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Art. 157 Codice Penale — Sezione Terza Penale

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453 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Deposito incontrollato di rifiuti: no alla prescrizione
Il Liquidatore di una società è stato condannato per il reato di deposito incontrollato di rifiuti all'interno di uno stabilimento dismesso. La difesa sosteneva che si trattasse di un semplice abbandono di rifiuti, reato istantaneo ormai estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il deposito incontrollato di rifiuti costituisce un reato permanente quando i rifiuti rimangono nella disponibilità del responsabile in attesa di smaltimento. Di conseguenza, la prescrizione inizia a decorrere solo al momento del sequestro o della rimozione dei rifiuti, e non dal momento del loro iniziale posizionamento sul suolo.
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Scarico di acque reflue industriali: condanna annullata
Il Gestore di un autolavaggio era stato condannato per lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione. La Cassazione ha accolto il ricorso del Gestore, rilevando che i giudici di merito non avevano adeguatamente motivato la presenza di uno "scarico" secondo la definizione di legge. Per configurare il reato, infatti, è necessario un sistema stabile di tubazioni (collettamento) senza interruzioni tra l'impianto e il corpo ricettore. Nel caso specifico, esisteva solo una fossa di cemento. Poiché nel frattempo è decorso il tempo massimo per giudicare il fatto, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Abuso edilizio: da assolti a condannati, ma la Cassazione annulla
Nel caso in esame, alcuni soggetti erano accusati di abuso edilizio per aver demolito e ricostruito la cucina di un ristorante in difformità rispetto alla segnalazione certificata di inizio attività (SCIA). Assolti in primo grado, la Corte d'Appello dichiarava i reati prescritti ma li condannava al risarcimento dei danni in favore del vicino. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna civile. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello ha omesso di descrivere le opere effettivamente realizzate e di spiegare come queste avessero danneggiato il vicino, violando l'obbligo di motivazione rafforzata necessario per ribaltare l'assoluzione di primo grado. La causa è stata rinviata al giudice civile.
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Prescrizione del reato e recidiva: la Cassazione nega lo sconto
Il Contribuente è stato condannato per omessa dichiarazione dei redditi e IVA. La difesa ha sostenuto che il reato fosse estinto per prescrizione del reato, ritenendo che la recidiva reiterata, dichiarata inferiore (subvalente) rispetto alle attenuanti generiche, non dovesse essere calcolata per allungare i tempi di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudizio di bilanciamento tra circostanze influisce solo sulla pena finale, ma non cancella l'esistenza della recidiva. Pertanto, la recidiva deve essere comunque considerata nel calcolo del tempo necessario a prescrivere il reato, determinando un aumento dei termini ordinari. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata al momento della sentenza d'appello e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Emissione di fatture per operazioni inesistenti: reato unico
Un imprenditore, operante sia come amministratore di una società sia come titolare di una ditta individuale, veniva condannato per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti relative allo stesso anno di imposta. La difesa invocava la prescrizione per uno degli episodi. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'emissione di più fatture false nello stesso anno fiscale, anche se compiuta sotto diverse vesti societarie, configura un reato unico e non più reati in continuazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, eliminando l'aumento di pena di un mese di reclusione precedentemente applicato per la continuazione, confermando però la responsabilità penale dell'imputato per la frode fiscale complessiva.
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Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte: pena ridotta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente condannato per omessa dichiarazione IVA e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, realizzata trasferendo denaro sui conti dei genitori. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, dichiarando prescritto il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. I giudici hanno chiarito che l'inasprimento dei termini di prescrizione introdotto nel 2011 non si applica retroattivamente a condotte cessate nel 2010. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la condanna per questo reato, riducendo la pena complessiva da un anno e tre mesi a un anno di reclusione, confermando invece la responsabilità per l'omessa dichiarazione IVA.
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Prescrizione dei reati tributari: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato di omessa dichiarazione fiscale contestato a un contribuente per fatti commessi a fine dicembre 2012. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'errato calcolo dei tempi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che per i reati tributari commessi dopo il 17 settembre 2011 si applica l'aumento di un terzo del termine di prescrizione ordinario. Di conseguenza, il termine complessivo sale a dieci anni e il reato non era ancora estinto al momento della prima decisione. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza, rinviando il caso alla Corte d'appello per un nuovo giudizio sulla prescrizione dei reati tributari.
