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Art. 240-bis Codice Penale — Sezione Quarta Penale

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236 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Confisca denaro da spaccio: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23727/2025, ha annullato la confisca di denaro a carico di un imputato condannato per detenzione e tentata cessione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che, in assenza di un nesso di pertinenzialità diretto tra la somma sequestrata e il reato specifico, la confisca del denaro è illegittima. In particolare, per un reato solo tentato, non può esistere né un 'prezzo' né un 'profitto' da confiscare.
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Confisca per sproporzione: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una confisca per sproporzione a carico di un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti. La sentenza ribadisce che spetta all'imputato l'onere di fornire prove concrete e documentate sull'origine lecita dei propri beni, non essendo sufficienti mere dichiarazioni. Il ricorso è stato respinto perché le giustificazioni addotte erano prive di riscontri oggettivi.
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Sequestro preventivo: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo di orologi e denaro, ritenuti provento di spaccio. La Corte ha respinto le censure relative a presunte violazioni dei termini di indagine, irregolarità procedurali nel sequestro e carenza di motivazione, confermando la validità del vincolo reale.
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Confisca denaro detenzione stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta nei confronti di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La sentenza sottolinea che, in caso di semplice detenzione, non è sufficiente presumere che il denaro sia provento di spaccio. È necessario un rigoroso onere motivazionale da parte del giudice per dimostrare il nesso di causalità diretto tra la somma sequestrata e il reato specifico contestato. La decisione chiarisce i limiti della confisca denaro detenzione stupefacenti in assenza di prove concrete di attività di vendita.
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Sequestro per sproporzione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro per sproporzione su beni intestati alla moglie di un indagato. La sentenza chiarisce che una notevole discrepanza tra il valore dei beni e i redditi dichiarati consente di presumere che l'arricchimento illecito sia iniziato prima dei fatti di reato contestati, superando così l'obiezione sulla presunta anteriorità dell'acquisto.
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Sequestro per sproporzione: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di una cospicua somma di denaro trovata in possesso di un indagato con redditi quasi inesistenti. La sentenza chiarisce che per il sequestro per sproporzione non è necessario dimostrare il nesso diretto tra il denaro e uno specifico reato, essendo sufficiente l'evidente sproporzione tra il patrimonio e il reddito dichiarato e l'impossibilità di giustificarne la lecita provenienza.
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Confisca allargata e onere della prova del terzo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della confisca allargata, spetta al terzo che rivendica la proprietà di un bene dimostrarne la provenienza lecita. Il caso riguardava alcuni orologi di lusso, confiscati a un soggetto condannato, la cui moglie ne reclamava la proprietà sostenendo fossero donazioni. La Corte ha ritenuto insufficienti tali prove, confermando che l'onere della prova incombe sul terzo interessato alla restituzione e non sull'accusa.
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Sequestro preventivo: annullato per motivazione assente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un sequestro preventivo di quote societarie. La misura cautelare personale nei confronti dell'indagato era stata precedentemente annullata per mancanza di gravi indizi. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale solo apparente, poiché non spiegava adeguatamente perché il 'fumus commissi delicti', presupposto per il sequestro, sussistesse ancora dopo che il quadro indiziario principale era venuto meno.
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Giudice del rinvio: vincoli e limiti dopo l’annullo
La Corte di Cassazione annulla la decisione di un giudice del rinvio perché ha ignorato i principi stabiliti in un precedente annullamento, in particolare riguardo la motivazione sulla confisca. La Corte chiarisce che il giudice del rinvio è strettamente vincolato alle indicazioni ricevute. Viene invece respinto il ricorso sulla sostituzione della pena, specificando che le nuove norme più favorevoli si applicano integralmente, comprese le relative cause ostative come l'aggravante mafiosa.
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Errore percettivo cassazione: revoca e rigetto
La Corte di Cassazione ha corretto un proprio errore percettivo, revocando una precedente declaratoria di inammissibilità nei confronti di due ricorrenti. Tuttavia, esaminando il merito della questione, ha rigettato il loro ricorso. La decisione conferma che un immobile confiscato non può essere restituito se il valore degli altri beni, destinati a soddisfare la pretesa dello Stato, è reso incerto da un contenzioso civile pendente sulla loro titolarità.
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Periculum in mora: sequestro annullato senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di una somma di denaro, poiché il provvedimento iniziale mancava di una motivazione specifica sul 'periculum in mora'. La sentenza sottolinea che il Tribunale del Riesame non può integrare o creare ex novo una motivazione del tutto assente, ribadendo la necessità di tale requisito per la validità della misura cautelare. Di conseguenza, è stata disposta la restituzione della somma sequestrata.
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Confisca denaro stupefacenti e nesso di pertinenzialità
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di denaro disposta nei confronti di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Suprema Corte ha stabilito che la confisca del denaro stupefacenti è legittima solo se viene provato un legame diretto e specifico (nesso di pertinenzialità) tra la somma e il reato di detenzione contestato, non essendo sufficiente una mera presunzione della sua provenienza illecita.
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Confisca denaro e droga: quando è illegittima?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di un Tribunale limitatamente alla confisca di una somma di denaro (circa 37.000 euro) nei confronti di un soggetto condannato, tramite patteggiamento, per detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che la confisca del denaro è illegittima se il reato contestato è la mera detenzione e non la cessione (spaccio), poiché la detenzione di per sé non genera profitto. Il giudice deve valutare le prove fornite dalla difesa sull'origine lecita del denaro e non può disporre la confisca senza dimostrare un collegamento diretto con l'attività criminale, come previsto dall'art. 240-bis c.p.
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Circostanze attenuanti generiche: la motivazione vince
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello per un'evidente contraddizione sul riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Il giudice di primo grado le aveva menzionate nella motivazione ma omesse nel dispositivo. La Suprema Corte ha censurato la decisione d'appello di liquidare la questione come un mero errore, stabilendo che la motivazione può prevalere sul dispositivo se logica e coerente. Annullata anche la confisca di denaro, non essendo stato provato il nesso con il reato di detenzione di stupefacenti.
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Confisca e Patteggiamento: Denaro Sequestrato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento che includeva la confisca di denaro per detenzione di stupefacenti. La Corte chiarisce che se la confisca è parte dell'accordo, non può essere impugnata per vizio di motivazione, soprattutto alla luce delle nuove norme sulla confisca per sproporzione.
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Confisca per sproporzione: il denaro trovato con la droga
Un soggetto viene trovato in possesso di 35 dosi di cocaina e oltre 2.700 euro. La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e la confisca del denaro, applicando il principio della confisca per sproporzione. Secondo la Corte, non è necessario provare che il denaro sia il diretto provento dello spaccio se l'imputato non ne giustifica la legittima provenienza e la somma è sproporzionata rispetto al suo reddito.
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