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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Esterovestizione: la sede di direzione effettiva
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32438/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo i principi in materia di esterovestizione. La Corte ha stabilito che l'onere di provare la fittizia localizzazione estera di una società spetta all'Amministrazione finanziaria. Non è sufficiente dimostrare l'esistenza di una direzione e coordinamento da parte di una capogruppo italiana, ma è necessario provare che la società estera è una costruzione di puro artificio, priva di reale sostanza economica. La sentenza sottolinea l'importanza di un'analisi basata su elementi sostanziali per determinare la sede di direzione effettiva, in linea con i principi europei sulla libertà di stabilimento.
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Esterovestizione: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate in un caso di presunta esterovestizione di una società con sede in Lussemburgo ma controllata da soci italiani. La sentenza chiarisce che per dimostrare l'esterovestizione non è sufficiente provare l'attività di direzione e coordinamento da parte della controllante italiana. L'Amministrazione Finanziaria ha l'onere di provare che la società estera è una costruzione di puro artificio, priva di reale sostanza economica. La Corte ha ritenuto che la società avesse fornito prove adeguate della sua effettiva operatività in Lussemburgo, confermando così la decisione dei giudici di secondo grado.
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Responsabilità amministrazione finanziaria: il caso
Una recente ordinanza della Cassazione ha confermato la condanna dell'amministrazione finanziaria al risarcimento dei danni per un'esecuzione esattoriale illegittima. La vicenda, durata decenni, ha visto un contribuente subire la vendita forzata dei propri beni a causa di una pretesa tributaria poi annullata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'ente statale, sottolineando la sua colpa per aver agito senza la normale prudenza, ignorando pareri interni favorevoli al cittadino. Questo caso evidenzia la piena responsabilità dell'amministrazione finanziaria quando le sue azioni causano un danno ingiusto.
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Impresa familiare: accordi e patti successori nulli
Una controversia tra fratelli sulla gestione di un'impresa familiare porta il caso di fronte alla Corte di Cassazione. Il cuore della disputa è la validità di un accordo del 1977, che secondo la ricorrente sarebbe nullo in quanto contenente un patto successorio vietato. La Corte di Appello aveva salvato l'accordo, ma la Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Risarcimento del danno per mancata riammissione
Un consorzio è stato condannato a versare il risarcimento del danno a un gruppo di lavoratori per non averli riammessi in servizio dopo che i loro contratti a termine erano stati dichiarati nulli da precedenti sentenze. Il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che vi fosse un accordo tacito di risoluzione del rapporto e che il calcolo dei danni fosse errato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diritto dei lavoratori al risarcimento. La Corte ha stabilito che la prova di un mutuo consenso alla risoluzione non era stata fornita e ha dichiarato inammissibili gli altri motivi per vizi procedurali.
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Impresa familiare: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale in una controversia relativa a un'impresa familiare. La causa verteva sul riconoscimento della quota di partecipazione agli utili di una collaboratrice e sulla compensazione di reciproci crediti. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi perché i motivi presentati miravano a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito precluso al giudice di legittimità, confondendo profili di merito con questioni di diritto.
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Impresa familiare: quando dedurre le spese di mantenimento
La Corte di Cassazione conferma che in un'impresa familiare, gli utili dovuti a un familiare partecipante si calcolano al netto delle spese di mantenimento. Tuttavia, è onere dell'imprenditore allegare e provare tempestivamente che tali costi sono stati sostenuti con i redditi dell'impresa. Una richiesta tardiva, presentata per la prima volta in appello, è inammissibile.
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Estratto di ruolo: basta per l’insinuazione al passivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di procedure concorsuali e crediti tributari. Ha confermato che, ai fini dell'insinuazione allo stato passivo di una liquidazione giudiziale, l'Agente della riscossione può limitarsi a depositare l'estratto di ruolo, senza dover provare la preventiva notifica della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, e la controversia sulla sua fondatezza deve essere risolta dinanzi al giudice tributario. La Corte ha tuttavia cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulle eccezioni di prescrizione sollevate dalla curatela.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato un estratto di ruolo per cartelle di pagamento mai notificate. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge retroattivamente, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La sentenza chiarisce che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio concreto dall'iscrizione a ruolo, un requisito non soddisfatto nel caso di specie.
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Onere della prova accertamento sintetico: la Cassazione
Una contribuente ha impugnato un accertamento sintetico basato sull'acquisto di due immobili. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha cassato la sentenza di secondo grado. Il caso verteva sull'onere della prova nell'accertamento sintetico. La Corte ha stabilito che non è sufficiente dimostrare la mera disponibilità di fondi, ma è necessario provare il collegamento temporale tra la disponibilità della somma e il suo effettivo impiego per l'acquisto, superando così la presunzione legale a favore dell'Amministrazione Finanziaria.