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Prescrizione del reato: Cassazione annulla condanna e confisca
Il caso riguarda un Contribuente condannato nei gradi di merito per reati tributari commessi nel 2012. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando che la prescrizione del reato si era già perfezionata prima della sentenza d'appello del 2022. I giudici chiariscono che la sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19 non si applica se non vi erano scadenze processuali effettive in corso. Di conseguenza, viene dichiarata l'estinzione del reato per prescrizione del reato e viene revocata la confisca per equivalente dei beni, in quanto la norma che la consente in caso di prescrizione non può essere applicata retroattivamente a fatti antecedenti al 2018.
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Distruzione di scritture contabili: il tempo batte la condanna
L'Amministratore di una società era stato condannato per il reato di occultamento o distruzione di scritture contabili. La Corte d'Appello aveva riqualificato la condotta in distruzione di scritture contabili, collocando il fatto nei primi mesi del 2013. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, rilevando che la distruzione è un reato istantaneo. Di conseguenza, calcolando il termine massimo di dieci anni, il reato è risultato estinto per prescrizione prima dell'udienza di legittimità. Inoltre, i giudici hanno revocato la confisca per equivalente disposta nei confronti dell'imputato: tale misura ha natura sanzionatoria e non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima dell'entrata in vigore della norma nel 2015. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio.
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Concordato in appello: l’accordo blocca il ricorso sulla recidiva
Il caso riguarda un imputato condannato per contrabbando di tabacchi che, in secondo grado, ha concordato la pena rinunciando ai motivi di impugnazione. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva e sostenendo l'illegalità della pena e la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita la cognizione del giudice ai soli motivi non rinunciati. Inoltre, l'errata valutazione della recidiva non rende la sanzione una pena illegale, la quale ricorre solo se la sanzione è estranea al quadro edittale per genere, specie o limiti edittali. Di conseguenza, l'accordo preclude la possibilità di sollevare tali contestazioni in sede di legittimità.
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Corse clandestine di cavalli: condanne definitive e prescrizioni
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un gruppo di soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata all'organizzazione di corse clandestine di cavalli. Gli animali venivano dopati e costretti a gareggiare su piste d'asfalto non autorizzate, subendo gravi maltrattamenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei principali organizzatori e partecipanti, confermando le loro condanne. Per due imputati è stato dichiarato l'annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione dei reati. Infine, la posizione di un altro ricorrente è stata annullata limitatamente al risarcimento dei danni civili, con rinvio al giudice civile competente.
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Condono edilizio dei figli: non salva la madre dalla demolizione
Una proprietaria viene condannata per abusi edilizi. Dopo molti anni, eccepisce la mancata notifica dell'estratto contumaciale, ottenendo la riapertura dei termini per ricorrere in Cassazione. La difesa lamenta lo smarrimento dei fascicoli processuali e la mancata sospensione del processo per la pendenza di istanze di condono edilizio presentate dai figli. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Lo smarrimento successivo dei fascicoli non annulla la sentenza. Inoltre, la richiesta di condono edilizio presentata da soggetti terzi non proprietari non sospende il processo penale contro l'imputata. L'inammissibilità del ricorso impedisce anche di dichiarare la prescrizione del reato nel frattempo maturata. La proprietaria perde la causa e viene condannata a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un'area costiera protetta ha impugnato il mantenimento del sequestro preventivo sul proprio stabilimento balneare abusivo, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati edilizi e paesaggistici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che spetta alla difesa l'onere di allegare in modo preciso e documentato la cronologia degli atti per dimostrare la prescrizione, non bastando un semplice calcolo aritmetico. Inoltre, i giudici hanno confermato la necessità del vincolo cautelare a causa del grave impatto ambientale e del concreto pericolo di crollo della falesia costiera, indipendentemente dalle vicende estintive dei singoli reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato permanente: salvi dall’abuso ma condannati per il sisma
Il Ristoratore veniva condannato per abusi edilizi e paesaggistici, oltre che per violazioni sismiche, avendo installato una struttura fissa ancorata al suolo senza le dovute autorizzazioni. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha dichiarato estinti per prescrizione i reati edilizi e paesaggistici ordinari, poiche l'opera era stata smontata e rimontata nel 2015, facendo decorrere il termine quinquennale prima dell'appello. Al contrario, la Suprema Corte ha stabilito che la violazione sismica (mancato deposito del progetto al Genio Civile) costituisce un reato permanente. Tale illecito si protrae nel tempo finche non viene presentata la denuncia del progetto, impedendo cosi il decorso della prescrizione. La sentenza e stata quindi annullata senza rinvio per i reati prescritti e con rinvio alla Corte d'Appello solo per rideterminare la pena relativa al reato sismico.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per l’imprenditrice
Un'imprenditrice era stata condannata nei primi due gradi di giudizio per l'omesso versamento all'INPS delle ritenute previdenziali dei dipendenti nel 2010. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il reato fosse ormai estinto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, calcolando che il termine massimo di nove anni, comprensivo di sospensioni e interruzioni dovute alla recidiva, era decorso il 14 gennaio 2020, prima della sentenza d'appello del 2021. Di conseguenza, la Cassazione ha sancito la prescrizione del reato e ha annullato la condanna senza rinvio, liberando definitivamente l'imputata da ogni responsabilità penale.
