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Art. 157 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Omessa dichiarazione dei redditi: il dispositivo batte l’errore
Un commerciante di auto è stato condannato a un anno di reclusione per il reato di omessa dichiarazione dei redditi e dell'IVA per l'anno 2011, avendo evaso oltre cinquantaseimila euro di imposte. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'assenza di motivazione sulla sospensione condizionale della pena e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dispositivo letto in udienza prevale sulla motivazione scritta e che il termine di prescrizione per i reati tributari commessi nel 2012 è di dieci anni, calcolati dal novantunesimo giorno successivo alla scadenza del termine di presentazione. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello.
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Omesso versamento IVA: condanna cancellata per prescrizione
L'Amministratrice di una società è stata condannata in appello per il reato di omesso versamento IVA per l'anno d'imposta 2011, avendo superato la soglia di legge. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo che il mancato pagamento fosse dovuto a una grave crisi di liquidità (forza maggiore) e che il reato fosse ormai estinto. La Corte di Cassazione ha chiarito che la crisi finanziaria non esclude la colpevolezza se non si prova l'impossibilità assoluta di pagare, anche attingendo al patrimonio personale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul secondo punto: calcolando correttamente i tempi e le sospensioni, il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Dichiarazione fraudolenta: finti trasporti e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti commesso da un imprenditore. L'imputato sosteneva che il reato fosse prescritto e contestava la fittizietà delle operazioni. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione era stato elevato a dieci anni prima della consumazione del reato, escludendo l'estinzione. Inoltre, la fittizietà è stata provata da incongruenze nei documenti di trasporto (viaggi impossibili con mezzi non disponibili) e da prelievi ingiustificati in contanti per restituire il denaro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dei reati edilizi: condanna annullata in Cassazione
Il Tribunale di Palermo aveva condannato La Proprietaria per violazioni della normativa antisismica ed edilizia. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le opere abusive erano state completate prima del suo acquisto e che, in ogni caso, era maturata la prescrizione dei reati edilizi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso. Pur non potendo pronunciare un'assoluzione nel merito a causa delle dichiarazioni rese nella domanda di condono, i giudici hanno rilevato che il tempo trascorso dal completamento dei lavori (avvenuto nel 2003) ha determinato l'estinzione delle contravvenzioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Evasione contributiva: la prescrizione del reato cancella la pena
Un amministratore societario viene condannato per l'omesso versamento di contributi previdenziali, avendo registrato false assenze non retribuite dei dipendenti per evadere i premi. L'imputato ricorre in Cassazione contestando il diniego della non menzione della condanna e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte rileva che il diniego della non menzione era fondato su criteri di opportunità estranei alla legge. Poiché il ricorso è ammissibile, la Corte dichiara la prescrizione del reato, maturata nelle more del giudizio. La prescrizione del reato, estinguendo l'illecito, prevale sulla particolare tenuità del fatto poiché risulta più favorevole per l'imputato, cancellando ogni conseguenza penale. La sentenza viene così annullata senza rinvio.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per droga
Il caso riguarda l'imputazione a carico di un soggetto per la cessione di circa 25 grammi di cocaina, avvenuta nel gennaio del 2013. Dopo la condanna in primo grado e la conferma in appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che, in assenza di cause di sospensione, il termine massimo di sette anni e sei mesi era interamente decorso nel luglio del 2020, prima della pronuncia della Corte d'Appello avvenuta nel maggio del 2021. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, sancendo l'estinzione del reato per prescrizione del reato.
