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Art. 2697 Codice Civile — Anno 2025

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4903 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Risarcimento medici specializzandi: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32159/2025, ha rigettato la richiesta di risarcimento di una dottoressa specializzatasi prima del 1991. La sua specializzazione non era inclusa negli elenchi delle direttive comunitarie e la ricorrente non ha adeguatamente provato l'equipollenza con una di quelle previste. La sentenza sottolinea che l'onere della prova per il risarcimento medici specializzandi spetta interamente al richiedente, il quale deve specificamente allegare e dimostrare tale equivalenza, non essendo sufficiente la sola produzione del diploma.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
Una società con sede formale in Lussemburgo è stata accusata di esterovestizione dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che la residenza fiscale era effettivamente all'estero. La decisione si basa sulla valutazione del luogo in cui vengono prese le decisioni strategiche, la residenza degli amministratori e la sede delle riunioni, privilegiando la sostanza sulla forma.
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Imposta pubblicità: stop aumenti dopo il 2012
Una società operante nel settore della cartellonistica pubblicitaria ha impugnato un avviso di accertamento emesso da un Comune per il pagamento dell'imposta sulla pubblicità relativa all'anno 2016. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, a seguito dell'abrogazione nel 2012 della norma che consentiva ai Comuni di aumentare le tariffe, tali maggiorazioni non potevano più essere applicate per gli anni successivi, incluso il 2016. Di conseguenza, il tributo è dovuto solo nella misura base, senza alcun aumento, determinando la nullità dell'avviso di accertamento per la parte eccedente.
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Esterovestizione: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria in un caso di presunta esterovestizione di una società lussemburghese. La sentenza conferma che l'onere di provare la fittizia localizzazione all'estero della sede spetta all'Agenzia Fiscale. Per determinare la residenza effettiva non basta il controllo da parte di soci italiani, ma occorre una valutazione complessiva di elementi sostanziali che dimostrino la reale operatività e autonomia decisionale della società estera.
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Dies a quo impugnazione: il termine con custode
La Corte di Cassazione chiarisce il concetto di 'dies a quo impugnazione' in ambito tributario. In un caso riguardante una S.r.l. con quote sotto sequestro e un custode giudiziario nominato amministratore, la Corte ha stabilito che il termine per impugnare un avviso di accertamento decorre dalla notifica formale all'amministratore-custode, e non dalla successiva conoscenza informale da parte del socio. L'appello del socio è stato quindi giudicato tardivo.
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Retribuzione adeguata: CCNL e art. 36 Cost.
Un socio lavoratore di una cooperativa logistica, operante in appalto presso un'azienda agroalimentare, ha richiesto l'applicazione del CCNL alimentare in luogo di quello logistico. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene il datore di lavoro possa applicare il CCNL del proprio settore, il giudice deve verificare la congruità della paga ai sensi dell'art. 36 Cost. usando come parametro il CCNL del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, l'agroalimentare). La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, a causa dell'indebolimento del regime di stabilità.
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Retribuzione adeguata: il CCNL corretto è un diritto
La Corte di Cassazione stabilisce che per un lavoratore in appalto, il parametro per determinare una retribuzione adeguata deve essere il contratto collettivo del settore in cui l'attività è effettivamente svolta (in questo caso, alimentare) e non un diverso CCNL (logistica) applicato dalla cooperativa datrice di lavoro. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente posto sul lavoratore l'onere di provare le differenze retributive, affermando il dovere del giudice di verificare d'ufficio la congruità della paga.
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Annullamento debiti fiscali: la Cassazione decide
Un contribuente impugnava un preavviso di fermo amministrativo basato su vecchie cartelle esattoriali. Durante il giudizio in Cassazione, è intervenuta una nuova legge che ha disposto l'annullamento debiti fiscali di importo residuo fino a 1.000 euro per il periodo 2000-2010. La Corte Suprema ha applicato direttamente la nuova normativa, annullando d'ufficio i debiti e, di conseguenza, il preavviso di fermo, accogliendo il ricorso del contribuente.
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Appello Giudice di Pace: quando il ricorso è sbagliato
Un automobilista, insoddisfatto di una sentenza del Giudice di Pace su un incidente stradale che stabiliva un concorso di colpa, ha presentato ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione fondamentale è che le sentenze del Giudice di Pace emesse secondo equità, come nel caso di specie, devono essere contestate tramite un appello Giudice di Pace ordinario, non con un ricorso diretto in Cassazione. Questo errore di procedura ha portato non solo al rigetto del ricorso ma anche a sanzioni pecuniarie per il ricorrente.
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Accertamento presuntivo: limiti alla revisione del Fisco
Annullato un accertamento presuntivo basato su un altro avviso fiscale. La Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia Entrate, confermando che i giudizi sono autonomi e che la valutazione delle prove del contribuente (come il sequestro dell'attrezzatura) da parte del giudice di merito non è sindacabile in sede di legittimità. La decisione sottolinea i limiti del potere di revisione della Corte Suprema sui fatti del caso.
