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Art. 2043 Codice Civile — Sezione Terza Civile

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1287 provvedimenti

Altri anni per Art. 2043 Codice Civile

Responsabilità intermediario: la scelta dell’investitore
Due investitori, dopo aver affidato ingenti somme a un trader non qualificato per operazioni speculative e aver perso l'intero capitale, hanno citato in giudizio le banche presso cui erano aperti i conti e l'organo di vigilanza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, escludendo la responsabilità dell'intermediario finanziario (le banche) poiché gli investitori avevano agito di propria autonoma iniziativa, scegliendo consapevolmente il loro mandatario. Le banche erano all'oscuro della riconducibilità dei fondi agli investitori e quindi non potevano essere ritenute responsabili.
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Responsabilità del preponente: la Cassazione decide
Una società estera ha citato in giudizio una compagnia assicurativa e la sua agenzia generale per i danni derivanti da polizze fideiussorie false emesse da un sub-agente. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. La Corte ha ribadito che la responsabilità del preponente, in questo caso la compagnia assicurativa, è di natura oggettiva ai sensi dell'art. 2049 c.c. e si fonda sul nesso di 'occasionalità necessaria' tra le mansioni affidate al sub-agente e l'illecito commesso, a prescindere da una colpa diretta della compagnia o dal fatto che la vittima non avesse verificato i poteri del sub-agente. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Vendita con procura falsa: nullità o inefficacia?
Il caso riguarda una vendita immobiliare effettuata tramite una procura speciale poi rivelatasi falsa. La Corte d'Appello aveva dichiarato la nullità della procura e degli atti di compravendita successivi, condannando i responsabili al risarcimento. Data la complessità e la rilevanza delle questioni giuridiche sollevate, in particolare la distinzione tra nullità e inefficacia in caso di vendita con procura falsa e le tutele per i terzi acquirenti, la Corte di Cassazione ha disposto la trattazione del caso in pubblica udienza, senza decidere nel merito.
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Danno da fauna selvatica: responsabilità e risarcimento
A seguito di un incidente stradale con un animale selvatico, un automobilista ha citato in giudizio l'ente regionale per il risarcimento. Dopo sentenze contrastanti nei primi due gradi, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: per il danno da fauna selvatica si applica la responsabilità oggettiva prevista dall'art. 2052 c.c. e non la regola generale dell'art. 2043 c.c. Ciò significa che l'onere di provare il caso fortuito grava sull'ente pubblico, facilitando la posizione del danneggiato. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per un nuovo esame basato su questo criterio.
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Danni fauna selvatica: Art. 2052 c.c. applicabile
Una automobilista ha subito danni alla propria auto a seguito di una collisione con un cinghiale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31342/2023, ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica è disciplinata dall'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali) e non dalla regola generale dell'art. 2043 c.c. Anche se il danneggiato invoca la norma sbagliata, il giudice ha il dovere di applicare quella corretta in base al principio "iura novit curia". La sentenza di merito è stata cassata con rinvio.
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Danni da fauna selvatica: la Cassazione chiarisce
Un automobilista, dopo un incidente con un cinghiale, si è visto negare il risarcimento in appello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31339/2023, ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale in materia di danni da fauna selvatica. La responsabilità dell'ente pubblico (in questo caso la Regione) va inquadrata nell'art. 2052 c.c. (responsabilità per danno cagionato da animali), che prevede una presunzione di colpa a carico dell'ente. Inoltre, la Corte ha chiarito che invocare tale norma per la prima volta in appello non costituisce una domanda nuova, ma una mera specificazione giuridica del fatto, sempre ammissibile.
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Danni da fauna selvatica: la Regione paga secondo 2052
Un automobilista subisce danni a seguito di una collisione con un cinghiale. La Corte di Cassazione chiarisce che la responsabilità della Regione per i danni da fauna selvatica è disciplinata dall'art. 2052 c.c. (responsabilità per animali) e non dalla regola generale dell'art. 2043 c.c. Questa norma può essere invocata per la prima volta in appello. La Corte stabilisce inoltre che la responsabilità del conducente (art. 2054 c.c.) e quella della Regione (art. 2052 c.c.) concorrono e non si escludono a vicenda.
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Danni da fauna selvatica: la Regione risponde sempre?
A seguito di un incidente stradale causato da un capriolo, la Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità per i danni da fauna selvatica ricade sulla Regione ai sensi dell'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali) e non dell'art. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito). Questa qualificazione, che il giudice può operare d'ufficio, inverte l'onere della prova: non è più il cittadino a dover dimostrare la colpa dell'ente, ma è la Regione a dover provare il caso fortuito per essere esente da responsabilità.
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Risarcimento del danno per frode fiscale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno a carico di un individuo, ritenuto mente finanziaria di un'associazione a delinquere. L'associazione aveva orchestrato una complessa frode fiscale "carosello" ai danni di una grande società di telecomunicazioni, la quale era stata poi costretta dall'Erario a versare l'IVA evasa, per un importo di centinaia di milioni di euro. Nonostante i vari motivi di ricorso, inclusi vizi procedurali e questioni di merito sulla causalità del danno, la Suprema Corte ha rigettato l'appello, stabilendo la responsabilità dell'individuo e confermando il diritto della società a ottenere il risarcimento del danno.
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Danno da occupazione abusiva: la prova del disinteresse
