Il G.I.P. di Torino applicava all'Imputato la pena concordata per detenzione di stupefacenti di lieve entit, ordinando la confisca di 130 euro e di un telefono cellulare. L'Imputato proponeva ricorso in Cassazione contestando la legittimit della misura. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca facoltativa richiede la prova di un concreto nesso di pertinenzialit tra i beni e il reato contestato. Per il denaro, non basta la mancanza di lavoro per presumere l'origine illecita; per il telefono, occorre dimostrare un effettivo asservimento strumentale al reato e non un uso occasionale. La Corte ha quindi annullato senza rinvio il provvedimento di confisca, disponendo la restituzione dei beni.
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