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Art. 2 Costituzione — Anno 2025

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384 provvedimenti

Altri anni per Art. 2 Costituzione

Rappresentanza sindacale: i criteri di accesso
Un sindacato, pur avendo numerosi iscritti, si è visto negare il diritto di costituire una rappresentanza sindacale aziendale (RSA) perché escluso dalla negoziazione collettiva. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul ricorso. Il rinvio a pubblica udienza è stato motivato dalla pendenza di una questione di legittimità costituzionale sullo stesso tema, sollevata da un altro tribunale, la cui imminente decisione potrebbe modificare i criteri di accesso alla rappresentanza sindacale.
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Nullità di protezione: abuso del diritto dopo consegna
La Corte di Cassazione stabilisce che l'acquirente di un immobile in costruzione non può invocare la nullità di protezione del contratto per mancata fideiussione dopo che l'opera è stata ultimata e consegnata. Tale azione tardiva costituisce un abuso del diritto, poiché l'interesse protetto dalla norma (il rischio di insolvenza del costruttore) è venuto meno. La Corte ha inoltre confermato che il venditore può trattenere la caparra e chiedere un risarcimento separato per l'occupazione illegittima dell'immobile, e che la caparra confirmatoria non è soggetta a riduzione giudiziale.
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Responsabilità da contatto sociale del professionista
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un geometra al risarcimento dei danni in favore del proprietario di un immobile, nonostante l'assenza di un contratto diretto tra i due. L'incarico per la ristrutturazione era stato conferito dalla società conduttrice dell'immobile, ma i lavori erano risultati non conformi. I giudici hanno stabilito che l'affidamento riposto dal proprietario nella competenza del professionista ha generato una responsabilità da contatto sociale, con conseguenti obblighi di protezione la cui violazione ha dato luogo al risarcimento.
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Concorso di colpa: la Cassazione sulla caduta per tombino
Una cittadina cade a causa di un tombino non livellato durante una sagra. La Corte d'Appello riconosce un concorso di colpa del 50%, dimezzando il risarcimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della danneggiata e sottolineando l'importanza della prudenza e della prevedibilità del pericolo da parte della vittima.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Una famiglia intenta una causa per risarcimento danni contro un Comune a seguito di una caduta in bicicletta. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso Cassazione perché i ricorrenti non hanno depositato, entro il termine perentorio, la copia della sentenza impugnata corredata della relata di notifica. Questo errore procedurale, non sanabile, ha comportato la definitiva chiusura del caso e pesanti sanzioni economiche per i ricorrenti.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che un professionista non può avviare decine di cause separate per recuperare i propri onorari da un unico cliente, anche se derivanti da incarichi diversi. Questa pratica costituisce un frazionamento abusivo del credito, contrario ai principi di buona fede e correttezza processuale. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva dato ragione al legale, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della necessità di una tutela giudiziaria unitaria, a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla separazione delle azioni.
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Frazionamento del credito: quando è abuso del processo?
Un professionista ha intentato 38 azioni legali separate contro una società cliente per recuperare i propri onorari. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento costituisce un abusivo frazionamento del credito, anche in assenza di un unico contratto quadro, quando deriva da un rapporto professionale continuativo. La Corte ha chiarito che tale pratica è improponibile a meno che il creditore non dimostri un interesse apprezzabile alla tutela separata. La sentenza è stata annullata con rinvio per riesaminare la questione alla luce di questi principi.
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Frazionamento abusivo del credito: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29438/2025, interviene su un caso di frazionamento abusivo del credito. Un professionista aveva avviato 38 procedure monitorie separate contro una società cooperativa per recuperare i propri compensi. Mentre il Tribunale aveva dichiarato l'azione improponibile per abuso, la Corte d'Appello l'aveva ritenuta legittima, basandosi sulla pluralità di incarichi distinti. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il divieto di frazionamento abusivo del credito si applica anche in assenza di un unico rapporto contrattuale, quando i crediti derivano da un rapporto di durata e la loro trattazione separata causa un ingiustificato dispendio di attività processuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Frazionamento del credito: quando è abusivo? Guida
Un professionista ha emesso 38 decreti ingiuntivi separati contro una società cooperativa per compensi derivanti da un rapporto pluriennale. La società ha eccepito l'abusività di tale frazionamento del credito. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che anche in assenza di un unico contratto, la richiesta parcellizzata di crediti derivanti da un rapporto di durata continuativo è abusiva se il creditore non prova un interesse meritevole alla tutela separata. La domanda è stata quindi ritenuta improponibile e il caso rinviato alla Corte d'Appello.
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Frazionamento abusivo del credito: onere della prova
Un professionista agisce per il pagamento di una parcella, ma la società cliente si oppone sostenendo di aver già saldato il dovuto con un pagamento complessivo che copriva molteplici incarichi. La Corte di Cassazione chiarisce i principi sull'onere della prova del pagamento in caso di pluralità di debiti e sul concetto di frazionamento abusivo del credito, cassando la decisione di merito e rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Accesso al mare: cancello su strada pubblica è reato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di un cancello installato su una strada comunale. Anche in presenza di una concessione locale, l'atto di impedire il libero accesso al mare integra il reato di occupazione abusiva, poiché il diritto pubblico al transito verso la battigia è un principio inderogabile stabilito dalla legge nazionale.
