LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2697 Codice Civile — Anno 2024

Pagina 21 di 40

5108 provvedimenti

Altri anni per Art. 2697 Codice Civile

Licenziamento post social: quando è giusta causa?
Un lavoratore viene licenziato per aver pubblicato un post diffamatorio contro l'azienda su un social network. Il lavoratore contesta il licenziamento, sostenendo che la prova (uno screenshot) non fosse valida e che la diffusione del post fosse limitata ai suoi "amici". La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il licenziamento. La Corte ha stabilito che la gravità della condotta sussiste anche se il post è visibile a una cerchia ristretta, a causa della potenziale diffusione incontrollata tipica dei social media, che lede irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. La prova, inoltre, può essere fornita anche tramite testimoni.
Continua »
Fatture inesistenti e motivazione contraddittoria
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito in un caso di accertamento fiscale per l'utilizzo di fatture inesistenti. La decisione è stata motivata da una contraddizione insanabile nel ragionamento del giudice di secondo grado, il quale ha confuso la nozione di 'operazione soggettivamente inesistente' (interposizione fittizia di persone) con quella 'oggettivamente inesistente' (operazione mai avvenuta). Tale confusione ha reso la motivazione solo apparente, violando il diritto del contribuente a una decisione chiara e coerente, e inficiando la corretta ripartizione dell'onere della prova.
Continua »
Eccezione incompetenza territoriale: quando è tardiva?
Una società, dichiarata fallita, ha impugnato la decisione sostenendo un'eccezione incompetenza territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata non oltre la prima udienza di comparizione. Presentarla in una memoria successiva, anche se autorizzata, la rende tardiva. I motivi relativi alla valutazione dello stato di insolvenza sono stati altresì respinti in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Indennità suppletiva di clientela: i requisiti
Un agente commerciale ha citato in giudizio la sua società preponente per ottenere varie indennità di fine rapporto. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12113/2024, ha chiarito una distinzione fondamentale: l'indennità suppletiva di clientela, prevista dagli Accordi Economici Collettivi, ha presupposti diversi e meno stringenti rispetto all'indennità meritocratica ex art. 1751 c.c. La Corte ha stabilito che per la prima non è necessario dimostrare un aumento del fatturato o l'acquisizione di nuovi clienti, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente applicato gli stessi requisiti a entrambe le indennità.
Continua »
Onere della prova TARI: chi dimostra il disservizio?
Una società produttrice di imballaggi ha contestato un avviso di pagamento TARI, sostenendo di gestire autonomamente i propri rifiuti speciali e l'assenza del servizio pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'onere della prova TARI: è il contribuente a dover dimostrare l'inesistenza del servizio di raccolta per poter beneficiare dell'esenzione, poiché tale circostanza costituisce un'eccezione alla regola generale del pagamento del tributo.
Continua »
Onere della prova: la contestazione specifica nel ricorso
Una associazione sportiva, accusata di essere un'entità commerciale, ricorre contro un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione chiarisce che l'onere della prova per l'Agenzia delle Entrate è limitato ai soli fatti specificamente contestati dal contribuente. Se la contestazione è generica, i fatti allegati dall'amministrazione finanziaria si considerano provati, anche in assenza della produzione del processo verbale di constatazione (PVC). Di conseguenza, il ricorso dell'associazione è stato respinto.
Continua »
Plusvalenza immobiliare: il Fisco non può presumerla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12091/2024, ha stabilito che l'Agenzia delle Entrate non può accertare una maggiore plusvalenza immobiliare basandosi unicamente sul valore dell'immobile determinato ai fini dell'imposta di registro. A seguito di una vendita immobiliare, il Fisco aveva contestato al contribuente un reddito superiore a quello dichiarato. La Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che, in base a una norma interpretativa con efficacia retroattiva (d.lgs. 147/2015), sono necessari ulteriori elementi di prova (indizi gravi, precisi e concordanti) per giustificare un tale accertamento. Il contribuente aveva inoltre fornito prove concrete a sostegno del prezzo dichiarato.
Continua »
Inammissibilità ricorso tributario: la ratio decidendi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso tributario di una società contro un avviso di pagamento TARI. La decisione si fonda su un principio processuale cruciale: l'omessa impugnazione di una delle diverse e autonome "rationes decidendi" su cui si basava la sentenza d'appello. Poiché una delle motivazioni, sufficiente da sola a sorreggere la decisione, non è stata contestata, questa è passata in giudicato, rendendo inutile l'esame delle altre censure e determinando l'inammissibilità dell'intero ricorso.
Continua »
Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. I giudici di merito avevano respinto un accertamento fiscale basato su presunzioni, ma la loro decisione è stata ritenuta troppo generica e priva di un'analisi effettiva degli elementi probatori forniti dall'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice ha il dovere di esaminare l'intero quadro indiziario e non può limitarsi ad affermazioni di principio, chiarendo anche la validità delle presunzioni di secondo grado.
Continua »
Azione di riduzione: autonoma e non implicita
In una complessa disputa ereditaria tra fratelli, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, stabilendo principi fondamentali. La Corte ha chiarito che l'azione di riduzione, volta a tutelare la quota di legittima, è un'azione autonoma e non può considerarsi implicitamente contenuta nella domanda di divisione ereditaria. Deve essere proposta formalmente entro i termini procedurali. Inoltre, la sentenza ribadisce il principio del giudicato interno, secondo cui una questione decisa in primo grado e non appellata non può essere riesaminata dal giudice d'appello.
Continua »
