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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2026

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240 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione del credito risarcitorio: la società salva il socio
Gli eredi del proprietario originario di un terreno hanno citato in giudizio una società in accomandita semplice e il suo socio accomandatario per rivendicare la proprietà del fondo e chiedere il risarcimento dei danni per l'illegittima vendita dello stesso. Il Tribunale ha dichiarato la prescrizione del credito risarcitorio nei confronti della società, ma ha condannato gli eredi del socio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di uno degli eredi del socio, stabilendo che l'eccezione di prescrizione del credito risarcitorio sollevata tempestivamente dalla società si estende automaticamente anche al socio accomandatario e ai suoi eredi. Questo effetto espansivo evita che il socio debba pagare un debito già estinto per la società, potendo altrimenti rivalersi su di essa e vanificare la prescrizione ottenuta dall'ente.
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Ripetizione di indebito oggettivo: il tempo cancella il rimborso
L'Acquirente di un immobile ha versato erroneamente l'IVA all'Azienda Venditrice anziché l'imposta di registro. Dopo una sentenza tributaria del 2017 che ha confermato l'errore, l'Acquirente ha avviato un'azione di ripetizione di indebito oggettivo per riavere la somma. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per chiedere il rimborso decorre dal momento del pagamento originario (avvenuto nel 2004) e non dalla sentenza tributaria successiva. Quest'ultima ha infatti natura meramente dichiarativa di un errore già esistente fin dall'inizio. Di conseguenza, il diritto al rimborso è stato dichiarato prescritto, determinando la vittoria dell'Azienda Venditrice, che non dovrà restituire la somma.
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Risoluzione per inadempimento: stop alle interferenze radio
Una storica emittente radiofonica lamentava continue interferenze sulle proprie frequenze causate da un'azienda concorrente. Le parti avevano firmato un accordo di coordinamento tecnico per evitare sovrapposizioni, ma la concorrente lo aveva violato riattivando un impianto con specifiche non consentite. L'emittente ha quindi chiesto la risoluzione per inadempimento dell'accordo e la cessazione delle turbative. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente degli impianti interferenti, confermando che il diritto a chiedere la risoluzione per inadempimento non era prescritto, poiché il termine decorre solo da quando l'inadempimento diventa intollerabile e continuo. Di conseguenza, è stata confermata la condanna a cessare immediatamente ogni interferenza radiofonica.
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Conguagli regolatori per partite pregresse: stop alle retroattività
Un utente ha contestato le fatture del servizio idrico emesse dal gestore, relative a consumi ordinari e a conguagli regolatori per partite pregresse degli anni 2005-2011. Il Tribunale aveva annullato le richieste ritenendole illegittime o prescritte. La Cassazione, richiamando i principi delle Sezioni Unite, ha stabilito che il gestore non può applicare retroattivamente nuove tariffe per calcolare i conguagli, ma deve fare riferimento alle regole vigenti al momento dei consumi (metodo normalizzato). Inoltre, ha rilevato errori nel calcolo della prescrizione quinquennale per i consumi ordinari, non avendo i giudici di merito considerato l'esatto momento di emissione della fattura e una nota di credito parziale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione risarcimento medici specializzandi: vince lo Stato
Un gruppo di medici ha chiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione svolti tra il 1980 e il 1991, in violazione delle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diritto è ormai prescritto. La Corte ha ribadito che il termine di dieci anni per la prescrizione risarcimento medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999, che ha reso palese l'inadempimento dello Stato. Non rilevano le successive incertezze dei giudici o le riforme legislative del 2011. I medici sono stati condannati anche per responsabilità aggravata per aver intentato una causa pretestuosa.
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Prescrizione medici specializzandi: risarcimento negato e multa
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento dei danni per la mancata o tardiva applicazione delle direttive europee sulle borse di studio durante la scuola di specializzazione frequentata tra il 1980 e il 1990. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diritto si è estinto. La prescrizione medici specializzandi è infatti decennale e inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Le incertezze dei giudici sulla giurisdizione o sulla natura dell'azione non sospendono questo termine. I medici sono stati condannati anche per lite temeraria a causa dell'insistenza in un ricorso palesemente infondato.
