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Art. 2935 Codice Civile — Anno 2023

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390 provvedimenti

Altri anni per Art. 2935 Codice Civile

Prescrizione crediti di lavoro: il tempo non scade se il posto è a rischio
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni lavoratori chiedevano il riconoscimento dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. L'azienda si opponeva, sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, anche dopo la Riforma Fornero del 2012, il rapporto di lavoro non offre una stabilità tale da eliminare il 'metus' (timore) del lavoratore di essere licenziato. Di conseguenza, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma inizia solo dalla sua cessazione. I lavoratori hanno quindi vinto, vedendosi riconosciuto il loro diritto.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: Lavoro instabile blocca i termini
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro. Alcuni dipendenti avevano chiesto il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità maturata sin dal periodo di apprendistato. L'Azienda si era opposta sostenendo che parte di questi crediti fosse prescritta. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: dopo le riforme del 2012 (Legge Fornero), il rapporto di lavoro non è più assistito da un regime di piena stabilità. Di conseguenza, il lavoratore vive in uno stato di timore (metus) che gli impedisce di agire contro il datore. Per questo motivo, il termine di prescrizione di cinque anni per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha però accolto parzialmente il ricorso dell'Azienda solo per due lavoratori, i cui crediti si erano già prescritti, in parte, prima dell'entrata in vigore della legge del 2012.
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Debito Prescritto Nonostante il Sequestro: la Banca Perde la Causa
Una banca creditrice perde il diritto a riscuotere due miliardi di lire perché il suo diritto si è prescritto. La banca sosteneva che il sequestro penale dei titoli di credito avesse causato la sospensione della prescrizione, impedendole di agire. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno chiarito che i documenti in questione non erano veri e propri titoli di credito, ma semplici 'documenti di legittimazione'. Pertanto, la banca avrebbe potuto interrompere la prescrizione con una semplice richiesta scritta, senza bisogno di possedere fisicamente i documenti. La sua inerzia ha quindi causato la perdita definitiva del credito.
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Prescrizione Crediti di Lavoro: la Cassazione blocca i termini
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione crediti di lavoro dopo le riforme del 2012. Alcuni lavoratori avevano chiesto il riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato. L'azienda si era opposta sostenendo che il diritto fosse prescritto. La Corte ha stabilito che, in assenza di un regime di stabilità forte che protegga il lavoratore dal timore del licenziamento, il termine di prescrizione per i crediti retributivi non decorre durante il rapporto di lavoro, ma solo dalla sua cessazione. Di conseguenza, la richiesta dei lavoratori è stata considerata valida e l'azienda ha perso la causa su questo punto.
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Iscrizione Gestione Separata INPS: Avvocato Sotto Soglia Perde
Un avvocato con un reddito inferiore alla soglia minima per l'iscrizione alla propria cassa di previdenza si è opposto alla richiesta dell'Ente Previdenziale di pagare i contributi. La Corte di Cassazione ha però confermato la legittimità dell'iscrizione Gestione Separata INPS d'ufficio. I giudici hanno stabilito che chi non è tenuto a versare il contributo soggettivo alla propria cassa professionale deve comunque garantirsi una copertura pensionistica tramite la Gestione Separata, in virtù del principio di universalità delle tutele. La Corte ha anche precisato che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine di pagamento e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto la causa.
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Prescrizione crediti tributari: debito annullato per 10 giorni
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento per un debito IRPEF del 1996, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito tributario. La cartella originaria era stata notificata nel gennaio 2004, mentre l'intimazione era arrivata nel luglio 2014, oltre il termine di dieci anni. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo un principio fondamentale: il termine di prescrizione decennale inizia a decorrere dalla data di notifica della cartella di pagamento, non da un momento successivo. Poiché l'intimazione è stata notificata solo dieci giorni dopo la scadenza del termine, il debito è stato dichiarato estinto per prescrizione. Il contribuente ha vinto la causa.
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Danni da Alluvione: la Prescrizione parte dall’Indagine Penale
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sulla decorrenza della prescrizione per il risarcimento danni a seguito di un'alluvione. Alcuni cittadini avevano citato in giudizio un Ministero per i danni subiti a causa dell'esondazione di un fiume, avvenuta molti anni prima. La Corte ha chiarito che il termine per chiedere il risarcimento non parte dal momento in cui si ha la certezza scientifica assoluta sulle cause del disastro, ma da quando il danneggiato ha la possibilità, con normale diligenza, di conoscere la potenziale responsabilità di un terzo. In questo caso, il rinvio a giudizio di un tecnico del Ministero è stato ritenuto un momento sufficiente per far partire il conteggio della prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento dei cittadini è stata considerata tardiva e respinta.
