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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2023

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390 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Terzo elemento: quando spetta dopo la cessione
Una società di trasporti ha impugnato una decisione che la obbligava a corrispondere il "terzo elemento" retributivo a due dipendenti trasferiti da un'altra azienda. Sebbene un accordo collettivo avesse soppresso tale voce per i nuovi assunti, i lavoratori avevano ottenuto una precedente sentenza irrevocabile che ne riconosceva il diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, in virtù della cessione del contratto, il nuovo datore di lavoro è vincolato dalla sentenza precedente. Il diritto al terzo elemento viene quindi conservato. La Corte ha anche ribadito che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto.
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Usucapione contratto preliminare: quando non si ha?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un promissario acquirente, i quali sostenevano di aver acquisito un immobile per usucapione. La Corte ha ribadito che la consegna di un bene a seguito di un contratto preliminare conferisce la mera detenzione e non il possesso, condizione necessaria per l'usucapione, a meno che non sia provato un atto di interversione del possesso. La sentenza fa chiarezza sulla questione dell'usucapione contratto preliminare, respingendo anche le doglianze procedurali dei ricorrenti.
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Rimborso IVA tardivo: la Cassazione chiarisce i termini
Una società sanitaria ha richiesto un rimborso IVA a causa di un errore di calcolo nella dichiarazione del 2006, presentata più di due anni dopo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il rimborso IVA tardivo, specificando che il termine biennale previsto dall'art. 21 del D.Lgs. 546/92 inizia dalla data del versamento (cioè dalla presentazione della dichiarazione) e non dal termine ultimo per la presentazione. La decisione del tribunale di grado inferiore è stata annullata e la richiesta della società respinta.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere
Una lavoratrice ha fatto causa a due società per differenze retributive. La Corte d'Appello aveva limitato il suo diritto applicando la prescrizione quinquennale durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a causa della ridotta stabilità introdotta dalla Riforma Fornero, la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su diversi ricorsi presentati da medici specializzandi che chiedevano un risarcimento allo Stato per la mancata corresponsione di una retribuzione adeguata durante la specializzazione, in violazione di direttive europee. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei ricorsi, confermando la sua giurisprudenza consolidata sulla prescrizione medici specializzandi. Il termine di prescrizione decennale per agire in giudizio decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. Tuttavia, ha accolto il ricorso di un singolo medico per un vizio di omessa pronuncia da parte della Corte d'Appello, cassando la sentenza su quel punto specifico.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sua giurisprudenza consolidata. La Corte ha ribadito che il termine di dieci anni per la prescrizione medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999, e non da successive sentenze chiarificatrici. Di conseguenza, le azioni intentate dopo il 2009 sono state considerate tardive.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione decide
Un gruppo di medici ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa della tardiva attuazione delle direttive UE sulla remunerazione della formazione specialistica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il termine di prescrizione decennale per la richiesta di risarcimento è iniziato il 27 ottobre 1999, con l'entrata in vigore della Legge 370/1999. La Corte ha stabilito che tale legge ha reso definitivo l'inadempimento dello Stato, rendendo il diritto al risarcimento certo ed esigibile da quella data, chiudendo la questione sulla prescrizione risarcimento medici specializzandi.
