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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2024

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423 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione e danno: quando inizia a decorrere?
Una società acquirente di un immobile all'asta si è vista privata del bene a causa di un 'uso civico' preesistente. La richiesta di risarcimento danni al curatore e al perito è stata inizialmente respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6947/2024, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale in materia di prescrizione e danno: il termine per agire decorre non dalla mera conoscenza di un potenziale rischio, ma dal momento in cui il danno si manifesta concretamente e diventa oggettivamente percepibile.
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Prescrizione crediti lavoro: stop durante il rapporto
Con l'ordinanza n. 6903/2024, la Cassazione ha respinto il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che la prescrizione crediti lavoro è sospesa durante il rapporto. La decisione si fonda sulla mancanza di stabilità reale del posto di lavoro dopo le riforme del 2012 e 2015, che giustifica la decorrenza del termine solo dalla cessazione del rapporto. L'azienda è stata anche condannata per abuso del processo.
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Prescrizione Medici Specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione tra il 1984 e il 1993. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando la prescrizione del diritto. Il termine decennale per l'azione di risarcimento è stato fissato al 27 ottobre 1999. La domanda, presentata nel 2015, è stata ritenuta tardiva, consolidando un orientamento giurisprudenziale sulla prescrizione per i medici specializzandi.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6880/2024, ha rigettato il ricorso di una società di trasporti, confermando un principio consolidato in materia di prescrizione crediti di lavoro. La Corte ha stabilito che, a seguito delle riforme del mercato del lavoro (come la Legge n. 92/2012), il rapporto di lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale. Di conseguenza, il termine di prescrizione quinquennale per i crediti retributivi del lavoratore non decorre in costanza di rapporto, ma solo dalla sua cessazione, per via del timore di ritorsioni da parte del datore di lavoro. La società ricorrente è stata anche condannata per abuso del processo.
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Prescrizione crediti lavoro: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6773/2024, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro decorre dalla cessazione del rapporto per i diritti non ancora prescritti all'entrata in vigore della Legge 92/2012. Il caso riguardava un lavoratore che chiedeva differenze retributive. La Corte ha confermato la decisione di merito, ritenendo validi i crediti maturati nei cinque anni precedenti a un atto interruttivo del 2011 e salvati dalla successiva modifica normativa, che ha sospeso la decorrenza del termine fino alla fine del rapporto lavorativo.
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Conguaglio Idrico: Limiti Retroattivi dalla Cassazione
Una società di gestione idrica richiedeva a un'utente un conguaglio per consumi pregressi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6744/2024, ha chiarito che il diritto al conguaglio idrico sorge solo al momento della determinazione delle nuove tariffe, e da lì decorre la prescrizione. Tuttavia, il gestore può recuperare solo costi imprevisti e imprevedibili, non errori di gestione. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso, rinviando la causa al Tribunale per una nuova valutazione basata su questi principi e sull'onere della prova a carico del gestore.
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Prescrizione indennizzo: quando inizia a decorrere?
Un assicurato, a seguito di ingenti danni per un evento atmosferico, si è visto negare l'indennizzo per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la prescrizione dell'indennizzo assicurativo è sospesa fino alla conclusione della procedura di perizia contrattuale prevista dalla polizza. La comunicazione dell'assicuratore che propone una liquidazione a zero non equivale a un diniego definitivo che fa decorrere il termine.
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Onere della prova: le dichiarazioni difensive come indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito in un caso di restituzione di somme indebite. La Corte ha chiarito che l'ammissione contenuta in un atto difensivo non ha valore di confessione legale, ma può essere valutata dal giudice come elemento indiziario. Di conseguenza, non vi è violazione dell'onere della prova se il giudice ritiene un fatto provato sulla base di tali indizi, poiché il ricorso mirava a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Prescrizione rimesse solutorie: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6684/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una correntista contro una banca. Il caso verteva sulla richiesta di restituzione di somme indebitamente pagate. La Corte ha ribadito principi chiave sulla prescrizione rimesse solutorie, confermando che l'eccezione di prescrizione sollevata dalla banca può essere generica e che spetta al cliente l'onere di provare l'esistenza di un contratto di apertura di credito per qualificare i versamenti come ripristinatori e non solutori, dai quali decorre la prescrizione decennale.
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Esenzione ICI fabbricati rurali: la Cassazione decide
Una società cooperativa ha contestato un avviso di accertamento ICI, sostenendo il proprio diritto all'esenzione per un immobile strumentale all'attività agricola. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per l'esenzione ICI fabbricati rurali è decisiva la classificazione catastale (categorie A/6 o D/10). Il principio, chiarisce la Corte, si applica anche alle società cooperative, superando un precedente orientamento restrittivo.
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Prescrizione investimenti finanziari: la decorrenza
In una causa per risarcimento danni derivanti da intermediazione finanziaria, la Corte di Appello ha stabilito che la prescrizione decorre dalla chiusura del rapporto, momento in cui il danno diviene percepibile. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione sulla decorrenza della prescrizione investimenti finanziari di tale importanza da rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione definitiva, senza ancora pronunciarsi nel merito.
