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Art. 157 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Sospensione della prescrizione: i rinvii bloccano il reato
Un cittadino condannato per lesioni colpose presenta ricorso straordinario in Cassazione lamentando la mancata dichiarazione di estinzione del reato prima della sentenza definitiva. La difesa sostiene che il termine temporale massimo sia scaduto a giugno 2021. I giudici supremi dichiarano inammissibile il ricorso spiegando che opera la sospensione della prescrizione per l'intera durata dei rinvii concessi per trattative tra le parti e per astensione dei difensori, oltre al periodo di emergenza sanitaria. Il termine reale di estinzione maturava a maggio 2022, data successiva alla condanna definitiva. Il ricorrente deve quindi versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato Edilizio Abusivo: Prescrizione Negata, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per aver realizzato un **reato edilizio abusivo**: un ampliamento al terzo piano di un edificio in zona con vincolo paesaggistico, senza permesso di costruire, e per aver omesso di depositare il progetto in zona sismica. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando la **prescrizione reato edilizio** e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la prescrizione non fosse maturata, poiché il rinvio dell'udienza era dovuto a esigenze difensive. Ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto, considerando l'entità dell'intervento abusivo e la sua incidenza sul territorio vincolato. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Prescrizione reato tributario: quando l’omissione non si estingue
Un Lavoratore è stato accusato di omessa dichiarazione fiscale per l'anno 2011, reato commesso nel 2012. Il Tribunale aveva dichiarato il reato estinto per prescrizione. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo l'errata applicazione dei termini di prescrizione reato tributario, che sono aumentati di un terzo per i fatti successivi al 17 settembre 2011. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la prescrizione non era ancora maturata, considerando l'applicazione della norma e le sospensioni. La sentenza del Tribunale è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione del reato: annullata condanna giunta troppo tardi
L'Imputato veniva condannato in primo grado per la detenzione di circa sedici grammi di marijuana destinati allo spaccio. Tra la sentenza di primo grado e il decreto di citazione per il giudizio d'appello trascorrevano oltre sei anni senza atti interruttivi. La Corte d'Appello confermava la condanna, ignorando il tempo trascorso. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando il mancato rilievo dell'estinzione del procedimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che la prescrizione del reato si era già verificata prima della decisione di secondo grado. Poiché non emergevano prove evidenti per un'assoluzione nel merito, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. L'Imputato ottiene così l'estinzione della condanna per decorso dei termini.
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Recidiva e ricorso straordinario per errore di fatto
La Corte di Cassazione ha affrontato il ricorso straordinario per errore di fatto proposto da un imputato contro una precedente decisione di inammissibilità. Il ricorrente sosteneva che i giudici di legittimità avessero calcolato male la prescrizione del reato, conteggiando erroneamente l'aggravante della recidiva che, a suo avviso, i giudici di merito avevano implicitamente escluso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rimedio straordinario è esperibile solo per sviste puramente materiali e percettive, come un mero errore di calcolo dei giorni di sospensione. L'interpretazione circa la sussistenza o l'esclusione della recidiva costituisce invece una valutazione giuridica su atti processuali. Non potendosi configurare una semplice svista di fatto, la Cassazione ha respinto l'istanza e condannato il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Condanna Annullata per Prescrizione del Reato
Un Lavoratore è stato condannato in appello per un reato legato allo spaccio di stupefacenti, commesso nel 2012. La Corte d'Appello aveva rideterminato la sua pena. Tuttavia, il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che, anche considerando le sospensioni, il termine massimo per la prescrizione del reato era scaduto prima della sentenza d'appello. La Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio, riconoscendo l'estinzione del reato per prescrizione.
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Prescrizione del reato e Covid: annullata la condanna
L'Imputato era stato condannato in primo grado per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti commesso nel 2014. Nel giudizio di appello, i giudici hanno applicato la sospensione emergenziale dei termini previsti durante la pandemia Covid-19, ritenendo la condanna ancora tempestiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la sospensione emergenziale non si applica nella fase di attesa del decreto di citazione in appello. La formula «senza ritardo» non costituisce infatti un termine perentorio di legge. Pertanto, la prescrizione del reato è maturata prima dell'udienza di secondo grado. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, dichiarando l'estinzione del reato.
