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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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383 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Ammissione al passivo: la domanda deve essere specifica
La Corte di Cassazione ha stabilito che una domanda di ammissione al passivo fallimentare deve indicare in modo specifico il titolo della prelazione richiesta. Una dicitura generica come "in via ipotecaria e/o privilegiata" è insufficiente, anche se alla domanda sono allegati i documenti comprovanti il diritto, come le note di iscrizione ipotecaria. L'onere di specificazione ricade interamente sul creditore e l'eventuale indeterminatezza iniziale non può essere sanata nella successiva fase di opposizione. Di conseguenza, il ricorso del creditore è stato respinto e il credito è stato ammesso solo in via chirografaria (non privilegiata).
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Responsabilità solidale e assicurazione: la decisione
Una società intenta una causa di responsabilità contro i suoi ex amministratori e sindaci. La compagnia assicuratrice di uno dei sindaci contesta la copertura, invocando il dolo eventuale dell'assicurato e cercando di limitare la garanzia alla sola quota di responsabilità diretta, escludendo quindi la responsabilità solidale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'assicurazione per la responsabilità civile deve coprire l'intero importo dovuto dall'assicurato, anche se condannato in solido con altri. Inoltre, ha ribadito che spetta all'assicuratore fornire la prova del dolo per poter escludere la copertura.
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Liberazione fideiussore: quando la banca è esente?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni fideiussori che chiedevano la liberazione dalla garanzia. Essi sostenevano che la banca avesse concesso nuovo credito al debitore principale nonostante il peggioramento delle sue condizioni economiche. La Corte ha stabilito che la richiesta di liberazione fideiussore richiede una prova rigorosa e specifica del peggioramento patrimoniale del debitore, prova che i ricorrenti non hanno fornito. Il ricorso è stato respinto in quanto basato su censure di merito e non su vizi di legittimità.
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Merito creditizio: quando la banca agisce correttamente
Un imprenditore ha citato in giudizio una banca per concessione abusiva di credito, sostenendo che i finanziamenti fossero stati erogati senza una corretta valutazione del merito creditizio. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo che la banca avesse agito correttamente, basando la sua valutazione su un'analisi completa del patrimonio del cliente, dei piani aziendali e delle garanzie offerte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Obblighi informativi banca: Cassazione conferma dovere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando la sua responsabilità per non aver informato una cliente riguardo a offerte pubbliche di acquisto (OPA) su titoli detenuti in un conto deposito. La sentenza ribadisce gli estesi obblighi informativi della banca, che non si limitano alla fase di acquisto ma persistono per proteggere le scelte di investimento del risparmiatore, anche nell'ambito di un contratto di custodia e amministrazione.
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Ricorso per cassazione: motivi e inammissibilità
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per cassazione in un caso di appalti pubblici. Un'impresa edile ha impugnato la sentenza che la vedeva soccombente contro un Comune. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi perché volti a un riesame dei fatti, vietato in sede di legittimità. Ha però accolto il motivo relativo all'omessa pronuncia del giudice d'appello su un'eccezione di compensazione, cassando la sentenza su quel punto e rinviando la causa per una nuova decisione.
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Cessione d’azienda: quando si ereditano i debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15159/2025, ha stabilito che in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nei contratti non ancora conclusi, inclusi quelli di appalto pubblico il cui collaudo sia ancora provvisorio. Nel caso specifico, una società che aveva acquistato un'azienda edile è stata ritenuta responsabile per i danni derivanti dal crollo di un'opera realizzata dalla società venditrice, poiché al momento della cessione il rapporto contrattuale con il Comune committente era ancora pendente.
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Responsabilità banca per segnalazione CRIF: il caso
Due cittadini hanno citato in giudizio un istituto di credito per danni, sostenendo che una segnalazione errata in CRIF (classificata come 'mutuo rifiutato' anziché 'rinunciato') avesse causato il diniego di un finanziamento successivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi inferiori. I giudici hanno sottolineato la mancanza di prove sulla condotta illecita, sul nesso causale e sul danno effettivo, ribadendo i requisiti di specificità del ricorso. Il tema centrale è la prova della responsabilità banca.
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Prestazioni sanitarie senza contratto: no pagamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una struttura sanitaria privata che chiedeva il pagamento di prestazioni erogate a un'Azienda Sanitaria Locale in assenza di un contratto scritto. L'ordinanza sottolinea che la mancanza di un accordo formale impedisce il diritto alla remunerazione. Anche la richiesta di indennizzo per arricchimento ingiustificato è stata respinta, poiché la struttura non ha provato il danno emergente, limitandosi a rivendicare un mancato guadagno, non riconoscibile in questi casi. Questa decisione riafferma il principio della necessità della forma scritta per i contratti con la Pubblica Amministrazione nel settore sanitario.
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Giudizio di rinvio: limiti e obblighi contrattuali
Una società in amministrazione straordinaria contesta un debito per fornitura di gas, inclusi extra-costi per mancata prenotazione della capacità. La Cassazione chiarisce i limiti del giudizio di rinvio, stabilendo che il giudice deve attenersi al principio di diritto indicato, anche se ciò porta a confermare la quantificazione del credito della sentenza annullata. La corretta interpretazione del contratto, che include l'onere per l'utente di comunicare il fabbisogno energetico, è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità se ben motivato.