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Risarcimento medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha affrontato la questione del risarcimento per i medici che hanno frequentato scuole di specializzazione senza retribuzione a causa del ritardo dello Stato nell'attuare le direttive europee. Confermando un orientamento consolidato, la Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dello Stato che quello dei medici. È stato ribadito che il diritto al risarcimento sussiste anche per i corsi iniziati prima del 1983 (per il periodo successivo al 1° gennaio 1983), che la prescrizione decorre dal 27 ottobre 1999 e che il calcolo del danno si basa sulla Legge 370/1999. Questa decisione cristallizza i principi giuridici in materia di risarcimento medici specializzandi.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio lo Stato italiano per il risarcimento dei danni derivanti dalla tardiva attuazione delle direttive UE sulla loro retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che il termine decennale di prescrizione per i medici specializzandi decorre dall'entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto non contestava efficacemente la giurisprudenza consolidata in materia.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
Due cittadini hanno citato in giudizio un istituto di credito per una frode perpetrata da un suo dipendente. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la richiesta a causa della prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che i ricorrenti non possono introdurre nuove argomentazioni o prove in modo non conforme alla procedura, il che ha portato alla declaratoria di inammissibilità del ricorso in cassazione.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici per il risarcimento del danno da mancata retribuzione durante la specializzazione. La Corte ha confermato che il diritto si è estinto per prescrizione decennale, il cui termine è iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Si è ribadito che l'incertezza giurisprudenziale non sospende la decorrenza della prescrizione medici specializzandi.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione
Un gruppo di medici, specializzati tra il 1979 e il 1987, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa del mancato pagamento della retribuzione prevista dalle direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il termine di prescrizione di 10 anni è iniziato il 27 ottobre 1999, con l'entrata in vigore della Legge 370/1999. La Corte ha respinto la tesi secondo cui l'incertezza giuridica potesse sospendere tale termine, considerandola un mero impedimento di fatto.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha agito contro lo Stato per il mancato pagamento della borsa di studio durante la specializzazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso e dichiarando estinta la prescrizione medici specializzandi. La Corte ha ribadito che il termine decennale decorre dal 27 ottobre 1999, e l'incertezza sulla giurisdizione o sulla natura dell'azione non costituisce un impedimento legale idoneo a spostare tale termine.
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Risarcimento specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di tre medici per il risarcimento specializzandi, confermando la prescrizione decennale del diritto a partire dal 27 ottobre 1999. Ha inoltre rigettato la domanda per una specializzazione non riconosciuta all'epoca dei fatti, a causa della mancata prova della sua equipollenza temporale.
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Retribuzione medici specializzandi: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzatisi prima dell'anno accademico 2006/2007, i quali richiedevano una retribuzione più elevata basandosi su normative successive. La Corte ha stabilito che la borsa di studio prevista dal D.Lgs. 257/1991 costituiva già un'adeguata attuazione delle direttive UE sulla retribuzione medici specializzandi. Inoltre, ha confermato che la disciplina più favorevole del D.Lgs. 368/1999 non ha effetto retroattivo e che, in ogni caso, il diritto a eventuali pretese era ormai estinto per prescrizione decennale.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzatisi tra il 1979 e il 1990, che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. Il caso verteva sulla decorrenza della prescrizione medici specializzandi. La Corte ha confermato che il termine decennale è iniziato a decorrere il 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999, e non da un momento successivo legato al consolidamento della giurisprudenza. Di conseguenza, il diritto dei medici è stato dichiarato prescritto.
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Interposizione di persona: la prova del possesso
In un caso di presunta elusione fiscale tramite interposizione di persona in una compravendita immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale. Non è sufficiente per l'Agenzia delle Entrate dimostrare l'esistenza di uno schema societario volto a spostare un reddito (una plusvalenza) su un soggetto con perdite fiscali pregresse. È necessario che l'amministrazione finanziaria provi, anche tramite presunzioni, che il contribuente originario sia l'effettivo possessore del reddito generato. La sentenza impugnata è stata cassata perché i giudici di merito non avevano accertato questo elemento cruciale, ovvero la disponibilità del profitto in capo alla società cedente.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7873/2023, ha respinto il ricorso di alcuni docenti in possesso del diploma magistrale conseguito prima dell'a.s. 2001/2002, negando il loro inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. La Corte ha stabilito che il solo possesso del titolo non è sufficiente e che l'annullamento di un decreto ministeriale da parte del giudice amministrativo non estende i suoi effetti a chi non ha impugnato l'atto, consolidando un orientamento restrittivo sull'accesso a tali graduatorie.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7785/2023, ha stabilito che il possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte ha rigettato il ricorso di alcune insegnanti, chiarendo che l'accesso a tali graduatorie era riservato a chi era già inserito nelle previgenti graduatorie permanenti al momento della loro trasformazione e chiusura a nuovi inserimenti, disposta dalla legge n. 296/2006.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7783/2023, ha stabilito che il solo possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. La Corte ha rigettato il ricorso di una docente, precisando che l'annullamento di un precedente decreto ministeriale non produce effetti generalizzati (erga omnes) tali da creare un diritto all'inserimento per tutti i docenti in possesso del titolo.
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