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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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148 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Misure cautelari: quando i gravi indizi bastano?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione di misure cautelari (arresti domiciliari) per rapina aggravata. L'ordinanza del Tribunale del Riesame, che aveva ribaltato la decisione del G.i.p., è stata ritenuta logicamente motivata sui gravi indizi di colpevolezza, senza che le presunte contraddizioni testimoniali potessero inficiarne la validità. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma controllare la coerenza della motivazione.
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Misura cautelare: quando il carcere è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare in carcere per un individuo accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, sostituendo i precedenti arresti domiciliari. La sentenza ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, sottolineando che il suo ruolo attivo e la sua piena adesione alle logiche criminali rendevano la detenzione carceraria l'unica misura idonea a contenere il pericolo di recidiva, superando la valutazione di elementi come l'incensuratezza.
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Truffa aggravata bonus fiscali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36282/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista destinatario di una misura interdittiva per truffa aggravata bonus fiscali. La Corte ha stabilito che la creazione di un complesso apparato fraudolento, con società fittizie e documentazione falsa per ottenere crediti d'imposta, integra il reato di truffa aggravata (art. 640 bis c.p.) e non la meno grave fattispecie di indebita percezione di fondi pubblici (art. 316 ter c.p.), che ha natura residuale e si applica solo in assenza di un'effettiva induzione in errore della pubblica amministrazione.
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Inammissibilità istanza di revisione: il ne bis in idem
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un'istanza di revisione presentata per la seconda volta sulla base degli stessi motivi e prove. La decisione ribadisce la validità del principio "ne bis in idem" anche nel giudizio di revisione. È stata inoltre confermata l'inammissibilità per un secondo motivo, basato su un presunto falso in sentenza, a causa della mancata allegazione della sentenza irrevocabile di condanna per tale reato, evidenziando il rigore formale che governa l'istituto e l'inammissibilità dell'istanza di revisione.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un gruppo di individui accusati di formare un'associazione per delinquere dedita a borseggi e rapine sui mezzi pubblici. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che la sussistenza di un'associazione criminale può essere provata attraverso le modalità coordinate e sistematiche con cui vengono commessi i singoli reati, distinguendola nettamente dal semplice concorso di persone.
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Autoriciclaggio: quando si configura il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di custodia cautelare in carcere per un soggetto indagato per autoriciclaggio, stabilendo che le operazioni finanziarie, come la compravendita di valute o di azioni finalizzata al profitto, integrano pienamente il reato. Secondo la Corte, tali attività non costituiscono mero godimento personale dei proventi illeciti, ma rappresentano un reimpiego nel circuito economico volto a ostacolare la tracciabilità dei fondi. La decisione sottolinea che anche se dirette da una persona già detenuta, queste operazioni dimostrano una capacità criminale tale da giustificare la massima misura cautelare per il pericolo di recidiva.
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Custodia cautelare: sì anche se già detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia cautelare in carcere per un indagato per rapina, nonostante fosse già detenuto per altra causa. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto e sul concreto rischio di reiterazione del reato, elementi che rendono la misura necessaria. La Corte ha ritenuto irrilevante lo stato di detenzione preesistente e ha validato l'identificazione dell'autore basata sulla testimonianza della vittima, corroborata da segni distintivi come tatuaggi.
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Responsabilità RUP: la Cassazione sul dolo eventuale
La Corte di Cassazione ha confermato una misura interdittiva a carico di un dirigente pubblico con funzioni di R.U.P. per reati di frode in pubbliche forniture e truffa aggravata. La sentenza sottolinea la responsabilità del R.U.P. che, pur informato di gravi irregolarità nell'uso dei materiali per la costruzione di un porto, ha omesso di intervenire. Tale condotta, secondo la Corte, integra i gravi indizi di colpevolezza e la configurabilità del dolo eventuale, rendendo legittima la misura cautelare.
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Esigenze cautelari: la Cassazione sul rischio di recidiva
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per truffa aggravata. La Corte conferma la misura cautelare, sottolineando che le esigenze cautelari e il rischio di recidiva si possono desumere dalla gravità della condotta, dal ruolo nell'organizzazione criminale e dai precedenti specifici, anche senza nuovi fatti.
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Misura cautelare: quando è legittima la custodia in carcere
Un indagato, inizialmente sottoposto all'obbligo di firma per estorsione, si è visto aggravare la misura cautelare in custodia in carcere dal Tribunale del Riesame su appello del PM. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la decisione del Riesame. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare nel merito l'adeguatezza della misura, ma verificare la correttezza logico-giuridica della motivazione, ritenuta in questo caso ineccepibile.
