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Art. 28 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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148 provvedimenti

Altri anni per Art. 28 Codice di Procedura Penale

Interesse ad impugnare del PM: la Cassazione chiarisce
Un soggetto, già detenuto in carcere con misura cautelare per gravi reati, si è visto estendere la stessa misura anche all'accusa di usura a seguito di un appello del Pubblico Ministero. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la mancanza di interesse ad impugnare da parte dell'accusa, dato che l'indagato era già recluso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il concreto interesse del PM a ottenere l'estensione della misura. Questa decisione, infatti, serve a consolidare il quadro accusatorio (cosiddetto 'giudicato cautelare') e può influire sulla durata massima della misura cautelare, rappresentando un vantaggio processuale tangibile per l'accusa.
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Interesse ad impugnare del PM: la Cassazione chiarisce
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro l'estensione della custodia cautelare per reati di usura. Si conferma l'interesse ad impugnare del Pubblico Ministero anche se l'imputato è già detenuto per altre accuse, al fine di cristallizzare il quadro cautelare su tutti i reati contestati.
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Pericolo di fuga: cambio nome e rientro in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata. L'indagato, dopo un'espulsione, aveva cambiato legalmente identità nel suo paese d'origine per poi rientrare in Italia. La Corte ha stabilito che tale comportamento, unito all'assenza di un domicilio fisso, costituisce un concreto e attuale pericolo di fuga, anche in assenza di un tentativo di scappare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Restituzione nel termine: la Riforma Cartabia non è retroattiva
Un imputato, condannato con sentenza emessa prima dell'entrata in vigore della Riforma Cartabia, ha richiesto la restituzione nel termine per proporre ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'istanza inammissibile, stabilendo che le nuove, più favorevoli, norme sulla restituzione nel termine non hanno effetto retroattivo e si applicano solo a sentenze pronunciate dopo il 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della riforma.
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Sequestro preventivo: cosa accade dopo il rinvio a giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in tema di sequestro preventivo, l'emissione del decreto che dispone il rinvio a giudizio preclude la possibilità di riesaminare la sussistenza del 'fumus commissi delicti'. Il caso riguardava un sequestro per autoriciclaggio, revocato dal GIP e poi ripristinato dal Tribunale del Riesame su appello del PM. La Corte ha rigettato il ricorso della difesa, confermando che la valutazione sulla consistenza dell'accusa, compiuta dal giudice dell'udienza preliminare, assorbe quella cautelare, rendendo definitiva la valutazione del fumus in quella fase.
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Calunnia aggravata: la Cassazione conferma la custodia
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato accusato di calunnia aggravata. La sentenza stabilisce che le false accuse contro un testimone e un giornalista non erano mosse da ragioni personali, ma miravano a favorire un'organizzazione mafiosa, inquinando indagini su gravi fatti criminali del passato. La Corte ha ritenuto sufficienti gli indizi di colpevolezza e la sussistenza dell'aggravante, giustificando la massima misura cautelare.
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Aggravamento misura cautelare: ricorso inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'aggravamento della misura cautelare dalla detenzione domiciliare al carcere. La violazione degli arresti, ritenuta grave, e la genericità del ricorso hanno reso la decisione del Tribunale del Riesame incensurabile.
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Agevolazione mafiosa: Cassazione su indizi e tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato accusato di associazione a delinquere con l'aggravante di agevolazione mafiosa. La Corte ha confermato la misura della custodia in carcere, stabilendo che i gravi indizi erano solidi e che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a ridurre la presunzione di pericolosità sociale, data la gravità dei reati contestati.
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