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Rimborso spese legali dipendente pubblico: la guida
Un sottufficiale, assolto da accuse come insubordinazione, ha richiesto il rimborso delle spese legali alla sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha negato la richiesta, chiarendo che il diritto al rimborso spese legali per un dipendente pubblico sussiste solo per azioni intraprese nel diretto interesse della Pubblica Amministrazione, e non per questioni legate alla condotta personale, anche se verificatesi durante il servizio.
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Risarcimento Danno Inerzia PA: Giudice Ordinario
Un cittadino ha citato in giudizio una Regione per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla mancata attuazione di progetti per il lavoro, lamentando la lesione dei suoi diritti fondamentali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione spetta al giudice ordinario, poiché la domanda riguarda un'omissione illecita della Pubblica Amministrazione e non la legittimità di un provvedimento amministrativo. La decisione chiarisce che il risarcimento danno da inerzia PA che lede diritti soggettivi rientra nella competenza civile.
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Ingiusta detenzione: quando la passività costa caro
La Corte di Cassazione nega la riparazione per ingiusta detenzione a un uomo, assolto da un'accusa di rapina, a causa della sua condotta passiva. Pur non avendo partecipato al reato, il suo assistere all'aggressione senza chiamare aiuto è stato qualificato come 'colpa grave', avendo contribuito a creare un'apparenza di colpevolezza che ha giustificato la misura cautelare. La sentenza sottolinea come l'indifferenza e la violazione dei doveri di solidarietà sociale possano precludere il diritto al risarcimento.
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Disdetta accordo aziendale: limiti e buona fede
La Corte di Cassazione interviene sul tema della disdetta di un accordo aziendale a tempo indeterminato. Un'azienda di trasporti aveva revocato accordi che prevedevano un orario di 36 ore settimanali, ripristinando le 39 ore del contratto nazionale senza adeguamento retributivo. Successivamente, aveva proposto un nuovo accordo, reintroducendo alcuni benefici solo per i lavoratori che avessero rinunciato alle azioni legali. La Corte d'Appello aveva ritenuto la disdetta illegittima per violazione della buona fede, basandosi su questa condotta successiva. La Cassazione ha cassato la sentenza, stabilendo che la legittimità della disdetta va valutata al momento in cui viene posta in essere, non sulla base di eventi posteriori. L'analisi della buona fede non può derivare da un accordo sindacale stipulato mesi dopo, ma deve concentrarsi sulle circostanze coeve alla revoca stessa.
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Ingiusta detenzione: colpa grave e risarcimento
Un uomo, assolto dall'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha richiesto un risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello aveva negato il diritto, ravvisando una sua colpa grave. La Cassazione ha annullato la decisione, ritenendo la motivazione sulla colpa grave carente e rinviando per un nuovo esame del caso.
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Posizione di garanzia badante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a carico di due persone che assistevano un anziano affetto da Alzheimer. L'uomo è deceduto a seguito di una caduta in un cortile non sicuro, dove era stato lasciato solo con un deambulatore. La Corte ha stabilito che i due assistenti rivestivano una 'posizione di garanzia', avendo quindi l'obbligo giuridico di proteggere l'incolumità dell'anziano. La loro negligenza nel non garantire un ambiente sicuro e una sorveglianza adeguata è stata ritenuta la causa diretta della morte, rendendo prevedibile ed evitabile l'evento. La decisione sottolinea come la responsabilità sussista anche per chi non era presente al momento del fatto, ma ha contribuito a creare la situazione di pericolo.
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Responsabilità da cose in custodia: quando è inammissibile
Una donna cade a causa di un gradino scheggiato e cita in giudizio l'ente proprietario dell'immobile. Dopo due sentenze sfavorevoli, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è sua competenza riesaminare le prove o i fatti già accertati dai giudici di merito. L'analisi si concentra sui limiti del ricorso per cassazione in materia di responsabilità da cose in custodia e sulla condotta del danneggiato.
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Frazionamento del credito: la riunione sana l’abuso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28123/2025, ha chiarito un punto cruciale sul frazionamento del credito. Sebbene agire per singole porzioni di un credito unitario sia un abuso del processo, la tempestiva riunione dei procedimenti avviati separatamente sana l'illegittimità originaria. La Corte ha rigettato il ricorso di un garante, stabilendo che la riunione delle cause in primo grado aveva ricondotto l'accertamento del credito a un contesto unitario, neutralizzando la condotta abusiva del creditore e rendendo la domanda ammissibile. La decisione si allinea a un recente intervento delle Sezioni Unite, correggendo la motivazione della Corte d'Appello ma confermandone l'esito finale.
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Riscatto polizza vita: quando è pignorabile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34306/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al riscatto polizza vita. Sebbene i capitali delle polizze vita godano di impignorabilità per la loro funzione previdenziale, tale protezione viene meno in caso di riscatto anticipato. L'atto di riscatto trasforma il capitale in un mero disinvestimento, facendolo rientrare nel patrimonio liberamente aggredibile dell'assicurato. Di conseguenza, la somma riscattata è stata ritenuta legittimamente sottoposta a sequestro preventivo per un reato di riciclaggio, poiché aveva perso la sua connotazione finalistica e assistenziale.
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