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Esigenze cautelari: la condotta basta a giustificarle
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per truffa aggravata contro una misura cautelare. La sentenza stabilisce che le esigenze cautelari, in particolare il rischio di recidiva, possono essere desunte dalle modalità complesse e organizzate del reato, anche in assenza di precedenti penali, rendendo la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria giustificata e proporzionata.
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Esigenze cautelari: la condotta concreta è decisiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro una misura cautelare per truffa. La sentenza chiarisce che per valutare le esigenze cautelari e il rischio di recidiva, è fondamentale analizzare la condotta concreta e il ruolo attivo del soggetto nel reato, non bastando la sola gravità dell'imputazione.
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Esigenze cautelari: la gravità del reato è decisiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata sottoposta a misura cautelare per truffa aggravata. La sentenza sottolinea come le esigenze cautelari, in particolare il pericolo di reiterazione del reato, possano essere desunte dalla gravità e dalle modalità organizzate della condotta, anche in assenza di precedenti penali. Il ruolo non marginale dell'indagata nel piano criminoso è stato ritenuto sufficiente a dimostrare la concretezza e l'attualità del rischio, giustificando la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
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Appello cautelare del PM: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'applicazione di una misura cautelare, stabilendo che l'appello cautelare del Pubblico Ministero non era generico. La Corte ha ritenuto logico desumere il pericolo di recidiva dalla natura strumentale del reato di falso rispetto a quello di truffa, nonché dalla presenza di precedenti penali, anche se non specificati nel dettaglio nell'atto di appello.
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Appello misura cautelare: i poteri del Tribunale
La Cassazione chiarisce l'estensione dei poteri del giudice in sede di appello misura cautelare proposto dal Pubblico Ministero. Anche se il PM impugna solo la qualificazione giuridica del reato, il Tribunale della Libertà deve riesaminare tutti i presupposti per l'applicazione della misura, come i gravi indizi e le esigenze cautelari. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che l'appello del PM devolve l'intera questione al giudice superiore, il quale non è vincolato ai singoli motivi proposti.
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Esigenze cautelari: la Cassazione e la reiterazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti accusati di associazione per delinquere e numerosi reati predatori, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha ritenuto ancora attuale e concreto il pericolo di reiterazione dei reati, nonostante il parziale risarcimento offerto alle vittime. La decisione sottolinea come la gravità dei fatti e il radicamento degli indagati in un contesto criminale rendano inadeguate misure meno afflittive come gli arresti domiciliari, ritenendo logica e ben motivata la valutazione sulle esigenze cautelari operata dal Tribunale del riesame.
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Effetto devolutivo appello: i poteri del giudice
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui limiti dell'effetto devolutivo dell'appello proposto dal Pubblico Ministero in materia di misure cautelari. Un indagato, dopo l'annullamento con rinvio di una precedente ordinanza, si vedeva applicare la custodia in carcere per detenzione di armi, nonostante fosse venuta meno l'accusa più grave di tentato omicidio. Il ricorrente sosteneva che il giudice del rinvio avesse ecceduto i propri poteri, ma la Suprema Corte ha respinto il ricorso. È stato chiarito che se l'appello del PM investe l'intera valutazione delle esigenze cautelari per più reati connessi, l'effetto devolutivo si estende a tutti, consentendo al giudice del rinvio di decidere sulla misura per i reati residui.
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Partecipazione mafiosa: la Cassazione e la custodia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione mafiosa. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse correttamente valutato la continuità dell'attività criminale, inclusi episodi estorsivi e consultazioni interne al clan, avvenuti mentre l'imputato si trovava già agli arresti domiciliari. Le precedenti condanne e la persistenza della condotta hanno giustificato l'applicazione della misura più grave.
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Travisamento della prova: quando il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati contro un'ordinanza di custodia cautelare. I ricorrenti lamentavano un travisamento della prova riguardo l'interpretazione di filmati di sorveglianza e intercettazioni. La Corte ha stabilito che la valutazione del Tribunale del Riesame era logica e completa, non un errore palese, ribadendo che la Cassazione non può riesaminare i fatti ma solo la legittimità e la coerenza della motivazione.
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Aggravamento misura cautelare: nuovi elementi
Un indagato, già sottoposto a divieto di avvicinamento per tentata estorsione, si vede applicare la custodia in carcere. Il ricorso contesta la decisione, invocando il principio del giudicato cautelare. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che l'aggravamento della misura cautelare è legittimo se basato su elementi nuovi, come intercettazioni successive che rivelano una maggiore pericolosità sociale, anche se le minacce sono rivolte a soggetti diversi dalla vittima originaria.
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