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Danni da Alluvione: Prescrizione non attende la Certezza Assoluta
Un'officina ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture il risarcimento per i danni subiti a causa di un'alluvione del 1992. La Cassazione ha respinto la richiesta perché presentata fuori tempo massimo. La Corte ha stabilito un principio chiave sulla decorrenza della prescrizione del risarcimento danni: il termine non parte dal momento in cui si ha la certezza scientifica assoluta della colpa, ma da quando il danneggiato ha, o avrebbe potuto avere con normale diligenza, una sufficiente conoscenza del legame tra il danno e la condotta di un terzo. In questo caso, il rinvio a giudizio di un tecnico del Ministero nel 2000 era un fatto sufficiente per avviare il conteggio. La richiesta, inviata solo nel 2015, è stata quindi considerata tardiva e il diritto al risarcimento prescritto.
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Danni da alluvione: la decorrenza della prescrizione salva lo Stato
La Corte di Cassazione affronta il tema della decorrenza della prescrizione per una richiesta di risarcimento danni contro un Ministero, a seguito di un'alluvione avvenuta nel 1992. I cittadini danneggiati avevano agito in giudizio molti anni dopo. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il termine per chiedere i danni non parte dal giorno dell'evento dannoso, ma dal momento in cui i danneggiati hanno avuto, o avrebbero potuto avere con normale diligenza, una conoscenza sufficiente della causa del danno e della responsabilità di un soggetto terzo. In questo caso, il rinvio a giudizio di un tecnico del Ministero è stato identificato come il momento di tale conoscenza. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento, presentata troppo tardi, è stata respinta perché il diritto era ormai prescritto.
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Danni da Alluvione e Prescrizione: Risarcimento Negato
Una cittadina chiede al Ministero il risarcimento per i danni subiti a causa di un'esondazione avvenuta nel 1992, sostenendo che il suo diritto non fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiave sulla decorrenza prescrizione risarcimento danni. Il termine non parte dalla data in cui si ha la certezza giudiziaria della causa del danno, ma dal momento in cui il danneggiato, con ordinaria diligenza, poteva avere sufficiente conoscenza del danno e del suo possibile collegamento alla condotta di un terzo. In questo caso, il rinvio a giudizio di un tecnico del Ministero era un fatto sufficiente a far partire il conteggio, rendendo la successiva richiesta di risarcimento tardiva e quindi prescritta.
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Multe contestate, ricorso sbagliato: inammissibilità e condanna
Un automobilista si oppone a sette cartelle di pagamento per multe stradali, sostenendo vizi di notifica e prescrizione del debito. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte, tuttavia, non esamina il caso nel merito. Dichiara l'inammissibilità del ricorso per cassazione perché l'automobilista non ha rispettato un requisito formale fondamentale: non ha riportato nel suo atto il contenuto specifico dei documenti e dei motivi di appello su cui basava le sue lamentele. Questa omissione ha impedito ai giudici di valutare la fondatezza delle critiche. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'automobilista condannato a pagare le spese legali.
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Prescrizione Contributi INPS: Debito Salvo Grazie a una Notifica
Una libera professionista si oppone a una richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale per contributi relativi al 2010, sostenendo l'avvenuta prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione contributi INPS. Il termine di cinque anni non decorre sempre dalla data ordinaria, ma dalla scadenza effettiva per il versamento, che può essere posticipata da decreti specifici. Inoltre, l'atto con cui l'Ente ha interrotto la prescrizione nel 2016 è valido e può essere rilevato d'ufficio dal giudice, anche se non eccepito formalmente, purché presente agli atti. Di conseguenza, la richiesta di pagamento è stata ritenuta legittima.
