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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Azione revocatoria: vendita a familiari e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una decisione che aveva accolto un'azione revocatoria promossa da una banca. Il caso riguardava la vendita di immobili da parte di fideiussori ai propri familiari, in un momento di difficoltà finanziaria della società garantita. La Corte ha ribadito principi fondamentali in materia di azione revocatoria, quali l'anteriorità del credito nella fideiussione, che sorge al momento della concessione della garanzia, e il valore probatorio dei legami familiari per dimostrare la consapevolezza del pregiudizio arrecato al creditore.
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Definizione agevolata: lite estinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario a seguito della domanda di definizione agevolata presentata dalla contribuente. Il caso riguardava un avviso di accertamento per utili extracontabili di una società, imputati alla socia di un'altra società che la controllava al 100%. Nonostante l'Agenzia delle Entrate avesse presentato ricorso per cassazione, la procedura di definizione agevolata, perfezionatasi con il pagamento delle rate, ha prevalso, determinando la fine della controversia senza una decisione nel merito.
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Azione revocatoria: dolo specifico e prova del credito
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per la sottrazione di ingenti somme di denaro e contro la nuora per ottenere la revoca di una donazione immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34446/2025, conferma la decisione di merito, rigettando i ricorsi. La Suprema Corte ribadisce i principi sull'onere della prova nell'azione revocatoria, sulla sufficienza del dolo generico e sul valore probatorio insuperabile del giuramento decisorio.
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Società a ristretta base: utili presunti al socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34432/2025, ha affermato un principio cruciale in materia di accertamenti fiscali verso una società a ristretta base. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili si applica direttamente al socio persona fisica finale, anche qualora la partecipazione sia detenuta attraverso una società holding interamente controllata. Viene così superato lo schermo societario, attribuendo la responsabilità fiscale direttamente all'ultimo anello della catena di controllo.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento nei confronti di una socia unica di S.r.l. a ristretta base. L'ordinanza stabilisce che la presunzione di distribuzione degli utili extra-bilancio è valida e spetta al contribuente fornire la prova contraria. L'obbligo di denuncia penale è sufficiente a giustificare il raddoppio dei termini, a prescindere dall'esito del procedimento penale.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. L'organo di secondo grado non aveva specificato le ragioni per cui riteneva legittimo un accertamento fiscale basato su un numero presunto di pneumatici smaltiti, limitandosi a formule generiche. La Suprema Corte ha ribadito che una decisione deve essere fondata su un ragionamento comprensibile e ancorato ai fatti specifici della causa, altrimenti è da considerarsi nulla.
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Notifica incompleta: ricorso inammissibile
L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione in una causa per un rimborso fiscale. La Corte ha ordinato di notificare l'atto a una parte necessaria omessa. L'Agenzia, pur avendo tentato la notifica, non ha depositato la prova del perfezionamento, ovvero la ricevuta di ritorno della comunicazione di avvenuto deposito (c.a.d.). A causa di questa notifica incompleta, la Cassazione, richiamando un principio delle Sezioni Unite, ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancata corretta integrazione del contraddittorio.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento induttivo con cui l'Agenzia delle Entrate aveva ricostruito i suoi ricavi per l'anno 2008 basandosi sui dati del 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Ufficio. La decisione sottolinea che la mancata esibizione delle scritture contabili da parte del contribuente giustifica il ricorso a presunzioni anche "super-semplici". Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili quasi tutti i motivi di ricorso per carenze procedurali, come la mescolanza di diverse censure e la mancata specificità delle doglianze, ribadendo il rigore formale richiesto per l'impugnazione in sede di legittimità.
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Azione revocatoria e prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'acquirente di un immobile la cui compravendita era stata oggetto di azione revocatoria da parte di un istituto di credito. La Corte ha confermato che la consapevolezza del terzo acquirente riguardo al pregiudizio arrecato al creditore può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate anche sulle dichiarazioni rese dalla stessa acquirente nel corso del giudizio. Viene inoltre ribadito il principio per cui, ai fini delle spese legali, il valore della causa si determina in base all'importo del credito e non al valore del bene.
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Fondo patrimoniale: revocatoria in caso di fallimento
La Corte di Cassazione conferma la revocatoria di un fondo patrimoniale costituito da un imprenditore poi fallito. La sentenza chiarisce che tale atto, se pregiudizievole per i creditori, può essere dichiarato inefficace. Viene specificato l'onere della prova a carico della Curatela fallimentare, che deve dimostrare il pregiudizio derivante dalla costituzione del fondo, senza dover provare la totale incapienza del patrimonio residuo.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
Un contribuente si vede respingere il ricorso per la deducibilità di alcuni costi. La Corte di Cassazione conferma che l'onere della prova costi spetta interamente al contribuente. In presenza di gravi indizi, come fatture generiche, inaffidabilità fiscale del fornitore e pagamenti in contanti per importi elevati, il contribuente deve fornire prove concrete e inequivocabili dell'effettività delle operazioni, altrimenti i costi vengono considerati indeducibili.