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Interpretazione fideiussione: la Cassazione decide
Un garante si opponeva a un decreto ingiuntivo, sostenendo un'errata interpretazione della fideiussione e la nullità della stessa. Dopo la conferma della decisione in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che l'interpretazione della fideiussione è un'attività riservata al giudice di merito e che il ricorso per legittimità non può limitarsi a proporre un'interpretazione alternativa, ma deve specificare quali canoni ermeneutici siano stati violati e come.
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Ricorso improcedibile: cosa succede se manca il deposito
Una società di servizi ha impugnato in Cassazione la sentenza che legittimava la riduzione del corrispettivo di un appalto da parte di un'azienda sanitaria. La Corte ha dichiarato il ricorso improcedibile a causa del mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, un adempimento formale inderogabile che impedisce l'esame del merito della controversia.
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Saldo zero: la Cassazione sui conti correnti incompleti
Una società e il suo garante hanno contestato una banca per addebiti illegittimi su un conto corrente. La Corte di Cassazione, applicando il principio del saldo zero, ha stabilito che in presenza di domande contrapposte e di documentazione incompleta da parte della banca, il calcolo del rapporto dare/avere deve partire da zero, annullando il debito iniziale non provato. Ha inoltre chiarito che, ai fini della prescrizione, i versamenti solutori vanno individuati solo dopo aver rettificato il saldo da tutte le competenze illegittime. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Ricorso inammissibile: i vizi che bloccano l’appello
Un'impresa edile ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello in una disputa su un appalto pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma a causa di gravi vizi formali nella sua stesura. La sentenza sottolinea che la Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e che un ricorso privo di specificità e che mescola impropriamente i motivi è destinato a fallire.
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Legittimazione attiva consorzio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12773/2025, ha negato la legittimazione attiva di una società consortile nel richiedere un risarcimento danni a un ente comunale per un contratto di appalto. La Corte ha stabilito che la costituzione di un consorzio per l'esecuzione dei lavori non comporta un automatico subentro nei diritti e obblighi del contratto originario, che restano in capo alle imprese appaltatrici. Pertanto, in assenza di una provata cessione del contratto, il consorzio non può agire in giudizio contro la stazione appaltante.
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Obblighi informativi: la Cassazione sui bond argentini
Un investitore ha citato in giudizio una banca per l'acquisto di bond argentini nel 1999, lamentando la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare le prove e i fatti già valutati dai giudici di merito. La Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, secondo cui la banca aveva fornito adeguate informazioni e la crisi argentina non era prevedibile al momento dell'investimento. La decisione sottolinea che l'investitore deve allegare inadempimenti specifici, mentre il compito della Cassazione è limitato al controllo della legittimità e della coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata.
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Estratti conto: quando ordinarli in causa alla banca
In una causa tra un'azienda e un istituto di credito per addebiti illegittimi, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio procedurale fondamentale riguardo gli estratti conto. Prima di poter chiedere al giudice di ordinare alla banca di produrre i documenti, il correntista ha l'onere di richiederli direttamente all'istituto bancario. L'ordine del giudice non può sostituire questo passaggio preliminare, correggendo l'inerzia della parte. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva ritenuto legittimo un ordine di esibizione emesso senza questa richiesta preventiva.
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Sfruttamento economico registrazioni: onere della prova
Una casa discografica ha citato in giudizio gli eredi di un compositore e le società editrici per i danni derivanti dal negato sfruttamento economico delle registrazioni musicali in formato digitale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta al produttore (creditore) l'onere della prova di aver avviato concrete trattative per ottenere le licenze necessarie. La Corte ha inoltre escluso l'applicabilità della responsabilità da contatto sociale in assenza di specifici obblighi di protezione imposti dalla legge.
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Prescrizione rimesse solutorie: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12954/2025, chiarisce il regime della prescrizione delle rimesse bancarie. In assenza di un'apertura di credito formalizzata, i versamenti su un conto con saldo passivo sono considerati 'solutori', ovvero pagamenti di un debito. Di conseguenza, il termine di prescrizione decennale per la richiesta di restituzione da parte del cliente decorre da ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la natura meramente 'ripristinatoria' delle rimesse (e quindi l'esistenza di un fido) grava sul correntista. Il ricorso della società è stato rigettato per infondatezza e inammissibilità di alcuni motivi per difetto di autosufficienza.
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Responsabilità stazione appaltante: quando è esclusa?
Un'impresa subappaltatrice ha citato in giudizio la stazione appaltante per il mancato pagamento da parte dell'appaltatore principale. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità della stazione appaltante, chiarendo che, al tempo dei fatti, la normativa non imponeva un obbligo di sospendere i pagamenti all'appaltatore. La decisione sottolinea come la responsabilità extracontrattuale dell'ente pubblico richieda la violazione di un preciso obbligo di legge, non essendo sufficienti le clausole del bando di gara.
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