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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2026

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240 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione buoni postali fruttiferi: addio al rimborso
Un risparmiatore ha chiesto il rimborso di un buono postale sottoscritto nel 2001 e presentato all'incasso nel settembre 2018. La società emittente si è opposta eccependo la prescrizione buoni postali fruttiferi. Il Tribunale aveva inizialmente accolto le ragioni del cittadino, calcolando la decorrenza dal termine dell'anno solare. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione di dieci anni inizia a decorrere esattamente dal giorno successivo alla data di scadenza del titolo e non dal primo gennaio dell'anno successivo. Inoltre, la mancata consegna del foglio informativo non blocca la decorrenza del termine, poiché le condizioni dei titoli sono stabilite dai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il diritto al rimborso del capitale e degli interessi è stato quindi dichiarato estinto.
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Prescrizione Gestione separata: quadro RR vuoto e pretese INPS
L'Ente previdenziale ha richiesto a un ingegnere il pagamento di contributi omessi per l'anno 2011. Il professionista ha eccepito la prescrizione Gestione separata, accolta in primo grado. La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, qualificando erroneamente il professionista come avvocato e ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR integrasse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio. I giudici hanno chiarito che l'omessa compilazione della dichiarazione fiscale non sospende automaticamente la prescrizione. L'istituto previdenziale deve provare l'effettivo dolo del contribuente e l'impossibilità di scoprire il debito tramite i propri controlli ordinari.
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Acquisizione sanante: niente prescrizione breve per l’indennizzo
Un Comune occupava illegittimamente i terreni di una società privata a partire dal 1980, trasformandoli in discarica. Nel 2012 l'ente pubblico emetteva il provvedimento di acquisizione sanante per regolarizzare l'esproprio. La Corte di Appello riconosceva l'indennizzo ma dichiarava prescritti i crediti anteriori al 1986, considerando la somma un risarcimento da illecito soggetto a prescrizione quinquennale decorrente anno per anno. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società proprietaria: l'indennità per l'occupazione senza titolo disciplinata dall'art. 42-bis del D.P.R. 327/2001 ha natura unitaria e indennitaria. Tale credito nasce esclusivamente all'adozione del decreto di acquisizione sanante, momento dal quale decorre la prescrizione ordinaria decennale. I giudici annullano l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova liquidazione.
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Rapina e processo: la prescrizione indennizzo assicurativo
Una società commerciale subisce una rapina a mano armata e denuncia l'accaduto alla propria compagnia assicurativa. La procura apre contestualmente un procedimento penale contro un responsabile del negozio per presunta simulazione di reato. Il processo si conclude anni dopo con l'assoluzione definitiva dell'imputato. Solo a quel punto la società richiede formalmente il pagamento dell'indennizzo contrattuale. L'assicurazione eccepisce l'estinzione del diritto per decorso del termine biennale. I giudici di merito e la Corte di Cassazione confermano che la prescrizione indennizzo assicurativo decorre dal giorno del sinistro. Il processo penale non sospende i termini contrattuali verso la compagnia, spettando all'assicurato inviare atti interruttivi periodici.
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Prescrizione contributi Gestione separata: stop a richieste INPS
Un professionista riceve un avviso bonario dall'ente di previdenza per il mancato pagamento dei contributi dell'anno 2013. Il professionista eccepisce l'intervenuta prescrizione contributi Gestione separata, sostenendo che il termine quinquennale decorreva dal 7 luglio 2014, termine ordinario di pagamento prorogato da un decreto governativo. L'ente previdenziale ritiene invece valida la data del 20 agosto 2014, termine ultimo concesso con maggiorazione dello 0,40%. La Suprema Corte accoglie il ricorso del contribuente, chiarendo che il termine di prescrizione decorre dalla scadenza naturale senza maggiorazione e non dalla successiva finestra onerosa.
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Prescrizione contributi previdenziali: vince il contribuente
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi agricoli relativi all'anno 2006. Il Contribuente ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali per mancata notifica di atti interruttivi entro il termine di cinque anni. Nei gradi di merito, l'Ente ha fornito date di decorrenza errate e antecedenti ai debiti, citando scadenze del 1997 per crediti del 2006. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione per l'incomprensibilità delle difese dell'Ente. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il giudice avrebbe dovuto individuare d'ufficio la corretta scadenza di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il giudice non può sanare gli errori o la confusione introdotti dalle parti, prevalendo il principio dispositivo. Il Contribuente ottiene così l'annullamento definitivo degli addebiti.
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Prescrizione buoni fruttiferi postali: rimborso perso sul titolo
Due risparmiatori chiedono il rimborso di un buono fruttifero postale scaduto. L'ente emittente rifiuta il pagamento indicando la maturata prescrizione buoni fruttiferi postali. I risparmiatori sostengono che la mancata consegna del foglio informativo analitico abbia impedito di conoscere la scadenza, bloccando i termini di legge. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'emittente. I giudici stabiliscono che i buoni fruttiferi sono titoli di legittimazione integrati dai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale. La mancata consegna del foglio informativo costituisce un mero impedimento di fatto e non blocca la prescrizione. L'emittente vince la causa e i risparmiatori perdono definitivamente il diritto al rimborso delle somme.