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Presunzione fiscale: come vincere sui movimenti bancari
La Corte di Cassazione ha chiarito che per superare la presunzione fiscale legata ai movimenti bancari, il contribuente deve fornire una prova analitica e specifica per ogni singola operazione. Nell'ordinanza, è stato annullato il verdetto di un giudice di merito che aveva accettato genericamente una perizia di parte, ribadendo la necessità di una valutazione rigorosa e puntuale delle prove fornite contro l'accertamento fiscale.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
A seguito di un accertamento bancario basato su movimentazioni non giustificate, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prova contraria fornita dal contribuente deve essere specifica e analitica per ogni singola operazione. La Corte ha annullato la decisione di merito che si era limitata a una valutazione generica di una perizia di parte, ribadendo che spetta al contribuente superare la presunzione legale di maggior reddito con prove rigorose e puntuali, e al giudice il dovere di valutarle in modo dettagliato.
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Responsabilità sanzioni amministratore di fatto: la Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34385/2025, ha chiarito i limiti della responsabilità per sanzioni dell'amministratore di fatto. Il principio generale, sancito dall'art. 7 del D.L. 269/2003, prevede che le sanzioni fiscali siano a carico esclusivo della persona giuridica. La responsabilità personale dell'amministratore sorge solo in un'ipotesi eccezionale: quando la società è una 'mera fictio', ovvero un mero schermo fittizio creato al solo scopo di consentire alla persona fisica di trarre un vantaggio fiscale. Nel caso di specie, la Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto l'amministratore responsabile sulla base della mera qualifica della società come 'cartiera', senza fornire la prova rigorosa della sua natura di schermo fittizio.
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Amministratore di fatto: onere della prova per i compensi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un presunto amministratore di fatto di una cooperativa. È stato stabilito che, ai fini dell'accertamento IRPEF per compensi in nero, non è sufficiente dimostrare il ruolo di gestione, ma è necessario fornire la prova concreta che il soggetto abbia effettivamente percepito le somme contestate. La mancanza di tale prova ha portato all'annullamento dell'avviso di accertamento.
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Accertamento antieconomico: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34378/2025, ha stabilito che in caso di accertamento antieconomico, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce un quadro presuntivo basato su elementi gravi, precisi e concordanti, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare con prove rigorose e circostanziate la ragionevolezza economica delle sue operazioni. Giustificazioni generiche, come i legami di parentela tra le parti, non sono sufficienti a superare la presunzione di evasione.
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Vittima del dovere: nesso di causalità e prova
La richiesta di un ex militare per i benefici di vittima del dovere è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi inferiori, stabilendo che un'aggressione subita fuori servizio non è sufficiente se manca la prova di un nesso causale con le mansioni svolte. Le indagini avevano indicato un movente personale, escludendo il diritto ai benefici speciali.
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Fatture inesistenti: onere della prova per il Fisco
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34360/2025, interviene sul tema delle fatture inesistenti e sulla ripartizione dell'onere della prova. Il caso riguarda un'azienda a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di costi e la detrazione dell'IVA per operazioni ritenute fittizie. Dopo due sentenze favorevoli al contribuente nei gradi di merito, la Suprema Corte ha cassato la decisione, stabilendo che, una volta che l'Amministrazione Finanziaria fornisce elementi indiziari (anche non gravi, precisi e concordanti) sull'inesistenza delle operazioni, spetta al contribuente dimostrare la loro effettiva esistenza. La mera esibizione di fatture e prove di pagamento tracciabile non è sufficiente, poiché tali elementi sono spesso usati proprio per mascherare la frode.
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Amministratore lavoratore subordinato: onere prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito che un amministratore di società che si dichiara anche lavoratore dipendente ha l'onere di fornire una prova rigorosa della sua subordinazione. Nel caso di specie, relativo a un'opposizione allo stato passivo in una liquidazione coatta amministrativa, la Corte ha stabilito che la semplice presentazione di buste paga non è sufficiente. È stato inoltre confermato il potere del giudice di accertare d'ufficio la fondatezza del credito, anche in presenza di una precedente ammissione con riserva da parte del commissario liquidatore. La decisione sottolinea la netta distinzione tra la carica sociale e il rapporto di lavoro, ponendo a carico dell'amministratore lavoratore subordinato la dimostrazione di svolgere mansioni diverse e di essere soggetto al potere direttivo di un organo societario.
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Accertamento antieconomico: illegittimo senza analisi
La Corte di Cassazione ha annullato un avviso di accertamento a carico di una società edile, stabilendo che un accertamento antieconomico è illegittimo se non considera il contesto operativo specifico del contribuente. Nel caso di specie, l'Amministrazione Finanziaria e i giudici di merito non avevano adeguatamente valutato né il fatto che l'impresa operasse nel settore dell'edilizia pubblica convenzionata, né una rielaborazione più aggiornata degli studi di settore fornita dalla società stessa.
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