LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 240-bis Codice Penale — Anno 2022

Pagina 8 di 13

241 provvedimenti

Altri anni per Art. 240-bis Codice Penale

Incasso lecito e droga: sequestro probatorio e preventivo
Un commerciante indagato per reati di spaccio ha subito il sequestro di somme di denaro rinvenute presso la propria abitazione e il negozio. Il giudice ha respinto la richiesta di restituzione qualificando la misura come sequestro probatorio e preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione. La difesa ha contestato unicamente l'assenza di finalità probatorie, sostenendo la provenienza lecita degli incassi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le due forme di vincolo possono legittimamente coesistere sullo stesso bene. La mancata contestazione della natura preventiva rende definitiva la misura cautelare e comporta la condanna alle spese per il ricorrente.
Continua »
Confisca per sproporzione: contanti a casa senza prova di reddito
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando il trattamento sanzionatorio e la confisca per sproporzione delle somme di denaro trovate nelle loro abitazioni. La difesa sosteneva che tali somme derivassero da redditi da lavoro e dalla liquidazione del trattamento di fine rapporto (TFR), giustificando così la compatibilità con il loro tenore di vita. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno stabilito che le censure riproducevano argomenti già esaminati e respinti in sede di merito, privi di prove oggettive sulle fonti di reddito. L'ordinanza ha confermato la confisca e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reddito basso e contanti: la confisca per sproporzione
Il Giudice per le indagini preliminari applicava la pena concordata a un uomo per detenzione e spaccio di ingenti quantitativi di cocaina. Il provvedimento disponeva anche la confisca di quasi quattordicimila euro in contanti e dei telefoni cellulari. L'imputato impugnava la decisione contestando l'assenza di un legame tra i beni sequestrati e i reati contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la confisca per sproporzione del denaro, rilevando l'ingiustificata discordanza tra la somma posseduta e il modesto stipendio percepito. La Corte ha inoltre convalidato il sequestro definitivo dei cellulari, ritenuti strumenti concreti per organizzare lo spaccio. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Patteggia la pena ma perde i contanti: valida la confisca
Un imputato ha concordato una pena per reati di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale ha applicato la pena concordata e ha disposto la confisca di 500 euro trovati in suo possesso, rilevando l'assenza totale di redditi leciti. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una carenza di motivazione sia sull'assenza di cause di proscioglimento immediato sia sul provvedimento patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione contro il rito speciale e la motivazione del giudice sul denaro sequestrato risulta adeguata. La pronuncia ha confermato la piena legittimità della confisca per sproporzione nel patteggiamento, condannando il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sequestro preventivo per usura: confermato il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento cautelare reale emesso a carico di un indagato per prestiti a tassi sproporzionati. Il giudice per le indagini preliminari aveva disposto il sequestro preventivo per usura, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, fino a concorrenza di 217.000 euro. L'indagato contestava la carenza di indizi e la mancata valutazione delle perizie contabili difensive. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando come per disporre la misura reale sia sufficiente la verosimile configurabilità del fatto illecito, riscontrata da dichiarazioni testimoniali, accertamenti bancari e palese sproporzione patrimoniale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione alla cassa delle ammende.
Continua »
Procura speciale nel processo penale: sequestro e ricorso nullo
I giudici hanno sottoposto a sequestro preventivo e confisca un immobile aziendale, contestando un reato di trasferimento fraudolento di valori. La società proprietaria dell'immobile ha richiesto la restituzione del bene, sostenendo la propria totale estraneità all'illecito penale. Dopo il rigetto della richiesta da parte dei giudici di merito, la società ha proposto ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di legittimazione processuale. Il legale della società ha presentato l'impugnazione senza disporre di una formale procura speciale nel processo penale. Il terzo estraneo al reato non gode infatti delle stesse prerogative dell'imputato e deve conferire un mandato difensivo espresso per agire. La società ricorrente ha subito la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Restituzione di beni sequestrati: i limiti del terzo estraneo
Nel corso di un'indagine penale per reati di droga, le autorità hanno sequestrato somme di denaro a tre imputati. Una persona estranea al processo ha chiesto la restituzione di beni sequestrati affermando di esserne la legittima proprietaria. Il Giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta all'interno della sentenza di patteggiamento degli imputati, disponendo contestualmente la confisca del denaro. La persona estranea ha impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il terzo estraneo non può impugnare direttamente la sentenza di patteggiamento altrui. Poiché la sentenza è diventata definitiva, il sequestro probatorio è decaduto a favore della confisca definitiva. La parte interessata dovrà quindi agire davanti al giudice dell'esecuzione.