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Omesso versamento IVA: la crisi non salva, la prescrizione sì
Un amministratore di due società commerciali è stato condannato per il reato di omesso versamento IVA relativo all'anno d'imposta 2011. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'impossibilità di pagare a causa di una grave crisi di liquidità e invocando la prescrizione del reato, condizionata dalle sospensioni processuali introdotte durante l'emergenza sanitaria da Covid-19. La Corte di Cassazione ha ritenuto infondata la giustificazione della crisi finanziaria, poiché le aziende registravano fatturati milionari e non avevano cercato soluzioni alternative. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sul calcolo del tempo trascorso. Applicando la sospensione di sessantaquattro giorni prevista dalla normativa emergenziale, il reato si è comunque estinto per prescrizione prima della decisione definitiva. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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Violazione dei sigilli: condanna valida oltre la prescrizione
Il Proprietario di un immobile e la Moglie, nominata custode giudiziario del cantiere sequestrato, sono stati condannati per la violazione dei sigilli (Art. 349 c.p.) per aver proseguito lavori edili abusivi nonostante il sequestro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i loro ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini del calcolo della prescrizione del reato, rileva esclusivamente la data di lettura del dispositivo della sentenza in udienza e non il successivo deposito delle motivazioni. Inoltre, il Proprietario non poteva ottenere la sospensione condizionale della pena, avendone già usufruito due volte in passato per lo stesso reato. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Abuso edilizio in concorso: condannati privati e funzionario
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un funzionario comunale e due costruttori privati accusati di abuso edilizio in concorso. I privati avevano realizzato lavori di ristrutturazione edilizia senza titoli idonei, mentre il funzionario pubblico aveva omesso i controlli dovuti e rilasciato un permesso di costruire illegittimo per sanare le irregolarità. La difesa del funzionario ha eccepito la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che la responsabilità concorsuale unisce condotte omissive e commissive. Inoltre, nei reati in concorso, la prescrizione decorre dall'ultimo atto consumativo compiuto da uno qualsiasi dei partecipanti, impedendo così l'estinzione anticipata del reato per il singolo imputato.
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Detenzione incompatibile di animali: risponde il custode di fatto
Il Detentore di un gregge di capre è stato condannato in primo grado per il reato di detenzione incompatibile di animali, avendo tenuto le bestie in pessime condizioni igieniche e di nutrizione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non essere il proprietario degli animali, bensì solo il custode degli immobili. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, chiarendo che la responsabilità penale per la custodia degli animali grava su chiunque ne abbia il possesso di fatto, anche solo occasionale. Tuttavia, la Cassazione ha annullato la condanna penale senza rinvio poiché il reato è caduto in prescrizione. Resta comunque fermo l'obbligo per il Detentore di risarcire i danni civili e pagare le spese legali al Proprietario degli animali, costituitosi parte civile.
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Prescrizione dei reati tributari: cancellata la condanna
Un imprenditore, accusato di omesso versamento IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per aver svuotato la propria società trasferendo le attività alla famiglia, è stato condannato in appello. La Corte di Cassazione ha però annullato la condanna senza rinvio. I giudici hanno stabilito che per questi illeciti non si applica il raddoppio dei termini e che la recidiva contestata non poteva allungare i tempi del processo. Di conseguenza, è scattata la prescrizione dei reati tributari, estinguendo ogni accusa nei confronti dell'imputato che ha così ottenuto la cancellazione della pena.
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Prescrizione del reato urbanistico: addio alla demolizione
Il Proprietario e il Direttore dei Lavori venivano condannati per aver realizzato una sopraelevazione abusiva in cemento armato, priva di permesso di costruire e autorizzazione antisismica. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato rispetto dei termini di notifica per l'udienza di appello e contestando il calcolo della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato le eccezioni procedurali sulla notifica, ritenendole tardive, e ha confermato la responsabilità del Direttore dei Lavori per non aver vigilato sul cantiere. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la prescrizione del reato urbanistico era interamente maturata prima della decisione di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna e ha revocato l'ordine di demolizione dell'immobile.
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Prescrizione dei reati edilizi: annullata la demolizione
L'Imputata era stata condannata per aver realizzato abusivamente un autolavaggio di 40 mq in zona sismica e senza autorizzazioni. La Corte di Cassazione, pur confermando la responsabilità penale dell'imputata legata alla presentazione di una S.C.I.A. commerciale e alla sua presenza sul posto, ha rilevato il decorso del termine massimo di cinque anni per i reati contravvenzionali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per intervenuta prescrizione dei reati edilizi, disponendo altresì la revoca degli ordini di demolizione e di rimessione in pristino dei luoghi precedentemente ordinati dal Tribunale.
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Trattamento illecito di dati: reato prescritto ma resta il danno
Un cittadino è stato condannato per il reato di trattamento illecito di dati per aver distribuito ai vicini di casa copia di una sentenza penale di condanna e di alcuni provvedimenti amministrativi di demolizione riguardanti un suo vicino. L'imputato sosteneva che i documenti fossero pubblici e liberamente consultabili. La Corte di Cassazione ha chiarito che la divulgazione sistematica di dati giudiziari a scopo di danno costituisce reato, anche se gli atti sono pubblici. Tuttavia, accertato il decorso del tempo, la Corte ha annullato la condanna penale per intervenuta prescrizione del reato, confermando però la responsabilità civile dell'imputato, che dovrà comunque risarcire i danni causati alla vittima.
