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Art. 157 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Raccolta abusiva di scommesse: è delitto e non contravvenzione
Un gestore di un centro scommesse è stato condannato per aver svolto attività di intermediazione per conto di un allibratore estero privo di concessione statale e senza la prescritta licenza di pubblica sicurezza. La difesa ha impugnato la decisione in Cassazione sostenendo che il fatto costituisse una semplice contravvenzione e che fosse maturata la prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno respinto la tesi difensiva. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta integra a tutti gli effetti un delitto punito con la reclusione, confermando che la raccolta abusiva di scommesse per bookmaker non autorizzati lede direttamente il monopolio statale e la pubblica sicurezza. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Omesso versamento ritenute previdenziali oltre la soglia legale
Due datori di lavoro hanno subito la condanna penale per l'omesso versamento ritenute previdenziali relative all'anno 2014, per un importo complessivo di circa 29.845 euro. I datori di lavoro hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando l'avvenuta prescrizione dei fatti, l'errato calcolo della soglia di punibilità di 10.000 euro e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato non era prescritto al momento della sentenza di appello e che il superamento considerevole della soglia legale esclude la particolare tenuità del danno. La Corte ha condannato i ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prescrizione abuso edilizio: reato estinto e niente demolizione
Due comproprietari subiscono una condanna penale per opere abusive e violazione del vincolo paesaggistico, con relativo ordine di demolizione. I lavori risultano conclusi nell'autunno del 2015, mentre l'accertamento ufficiale avviene solo nella primavera del 2016. La difesa ricorre in Cassazione eccependo la prescrizione abuso edilizio, maturata prima della sentenza di secondo grado. La Suprema Corte accoglie il ricorso: il reato edilizio cessa con l'ultimazione effettiva dei lavori e si prescrive in cinque anni, considerati i periodi di sospensione. Di conseguenza, i giudici di legittimita annullano la condanna senza rinvio ed eliminano automaticamente anche l'ordine di demolizione.
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Prescrizione del reato: annullata la condanna per droga
L'Imputato veniva condannato dai giudici di merito per la detenzione di oltre duecento grammi di marijuana, destinata allo spaccio viste le cinquecento dosi ricavabili. La condanna iniziale applicava le pene previste prima della riforma sulle droghe leggere. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la rideterminata della pena alla luce delle decisioni della Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha riscontrato l'errore nel calcolo della pena base. Tuttavia, accertato il trascorrere del tempo e il superamento dei limiti edittali, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, azzerando ogni sanzione penale e pecuniaria a carico dell'Imputato.
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Opposizione a decreto penale: valida anche senza procura speciale
Quattro cittadini ricevevano un decreto penale di condanna al pagamento di un'ammenda per presunti abusi edilizi. Tramite il difensore di fiducia, gli imputati presentavano tempestiva opposizione chiedendo il giudizio dibattimentale. Il Tribunale dichiarava inammissibile l'atto sostenendo che il legale fosse privo di procura speciale autenticata. I cittadini proponevano ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che l'Opposizione a decreto penale presentata dal difensore di fiducia è sempre valida, anche senza procura speciale. Avendo riconosciuto la validità dell'opposizione, i giudici di legittimità hanno preso atto dell'estinzione del reato per prescrizione, annullando senza rinvio l'ordinanza del Tribunale e il decreto penale.
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Omesso versamento IVA: la Cassazione cancella la condanna
L'Amministratore di una società veniva condannato per il reato di omesso versamento IVA. In appello, due dei tre reati contestati venivano dichiarati prescritti, ma la pena di sei mesi di reclusione veniva confermata senza riduzioni. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando la mancata riduzione della pena e la mancata considerazione della crisi aziendale, aggravata dalla domanda di concordato preventivo presentata prima della scadenza fiscale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che la Corte d'appello avrebbe dovuto ricalcolare la sanzione. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno accertato che anche il reato residuo di omesso versamento IVA si era nel frattempo estinto per prescrizione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio, liberando definitivamente l'imputato da ogni accusa.
