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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Iscrizione Gestione Separata: obbligo per professionisti
Un professionista, già contribuente presso un'altra forma di previdenza, è stato obbligato dall'ente previdenziale a versare i contributi alla Gestione Separata per l'attività libero-professionale. Il professionista ha contestato la richiesta, sostenendo che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata e chiarendo che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza del pagamento, che in questo caso era stata posticipata, rendendo la richiesta dell'ente tempestiva.
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Prescrizione contributi gestione separata: la Cassazione
La Corte di Cassazione interviene sulla prescrizione dei contributi gestione separata. Una professionista si opponeva a una richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per diverse annualità. La Corte d'Appello aveva dichiarato il credito prescritto. La Cassazione ha parzialmente riformato la decisione, stabilendo che le proroghe legali per il versamento dei contributi spostano in avanti anche il 'dies a quo', ovvero il giorno da cui inizia a decorrere la prescrizione quinquennale. Di conseguenza, i contributi per il 2009 e 2010 non erano prescritti, a differenza di quelli per il 2011.
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Prescrizione Amianto: la consapevolezza è decisiva
Un ex lavoratore di uno stabilimento chimico ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto estinto per prescrizione amianto, calcolata dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: il termine di prescrizione decennale non decorre automaticamente dalla pensione, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza o avrebbe potuto acquisirla con l'ordinaria diligenza, di essere stato esposto a un rischio qualificato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione benefici amianto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33253/2024, ha stabilito un principio cruciale in tema di prescrizione benefici amianto. Il caso riguarda una ex lavoratrice che aveva richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché la richiesta era stata presentata oltre dieci anni dopo il pensionamento. La Cassazione ha cassato questa decisione, affermando che il termine di prescrizione non decorre automaticamente dalla data di pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza o la concreta conoscibilità del proprio diritto. Stabilire questo momento richiede un accertamento specifico dei fatti, non una presunzione automatica.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando inizia?
Un lavoratore esposto ad amianto ha richiesto la rivalutazione contributiva. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto prescritto a partire dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prescrizione per la rivalutazione da amianto non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito, o avrebbe potuto acquisire con ordinaria diligenza, la consapevolezza della propria esposizione qualificata e del conseguente diritto. Questa consapevolezza deve essere accertata in concreto e non può essere presunta.
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Prescrizione amianto: da quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33165/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione amianto. Il diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto si prescrive in dieci anni, ma il termine non decorre automaticamente dalla data del pensionamento. La decorrenza scatta solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza, o la ragionevole conoscibilità, di essere stato esposto a tale agente nocivo. La Corte ha cassato la decisione di merito che legava la prescrizione al solo pensionamento, rinviando la causa per un nuovo esame che accerti l'effettiva consapevolezza del lavoratore.
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Diritto ereditario: il beneficio passa agli eredi?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'erede che richiedeva un beneficio previdenziale per esposizione all'amianto per conto del coniuge defunto. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto non fosse trasmissibile, non essendo mai stato richiesto in vita dal lavoratore. La Corte ha stabilito che il diritto si trasferisce per successione, ma ha cassato la sentenza d'appello per un vizio procedurale: la corte territoriale non aveva adeguatamente verificato se il defunto avesse compiuto atti interruttivi della prescrizione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Prescrizione rivalutazione amianto: quando inizia?
Una lavoratrice ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo il diritto estinto e facendo partire la prescrizione dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la prescrizione rivalutazione amianto decorre solo dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza dell'esposizione, un fatto che deve essere provato e non può essere presunto automaticamente con il pensionamento. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione amianto: non basta la data di pensione
In un caso di rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione del diritto non decorre automaticamente dalla data di pensionamento. Il termine decennale inizia a correre solo dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la concreta consapevolezza di essere stato esposto a un rischio qualificato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per 'motivazione apparente', in quanto aveva collegato l'inizio della prescrizione alla data della pensione senza un'indagine fattuale sulla reale conoscenza del lavoratore.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Impugnazione cumulativa: quando è inammissibile?
La Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione cumulativa presentata da più soggetti contro diverse sentenze d'appello. La Corte ribadisce che, fuori dai casi tributari, tale ricorso è ammissibile solo con identità di parti e questioni, requisiti assenti nel caso di specie.
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Prescrizione Amianto: quando decorre il termine?
Un pensionato ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, applicando la prescrizione decennale a partire dalla data di pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il termine di prescrizione amianto non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito la consapevolezza, o avrebbe potuto acquisirla, della dannosa esposizione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione rivalutazione amianto: la Cassazione
Un lavoratore si è visto negare dalla Corte d'Appello il diritto alla rivalutazione dei contributi per esposizione all'amianto a causa della prescrizione decennale, calcolata dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio cruciale in tema di prescrizione rivalutazione amianto: il termine per far valere il diritto non decorre automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha acquisito, o poteva acquisire, la consapevolezza del rischio corso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32646/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che fissava l'inizio della prescrizione alla data di pensionamento del lavoratore. Secondo i giudici supremi, il termine di prescrizione decennale decorre non automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto, o avrebbe potuto avere, effettiva consapevolezza del danno derivante dall'esposizione qualificata all'agente nocivo. La Corte d'appello dovrà quindi effettuare un nuovo esame accertando in concreto tale momento.
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Difesa P.A. in giudizio: non vale per il lavoro in carcere
Un detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro svolto in carcere. Il Ministero si è difeso tramite propri funzionari, eccependo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la facoltà di difesa P.A. in giudizio con proprio personale è limitata alle cause di pubblico impiego e non si applica al lavoro carcerario, che ha natura privatistica. Di conseguenza, la costituzione del Ministero e la relativa eccezione di prescrizione sono state dichiarate invalide, con la condanna dell'amministrazione al pagamento dell'intera somma richiesta.
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Lavoro carcerario: difesa del Ministero non valida
Un ex detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro carcerario svolto. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la difesa del Ministero nel primo grado di giudizio era proceduralmente nulla. Il Ministero si era costituito tramite un proprio funzionario, ma la Corte ha chiarito che il lavoro carcerario configura un rapporto di diritto privato, per il quale è necessaria la difesa dell'Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero è stata invalidata, portando alla condanna al pagamento delle somme richieste.
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Prescrizione contributi: il DPCM sposta la decorrenza
Un professionista si opponeva a una richiesta di contributi previdenziali per la Gestione Separata, ritenendola prescritta. La Corte d'Appello gli dava ragione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte ha stabilito che il termine per la prescrizione contributi non decorre dalla scadenza originaria, ma da quella posticipata da un DPCM. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale era tempestiva e il debito non era estinto.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Massimale pensionabile Quota B: la Cassazione decide
Un pensionato, ex lavoratore dello spettacolo, ha contestato il calcolo della sua pensione, in particolare della "quota B", a causa dell'applicazione di un tetto massimo alla retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31955/2024, ha stabilito due principi chiave: la decadenza triennale si applica solo ai ratei arretrati e non al diritto al ricalcolo per il futuro; il vecchio "massimale pensionabile" previsto dal D.P.R. 1420/1971 è ancora valido per il calcolo della "quota B", non essendo stato abrogato dalle riforme successive. La Corte ha quindi accolto il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione restituzione: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31864/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione restituzione di somme versate in esecuzione di una sentenza di primo grado poi riformata in appello. Il caso riguardava una società che, dopo molti anni dalla riforma della sentenza, aveva richiesto a un ex dipendente la restituzione di una somma. La Corte ha chiarito che, in base alla normativa vigente (art. 336 c.p.c. post-riforma del 1990), il termine di prescrizione decennale non decorre dal momento in cui la sentenza di appello diventa definitiva, ma dalla data della sua pubblicazione. Di conseguenza, la richiesta della società, avanzata oltre dieci anni dopo la pubblicazione della sentenza di riforma, è stata dichiarata prescritta.
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