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Risarcimento medici specializzandi: il diritto c’è ma scade
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento medici specializzandi per la mancata o tardiva attuazione delle direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione frequentati tra il 1978 e il 1995. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando i ricorsi inammissibili per intervenuta prescrizione. Il termine decennale per richiedere il risarcimento ha iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge numero 370 del 1999, che ha reso palese l'inadempimento dello Stato. Di conseguenza, i medici hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria per responsabilità processuale aggravata, avendo presentato ricorsi basati su argomenti già ampiamente respinti dalla giurisprudenza consolidata.
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Prescrizione contributi INPS: salvi i debiti, sanzioni cancellate
Un professionista ha contestato la richiesta dell'ente previdenziale per il pagamento di contributi omessi relativi all'anno 2009, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine di pagamento (differito al 6 luglio 2010) e non dalla dichiarazione dei redditi. Inoltre, la mancata compilazione del quadro RR non costituisce occultamento doloso del debito. Poiché l'avviso di addebito è stato notificato il 6 luglio 2015, l'ultimo giorno utile, la richiesta dei contributi è salva. Tuttavia, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno annullato interamente le sanzioni civili originariamente applicate al professionista, in quanto non dovute per i periodi precedenti al 2011. Il professionista ottiene così l'annullamento delle sanzioni.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: vince l’ente senza date
Una risparmiatrice ha chiesto il pagamento di tre buoni acquistati nel 2001 e presentati all'incasso nel 2020. L'intermediario ha eccepito l'avvenuta prescrizione, ma i giudici di merito hanno accolto la domanda della donna poiché sui titoli cartacei mancava la data di scadenza e non era stato consegnato il foglio informativo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione buoni fruttiferi postali decorre ugualmente dalla scadenza naturale del titolo. I buoni sono infatti titoli di legittimazione e la loro disciplina è integrata dai decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale, che il cittadino ha l'onere di conoscere con l'ordinaria diligenza. La mancata consegna del foglio informativo non sospende la prescrizione, che può essere bloccata solo dal doloso occultamento del debito. La domanda di rimborso è stata quindi definitivamente respinta.
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Prescrizione dei contributi: INPS perde contro il commercialista
Un libero professionista ha contestato un avviso di addebito dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione Separata per l'anno 2012, eccependo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la mancata compilazione del quadro RR non costituisce un occultamento doloso del debito idoneo a sospendere il termine di prescrizione. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione crediti di lavoro: dipendente pubblico perde il bonus
Un ex dirigente pubblico ha chiesto la condanna dell'Amministrazione Pubblica al pagamento della retribuzione di risultato per l'anno 2009, contestando la minore somma liquidata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione crediti di lavoro nel pubblico impiego decorre anche durante il rapporto di lavoro, poiché non sussiste il timore di ritorsioni. Nel caso specifico, il termine di cinque anni ha iniziato a decorrere da febbraio 2011, momento del pagamento parziale, con la conseguenza che il diritto si era ormai estinto al momento della richiesta di pagamento inviata nel maggio 2016. La Corte ha inoltre precisato che il giudice può individuare autonomamente la data di inizio della prescrizione una volta sollevata l'eccezione.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione separata: INPS vince la proroga
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS relativo ai contributi per l'anno 2009, eccependo la prescrizione quinquennale. La Corte d'appello ha accolto la sua tesi, ritenendo che il termine scadesse il 16 giugno 2010 e che la notifica del 30 giugno 2015 fosse tardiva. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la proroga al 6 luglio 2010 prevista dal D.P.C.M. del 10 giugno 2010 si applica anche ai contribuenti in regime dei minimi. Di conseguenza, la Prescrizione contributi Gestione separata decorre dal 6 luglio 2010 e la notifica del 30 giugno 2015 ha interrotto validamente il termine. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Interruzione della prescrizione: basta l’avviso di giacenza