Onere probatorio: chi prova l’assenza del contratto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12073/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito. Il caso verteva sull'onere probatorio in un'azione di ripetizione di indebito. La Corte ha ribadito che spetta al correntista, che agisce per la restituzione di somme, provare l'assenza della 'causa debendi', ovvero la mancanza di un contratto valido. Non è sufficiente allegare la mancata produzione del contratto da parte della banca; il cliente deve fornire la prova del fatto negativo, ad esempio tramite presunzioni o dimostrando fatti positivi contrari. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile anche per violazione del principio di autosufficienza, non avendo specificato adeguatamente le questioni sollevate nei gradi di merito.
Continua »
Notifica cartella esattoriale: la prova e la CAN
Una società ha impugnato diversi avvisi di intimazione, sostenendo la mancata o irregolare notifica delle cartelle di pagamento prodromiche. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12069/2024, ha respinto il ricorso, chiarendo che la prova della notifica della cartella esattoriale si considera assolta con la produzione della relata o dell'avviso di ricevimento. Inoltre, ha specificato che per le notifiche effettuate direttamente dall'Agente della riscossione a mezzo posta, non è necessaria la Comunicazione di Avvenuta Notificazione (CAN) in caso di consegna a terzi.
Continua »
Servitù di passaggio: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ricorre in Cassazione lamentando la restrizione di una servitù di passaggio a causa di un muro e un cancello costruiti dalla vicina. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando la propria impossibilità di riesaminare i fatti e la valutazione delle prove operata dai giudici di merito. L'ordinanza ribadisce che il ricorso per cassazione può censurare solo errori di diritto o vizi di motivazione, non una ricostruzione dei fatti diversa da quella dei gradi precedenti. Anche la domanda di risarcimento danni è stata ritenuta inammissibile per un errore procedurale nella formulazione del motivo.
Continua »
Fatture inesistenti: onere della prova e decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di servizi informatici. L'Agenzia contestava la deducibilità di costi per consulenze e ammortamenti per avviamento, sospettando la presenza di fatture inesistenti a causa della coincidenza della compagine sociale tra le società coinvolte. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la prova documentale fornita dal contribuente era sufficiente a dimostrare l'effettività delle operazioni. Inoltre, ha chiarito che una partecipazione del 24% può essere considerata 'qualificata' se conferisce diritti di voto superiori al 20%, legittimando la non applicazione della ritenuta sugli utili.
Continua »
Limiti CTU processo tributario: la Cassazione decide
Una società della grande distribuzione si è vista negare la detrazione IVA per acquisti da fornitori coinvolti in una frode. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito i limiti della CTU nel processo tributario. L'ordinanza chiarisce che il consulente tecnico non può esprimere valutazioni giuridiche, come giudicare la 'ragionevolezza' di uno sconto per determinare la buona fede del contribuente, poiché tale compito spetta unicamente al giudice e non può sovvertire l'onere della prova.
Continua »
Transfer pricing: onere della prova e valore normale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12061/2024, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di transfer pricing. L'Amministrazione finanziaria deve provare l'esistenza di transazioni infragruppo a un prezzo anomalo; spetta poi al contribuente dimostrare la congruità di tale prezzo al valore normale di mercato. La Corte ha rigettato sia il ricorso di una società del settore lusso, che contestava l'indeducibilità di provvigioni a controllate estere, sia quello dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la disciplina del transfer pricing mira a tutelare il principio di libera concorrenza e non è una norma antielusiva in senso stretto.
Continua »
Servitù di elettrodotto: demolizione e onere prova
Una proprietaria costruiva un immobile su un terreno gravato da una servitù di elettrodotto. La società titolare della servitù chiedeva e otteneva la demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, specificando che l'ordine di demolizione si estende a tutta l'area della servitù, non solo a quella sottostante i cavi. Inoltre, ha chiarito che in caso di incertezza sui confini, si può presumere la correttezza della posizione attuale dei tralicci, invertendo di fatto l'onere della prova a carico del proprietario che contesta la violazione.
Continua »
Demansionamento: la responsabilità dopo cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12048/2024, ha chiarito la ripartizione di responsabilità in un caso di demansionamento continuato a seguito di una cessione di ramo d'azienda. I giudici hanno stabilito che il datore di lavoro cessionario è responsabile in solido per il danno da demansionamento iniziato dal cedente e proseguito senza interruzioni dopo il trasferimento dei lavoratori, confermando la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la nuova formulazione dell'art. 2103 c.c. introdotta nel 2015, poiché il demansionamento era iniziato in epoca precedente.
Continua »
Requisiti sostanziali ASD: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12037/2024, ha stabilito un principio fondamentale per le associazioni sportive dilettantistiche (ASD). Per accedere ai benefici fiscali, non è sufficiente rispettare i requisiti formali, come l'inserimento di specifiche clausole nello statuto. È necessario dimostrare anche il possesso dei requisiti sostanziali ASD, ovvero che l'attività svolta sia effettivamente non a scopo di lucro e in linea con le finalità istituzionali. La Corte ha cassato la sentenza di merito che si era limitata a una valutazione puramente formale, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della reale natura dell'attività dell'ente.
Continua »
Costi deducibili: la Cassazione sul canone di locazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 12031/2024, ha stabilito che i costi deducibili per canoni di locazione di un immobile usato dall'amministratore sono legittimi se inerenti all'attività. Spetta all'Agenzia delle Entrate provare la non inerenza con prove concrete, non mere presunzioni.
Continua »