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Responsabilità promotore finanziario: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'investitrice contro un promotore finanziario e due banche. L'ordinanza sottolinea l'impossibilità di contestare in sede di legittimità l'accertamento dei fatti operato dalla Corte d'Appello, in particolare riguardo al momento in cui l'investitrice ha avuto conoscenza del danno ai fini della prescrizione. La decisione conferma che la mancata prova del conferimento di un incarico al promotore e la corretta valutazione della decorrenza della prescrizione sono elementi decisivi che, se stabiliti nei gradi di merito, non possono essere riesaminati dalla Cassazione.
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Prescrizione azione restituzione: quando decorre?
Un ente regionale, dopo aver ottenuto l'annullamento di una sentenza sfavorevole in Cassazione, ha atteso troppo tempo per richiedere la restituzione delle somme versate. La Suprema Corte ha confermato che il termine decennale per la prescrizione dell'azione di restituzione decorre dalla data della sentenza di Cassazione, non dal successivo giudizio di rinvio. Poiché l'ente non ha agito entro dieci anni, il suo diritto si è estinto e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Responsabilità appaltatore: quando risponde dei vizi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5934/2024, chiarisce i confini della responsabilità appaltatore in un contratto di costruzione. Il caso riguarda una committente che ha citato in giudizio sia l'impresa edile sia il progettista per gravi difetti emersi durante i lavori di demolizione e ricostruzione. La Corte ha stabilito che l'appaltatore è responsabile non solo per i vizi di esecuzione, ma anche per non aver rilevato e segnalato gli errori presenti nel progetto. Se l'opera non viene completata, si applicano le norme generali sull'inadempimento contrattuale e non quelle specifiche sulla garanzia per i vizi. Infine, il giudice può compensare d'ufficio il credito dell'appaltatore per i lavori svolti con il debito per il risarcimento dei danni causati alla committente.
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Prescrizione debiti ereditari: difesa personale
Un lavoratore ha citato in giudizio gli eredi della sua defunta datrice di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5826/2024, ha affrontato il tema della prescrizione dei debiti ereditari. Ha stabilito che l'eccezione di prescrizione sollevata da alcuni coeredi non si estende a quello che non si è difeso, data la natura parziaria dell'obbligazione. Inoltre, ha chiarito che l'istanza di conciliazione interrompe la prescrizione solo quando viene comunicata al debitore, non con il semplice deposito. Di conseguenza, la Corte ha rigettato sia il ricorso principale dell'erede che quello incidentale del lavoratore.
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Travisamento della prova: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 5792/2024, ha risolto un contrasto giurisprudenziale sul tema del travisamento della prova. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di un'opera d'arte da parte degli eredi di un artista a una galleria nazionale. La Corte ha stabilito che il travisamento della prova, inteso come errore percettivo del giudice su un dato probatorio, non costituisce un autonomo motivo di ricorso per cassazione. Il rimedio corretto è l'impugnazione per revocazione. Se l'errore riguarda invece la valutazione della prova, esso è insindacabile, a meno che non si traduca in un vizio motivazionale che scende al di sotto del 'minimo costituzionale'. Di conseguenza, il ricorso degli eredi è stato respinto.
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Oggetto del contratto: quando è valido il preliminare?
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte d'Appello aveva dichiarato nullo il contratto per indeterminatezza dell'oggetto, in quanto l'immobile non era descritto con dati catastali. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'oggetto del contratto, anche se non completamente descritto, era comunque determinabile "per relationem", ossia tramite il riferimento esplicito a un altro documento (nella fattispecie, una dichiarazione di successione), rendendo così il contratto valido. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Risarcimento danni antitrust: la Cassazione decide
Una società acquirente di un autocarro ha citato in giudizio il produttore per ottenere il risarcimento danni antitrust derivante da un cartello sui prezzi. La società produttrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il termine di prescrizione per i danni da illecito concorrenziale segreto (c.d. danno lungolatente) decorre non dal momento della cessazione della condotta illecita, ma da quando il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza dell'illecito, del danno e dell'identità del responsabile. Tale momento è stato individuato nella data della decisione della Commissione Europea che ha accertato il cartello. La Corte ha inoltre chiarito il valore probatorio degli atti del procedimento europeo nel giudizio civile.
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Retribuzione ferie: calcolo e indennità variabili
Con l'ordinanza n. 5198/2024, la Corte di Cassazione ha confermato che nel calcolo della retribuzione ferie devono essere incluse anche le indennità variabili, ma erogate in modo continuativo e collegate alla mansione. Escluderle, infatti, creerebbe un disincentivo economico per il lavoratore a godere delle ferie, violando così il diritto europeo. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti contro i suoi dipendenti, allineandosi alla consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
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Prescrizione incentivo esodo: 5 o 10 anni? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5188/2024, ha stabilito che la prescrizione per l'incentivo all'esodo è di cinque anni. Un ex dipendente aveva richiesto un ricalcolo dell'incentivo, ma la sua domanda è stata respinta perché presentata oltre il termine. La Corte ha chiarito che tale incentivo ha natura retributiva, assimilabile alle indennità di fine rapporto, e non deriva da un accordo novativo che giustificherebbe una prescrizione decennale.
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