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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2026

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240 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Revoca dei contributi pubblici: l’inganno costa caro all’impresa
Un'impresa ha ricevuto un finanziamento pubblico, successivamente revocato in parte dal Ministero a causa di dichiarazioni false sui pagamenti ai fornitori. Il Ministero ha quindi richiesto la restituzione di circa 300.000 euro. L'impresa si è opposta eccependo la prescrizione del diritto al recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'impresa, confermando che la revoca dei contributi pubblici fa decorrere il termine di prescrizione decennale non dal momento dell'erogazione o della dichiarazione falsa, ma solo dal giorno in cui l'Amministrazione adotta il provvedimento di revoca o ne comunica l'avvio. L'impresa è stata condannata a restituire le somme e a pagare le spese legali.
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Indennità di esclusività: prescrizione contro ritardi della ASL
Un dirigente medico ha chiesto il pagamento degli arretrati relativi alla maggiorazione dell'indennità di esclusività a partire dal 2011, anno in cui aveva maturato i requisiti di anzianità. L'Azienda Sanitaria ha eccepito la prescrizione quinquennale per il periodo precedente al 2013, poiché la valutazione professionale obbligatoria era stata effettuata solo nel 2016. La Corte d'Appello ha respinto la domanda del medico, ritenendo che il ritardo nella valutazione fosse un mero ostacolo di fatto. La Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di precedenti specifici su questa complessa questione riguardante la decorrenza della prescrizione nei casi in cui il diritto economico dipenda da una verifica del datore di lavoro, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: INPS vince in Cassazione
Il Datore di Lavoro Agricolo ha proposto opposizione contro un avviso di addebito dell'INPS di oltre 72.000 euro per contributi non versati tra il 1983 e il 1992. Il ricorrente eccepiva la prescrizione dei contributi previdenziali e la decadenza dall'iscrizione a ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che, avendo l'INPS notificato un atto interruttivo prima del 31 dicembre 1995, si applica il vecchio termine di prescrizione decennale anziché quello quinquennale introdotto dalla riforma del 1995. Inoltre, la decadenza prevista dal decreto legislativo del 1999 non è retroattiva e non si applica agli accertamenti notificati in precedenza. Infine, la richiesta di sgravi per calamità naturali è stata respinta perché il datore di lavoro non aveva presentato una preventiva domanda amministrativa. Il ricorrente perde la causa e deve versare un ulteriore contributo unificato.
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Prescrizione dell’indennizzo: la burocrazia non ferma i termini
Un cittadino, in qualità di erede, ha richiesto la revisione della stima per l'indennizzo di un'azienda agricola nazionalizzata in Somalia nel 1975. Il Ministero dell'Economia ha eccepito la prescrizione decennale del diritto. Il cittadino sosteneva che la pendenza del procedimento amministrativo di liquidazione avesse sospeso il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pendenza di una procedura amministrativa non sospende né interrompe la prescrizione dell'indennizzo. Le cause di sospensione previste dal codice civile sono tassative e non possono essere estese. Di conseguenza, il diritto si è estinto per il mancato compimento di atti interruttivi entro i dieci anni dall'entrata in vigore della legge speciale.
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Rimborso credito IVA: la scelta di compensare cancella il diritto
Una società ha esposto un credito IVA nella dichiarazione dei redditi del 2000, scegliendo però di utilizzarlo in compensazione. Successivamente, nel 2011, ha presentato un'istanza per ottenere il rimborso del medesimo credito. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la richiesta, ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione finanziaria, stabilendo che la scelta iniziale di compensare il credito impedisce di richiedere il rimborso oltre il termine di decadenza biennale. Di conseguenza, non si applica la prescrizione decennale ordinaria se il contribuente non ha espresso chiaramente la volontà di rimborso nella dichiarazione. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello favorevole al contribuente, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Prescrizione del contratto di mutuo e notifiche nulle: chi vince?