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Prescrizione del Reato: Fine della Corsa per un Imputato, Conferma per Altri
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati. Per Il Ricorrente A, condannato per reati di droga, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta **prescrizione del reato**. Questo perché il termine massimo era scaduto prima della sentenza d'appello. Per Le Ricorrenti B, C e D, condannate per ricettazione, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. La Corte ha ritenuto valida la "doppia conforme" delle sentenze precedenti e la "motivazione per relationem" usata dai giudici, che avevano adeguatamente spiegato la provenienza illecita del denaro e la consapevolezza delle imputate.
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Dalla condanna per droga alla prescrizione del reato
I giudici di merito condannano l'imputato per detenzione di marijuana di lieve entità, commessa nel novembre 2010. La difesa eccepisce invano il decorso del tempo in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara estinto l'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la precedente condanna.
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Prescrizione reati antisismici: condanna annullata
Un proprietario di immobile subiva una condanna penale per violazioni edilizie legate alla mancata denuncia dei lavori e all'assenza di autorizzazione sismica. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione evidenziando che le opere edili erano state completate molti anni prima, precisamente tra il 2002 e il 2003. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione reati antisismici decorre dal momento dell'ultimazione dei lavori quando mancano denuncia e autorizzazione. Essendo trascorso il tempo limite previsto dalla legge, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna.
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Occultamento di documenti contabili: reato anche coi dati dei terzi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un imprenditore accusato di occultamento di documenti contabili. L'imputato aveva conservato solo una parte delle fatture, rendendo necessari complessi controlli incrociati della Guardia di Finanza per quantificare il volume d'affari. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il fisco riesce a ricostruire il reddito tramite terzi fornitori o clienti. Inoltre, l'occultamento di scritture ha natura di reato permanente e la prescrizione decorre esclusivamente dal momento della verifica fiscale, termine ulteriormente allungato dalla presenza di una recidiva qualificata.
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Prescrizione abuso edilizio: lo stop ai lavori batte il sequestro
Un cittadino viene condannato per reati edilizi. La Corte d'Appello individua il momento iniziale della prescrizione nella data in cui l'autorità giudiziaria ha eseguito il sequestro preventivo del cantiere. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato ed evidenzia un errore di calcolo. I lavori si erano infatti fermati mesi prima a seguito di un ordine di sospensione emesso dal Comune, come confermato da successivi sopralluoghi. La permanenza del reato cessa con l'effettiva interruzione dell'attività abusiva e non con il successivo sequestro penale. Di conseguenza, la prescrizione abuso edilizio risultava già maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte annulla la condanna senza rinvio per totale estinzione dei reati.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: condanna confermata
Un imprenditore non ha versato le ritenute previdenziali dei dipendenti per oltre 21.000 euro relative a una mensilità. L'INPS ha notificato l'avviso di accertamento presso la residenza dell'uomo, dove la madre ha ritirato l'atto. Il datore di lavoro ha saldato il debito contributivo, ma lo ha fatto dopo la scadenza del termine di tre mesi concesso dalla legge. La difesa ha sostenuto l'inefficacia della notifica, la prescrizione e la particolare tenuità del reato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna penale. I giudici hanno stabilito che la notifica a un familiare convivente è pienamente valida e che il ritardo nel pagamento impedisce l'applicazione delle cause di non punibilità. L'omesso versamento ritenute previdenziali per importi elevati costituisce un'offesa grave che non consente l'assoluzione.
