale importanza da rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione definitiva, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Responsabilità promotore finanziario: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice contro un promotore finanziario e due banche. L'ordinanza sottolinea l'impossibilità di contestare in sede di legittimità l'accertamento dei fatti operato dalla Corte d'Appello, in particolare riguardo al momento in cui l'investitrice ha avuto conoscenza del danno ai fini della prescrizione. La decisione conferma che la mancata prova del conferimento di un incarico al promotore e la corretta valutazione della decorrenza della prescrizione sono elementi decisivi che, se stabiliti nei gradi di merito, non possono essere riesaminati dalla Cassazione.
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Prescrizione azione restituzione: quando decorre?
Un ente regionale, dopo aver ottenuto l'annullamento di una sentenza sfavorevole in Cassazione, ha atteso troppo tempo per richiedere la restituzione delle somme versate. La Suprema Corte ha confermato che il termine decennale per la prescrizione dell'azione di restituzione decorre dalla data della sentenza di Cassazione, non dal successivo giudizio di rinvio. Poiché l'ente non ha agito entro dieci anni, il suo diritto si è estinto e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Risarcimento danni antitrust: la Cassazione decide
Una società acquirente di un autocarro ha citato in giudizio il produttore per ottenere il risarcimento danni antitrust derivante da un cartello sui prezzi. La società produttrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il termine di prescrizione per i danni da illecito concorrenziale segreto (c.d. danno lungolatente) decorre non dal momento della cessazione della condotta illecita, ma da quando il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza dell'illecito, del danno e dell'identità del responsabile. Tale momento è stato individuato nella data della decisione della Commissione Europea che ha accertato il cartello. La Corte ha inoltre chiarito il valore probatorio degli atti del procedimento europeo nel giudizio civile.
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Spese processuali soccombenza: la Cassazione decide
In una causa tra una società e un istituto di credito per anatocismo e altre irregolarità su un conto corrente, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul principio delle spese processuali soccombenza. La Corte ha stabilito che la parte che ottiene una vittoria, seppur minima, non può mai essere condannata a pagare le spese legali della controparte. La sentenza impugnata è stata cassata su questo punto, con compensazione delle spese per tutti i gradi di giudizio.
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Prescrizione e Società: la Cassazione chiarisce
Gli eredi di un socio di una banca rurale defunto citavano in giudizio l'istituto di credito che aveva incorporato la banca originaria per ottenere il riconoscimento del loro status di soci e il controvalore delle azioni. L'istituto di credito eccepiva la prescrizione del diritto. Dopo un lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso degli eredi. La Corte ha chiarito che una precedente sentenza di cassazione per vizi procedurali non costituiva un giudicato implicito sulla questione della prescrizione, la quale poteva essere riesaminata. Inoltre, ha confermato che una lettera con cui gli eredi chiedevano la liquidazione delle quote non era idonea a interrompere la prescrizione del distinto diritto al riconoscimento della qualità di soci.
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Occupazione acquisitiva: indennità e risarcimento
La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra il periodo di occupazione legittima, che dà diritto a un'indennità, e il periodo di occupazione illegittima (sine titulo) successivo, che genera un diritto al risarcimento del danno. Il caso riguarda un Comune che, dopo aver occupato un terreno privato per un'opera pubblica sulla base di un decreto d'urgenza, non ha mai emesso il decreto di esproprio definitivo. La Corte ha stabilito che la mancata emissione del decreto non rende l'occupazione iniziale retroattivamente illecita. Di conseguenza, per il primo periodo spetta un'indennità, mentre per il periodo successivo alla scadenza dei termini, in cui si configura una occupazione acquisitiva, spetta il risarcimento del danno.
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Responsabilità enti di vigilanza: è extracontrattuale
Un gruppo di risparmiatori ha citato in giudizio alcuni enti di vigilanza per i danni subiti a seguito del dissesto di un istituto di credito, lamentando un'omessa vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità degli enti di vigilanza ha natura extracontrattuale e non deriva da 'contatto sociale'. Di conseguenza, si applica il termine di prescrizione breve di cinque anni, che decorre dal momento in cui il danno è divenuto oggettivamente conoscibile, come la data della dichiarazione di insolvenza, rendendo l'azione dei risparmiatori tardiva e quindi prescritta.
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Conguagli idrici retroattivi: la Cassazione fa chiarezza
Una società di fornitura idrica ha richiesto a un condominio il pagamento di somme a titolo di conguagli per "partite pregresse". La Corte di Cassazione, di fronte a un complesso quadro normativo e a orientamenti giurisprudenziali contrastanti, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Invece di decidere immediatamente, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per approfondire la questione della legittimità dei conguagli idrici retroattivi, il fondamento del potere delle Autorità di regolazione e i limiti di tale potere a tutela degli utenti.
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Conguaglio partite pregresse: Cassazione alle Sezioni Unite
Una società di gestione del servizio idrico ha richiesto a un utente un conguaglio per partite pregresse, ovvero un pagamento retroattivo per costi non inclusi nelle bollette passate. A fronte di un contrasto giurisprudenziale sulla legittimità di tale richiesta, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di particolare importanza e ha rimesso la causa alle Sezioni Unite per ottenere un principio di diritto definitivo. Il nodo centrale è bilanciare il principio europeo del recupero integrale dei costi con la tutela dell'affidamento dei consumatori e la certezza dei rapporti contrattuali.
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