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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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148 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Sequestro preventivo superbonus: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza 38161/2024, ha rigettato i ricorsi contro un'ordinanza di sequestro preventivo "impeditivo" emessa nei confronti di società coinvolte in una presunta frode legata al "superbonus". La Corte ha stabilito che la misura cautelare è legittima anche se il reato di truffa non è procedibile, qualora sussista il 'fumus' per altri reati come l'emissione di fatture false e l'indebita compensazione. Inoltre, ha chiarito che per il sequestro preventivo è sufficiente la 'pertinenza' del bene al reato, non essendo richiesto un più stringente 'collegamento strutturale'.
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Processo in assenza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati. In particolare, ha stabilito che il processo in assenza è legittimo se l'imputato, pur essendo detenuto, aveva eletto domicilio presso il proprio difensore di fiducia. La notifica presso il domicilio eletto è sufficiente a garantire la presunzione di conoscenza del procedimento, e spetta all'imputato dimostrare l'incolpevole mancata conoscenza, non essendo sufficiente la sola rinuncia al mandato del legale.
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Custodia cautelare: quando il rischio di recidiva basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e resistenza. La Corte ha confermato la validità della misura, ritenendo che il concreto rischio di recidiva fosse stato correttamente desunto non solo dai precedenti penali e dalla gravità dei fatti, ma anche dalla condizione di vita precaria dell'indagato, come l'assenza di una fissa dimora e di un lavoro stabile, che rendono inapplicabili misure meno afflittive.
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Sequestro preventivo: appello inammissibile se manchi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36204/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo presentato da un soggetto che occupava un immobile senza esserne proprietario. La Corte ha stabilito che, per poter impugnare la misura, non basta essere l'indagato, ma è necessario dimostrare un interesse concreto e attuale, ovvero il diritto a ottenere la restituzione del bene in caso di annullamento del sequestro. Mancando tale presupposto, il ricorso è stato respinto per difetto di legittimazione.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Un soggetto indagato per l'occupazione abusiva di un immobile di edilizia pubblica ricorre contro il sequestro preventivo del bene. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per mancanza di un concreto interesse ad impugnare. Poiché l'indagato non è proprietario né titolare di alcun diritto sull'immobile, non avrebbe diritto alla sua restituzione nemmeno in caso di annullamento del sequestro, venendo così a mancare il presupposto essenziale per poter contestare la misura cautelare.
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Rischio di recidiva: la Cassazione e le misure cautelari
La Cassazione conferma la misura cautelare per un gestore di CAF accusato di frode per il reddito di cittadinanza. Nonostante la cessazione dell'attività e l'abolizione del sussidio, il rischio di recidiva è ritenuto attuale e concreto a causa della sua spiccata capacità criminale e propensione a commettere reati con finalità di lucro.
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Notifica decesso difensore: quando il processo è nullo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello per un vizio di procedura. A seguito della morte del legale di fiducia, la notifica per il giudizio è stata effettuata al nuovo difensore d'ufficio senza che vi fosse prova della conoscenza di ciò da parte dell'imputato. La Suprema Corte ha stabilito che in caso di notifica decesso difensore, se l'imputato non è a conoscenza dell'evento, la notifica deve essere fatta personalmente a lui e non al nuovo legale, pena la nullità assoluta del procedimento per violazione del diritto di difesa.
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Ricorso inammissibile per mafia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. La decisione si fonda sul principio che il ricorso era basato su contestazioni di merito, non consentite in sede di legittimità, e non si confrontava adeguatamente con le prove a carico, quali intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori. Questo caso ribadisce che un ricorso inammissibile non può portare a una nuova valutazione dei fatti.
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Riciclaggio esigenze cautelari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che applicava gli arresti domiciliari per il reato di riciclaggio. I giudici hanno ritenuto generiche le censure sulla consapevolezza della provenienza illecita del denaro e infondate quelle sulle esigenze cautelari, confermando il pericolo di recidiva data l'assenza di un lavoro lecito e la stabilità del sistema criminale.
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Custodia cautelare in carcere per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di truffa pluriaggravata, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. L'imputato, fingendosi un ufficiale della finanza, avrebbe sottratto 300.000 euro. La Corte ha ritenuto le doglianze del ricorrente generiche, sottolineando che la decisione del Tribunale del Riesame era ben motivata sia riguardo ai gravi indizi di colpevolezza, sia sul concreto pericolo di recidiva basato sulla personalità e i precedenti penali dell'indagato. È stata inoltre confermata l'inidoneità degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, data la scarsa affidabilità del soggetto.