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Prescrizione cartella: TARSU in 5 anni, canone no
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento di cui era venuto a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha parzialmente accolto il ricorso. La Corte ha stabilito che la prescrizione della cartella di pagamento per la TARSU (tassa sui rifiuti) è quinquennale, trattandosi di una prestazione periodica. Ha invece rigettato gli altri motivi, chiarendo che le relate di notifica sono atti pubblici e non semplici scritture private, e che la richiesta di rateizzazione del debito costituisce un atto di riconoscimento che interrompe la prescrizione.
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Mansioni superiori: promozione automatica e cumulo periodi
Un lavoratore, assegnato frequentemente e sistematicamente a mansioni superiori a causa di carenze di organico, ha citato in giudizio la sua azienda per ottenere un inquadramento superiore. La Corte d'Appello gli ha dato ragione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il cumulo di più periodi di assegnazione a mansioni superiori può determinare la promozione automatica, qualora dimostri un'esigenza aziendale stabile e non meramente temporanea.
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Mansioni superiori: no frode se c’è sostituzione
Un lavoratore è stato ripetutamente assegnato a mansioni superiori per periodi inferiori al limite legale per la promozione, sostenendo si trattasse di uno schema fraudolento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che se l'assegnazione avviene per sostituire un dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, non sussiste né il diritto all'inquadramento superiore né la frode alla legge.
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Esenzione ICI enti non profit: la regola de minimis
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'esenzione ICI per gli enti non profit. Un istituto religioso si era visto negare l'esenzione per le sue attività didattiche e ricettive, considerate di natura commerciale. La Suprema Corte, pur confermando che le rette percepite non erano 'simboliche', ha cassato la sentenza per un motivo dirimente: la mancata verifica della regola 'de minimis' sugli aiuti di Stato. Il caso è stato rinviato al giudice di merito per accertare se il beneficio fiscale, pur qualificabile come aiuto di Stato, rientri nella soglia consentita dalla normativa europea, salvaguardando così l'esenzione.
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Contributi consortili: motivazione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro delle ingiunzioni di pagamento per contributi consortili. La Corte ha stabilito che la motivazione dell'atto impositivo è valida anche se fa riferimento (per relationem) ad atti precedenti già notificati al contribuente, senza la necessità di allegare il Piano di Classifica. Inoltre, ha dichiarato inammissibili altri motivi di ricorso perché, essendo stati precedentemente "assorbiti" in una precedente pronuncia della stessa Corte, non erano stati riproposti correttamente davanti al giudice del rinvio.
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Sgravi contributivi: quando è vera nuova impresa?
L'Ente Previdenziale nega gli sgravi contributivi a una società, sostenendo fosse la continuazione di un'altra. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito: la società era una nuova impresa, distinta dalla precedente. La valutazione si basa su elementi di fatto come l'oggetto dell'attività e l'assenza di assetti proprietari comuni.
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Deposito telematico atti: appello nullo senza prova
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce che nel processo tributario, l'appello è inammissibile se il deposito telematico atti non include la prova della notifica. Nel caso specifico, un ente pubblico ha perso l'appello contro un'organizzazione religiosa per un vizio procedurale, rendendo definitiva la sentenza di primo grado favorevole a quest'ultima. La Corte ha sottolineato che la prova della notifica è un requisito non sanabile, la cui mancanza determina l'esito del giudizio.
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Omessa pronuncia: sentenza annullata dalla Cassazione
Una società richiedeva un rimborso IRES per investimenti ambientali, ma l'Agenzia delle Entrate eccepiva la tardività della domanda. La Corte d'Appello ignorava tale eccezione, decidendo solo nel merito. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza per vizio di omessa pronuncia, stabilendo che il giudice deve pronunciarsi su tutti i motivi di appello, rinviando il caso per una nuova valutazione sulla questione della decadenza.
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Rettifica rendita catastale: no al sopralluogo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro la rettifica della rendita catastale di un loro immobile. L'ordinanza chiarisce che, nel contesto della procedura DOCFA, l'amministrazione finanziaria non è tenuta ad attivare un contraddittorio preventivo né a effettuare un sopralluogo obbligatorio per gli immobili a destinazione speciale. Secondo i giudici, la natura partecipativa della procedura DOCFA e la disponibilità della documentazione sono sufficienti a garantire la legittimità dell'atto di rettifica rendita catastale, purché l'avviso sia adeguatamente motivato indicando i dati oggettivi alla base della nuova valutazione.
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Controlli difensivi: la Cassazione sul licenziamento
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di una dipendente accusata di aver sottratto merce. La sentenza chiarisce la legittimità dei controlli difensivi effettuati tramite colleghi, distinguendoli dai controlli a distanza vietati. La Corte ha inoltre ribadito che il datore di lavoro non ha l'obbligo di fornire tutta la documentazione al lavoratore durante la fase disciplinare, ma solo nel successivo giudizio, e che l'onere della prova della giusta causa è stato correttamente assolto dall'azienda, anche grazie alle ammissioni della lavoratrice stessa.
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