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Art. 2935 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

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682 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione contributi INPS: il DPCM sposta i termini
La Corte di Cassazione ha stabilito che un decreto ministeriale (DPCM) che differisce il termine per il pagamento dei contributi previdenziali sposta in avanti anche la data di decorrenza della prescrizione. In un caso riguardante un professionista iscritto alla Gestione Separata, la Corte ha annullato le decisioni dei giudici di merito che avevano dichiarato estinto il debito per prescrizione, senza considerare la proroga dei termini di pagamento. Questa ordinanza chiarisce che il dies a quo per la prescrizione contributi INPS coincide con la scadenza effettiva del pagamento, inclusi eventuali differimenti normativi.
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Licenziamento verbale: il ritardo non è rinuncia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda, condannata a risarcire un ex dipendente per licenziamento verbale. La Corte ha stabilito che il semplice ritardo del lavoratore nell'agire legalmente non costituisce una rinuncia tacita al diritto al risarcimento. Inoltre, l'obbligo di reintegrazione e pagamento sussiste finché l'azienda è legalmente iscritta al registro delle imprese, anche se inattiva. Infine, i diritti sanciti da una sentenza definitiva si prescrivono in dieci anni.
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Vittima del Dovere: prescrizione e benefici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13556/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di benefici per la vittima del dovere. Se da un lato lo status di vittima è imprescrittibile e può essere richiesto in qualsiasi momento, i diritti economici che ne derivano sono soggetti alla prescrizione decennale. La Corte ha inoltre precisato che, per la speciale elargizione una tantum, il termine di prescrizione decorre non dal riconoscimento dello status, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha introdotto il beneficio (d.P.R. n. 243/2006), rendendo in questo caso specifico il diritto prescritto.
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Prescrizione crediti agente: la Cassazione sui 5 anni
Un agente ha citato in giudizio la società preponente per ottenere la riqualificazione del rapporto e il pagamento di differenze retributive e indennità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti dell'agente per le provvigioni è quinquennale e non decennale. Ha inoltre dichiarato inammissibili le domande nuove in appello e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei termini di decadenza e dell'onere della prova a carico dell'agente.
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Indennità agente unico: spetta se le mansioni continuano
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore del settore trasporti a percepire un'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione normativa. La decisione si fonda sulla constatazione che il dipendente ha continuato a svolgere in modo continuativo le mansioni accessorie di vendita e controllo biglietti, considerate non rientranti nelle attività ordinarie da svolgersi solo occasionalmente. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla cessazione del rapporto di lavoro, data l'assenza di un regime di piena stabilità reale.
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Indennità agente unico: diritto anche se soppressa
La Cassazione conferma il diritto di un dipendente del settore trasporti a percepire l'indennità agente unico, anche dopo la sua formale soppressione, poiché le mansioni accessorie di vendita biglietti continuavano ad essere svolte. La Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la continuità della prestazione giustifica la conservazione del trattamento economico equivalente, in applicazione del principio di irriducibilità della retribuzione.
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Gestione separata avvocati: obblighi e sanzioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13174/2025, ha esaminato il caso di una professionista legale che contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata avvocati. La Corte ha confermato la sussistenza dell'obbligo contributivo, rigettando l'eccezione di prescrizione, ma ha annullato le sanzioni civili applicate per il periodo in questione, in virtù di una precedente sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato l'illegittimità delle sanzioni per i periodi antecedenti a una specifica legge chiarificatrice del 2011.
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Prescrizione crediti lavoro: il caso del lettore
L'erede di una docente universitaria si è rivolta alla Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha drasticamente ridotto le somme dovute per differenze retributive, applicando la prescrizione. Il nodo centrale era la prescrizione crediti di lavoro. La Corte d'Appello ha considerato prescritti i crediti anteriori al 2004, poiché il primo atto interruttivo valido risaliva al 2009. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i dipendenti pubblici il termine di prescrizione quinquennale decorre durante il rapporto di lavoro, data la sua stabilità. Ha inoltre dichiarato inammissibili le censure procedurali su prove e calcoli, ritenendole tentativi di riesaminare il merito della causa.
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Prescrizione contributi: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione chiarisce che la prescrizione dei contributi previdenziali sui premi di produzione decorre dal momento in cui il premio doveva essere corrisposto (principio di competenza) e non da quando viene effettivamente pagato. Annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato il principio di cassa, la Suprema Corte afferma che il ritardo nel pagamento non sposta il termine iniziale (dies a quo) per il calcolo della prescrizione contributi.
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Trasferimento d’azienda e continuità del rapporto
La Corte di Cassazione ha confermato che si configura un trasferimento d'azienda, con conseguente continuità del rapporto di lavoro, anche quando la cessione avviene in due fasi tramite un terzo intermediario. Nel caso specifico, la gestione di una stazione di servizio era passata da una madre al figlio, ma formalmente l'azienda era stata prima restituita a una compagnia petrolifera e poi da questa riassegnata al figlio. La Corte ha ritenuto irrilevante questo passaggio intermedio, stabilendo che, poiché l'organizzazione dei beni e l'attività economica erano rimaste invariate, il rapporto di lavoro del dipendente era proseguito senza interruzioni con il nuovo titolare. Di conseguenza, il licenziamento successivo è stato dichiarato inefficace.