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 30984/2023, ha stabilito che nel caso di danno da occupazione abusiva di un immobile, il pregiudizio è presunto. Non spetta al proprietario dimostrare la sua intenzione di utilizzare o affittare il bene. Al contrario, è l'occupante illegittimo che deve provare, in modo specifico, il totale disinteresse del proprietario verso l'immobile per essere esonerato dal risarcimento. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il risarcimento basandosi sulla mancata allegazione, da parte dei proprietari, della volontà di mettere a frutto il bene.
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Fatto colposo del danneggiato esclude il risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento di due cittadini contro un Comune per danni da allagamento. La decisione si fonda sul fatto colposo del danneggiato, poiché l'immobile era stato costruito a una quota inferiore rispetto alla sede stradale e presentava altre irregolarità, configurando così una causa esclusiva del danno subito e interrompendo il nesso di causalità con le opere pubbliche.
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Interesse ad agire del terzo acquirente: la Cassazione
Un'impresa, terza acquirente di un immobile oggetto di azione revocatoria, chiedeva l'accertamento dell'aumento di valore del bene per le migliorie apportate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interesse ad agire per tale accertamento non è attuale, ma sorge solo se e quando il creditore avvia l'esecuzione forzata. Un pregiudizio solo potenziale non è sufficiente per un'azione di mero accertamento.
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Segnalazione Centrale Rischi: il danno non è automatico
Una cittadina ha citato in giudizio un istituto di credito per un'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento per mancanza di prove concrete del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato questa decisione, ribadendo un principio fondamentale: il danno derivante da una Segnalazione Centrale Rischi non è mai automatico o presunto ('in re ipsa'), ma deve essere specificamente allegato e dimostrato da chi lo subisce. L'appello della cittadina è stato quindi respinto perché considerato un tentativo di riesaminare nel merito i fatti, attività non consentita in sede di legittimità.
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Domanda risarcitoria condizionata: i limiti del giudice
A seguito di un incidente stradale mortale, veniva avanzata una domanda risarcitoria condizionata nei confronti dell'ente proprietario della strada. La richiesta era subordinata all'accoglimento della domanda principale contro altri soggetti, che però è stata respinta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice d'appello ha errato nel pronunciarsi nel merito sulla domanda condizionata, poiché la condizione non si era verificata, violando così il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.
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Danni da fauna selvatica: la Regione paga sempre?
A seguito di un incidente stradale causato da un animale selvatico, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la responsabilità per i danni da fauna selvatica ricade esclusivamente sulla Regione. Con l'ordinanza n. 30072/2023, la Corte ha chiarito che la base giuridica per tale responsabilità è l'art. 2052 c.c. (danno cagionato da animali) e non più l'art. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito). Questo cambiamento giurisprudenziale consolida la posizione della Regione come unico soggetto legittimato passivo, anche se questa può rivalersi su altri enti a cui ha delegato funzioni di gestione.
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Danno da immissioni: no a risarcimento potenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29657/2023, chiarisce i limiti del risarcimento per il danno da immissioni. Viene negato il risarcimento per la svalutazione di un immobile basata su un pregiudizio futuro e solo potenziale, come il rumore derivante da future manutenzioni. La tutela legale si applica solo a situazioni di intollerabilità attuali e accertate, distinguendo nettamente dal danno non patrimoniale per il ridotto godimento del bene, che invece è stato riconosciuto per il periodo in cui le immissioni erano effettive.
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Prova del danno: quando le presunzioni non bastano
Un imprenditore, raggirato da un promotore finanziario che si fingeva un alto prelato, ha chiesto il risarcimento del danno. La Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha rigettato la domanda. La sentenza chiarisce che per la prova del danno tramite presunzioni non basta dimostrare la condotta illecita (fatto noto), ma è necessario che i fatti allegati siano precisi e gravi, tali da rendere probabile, secondo l'esperienza comune, l'esistenza di un danno effettivo (fatto ignoto). Allegazioni generiche non sono sufficienti a fondare un ragionamento presuntivo.
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Illecito permanente: la Cassazione sulla prescrizione
Un proprietario ha citato in giudizio l'erede del vicino per danni da infiltrazioni derivanti dalla demolizione di un muro. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del vicino, stabilendo che in caso di illecito permanente, come le infiltrazioni continue, la prescrizione per il risarcimento del danno si rinnova ad ogni nuovo evento dannoso, non decorrendo dall'azione originaria.
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Responsabilità custode strada: quando la colpa è tua
Una cittadina chiedeva il risarcimento dei danni al Comune per una caduta causata da una mattonella divelta e non segnalata, nascosta da foglie. La Cassazione ha negato il risarcimento, confermando le sentenze precedenti. La Corte ha stabilito che la condotta della danneggiata, considerata imprudente e abnorme, è stata la causa esclusiva dell'incidente, interrompendo il nesso causale e liberando il Comune dalla sua responsabilità di custode della strada. La presenza di detriti, secondo i giudici, avrebbe dovuto indurre la passante a una maggiore cautela.
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Risarcimento per falsa testimonianza: quando è escluso
Un uomo ha chiesto il risarcimento per falsa testimonianza alla sua ex coniuge e al testimone, sostenendo che la deposizione avesse causato il rigetto della sua domanda di addebito nella separazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che mancava il nesso di causalità: la testimonianza, anche se falsa, non era stata l'elemento decisivo per la sentenza di separazione, che si basava su una crisi coniugale preesistente.
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