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Cumulo incentivi: no a Tremonti Ambiente e Conto Energia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32065/2025, ha stabilito il divieto di cumulo incentivi tra la detassazione per investimenti ambientali, nota come "Tremonti Ambiente", e le tariffe incentivanti previste dal III, IV e V "Conto Energia". Il caso riguardava una società che aveva beneficiato di entrambe le agevolazioni per un impianto fotovoltaico. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato tale cumulo, recuperando a tassazione il beneficio fiscale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, basandosi su una normativa successiva che ha chiarito in via definitiva l'impossibilità di sommare i due vantaggi. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio a un nuovo giudice, che dovrà applicare questo principio.
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Debito di valore: quando si valuta l’immobile donato?
In una causa di successione, la Cassazione ha stabilito che, in caso di azione di riduzione con reintegrazione tramite somma di denaro, si tratta di un debito di valore. Di conseguenza, il valore dell'immobile donato, che ha leso la quota di legittima, deve essere calcolato al momento della decisione giudiziale e non alla data di apertura della successione, per garantire un'equa compensazione agli eredi lesi.
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Addizionale energia elettrica: la Cassazione decide
Un'impresa cliente ha richiesto e ottenuto nei primi due gradi di giudizio il rimborso dell'addizionale provinciale sull'energia elettrica versata a una società fornitrice. Quest'ultima ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, basando la sua decisione su una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma istitutiva dell'addizionale. La decisione conferma definitivamente il diritto al rimborso per l'addizionale energia elettrica non dovuta.
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Prova documentale contraria: come contestare il PREU
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti della prova documentale contraria per contestare l'accertamento del PREU (Prelievo Erariale Unico) su apparecchi da gioco non conformi. Una semplice dichiarazione scritta di un terzo è stata ritenuta insufficiente a superare la presunzione di operatività della macchina per 365 giorni. La Corte ha stabilito che la norma speciale che impone una prova documentale rigorosa non è superata dalla recente introduzione della testimonianza nel processo tributario, ribadendo la necessità di prove formali e inconfutabili.
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Risoluzione per mutuo consenso: la Cassazione chiarisce
Un contratto preliminare di compravendita immobiliare non viene finalizzato a causa di un evento sismico. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che quando entrambe le parti chiedono in giudizio la fine del contratto, pur accusandosi a vicenda, si configura una risoluzione per mutuo consenso di fatto. Questo principio giustifica lo scioglimento del vincolo e la restituzione della caparra versata, evidenziando come la volontà concorde di porre fine al rapporto possa emergere anche dal comportamento processuale.
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Debiti fiscali società estinta: ex socio responsabile
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità dell'ex socio per i debiti fiscali di una società estinta. L'Agenzia delle Entrate deve solo provare lo status di ex socio in fase di accertamento. La prova della percezione di utili da parte del socio è richiesta solo nella successiva fase di riscossione. Viene così riformata la decisione dei giudici di merito che avevano annullato l'avviso di accertamento per mancata prova della distribuzione di attivi.
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Foglio firmato in bianco: chi prova il riempimento?
Una donna contesta un debito sostenendo di aver apposto la propria firma su un foglio in bianco, successivamente riempito in modo abusivo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31994/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'onere di provare non solo la firma in bianco, ma anche il riempimento contrario agli accordi (absque pactis), spetta interamente a chi ha firmato. La Corte ha chiarito che non può riesaminare nel merito le prove, confermando così la decisione dei giudici di grado inferiore.
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Responsabilità consulente fiscale: prova e oneri
Un consulente fiscale è stato condannato per inadempimento, avendo omesso comunicazioni IVA per una società cliente, causando sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità professionale, basata su prove presuntive come fatture, possesso di password fiscali e la sua presenza durante controlli. Il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile perché le sue critiche riguardavano la valutazione dei fatti, non ammissibile in sede di legittimità.
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Responsabilità contrattuale servitù: la Cassazione decide
Una società proprietaria di un terreno è stata ritenuta responsabile per i danni a un oleodotto causati durante lavori di scavo. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di responsabilità contrattuale servitù, derivante direttamente dall'accordo che ha istituito la servitù stessa. La Corte ha rigettato sia la tesi della responsabilità extracontrattuale, che avrebbe modificato l'onere della prova, sia la richiesta di risarcimento per futuri danni di bonifica, giudicata troppo generica e non provata.
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Costi indeducibili: la Cassazione fa chiarezza
Una società ha contestato un avviso di accertamento che negava la deducibilità di alcuni costi per l'anno 2011, basato su indagini relative ad anni precedenti. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado perché la sua motivazione era del tutto carente e non spiegava il nesso tra le vecchie indagini e i costi indeducibili contestati. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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