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Omesso versamento ritenute previdenziali: condanna confermata
Un imprenditore, in qualità di legale rappresentante aziendale, subisce una condanna per il reato di omesso versamento ritenute previdenziali per un importo superiore a 21.000 euro relativo all'anno 2016. La Corte di Appello conferma la pena di sei mesi di reclusione e 200 euro di multa, ritenendo la recidiva specifica. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la modifica della data dell'imputazione, l'inutilizzabilità della testimonianza dell'ispettore INPS, la mancata prova del pagamento dei salari e la maturata prescrizione. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. La rettifica della sola data non lesiona il diritto di difesa. Le dichiarazioni del teste e i modelli forniti dall'azienda provano il versamento degli stipendi. La recidiva e il superamento del doppio della soglia punibile negano ogni beneficio ed escludono la particolare tenuità del fatto. L'imprenditore perde il ricorso e deve versare 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Omicidio stradale: Cassazione cancella due mesi per prescrizione
Un conducente travolge e uccide un pedone durante una manovra di retromarcia imprudente con un furgone privo di visuale posteriore. I giudici di merito lo condannano per il reato di omicidio stradale e per violazioni del Codice della Strada legate alla condotta successiva all'incidente. Nel corso dei vari gradi di giudizio viene eliminata l'aggravante della recidiva. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando vizi procedurali e la mancata prescrizione dei reati minori. La Suprema Corte accoglie parzialmente la richiesta, stabilendo che la rimozione della recidiva riduce i tempi di prescrizione. Di conseguenza, dichiara prescritti i reati minori, eliminando due mesi di reclusione dalla condanna finale, ma conferma la responsabilità penale per omicidio stradale con la pena di un anno e otto mesi.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per cibo alterato
Un commerciante riceveva una condanna dal Tribunale per la presunta vendita di confezioni di biscotti contaminate da parassiti. La difesa proponeva ricorso in Cassazione evidenziando diversi difetti della sentenza, tra cui il mancato rilievo del decorso del tempo. La Corte Suprema ha accolto la tesi difensiva, verificando che il termine di cinque anni previsto dalla legge, sommato ai periodi di sospensione del processo, era scaduto prima della pronuncia della condanna di primo grado. La Cassazione ha stabilito che non emergeva con evidenza un'innocenza immediata tale da giustificare l'assoluzione nel merito. Pertanto, i giudici hanno disposto l'annullamento della sentenza senza rinvio. La vicenda dimostra l'importanza di calcolare correttamente i tempi processuali per accertare la prescrizione del reato.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per vecchi abusi
Un uomo era stato condannato in appello a dieci anni di reclusione per gravi abusi commessi ai danni della nipote tra il 2005 e il 2007. La Corte di Cassazione ha accertato che la prescrizione del reato si era già verificata prima della sentenza di secondo grado. Applicando il principio del favor rei, la decorrenza del termine è stata fissata al primo gennaio 2007. Inoltre, i giudici hanno ribadito l'impossibilità di applicare retroattivamente le norme successive più severe che hanno raddoppiato i tempi prescrittivi per questi delitti. Tenuto conto dei periodi di sospensione processuale, il termine ultimo è scaduto a febbraio 2025, rendendo la successiva sentenza d'appello del maggio 2025 ormai tardiva. La Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio.
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Prescrizione del reato tributario: annullamento e stop confisca
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di quattro imputati accusati di illeciti fiscali e doganali. I giudici hanno chiarito importanti aspetti legati alla prescrizione del reato tributario e al calcolo dei tempi processuali. In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che la concessione di un termine a difesa per il nuovo legale non sospende i termini di estinzione dell'illecito. Di conseguenza, per tre degli imputati è scattata la prescrizione del reato tributario per le contestazioni d'imposta e di contrabbando, con la conseguente eliminazione delle pene ed il blocco delle sanzioni. In aggiunta, la sentenza ha disposto la revoca della confisca per equivalente, ribadendo che eventuali cambi giurisprudenziali peggiorativi non possono applicarsi retroattivamente ai fatti commessi in precedenza. Il ricorso di un quarto imputato è stato invece dichiarato inammissibile.
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Illecita concorrenza con minaccia: la condanna decade per tempo
Un guidatore ha compiuto atti aggressivi e intimidatori contro un conducente concorrente per impedire il trasporto di turisti. I comportamenti violenti comprendevano minacce, scontri fisici e il danneggiamento dell'autovettura della vittima. Il responsabile è stato accusato del reato di illecita concorrenza con minaccia e di calunnia per aver falsamente incolpato la persona offesa. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza delle condotte illecite e la solidità delle prove testimoniali. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno preso atto del lungo tempo trascorso dai fatti, avvenuti nel mese di agosto 2016. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza di condanna senza rinvio perché i reati si sono estinti per intervenuta prescrizione.
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Sospensione della prescrizione errata e confisca annullata
Un cittadino riceve una condanna per omessa dichiarazione dei redditi e subisce la confisca dei beni. La difesa ricorre in Cassazione contestando il calcolo del tempo per la prescrizione. La Corte accerta che due periodi di rinvio non dovevano bloccare il processo. La mancata notifica iniziale all'imputato prevale sull'adesione dell'avvocato allo sciopero. Di conseguenza, la sospensione della prescrizione calcolata dai giudici di merito risulta errata e il reato è prescritto. La Cassazione annulla la condanna ed elimina anche la confisca dei beni. L'orientamento giurisprudenziale sfavorevole non può essere applicato retroattivamente in danno dell'imputato.
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