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Violazione di sigilli: condannato chi riapre la cava sequestrata
Il caso riguarda il proprietario di una cava che, nonostante il sequestro dell'area e dei macchinari con apposizione di sigilli, ha ripreso l'attività estrattiva abusiva. L'imputato sosteneva che la sua condotta integrasse il meno grave reato di sottrazione di cose sequestrate, ormai prescritto. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per il reato di violazione di sigilli. I giudici hanno chiarito che la presenza fisica dei sigilli determina l'applicazione dell'articolo 349 del codice penale, a differenza della semplice notifica del sequestro senza sigilli. Poiché il ricorso è stato dichiarato inammissibile, l'imputato non ha potuto beneficiare della prescrizione maturata successivamente alla sentenza d'appello ed è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Omesso versamento IVA: prescrizione parziale e pena ridotta
L'amministratrice di una società cooperativa è stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di omesso versamento IVA relativo agli anni di imposta 2015 e 2016. La Corte di Cassazione, accogliendo parzialmente il ricorso della difesa, ha rilevato che il reato relativo all'annualità 2015 si era già estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la condanna per tale annualità. La Suprema Corte ha invece confermato la responsabilità per l'anno 2016, rideterminando la pena finale in nove mesi e dieci giorni di reclusione, riducendo a sei mesi la pena accessoria dell'interdizione e confermando la confisca di oltre 970mila euro.
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Omesso versamento di ritenute: prescritto ma resta la confisca
Il Rappresentante Legale di una cooperativa viene condannato per l'omesso versamento di ritenute certificate per oltre 150.000 euro. La difesa sostiene che il mancato pagamento sia dovuto alla truffa subita da una commercialista infedele e richiede la prescrizione del reato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso sulla prescrizione, rilevando che il reato si è estinto prima della sentenza d'appello. Tuttavia, i giudici confermano la confisca diretta del profitto del reato depositato sui conti della società, poiché la prescrizione non cancella il provvedimento di recupero delle somme illecite direttamente riconducibili al reato tributario.
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Prescrizione del reato tributario: la recidiva blocca lo sconto
L'Imputata è stata condannata per reati tributari legati all'emissione e all'utilizzo di una fattura per operazioni inesistenti. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il calcolo del termine di prescrizione deve considerare l'aumento della metà previsto per la recidiva specifica infraquinquennale e il periodo di sospensione del processo dovuto all'astensione degli avvocati. Di conseguenza, la prescrizione del reato non si era verificata al momento della decisione d'appello. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Omessa dichiarazione dei redditi: il dispositivo batte l’errore
Un commerciante di auto è stato condannato a un anno di reclusione per il reato di omessa dichiarazione dei redditi e dell'IVA per l'anno 2011, avendo evaso oltre cinquantaseimila euro di imposte. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'assenza di motivazione sulla sospensione condizionale della pena e l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il dispositivo letto in udienza prevale sulla motivazione scritta e che il termine di prescrizione per i reati tributari commessi nel 2012 è di dieci anni, calcolati dal novantunesimo giorno successivo alla scadenza del termine di presentazione. Di conseguenza, il reato non era prescritto al momento della sentenza d'appello.
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