Continua »
Confisca del denaro e droga: stop all’esproprio automatico
Un uomo ha concordato un patteggiamento per la detenzione di sostanza stupefacente destinata allo spaccio. Il giudice di primo grado ha disposto la confisca del denaro trovato in suo possesso, considerandolo provento del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto che la semplice detenzione di droga non genera guadagni immediati, rendendo errata la qualificazione del denaro come profitto diretto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso sul punto patrimoniale. I giudici hanno chiarito che il denaro non deriva automaticamente dalla droga non ancora venduta. La Cassazione ha quindi annullato la confisca con rinvio, imponendo al tribunale di verificare se sussistano i presupposti della mancata giustificazione della provenienza dei fondi.
Continua »
Confisca di prevenzione valida anche senza reato unico
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della pubblica accusa contro il decreto che revocava il blocco patrimoniale su immobili e conti di un soggetto condannato per gravi reati. La Corte di merito aveva restituito i beni perché mancava la prova diretta della loro origine dal singolo delitto contestato nel processo ordinario. I giudici supremi hanno chiarito che la confisca di prevenzione scatta legittimamente anche per la sola sproporzione tra i beni accumulati e i redditi leciti dichiarati. Il dissequestro penale non impedisce il vincolo preventivo se il proprietario non giustifica la provenienza economica delle risorse.
Continua »
Revoca della confisca allargata: limiti e rigetto del ricorso
La vicenda nasce dalla condanna definitiva tramite patteggiamento di due soggetti per reati contro il patrimonio. Il giudice aveva disposto la confisca per sproporzione di alcuni immobili. Successivamente, la coimputata ha presentato un'istanza al giudice dell'esecuzione per ottenere la restituzione dei beni sequestrati. La richiedente sosteneva che il correo non avesse mai pagato quegli acquisti, eccependo accordi civilistici interni. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per genericità probatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla donna. Il collegio ha rilevato l'assenza di nuove prove idonee a superare il giudicato. La revoca della confisca allargata richiede elementi fattuali precisi e sopravvenuti, non mere riproposizioni di doglianze generiche sui rapporti economici tra i condannati.
Continua »
Bancarotta per distrazione: il bene in leasing non si sequestra
Il Giudice per le indagini preliminari disponeva il sequestro preventivo di un autocarro intestato a una società commerciale. L'accusa ipotizzava i reati di bancarotta per distrazione a carico dell'ex amministratore di un'impresa fallita e di riciclaggio a carico dell'amministratrice della società acquirente. Gli inquirenti ritenevano che il veicolo fosse stato acquistato dalla ditta fallita e poi trasferito illecitamente tra aziende collegate. La Corte di Cassazione ha chiarito che il mezzo era detenuto tramite locazione finanziaria (leasing) e apparteneva alla società finanziaria concedente. A seguito del fallimento, la curatela ha rinunciato al contratto e la società proprietaria ha venduto legittimamente il bene a terzi sul mercato. Di conseguenza, i giudici hanno escluso ogni ipotesi di bancarotta per distrazione e hanno annullato senza rinvio il sequestro, ordinando la restituzione del mezzo all'avente diritto.
Continua »
Sequestro preventivo e riciclaggio: denaro non giustificato, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di sequestro preventivo di una ingente somma di denaro, trovata nel veicolo di un individuo e segnalata da cani antidroga. Il denaro era sospettato di provenire da traffico di stupefacenti o di essere oggetto di riciclaggio. L'individuo non ha saputo giustificare la provenienza della somma. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'individuo, confermando la legittimità del sequestro preventivo. I giudici hanno ritenuto sussistenti sia il fumus commissi delicti (la probabile commissione di un reato) sia il periculum in mora (il rischio che il denaro potesse essere usato per altri reati).
Continua »
Tutela dei terzi creditori: banca vince ma la Cassazione annulla
L'Istituto Bancario ha richiesto l'ammissione del proprio credito ipotecario su un immobile confiscato alla criminalità organizzata. La Corte di appello ha accolto la domanda senza coinvolgere l'Agenzia Nazionale per l'Amministrazione dei Beni Sequestrati e Confiscati. L'Agenzia ha impugnato la decisione per mancata notifica degli atti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, dopo la confisca definitiva, l'Agenzia è parte necessaria nel processo. La mancata integrazione del contraddittorio determina la nullità assoluta della decisione. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio che garantisca la corretta tutela dei terzi creditori.