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Prescrizione del reato edilizio: stop demolizione
La proprietaria di un immobile è stata condannata per abuso edilizio e violazione dei sigilli. La difesa ha impugnato la sentenza sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato edilizio, contestando il calcolo della sospensione dei termini legata all'emergenza COVID-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, rilevando che la sospensione straordinaria non si applica se non vi erano udienze fissate nel periodo di blocco. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la prescrizione del reato edilizio, annullando l'ordine di demolizione e riducendo la pena per la sola violazione dei sigilli.
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Uccisione di animali: condannato il Sindaco per lo sparo abusivo
Il Sindaco di un piccolo Comune ordina a un tiratore scelto di abbattere un bovino vagante ritenuto pericoloso, senza seguire le procedure ASL. La carne viene poi venduta. L'imputato viene condannato per il reato di uccisione di animali. In Cassazione, la difesa sostiene l'inefficacia della rinuncia alla prescrizione fatta prima del termine e l'esistenza dello stato di necessità. La Suprema Corte rigetta il ricorso: la rinuncia alla prescrizione preventiva è valida se non revocata, e la semplice presenza di animali vaganti non costituisce un pericolo concreto e imminente tale da giustificare l'abbattimento. L'ex Sindaco perde la causa e la condanna a due mesi di reclusione viene confermata.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per ricettazione
Un cittadino, accusato di ricettazione per fatti risalenti al 2005, si è opposto alla condanna inflitta in appello sostenendo che il tempo massimo per essere giudicato fosse ormai scaduto. La Corte d'Appello aveva calcolato una sospensione dei termini eccessivamente lunga a causa dell'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la sospensione straordinaria per la prima fase della pandemia non può superare i sessantaquattro giorni complessivi. Di conseguenza, ricalcolando correttamente i tempi, la prescrizione del reato era già maturata prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la condanna, sancendo la definitiva estinzione del reato per decorso del tempo.
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Dichiarazione fraudolenta: l’integrativa non sposta il reato
Il caso riguarda un contribuente accusato del reato di dichiarazione fraudolenta per aver inserito fatture per operazioni inesistenti nella dichiarazione dei redditi del 2011 (relativa all'anno d'imposta 2010). Successivamente, il contribuente presentava una dichiarazione integrativa che confermava gli stessi elementi fittizi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il reato si consuma nel momento di presentazione della dichiarazione annuale originaria e non di quella integrativa, a meno che quest'ultima non introduca nuove fatture false. Di conseguenza, poiché il momento di consumazione risaliva alla prima dichiarazione, il reato è risultato estinto per prescrizione in base alla legge previgente più favorevole. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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Abuso edilizio e prescrizione: la prova spetta all’imputato
Un committente, ritenuto anche esecutore materiale di lavori abusivi, è stato condannato per violazioni della normativa edilizia. L'imputato ha proposto ricorso sostenendo che il reato fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in tema di abuso edilizio e prescrizione spetta all'imputato l'onere di provare la data di inizio del decorso del termine se diversa da quella accertata. La semplice assenza di operai al momento del controllo non dimostra una desistenza volontaria dai lavori. Inoltre, la Cassazione ha negato la particolare tenuità del fatto a causa delle plurime violazioni contestate. L'imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione del reato: la pena cade anche se la colpa è certa
L'Imputato era stato condannato per omicidio stradale. Dopo un primo annullamento della Cassazione, il processo era tornato in appello solo per ricalcolare la pena e valutare il bilanciamento tra circostanze attenuanti e aggravanti. Il giudice di rinvio ha riconosciuto la prevalenza delle attenuanti, ma non ha dichiarato la prescrizione del reato, ritenendo che la colpevolezza fosse ormai definitiva (giudicato parziale). La Cassazione ha invece stabilito che il ricalcolo delle circostanze influisce direttamente sui tempi di estinzione del reato. Di conseguenza, il giudicato parziale sulla responsabilità non impedisce di dichiarare la prescrizione del reato se questa è maturata prima della sentenza d'appello originaria. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio.
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