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Prescrizione del reato: la recidiva blocca lo sconto di tempo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che fosse maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la contestazione della recidiva reiterata aumenta di due terzi i tempi necessari per l'estinzione del reato. Di conseguenza, il termine non era decorso. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello impugnata. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione dei reati ambientali: stop ai processi cancellati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica contro la sentenza del Tribunale di Gorizia, che aveva erroneamente dichiarato prescritti alcuni reati ambientali e l'illecito amministrativo di una società. La Suprema Corte ha chiarito che per i delitti contro l'ambiente si applica il raddoppio dei termini di prescrizione. Inoltre, per la responsabilità degli enti, la richiesta di rinvio a giudizio interrompe la prescrizione, che rimane sospesa fino alla sentenza definitiva. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la decisione impugnata, ordinando un nuovo giudizio davanti alla Corte d'appello di Trieste. La decisione riafferma con forza la severità delle regole sulla prescrizione dei reati ambientali e sulla responsabilità delle imprese.
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Contributi omessi e particolare tenuità del fatto: reato estinto
Un datore di lavoro è stato condannato per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali dei dipendenti per l'anno 2014, per un totale di oltre undicimila euro. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici di merito a causa della reiterazione mensile dei mancati pagamenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che la continuazione del reato non esclude automaticamente la particolare tenuità del fatto, richiedendo invece una valutazione complessiva del caso concreto. Tuttavia, a causa del tempo trascorso, il reato è andato prescritto. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza senza rinvio, estinguendo l'accusa.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: la svista che salva
L'Imputato, condannato per il reato di lesioni personali colpose, propone un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza della Corte di Cassazione che aveva rigettato il suo ricorso principale. La difesa evidenzia che la Suprema Corte ha commesso un errore percettivo, non rilevando che il reato si era già estinto per prescrizione prima dell'udienza di legittimità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso straordinario, confermando che l'omessa rilevazione della prescrizione costituisce una svista materiale emendabile e non una valutazione giuridica. Di conseguenza, i giudici revocano la precedente decisione di rigetto e annullano senza rinvio la sentenza d'appello, dichiarando l'estinzione del reato.
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Recidiva qualificata e prescrizione: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due soggetti condannati per reati tributari. Il fulcro della decisione riguarda l'applicazione della recidiva qualificata e il suo impatto sul calcolo della prescrizione del reato. La difesa sosteneva che i limiti all'aumento di pena previsti per la recidiva dovessero abbreviare i tempi di prescrizione. I giudici, applicando i principi delle Sezioni Unite, hanno chiarito che la recidiva qualificata mantiene il suo effetto speciale sui termini di prescrizione, indipendentemente dal tetto massimo di aumento della sanzione. Di conseguenza, i reati non sono stati considerati prescritti. Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del coimputato sulla tardività della lista dei testimoni, confermando che il termine ultimo è l'effettiva apertura del dibattimento. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Omessa dichiarazione dei redditi: prescrizione batte condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di due soggetti, il Liquidatore e l'Amministratore di Fatto di una società, accusati di occultamento di scritture contabili e omessa dichiarazione dei redditi ai fini IVA. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del Liquidatore. I giudici hanno stabilito che, escludendo l'aggravante della recidiva qualificata, il reato di omessa dichiarazione dei redditi relativo all'anno 2010 era già estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per questo specifico reato, riducendo la pena del Liquidatore a due anni di reclusione per il solo occultamento dei documenti. Il ricorso dell'Amministratore di Fatto è stato invece dichiarato inammissibile.