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Misure cautelari: la valutazione del giudice di merito
Un individuo sotto indagine per truffa aggravata ai danni di un'anziana ha impugnato l'applicazione degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la scelta delle misure cautelari è un giudizio discrezionale del giudice di merito. Tale scelta è insindacabile se motivata logicamente dal concreto pericolo di recidiva, basato sulle specifiche modalità del reato e sulla personalità dell'indagato, rendendo irrilevanti la giovane età o l'assenza di precedenti.
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Coesistenza associazioni: Cassazione su mafia e droga
La Cassazione analizza la coesistenza associazioni criminali, confermando la detenzione per un soggetto a capo sia di un clan mafioso che di un distinto gruppo dedito al narcotraffico. Si esclude il 'ne bis in idem' per condotte successive a una precedente condanna e si chiarisce la configurabilità di due sodalizi autonomi, anche con leadership e cassa parzialmente in comune.
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Associazione mafiosa: la prova da intercettazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La sentenza conferma che le conversazioni intercettate tra affiliati, anche se l'imputato non vi partecipa, costituiscono prova diretta del suo coinvolgimento. Il ricorso in Cassazione non può contestare la valutazione dei fatti del giudice di merito, ma solo la violazione di legge o la manifesta illogicità della motivazione. La Corte ha ritenuto coerente la ricostruzione del Tribunale del riesame, basata su intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e precedenti condanne, che delineava il ruolo di vertice e mediatore dell'imputato all'interno di un cartello criminale.
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Associazione mafiosa: il controllo su attività illecite
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30009/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la natura di un'associazione mafiosa sussiste anche quando il gruppo esercita un potere intimidatorio non verso cittadini onesti, ma verso altri soggetti che svolgono attività illecite (come lo spaccio), costringendoli a versare una parte dei profitti per poter operare. Questo controllo del territorio e la prevaricazione, anche nel mondo criminale, sono elementi caratteristici del reato previsto dall'art. 416-bis c.p.
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Associazione mafiosa: quando è un fatto notorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad una associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che l'esistenza di una nota organizzazione criminale è un fatto notorio, già accertato da sentenze passate, e che quindi il giudizio doveva concentrarsi solo sulla prova della partecipazione dell'individuo, desunta dai suoi rapporti e dalle sue azioni intimidatorie.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa. La difesa contestava la sufficienza degli indizi, basati sulle dichiarazioni di un collaboratore e su intercettazioni. La Corte ha ritenuto gli elementi probatori, inclusa la riscossione di una quota dei profitti illeciti ('punto'), sufficienti a configurare i gravi indizi di colpevolezza richiesti per la misura. È stata inoltre confermata l'operatività della presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa.
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Metodo mafioso e custodia cautelare: la Cassazione
Un soggetto, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura detentiva. I giudici hanno ritenuto logica e coerente la motivazione del Tribunale del Riesame sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e hanno ribadito la validità della presunzione di pericolosità sociale per i reati che impiegano il metodo mafioso, superabile solo con prove specifiche della cessazione di tale pericolo.
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Ne bis in idem: la Cassazione annulla condanna doppia
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per associazione a delinquere, accogliendo il ricorso di un imputato che era già stato assolto per gli stessi fatti in un altro procedimento. La Corte ha ribadito la piena operatività del principio del ne bis in idem, specificando che il divieto di un secondo processo per il medesimo fatto storico sussiste anche se i procedimenti sono stati incardinati in sedi giudiziarie diverse. La decisione sottolinea che i giudici devono effettuare una verifica rigorosa sull'identità del fatto, non potendo rigettare l'eccezione sulla base di valutazioni sommarie.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina e furto. La Corte ha ribadito che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, inclusa l'interpretazione di immagini video e riconoscimenti, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione non sia manifestamente illogica o viziata da errori di diritto, cosa non riscontrata nel caso di specie.
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Turbativa d’asta: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato accusato di estorsione e turbativa d'asta con aggravante mafiosa. La Corte ha stabilito che non si può riproporre una diversa valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la validità delle misure cautelari basate sulle dichiarazioni della vittima, intercettazioni e sul contesto mafioso del territorio.
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