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Ritardata assunzione: la prescrizione decorre solo dal giudicato
Un candidato idoneo in una graduatoria concorsuale non ottiene l'assunzione tempestiva poiché l'ente sanitario pubblica illegittimamente un nuovo concorso. Il lavoratore impugna il bando al giudice amministrativo, ottenendo la sospensione cautelare con assunzione con riserva nel 1994 e l'annullamento definitivo nel 2008. Successivamente richiede il risarcimento danni da ritardata assunzione per il periodo antecedente all'ingresso in servizio. I giudici di merito dichiarano il diritto prescritto calcolando i termini dall'assunzione cautelare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dipendente, stabilendo che il ricorso al TAR interrompe la prescrizione in modo permanente fino al passaggio in giudicato della decisione finale del 2008.
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Prescrizione buoni postali fruttiferi: valida anche senza foglio
Un risparmiatore ha richiesto il rimborso di due titoli per un valore totale di cinquemila euro. L'istituto emittente ha opposto l'estinzione del diritto per decorso del tempo. Il cittadino ha sostenuto che il termine non dovesse decorrere a causa della mancata consegna del foglio informativo al momento dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha confermato la Prescrizione buoni postali fruttiferi, stabilendo che la mancata consegna del documento informativo rappresenta un semplice ostacolo di fatto. L'ignoranza sulle modalità di incasso non sospende né blocca il decorso del tempo stabilito dalla legge, in assenza di precise cause giuridiche di impedimento. Il ricorso del risparmiatore è stato quindi respinto.
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Prescrizione crediti retributivi: vittoria del Ministero
Un collaboratore scolastico ha svolto mansioni di assistente amministrativo per oltre quindici anni tramite ripetuti contratti di collaborazione coordinata e continuativa. I giudici di merito hanno accertato la natura subordinata del rapporto e hanno condannato il Ministero a pagare le differenze stipendiali e contributive, ritenendo che la prescrizione crediti retributivi decorresse soltanto dalla cessazione finale dell'impiego. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero. I giudici supremi hanno chiarito che nel pubblico impiego la prescrizione quinquennale decorre mese per mese durante lo svolgimento del rapporto lavorativo e non dalla sua conclusione, poiché verso la Pubblica Amministrazione non sussiste il timore di ritorsioni o licenziamenti arbitrari.
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Trattenute previdenziali in busta paga: prescritta la rivalsa
L'Azienda ha operato un addebito sull'ultimo stipendio di un ex dipendente per recuperare la quota di contributi non trattenuta anni prima, approfittando di una sospensione d'emergenza per calamità naturali. Il Lavoratore ha contestato la somma chiedendone la restituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la normativa di emergenza sospende il versamento dei contributi all'INPS ma non vieta le trattenute previdenziali in busta paga ai lavoratori. Di conseguenza, il termine di prescrizione per recuperare le somme decorre dalla fine dell'emergenza (31 dicembre 2005). Avendo l'Azienda avviato il recupero solo nel 2021, il diritto era ormai prescritto. L'Azienda è stata condannata a restituire le somme e a pagare le spese legali.
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Ultrattività del contratto collettivo: no al taglio stipendi
Un dipendente di una struttura sanitaria ha chiesto il pagamento delle differenze retributive maturate a seguito dell'applicazione unilaterale di un nuovo contratto collettivo meno favorevole. L'azienda sosteneva che il vecchio contratto fosse scaduto e disdettato dall'associazione datoriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la piena operatività della clausola che prevede l'ultrattività del contratto collettivo. Tale clausola stabilisce un termine di durata certo che impedisce al singolo datore di lavoro di recedere unilateralmente o di applicare accordi peggiorativi ai rapporti in corso. La Suprema Corte ha inoltre riaffermato che i crediti retributivi del lavoratore non si prescrivono durante il rapporto di lavoro, ma solo dopo la sua cessazione. L'azienda è stata condannata al pagamento delle somme dovute e delle spese legali.
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Prescrizione crediti previdenziali: notifica incerta e rigetto
L'Ente Previdenziale ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società cooperativa per recuperare contributi non versati. Il Tribunale ha rigettato l'istanza, accertando la prescrizione crediti previdenziali. Gli atti di notifica inviati tramite PEC riportavano infatti codici identificativi difformi rispetto agli avvisi di addebito azionati, non fornendo la prova certa dell'interruzione dei termini. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione delle norme sulle prove e sulla prescrizione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile: contestare la riconducibilità dei documenti notificati costituisce un riesame dei fatti, precluso nel giudizio di legittimità. L'Ente soccombente è stato condannato al versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Prescrizione contributi Gestione Separata e validità dell’avviso
Un professionista ha contestato un avviso di addebito emesso dall'ente previdenziale per contributi dell'anno 2010. Il lavoratore sosteneva l'intervenuta prescrizione contributi Gestione Separata e l'assenza di obbligo contributivo a seguito di una successiva assunzione comunitaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del professionista. I giudici hanno confermato che il termine quinquennale decorreva dalla scadenza prorogata al 6 luglio 2011. La notifica dell'avviso bonario recapitata il 4 luglio 2016 ha interrotto validamente il decorso del termine, rendendo la pretesa creditoria dell'ente tempestiva ed esigibile.