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Occultamento di scritture contabili: condanna senza prescrizione
L'Amministratrice di una società è stata condannata per il reato di occultamento di scritture contabili, non avendo esibito i registri IVA durante una verifica fiscale. La difesa ha sostenuto che i documenti fossero stati distrutti, configurando un reato istantaneo già prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'occultamento di scritture contabili è un reato permanente. La prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell'accertamento fiscale, quando l'indisponibilità dei documenti viene rilevata dai verificatori. Per qualificare la condotta come distruzione (reato istantaneo), l'imputato deve dimostrare l'effettiva eliminazione fisica dei registri e la data esatta dell'evento, elementi non provati nel caso di specie. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Reato urbanistico: il cantiere aperto cancella la prescrizione
Il Proprietario di una struttura ricettiva è stato condannato per aver realizzato interventi edilizi abusivi e violato le norme antisismiche. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il reato urbanistico fosse ormai prescritto, affermando di aver interrotto i lavori prima del sopralluogo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato urbanistico ha natura permanente e cessa solo con il completamento totale delle opere, comprese le rifiniture, o con una desistenza definitiva e provata. Spetta al ricorrente, per il principio della vicinanza della prova, dimostrare l'esatta data di ultimazione dei lavori per anticipare la prescrizione. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Occultamento scritture contabili: prescrizione azzera la condanna
Un amministratore societario viene condannato per omessa dichiarazione fiscale e occultamento di scritture contabili. La Corte d'Appello dichiara prescritto il primo reato, ma conferma la condanna per il secondo, ignorando la richiesta della difesa di concedere la sospensione condizionale della pena. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando il silenzio dei giudici d'appello. La Suprema Corte accoglie il ricorso: l'omessa valutazione della sospensione condizionale rende il ricorso ammissibile. Di conseguenza, i giudici rilevano che anche il reato di occultamento di scritture contabili è ormai caduto in prescrizione per il decorso del tempo. La Cassazione annulla la sentenza senza rinvio, cancellando definitivamente la condanna.
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Deposito incontrollato di rifiuti: condannati i titolari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di deposito incontrollato di rifiuti pericolosi. La vicenda riguarda il rinvenimento, presso un impianto di trattamento, di ingenti quantitativi di rifiuti plastici e "fluff" non autorizzati. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità della Legale Rappresentante della società per omessa vigilanza sui dipendenti (culpa in vigilando) e del precedente Titolare dell'Impresa per non aver smaltito i rifiuti precedentemente sequestrati. I giudici hanno inoltre chiarito che l'inammissibilità del ricorso impedisce di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello, confermando le condanne all'arresto e all'ammenda per entrambi gli imputati.
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Dichiarazione fraudolenta: condanna cancellata dal tempo
Tre imprenditori erano stati condannati per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, inserite nelle rispettive dichiarazioni dei redditi per evadere le imposte. I difensori degli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione, eccependo diverse violazioni di legge e, in particolare, il decorso del tempo massimo per perseguire i reati. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi rilevando che, non essendoci elementi evidenti per un'assoluzione immediata nel merito, i reati contestati si erano ormai estinti per il decorso del tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata, dichiarando l'estinzione dei reati per intervenuta prescrizione.
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Abusiva occupazione di spazio demaniale: reato sì, demolizione no
Un imprenditore e un acquirente sono stati accusati di abusiva occupazione di spazio demaniale dopo la decadenza della concessione di un porto turistico. L'imprenditore ha anche realizzato opere senza un valido titolo edilizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la sua consapevolezza dell'abuso. Per l'imprenditore, la Corte ha confermato la responsabilità per l'occupazione abusiva, ma ha annullato senza rinvio la condanna per abuso edilizio perché il reato si è estinto per prescrizione. Di conseguenza, i giudici hanno revocato il relativo ordine di demolizione delle opere.
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Prescrizione del reato edilizio: salvo il lido senza smontaggio
Il proprietario di uno stabilimento balneare viene condannato per non aver smontato le strutture temporanee entro novanta giorni dalla scadenza del permesso di costruire. L'imputato si difende invocando una legge regionale che consente il mantenimento annuale delle strutture e sostenendo l'errore scusabile. La Corte di Cassazione respinge la tesi dell'errore, poiché i titoli edilizi e paesaggistici imponevano chiaramente la rimozione delle opere. Tuttavia, i giudici rilevano che il tribunale non ha motivato la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Corte dichiara la prescrizione del reato edilizio e annulla la condanna senza rinvio, cancellando la sanzione pecuniaria.
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Condanna per omessa dichiarazione: la Cassazione cancella tutto
Il caso riguarda un imprenditore condannato in appello per il reato di omessa dichiarazione IVA. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra i vari motivi, la totale mancanza di motivazione da parte dei giudici di secondo grado riguardo all'elemento soggettivo del reato, nonostante uno specifico motivo di appello. La Suprema Corte ha ritenuto fondata la censura, evidenziando il vizio della sentenza che si era limitata a confermare la condanna senza rispondere alle contestazioni della difesa. Tuttavia, essendo nel frattempo decorso il termine massimo di dieci anni dal fatto, il reato è stato dichiarato estinto. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna per intervenuta prescrizione.
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