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Trasferimento d’azienda: continuità e responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato che si configura un trasferimento d'azienda anche quando il passaggio di gestione di una stazione di servizio avviene tramite un terzo intermediario (una compagnia petrolifera). Di conseguenza, il nuovo gestore e il precedente titolare sono responsabili in solido per i crediti retributivi del lavoratore, il cui rapporto di lavoro è proseguito senza soluzione di continuità. La Corte ha rigettato il ricorso dei gestori, sottolineando che la continuità del complesso dei beni aziendali è l'elemento decisivo.
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Prescrizione crediti retributivi: quando inizia?
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce la decorrenza della prescrizione per crediti retributivi oggetto di un accordo di sospensione. Il caso riguarda un lavoratore e un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che il termine per la restituzione delle somme decorre dalla fine del periodo di sospensione pattuito, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente che chiedeva una diversa interpretazione dei fatti. La decisione sottolinea che la Cassazione non può riesaminare il merito della causa.
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Responsabilità solidale appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità solidale appalto, confermando che il termine biennale di decadenza per agire contro il committente può essere interrotto da una semplice richiesta stragiudiziale. L'ordinanza chiarisce che il diritto del lavoratore verso il committente non è autonomo, ma soggiace allo stesso regime di prescrizione applicabile al datore di lavoro diretto, con decorrenza dalla fine del rapporto. Il ricorso del committente è stato rigettato.
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Divisore orario e discriminazione part-time: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una società concessionaria autostradale per aver applicato un divisore orario meno favorevole a un lavoratore part-time turnista rispetto ai colleghi a tempo pieno. La sentenza ribadisce il fondamentale principio di non discriminazione part-time, secondo cui la retribuzione oraria deve essere calcolata in modo equo, indipendentemente dall'orario ridotto. La Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso dell'azienda, inclusa l'eccezione di prescrizione, affermando che il termine decorre dalla fine del rapporto di lavoro.
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Ritenute fiscali: a chi spetta il rimborso?
Una società editrice ha applicato un condono fiscale, previsto per le zone colpite da un sisma, versando solo il 10% delle ritenute fiscali operate sulle buste paga dei dipendenti. I lavoratori hanno chiesto la restituzione del restante 90%, sostenendo che tale somma fosse parte della loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha dato loro ragione, stabilendo che il datore di lavoro, in qualità di sostituto d'imposta, non può trattenere per sé somme che, pur prelevate dalla retribuzione, non sono state versate all'erario a causa del condono. Il diritto alla restituzione sorge con il perfezionamento del condono e l'azione va proposta contro il datore di lavoro davanti al giudice del lavoro.
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Ius postulandi: quando il funzionario non può difendere
Un ex detenuto ha agito in giudizio per ottenere il pagamento per il lavoro svolto in carcere. Nei gradi di merito, la sua richiesta era stata parzialmente respinta accogliendo l'eccezione di prescrizione sollevata da un funzionario del Ministero. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che il funzionario non aveva il potere di rappresentare l'amministrazione (difetto di ius postulandi), poiché il lavoro carcerario non rientra nelle controversie di pubblico impiego. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione è stata dichiarata invalida e il Ministero condannato al pagamento dell'intera somma.
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Eccezione di decadenza: come impugnarla in appello
Una lavoratrice, licenziata dopo una cessione di ramo d'azienda, impugnava sia il licenziamento sia la cessione stessa. La società cedente sollevava un'eccezione di decadenza per tardiva impugnazione della cessione. La Corte di Cassazione ha chiarito che, se il giudice di primo grado rigetta implicitamente tale eccezione decidendo nel merito, la parte soccombente su quel punto deve proporre appello incidentale, non potendosi limitare a riproporre la questione in appello. La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una società ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello relativa a differenze retributive dovute a un ex dipendente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando i rigorosi requisiti procedurali necessari per un valido ricorso per cassazione. La decisione evidenzia in particolare il principio di autosufficienza, che impone al ricorrente di trascrivere e indicare con precisione gli atti e gli argomenti processuali su cui si fonda l'impugnazione, senza i quali il ricorso è destinato al fallimento.
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Prescrizione contributi: no a sospensione automatica
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha respinto il ricorso di un ente previdenziale, stabilendo che la semplice omissione della compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi da parte di un professionista non comporta automaticamente la sospensione della prescrizione dei contributi. Per interrompere il decorso del tempo, l'ente deve provare il 'doloso occultamento' del debito, un onere che non può essere soddisfatto dalla sola omissione dichiarativa.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la Cassazione
Un professionista, architetto, veniva iscritto d'ufficio alla Gestione Separata. Inizialmente, i contributi per alcuni anni venivano dichiarati prescritti dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per calcolare la prescrizione dei contributi alla Gestione Separata si deve tener conto delle proroghe dei termini di versamento disposte per legge. La Corte ha inoltre censurato la sentenza d'appello per non essersi pronunciata sulla richiesta di restituzione di somme avanzata dall'Ente Previdenziale.
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