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un contribuente il pagamento di contributi previdenziali per l'anno 2010. L'ente ha inviato un avviso bonario tramite raccomandata, ma il postino, non trovando il destinatario, ha lasciato l'avviso di giacenza il 4 luglio 2016, due giorni prima della scadenza del termine quinquennale di prescrizione. La Corte d'Appello aveva ritenuto il credito prescritto, calcolando il perfezionamento della notifica solo dopo dieci giorni dal deposito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che per gli atti stragiudiziali l'interruzione della prescrizione si realizza nel momento stesso in cui l'avviso di giacenza viene immesso nella cassetta postale del destinatario, operando da subito la presunzione di conoscenza.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. La Corte d'appello ha ritenuto il credito prescritto, calcolando il termine di cinque anni dalla scadenza originaria del 16 giugno 2011. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali inizia a decorrere solo dalla scadenza prorogata dal Governo (6 luglio 2011). Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata il 4 luglio 2016 è tempestiva. La Corte ha inoltre chiarito che, per effetto di una pronuncia della Corte Costituzionale, non si applicano le sanzioni civili per la mancata iscrizione alla Gestione separata antecedente al 2011 per gli avvocati sotto soglia di reddito. La causa torna alla Corte d'appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un professionista alla Gestione separata per gli anni 2008 e 2009. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione separata inizia a decorrere solo dalla scadenza dei termini di pagamento effettivi, inclusi i differimenti generali concessi tramite decreti governativi (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti a studi di settore. Di conseguenza, le richieste di pagamento dell'ente previdenziale, inviate entro i cinque anni dalle date prorogate, sono tempestive. La causa è stata rinviata alla Corte d'appello per un nuovo esame, che dovrà anche considerare l'esclusione delle sanzioni civili in base a una recente pronuncia della Corte Costituzionale.
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Prescrizione contributi gestione separata: l’INPS vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali di un lavoratore autonomo per l'anno 2009. La Corte d'appello aveva individuato l'inizio del termine di prescrizione al 16 giugno 2010, ritenendo tardivo l'atto interruttivo del 30 giugno 2015. La Cassazione ha invece stabilito che la prescrizione contributi gestione separata inizia a decorrere dalla scadenza del termine di pagamento differito, ossia dal 6 luglio 2010, rendendo l'intervento dell'ente previdenziale tempestivo.
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Prescrizione canoni leasing: la Banca vince contro i clienti
Gli Utilizzatori di un immobile in locazione finanziaria si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto dalla Banca per il pagamento di canoni scaduti, eccependo l'avvenuta prescrizione canoni leasing. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli Utilizzatori, stabilendo che il leasing costituisce un'operazione di finanziamento unitaria. Di conseguenza, la prescrizione decennale del diritto di credito della Banca non decorre dalle singole scadenze mensili, bensì dalla scadenza dell'ultima rata del contratto o dalla sua formale risoluzione. Poiché il contratto è stato risolto solo nel 2018 e la richiesta di pagamento è avvenuta nello stesso anno, il diritto di credito della Banca non è estinto.
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Gestione separata INPS: stop ai recuperi automatici dell’ente
Un avvocato ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi alla Gestione separata INPS. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'omessa compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'occultamento doloso del debito. Per sospendere la prescrizione serve un comportamento intenzionale volto a nascondere l'obbligazione, non superabile con i normali controlli. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del professionista sul punto della prescrizione, rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: no al dolo automatico
L'Ente Previdenziale ha richiesto a una professionista il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. La Corte d'Appello ha ritenuto che il termine di prescrizione fosse sospeso a causa della mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi, qualificando tale omissione come occultamento doloso del debito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della professionista, stabilendo che la mancata compilazione del quadro RR non comporta un automatismo nella sospensione del termine. Per configurare l'occultamento doloso, è necessario un comportamento intenzionale volto a nascondere il debito, rendendo impossibile l'accertamento. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del caso. La decisione chiarisce un aspetto fondamentale sulla prescrizione contributi Gestione separata.
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