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una mutuataria e del suo garante contro un istituto bancario, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione del contratto di mutuo. La banca aveva richiesto l'immediata restituzione del prestito tramite un atto di precetto la cui notifica era però nulla. I giudici di merito avevano ritenuto che, a causa di tale nullità, il termine di prescrizione decennale non fosse iniziato a decorrere. La Cassazione ha invece chiarito che la nullità processuale della notifica non cancella l'effetto sostanziale dell'atto: se il debitore ha comunque avuto conoscenza della volontà della banca di risolvere il contratto (ad esempio opponendosi all'esecuzione), la prescrizione del contratto di mutuo inizia a decorrere da quel momento di effettiva conoscenza, potendo così portare all'estinzione del debito prima del previsto.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’errore non è dolo
Il Contribuente ha contestato la richiesta di pagamento dell'INPS per contributi previdenziali del 2012, eccependo l'avvenuta prescrizione dei contributi previdenziali. La Corte d'Appello aveva ritenuto che l'omessa compilazione del quadro RR costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo la prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che la prescrizione quinquennale decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Inoltre, la semplice mancata compilazione del quadro RR non fa scattare in automatico l'occultamento doloso. Di conseguenza, il debito dell'INPS è prescritto e la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione presuntiva: l’avvocato perde i compensi di dieci anni
Un avvocato ha richiesto il pagamento di oltre 145.000 euro per prestazioni professionali svolte nell'arco di dieci anni. Il cliente si è opposto, eccependo la prescrizione presuntiva triennale dei crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che, in presenza di una pluralità di incarichi autonomi, il termine di tre anni per la prescrizione presuntiva decorre dall'esaurimento di ogni singola attività e non dalla fine dell'intero rapporto. La Corte ha inoltre chiarito che il parere di congruità dell'Ordine professionale non basta a dimostrare l'effettivo svolgimento delle prestazioni contestate in fase di opposizione, gravando sul professionista l'onere di provarle. Di conseguenza, l'avvocato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso notificato il 1° luglio 2015. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse scaduto il 16 giugno 2015. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del lavoratore autonomo. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la proroga dei termini di versamento al 6 luglio 2010, prevista dal D.P.C.M. 10 giugno 2010, si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS è tempestiva e la prescrizione contributi Gestione Separata non si è verificata.
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Prescrizione biennale bollette: la Cassazione salva il gestore
Un'utente ha contestato le fatture del servizio idrico per consumi degli anni 2015, 2016 e 2017 emesse dall'Ente Fornitore, eccependo la prescrizione biennale bollette introdotta dalla Legge di Bilancio 2018. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'utente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente Fornitore. La Suprema Corte ha chiarito che per i consumi anteriori al 2020, sebbene la fattura scada successivamente, si applica la regola transitoria dell'articolo 252 delle disposizioni di attuazione del codice civile. Di conseguenza, il nuovo termine ridotto non può estendere il termine originario quinquennale. Poiché la contestazione è avvenuta a novembre 2020, i crediti per i consumi pregressi non erano ancora prescritti. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: addio al ricalcolo
Un ex lavoratore del settore minerario ha richiesto la riliquidazione della propria pensione di anzianità, pretendendo che l'azienda versasse all'INPS le differenze contributive per il periodo dal 1995 al 2007. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del pensionato, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha stabilito che la prescrizione dei contributi previdenziali è quinquennale e che la denuncia presentata dal lavoratore non raddoppia il termine a dieci anni per i crediti successivi al 1995. Inoltre, la prescrizione può essere interrotta solo da atti imputabili all'ente previdenziale creditore e non dalle iniziative del lavoratore. Di conseguenza, il lavoratore ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: il DPCM sposta tutto
Un libero professionista si oppone a una richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale per contributi del 2009, ritenendola tardiva. L'Ente sostiene che un DPCM aveva posticipato la scadenza del versamento e, di conseguenza, anche l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo che la proroga del termine di pagamento disposta da un DPCM sposta anche la decorrenza della **prescrizione contributi Gestione Separata**. La richiesta di pagamento, avvenuta entro i cinque anni dalla nuova scadenza, è quindi legittima.
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Medici senza stipendio: risarcimento negato per prescrizione
Un gruppo di medici specializzandi tra il 1982 e il 1991 ha citato in giudizio lo Stato italiano per non aver ricevuto la corretta retribuzione prevista da direttive europee. Lo Stato si è difeso sostenendo che il diritto al risarcimento fosse ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha dato ragione allo Stato, stabilendo un principio fondamentale sul risarcimento danno per tardiva attuazione di direttive comunitarie. Il termine di prescrizione di dieci anni non inizia dal momento in cui il medico finisce la specializzazione, ma dalla data in cui una legge successiva (L. 370/1999) ha reso certo e azionabile il diritto al risarcimento. Avendo agito troppo tardi, i medici hanno perso la causa.