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Garanzia per vizi: beni difettosi e prescrizione annuale
Una società acquirente ha citato in giudizio il proprio fornitore per ottenere la risoluzione della compravendita di pannelli fotovoltaici e il risarcimento dei danni. I beni risultavano inidonei all'ottenimento degli incentivi statali. L'acquirente invocava la consegna di cosa radicalmente diversa per evitare i termini stringenti di decadenza e prescrizione annuale. Il fornitore ha eccepito l'estinzione del diritto per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha confermato che l'inidoneità a conseguire agevolazioni rientra nella disciplina contrattuale ordinaria e nella garanzia per vizi o mancanza di qualità, soggetta a prescrizione annuale dalla consegna. L'acquirente ha perso la causa con condanna alle spese legali.
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Certificato di agibilità: DURC regolare non evita la maxi sanzione
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'emittente televisiva e il suo rappresentante legale con oltre 400.000 euro per aver impiegato undici collaboratori autonomi dello spettacolo senza il prescritto certificato di agibilità. L'Azienda si è opposta sostenendo di possedere regolari DURC, di aver inoltrato le comunicazioni obbligatorie UNILAV e che l'onere ricadesse sui lavoratori stessi, eccependo inoltre la tardività degli accertamenti e la prescrizione. I giudici di merito hanno confermato la sanzione e la Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'obbligo di richiedere o verificare il certificato di agibilità grava esclusivamente sull'impresa che ospita le prestazioni, che DURC e UNILAV non sono equipollenti e che l'infrazione costituisce un illecito permanente.
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Gestione separata avvocati: contributi validi ma sanzioni nulle
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali e delle relative sanzioni per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio. La professionista ha impugnato l'avviso eccependo la prescrizione quinquennale del credito e contestando l'applicazione delle sanzioni civili. La Corte di Cassazione ha stabilito che i contributi per la Gestione separata avvocati restano dovuti perché la proroga governativa dei termini di versamento ha reso tempestivo l'atto interruttivo dell'ente. Tuttavia, i giudici hanno annullato integralmente le sanzioni civili in forza della pronuncia di incostituzionalità che tutela il legittimo affidamento dei professionisti per le annualità precedenti al 2011.
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Arricchimento senza causa e contratto nullo: tutela ammessa
Un Professionista incassava un compenso tramite decreto ingiuntivo per prestazioni rese a un Ente Pubblico. Il giudice revocava il decreto poiché il contratto mancava della forma scritta. L'Ente intimava quindi la restituzione delle somme. Il Professionista proponeva opposizione all'esecuzione eccependo in compensazione l'indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte d'Appello negava tale possibilità ritenendola preclusa dal precedente giudizio. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Professionista. La nullità del contratto con la Pubblica Amministrazione per difetto di forma scritta non impedisce di invocare l'indennizzo per arricchimento senza causa. Il debitore può eccepire tale controcredito in compensazione per bloccare la richiesta di restituzione dell'Ente. La Suprema Corte cassa la sentenza e rinvia la causa per un nuovo esame.
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Assorbimento del superminimo: la Cassazione tutela i lavoratori
Un dipendente ha contestato la decisione de L'Azienda di ridurre la propria retribuzione tramite l'assorbimento del superminimo individuale a seguito di aumenti contrattuali. L'Azienda sosteneva la legittimità della riduzione, ma il dipendente ha dimostrato l'esistenza di un uso aziendale consolidato che ne escludeva la riassorbibilità. La Corte di Cassazione ha confermato che la reiterazione costante di un trattamento economico favorevole genera una regola vincolante per il datore di lavoro. Tale prassi non può essere superata da un mero inadempimento unilaterale senza una formale e chiara disdetta comunicata alla collettività dei lavoratori. L'Azienda è stata quindi condannata a restituire le somme trattenute e a ripristinare il compenso.
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Trattenuta contributiva in busta paga: illecita se prescritta
Un'azienda ha trattenuto dall'ultima busta paga di un ex dipendente una somma per recuperare i contributi previdenziali a carico dello stesso, sospesi anni prima a causa di una normativa emergenziale per calamità naturali. Il lavoratore ha contestato l'addebito. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recupero, stabilendo che la disciplina di emergenza sospende solo i versamenti dell'azienda verso l'INPS, ma non autorizza il datore a ritardare la trattenuta contributiva in busta paga a carico del lavoratore. Di conseguenza, il diritto del datore di recuperare tali somme si prescrive a decorrere dalla scadenza dei singoli periodi di paga o, al più tardi, dalla fine dell'emergenza. Essendo trascorsi oltre sedici anni prima della contestazione, il diritto dell'azienda era ampiamente prescritto, confermando la vittoria del lavoratore.
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