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Quadro RR omesso: debito INPS annullato per prescrizione
Un professionista omette la compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi. L'Ente Previdenziale, dopo oltre cinque anni, gli contesta il mancato versamento, sostenendo che l'omissione sia un occultamento doloso del debito e che quindi la prescrizione sia sospesa. La Corte di Cassazione dà ragione al professionista, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione contributi INPS: la mancata compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un comportamento fraudolento. Senza una prova concreta dell'intenzione di nascondere il debito, la prescrizione decorre normalmente. Di conseguenza, il debito del professionista è stato dichiarato estinto.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: INPS vince in Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale sulla prescrizione contributi Gestione Separata. Un professionista si era opposto a una richiesta di pagamento dell'INPS, sostenendo che il debito fosse prescritto. I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'INPS. Ha stabilito che la notifica di un avviso di addebito, avvenuta prima della scadenza dei cinque anni, aveva interrotto la prescrizione. Fatto decisivo: il giudice può rilevare d'ufficio l'interruzione, anche se non eccepita dall'INPS, purché la prova sia agli atti. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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Gestione Separata INPS: Professionista vince, obbligo solo se c’è abitualità
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Ente Previdenziale contro un professionista per contributi non versati nel 2010. L'Ente contestava la prescrizione del debito, ma la Corte ha evidenziato un punto più importante: l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS non sussisteva affatto. Per i professionisti, infatti, tale obbligo scatta solo in caso di attività 'abituale', a prescindere dal reddito. La soglia dei 5.000 euro è rilevante solo per il lavoro autonomo occasionale. Poiché nel caso specifico mancava il requisito dell'abitualità, il professionista ha vinto la causa e non ha dovuto versare alcun contributo.
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Prescrizione Contributi INPS: la Proroga Fiscale Salva l’Ente
Un professionista si opponeva a una richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale, sostenendo la prescrizione dei contributi INPS. I giudici di merito gli avevano dato ragione, ritenendo che una proroga governativa dei termini di pagamento non si applicasse al suo caso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la proroga si estendeva a tutti i professionisti soggetti agli studi di settore, indipendentemente dal regime fiscale concreto. Questo slittamento della scadenza ha spostato in avanti anche l'inizio del calcolo della prescrizione, rendendo la richiesta dell'Ente tempestiva e legittima. Di conseguenza, la prescrizione contributi INPS non era maturata.
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Soldi persi per prescrizione ripetizione indebito: ecco perché
Una società finanziaria ha chiesto la restituzione di una somma versata in base a un contratto preliminare, poi rivelatosi nullo perché mascherava un prestito con patto commissorio vietato. La Cassazione ha stabilito che il diritto alla restituzione si era estinto. Il principio chiave è che la prescrizione ripetizione indebito, di durata decennale, inizia a decorrere dal giorno del pagamento non dovuto e non dalla data della sentenza che accerta la nullità del contratto. Di conseguenza, la società ha perso il diritto al rimborso per aver agito troppo tardi.
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Conguagli regolatori: sì al recupero costi, no a errori passati
Un condominio si opponeva alla richiesta di una società idrica di pagare ingenti somme a titolo di conguagli regolatori per consumi di anni precedenti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: i conguagli regolatori sono legittimi, ma solo per recuperare costi imprevisti e imprevedibili al momento della fornitura. Non possono servire a coprire errori di gestione o normali rischi d'impresa del fornitore. L'onere di dimostrare la natura imprevedibile di tali costi spetta interamente alla società che li richiede. La Corte ha quindi accolto le ragioni del gestore sul principio astratto, ma ha rinviato la decisione al giudice di merito per verificare se, nel caso concreto, queste rigide condizioni fossero state rispettate.
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Prescrizione Contributi INPS: Omissione Quadro RR non è Frode
Una professionista ometteva di compilare il quadro RR della dichiarazione dei redditi. L'INPS le chiedeva il pagamento dei contributi, sostenendo che l'omissione fosse un occultamento doloso del debito, tale da sospendere la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo due principi chiave sulla prescrizione contributi INPS. Primo: il termine di prescrizione decorre dalla data di scadenza del pagamento, non dalla presentazione della dichiarazione. Secondo: la mancata compilazione del quadro RR non equivale automaticamente a un occultamento fraudolento. La richiesta dell'INPS è stata quindi ritenuta prescritta.
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Debito del costruttore: la Cassazione nega l’obbligazione propter rem
La Corte di Cassazione ha stabilito che il debito per oneri di urbanizzazione non pagati dal costruttore originario non costituisce una obbligazione propter rem. Di conseguenza, il Comune non può richiederne il pagamento ai successivi acquirenti dell'immobile, i quali sono estranei alla convenzione edilizia iniziale. L'obbligo di pagamento grava solo sul costruttore che stipulò l'accordo con l'ente pubblico. Nel caso specifico, la Corte ha anche confermato che il diritto del Comune a riscuotere tali somme era comunque caduto in prescrizione, annullando definitivamente la richiesta di pagamento nei confronti dei nuovi proprietari.
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