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Finanziamento revocato? La prescrizione non parte subito
Un ente erogatore revoca un finanziamento agevolato perché il beneficiario non presenta la documentazione richiesta e chiede la restituzione delle somme. Il beneficiario si oppone, sostenendo che il diritto alla restituzione sia scaduto. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione restituzione finanziamento: il termine decennale non decorre dalla data della revoca, ma dalla data di scadenza dell'ultima rata originariamente prevista dal contratto. Poiché la revoca ha interrotto il piano di ammortamento prima della sua conclusione, il termine di prescrizione non era ancora iniziato. Di conseguenza, la richiesta dell'ente è legittima e il ricorso del beneficiario viene respinto.
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Salari bassi e omessa contribuzione: l’Azienda perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di addebito per omessa contribuzione a carico di un'azienda agricola. L'azienda aveva versato retribuzioni inferiori al minimo stabilito dal contratto collettivo provinciale, perdendo così il diritto alle agevolazioni contributive. La Corte ha stabilito due principi chiave: il termine di prescrizione per i crediti contributivi decorre dalla data di scadenza legale del pagamento e non dall'invio delle denunce da parte del datore di lavoro. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sulla perdita delle agevolazioni, poiché non aveva contestato una delle due autonome ragioni su cui si fondava la decisione del giudice precedente. L'azienda ha perso la causa e deve pagare i contributi omessi.
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Impugnazione delibera: perde e paga i danni per lite temeraria
Un condomino ha tentato l'impugnazione di una delibera condominiale sostenendo che applicasse retroattivamente nuove tabelle millesimali a spese di ristrutturazione già definite. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che la delibera contestata era solo l'attuazione di una decisione precedente, mai impugnata, che prevedeva proprio quel meccanismo di calcolo. Il condomino non solo ha perso la causa, ma è stato anche condannato per responsabilità aggravata (lite temeraria), dovendo risarcire il Condominio per aver avviato una causa infondata. La sentenza sottolinea l'importanza di non contestare decisioni che sono mera esecuzione di atti precedenti validi.
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Prescrizione crediti di lavoro pubblico: il tempo corre subito
Una lavoratrice ha lavorato per anni per un ente pubblico con contratti atipici, chiedendo poi il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e le relative differenze di stipendio. L'ente ha eccepito la prescrizione di parte dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro pubblico: il termine di cinque anni per richiedere gli arretrati decorre durante lo svolgimento del rapporto e non dalla sua cessazione. Questo perché, a differenza del settore privato, nel pubblico impiego la stabilità del posto è garantita dalla legge e non sussiste un giustificato timore di ritorsioni che possa bloccare la decorrenza della prescrizione. L'ente pubblico ha quindi vinto sul punto, ottenendo un ricalcolo delle somme dovute.
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Prescrizione Contributi: Diritto Valido ma Perso per Ritardo
Un ex lavoratore del settore minerario, in regime di prepensionamento, aveva richiesto il corretto calcolo dei suoi contributi sulla base dell'indennità percepita. In passato, la Cassazione aveva stabilito che tali contributi sono obbligatori e non si possono cedere con accordi privati. Tuttavia, in questa decisione finale, la Corte ha respinto il ricorso del Lavoratore. La motivazione è stata la prescrizione dei contributi previdenziali. Il diritto, sebbene esistente, non è stato esercitato entro i termini di legge e quindi non poteva più essere fatto valere. Il Lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese legali.
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Stipendi errati: PA lenta, perde il diritto alla restituzione
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione ripetizione indebito nel pubblico impiego. Un'Amministrazione pubblica, a seguito di una sentenza favorevole ai lavoratori, aveva erogato stipendi maggiori. Successivamente, la sentenza è stata ribaltata in appello. L'Amministrazione ha però atteso molti anni prima di chiedere la restituzione delle somme. I lavoratori hanno eccepito la prescrizione. La Corte ha dato loro ragione, stabilendo un principio chiaro: il termine di dieci anni per chiedere la restituzione decorre immediatamente dalla pubblicazione della sentenza d'appello che ha annullato il diritto dei lavoratori, e non dal momento in cui l'intera vicenda giudiziaria diventa definitiva. L'attesa dell'Amministrazione ha quindi causato l'estinzione del suo diritto.
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Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione le annulla per il 2010
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata richieste a una professionista per l'anno 2010. Sebbene l'obbligo di versare i contributi previdenziali rimanga valido, i giudici hanno applicato un'importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 104/2022). Questo principio stabilisce che non sono dovute sanzioni per le mancate iscrizioni relative a periodi precedenti al 6 luglio 2011. La decisione si basa sulla tutela del legittimo affidamento dei professionisti, che prima di quella data si basavano su un quadro normativo e giurisprudenziale diverso. La professionista, quindi, vince la sua battaglia contro le sanzioni, pur dovendo regolarizzare la sua posizione contributiva.
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