Continua »
Sequestro preventivo per riciclaggio: ambulante perde 360mila €
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per riciclaggio di 360.000 euro in contanti, rinvenuti all'aeroporto di Roma nel bagaglio di un venditore ambulante diretto all'estero. L'uomo aveva nascosto le banconote dentro un amplificatore acustico senza dichiararle alla dogana. La difesa contestava l'assenza di prove sul reato presupposto. I giudici hanno stabilito che l'origine illecita del denaro può essere desunta da elementi logici: l'ingente somma sproporzionata rispetto ai redditi modesti dell'indagato, l'occultamento ingegnoso e la mancanza di giustificazioni credibili. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando il blocco dei fondi.
Continua »
Sequestro preventivo negato: la Cassazione respinge la Procura
La Procura ha impugnato in Cassazione l'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva negato il sequestro preventivo dei beni di un imprenditore. L'accusa sosteneva che le risorse patrimoniali derivassero da attività illecite collegate ad un'associazione mafiosa. Il Tribunale del Riesame ha escluso la presenza di indizi sull'appartenenza del soggetto al clan criminale, facendo decadere il presupposto per il blocco dei beni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno ribadito che contro i provvedimenti di sequestro è possibile denunciare solo la violazione di legge e non la valutazione del merito probatorio. Poiché la motivazione del Riesame era completa e priva di contraddizioni, la decisione di restituire i beni all'imprenditore è diventata definitiva.
Continua »
Confisca penale e tutela dei terzi creditori pignoratizi
Un istituto di credito concede finanziamenti garantiti da pegno su beni mobili. In seguito, il giudice penale dispone la confisca dei beni del debitore. L'istituto chiede la restituzione delle somme o la tutela del proprio credito pignoratizio. Il Giudice per le Indagini Preliminari respinge la domanda, ritenendo inapplicabili le tutele del Codice Antimafia alle confische penali classiche. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la disciplina sulla confisca penale e tutela dei terzi creditori opera in modo uniforme per le confische di prevenzione e quelle penali estese. Il creditore in buona fede, titolare di un diritto di pegno antecedente al sequestro, ha diritto a vedere tutelata la propria garanzia patrimoniale secondo le norme del D.Lgs. 159/2011.
Continua »
Redditi bassi e sequestro preventivo per sproporzione
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per sproporzione applicato sui beni di un indagato per reati contro la pubblica amministrazione. Il provvedimento ha colpito immobili, conti correnti e una ingente somma di denaro contante rinvenuta nell'abitazione. L'indagato sosteneva che i contanti, già sequestrati, non dovessero rientrare nel calcolo dello squilibrio tra redditi e patrimonio e che parte dei fondi derivasse da regali dei genitori. I giudici hanno respinto la tesi. L'indagato non ha dimostrato la capacità reddituale del genitore. Inoltre, i contanti trovati in casa rientrano pienamente nella valutazione della sproporzione patrimoniale. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Confisca del denaro e spaccio: la Cassazione rigetta il ricorso
Gli Imputati hanno patteggiato una pena per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il Giudice ha disposto la confisca del denaro sequestrato durante le indagini. Gli Imputati hanno presentato ricorso per Cassazione sostenendo una presunta mancanza di motivazione riguardo alla sottrazione delle somme. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la piena validità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che gran parte della somma proveniva da circa trenta cessioni di hashish accertate dalla polizia, mentre la parte restante rientrava nelle misure di prevenzione patrimoniale. Di conseguenza, la Corte ha confermato la confisca del denaro e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Confisca per sproporzione: contanti sequestrati al disoccupato
L'Imputato ha concordato una pena per reati in materia di sostanze stupefacenti tramite patteggiamento. Insieme alla condanna, il Giudice ha disposto il sequestro del denaro contante trovato in suo possesso. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla confisca per sproporzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il provvedimento era pienamente motivato: L'Imputato e la convivente risultavano disoccupati e non hanno fornito alcuna prova documentale sulla lecita provenienza del denaro, come presunti incassi automobilistici o prestiti di terzi. Di conseguenza, la confisca per sproporzione risulta del tutto legittima, con condanna dell'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Provvedimento abnorme: no alla confisca senza udienza
Il caso riguarda un imputato a cui era stata annullata la confisca di una somma di denaro in Cassazione. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha ordinato nuovamente la confisca con una procedura rapida e senza udienza. L'imputato ha fatto ricorso, sostenendo che tale decisione spettasse al giudice del merito e non a quello dell'esecuzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, definendo l'atto del giudice un provvedimento abnorme per assoluta mancanza di potere. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordine senza rinvio, stabilendo che la decisione deve essere presa dal giudice della cognizione garantendo il pieno diritto di difesa e il confronto tra le parti.
Continua »