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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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383 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Contratto di conto corrente: quando il ricorso è nullo
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità di un contratto di conto corrente per vizi di forma. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5284/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su principi procedurali cruciali, come il difetto di autosufficienza del ricorso e la proposizione di domande nuove in appello. La Corte non è entrata nel merito della validità del contratto, ma ha sanzionato le modalità con cui le questioni sono state presentate nel processo.
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Simul stabunt simul cadent: uso distorto e revoca
Un amministratore delegato, revocato a seguito delle dimissioni dell'intero cda in base alla clausola `simul stabunt simul cadent`, ha chiesto il risarcimento danni per revoca abusiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione di merito che aveva escluso un uso distorto della clausola, poiché la valutazione dei fatti spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Appalto a forfait: la Cassazione sui lavori extra
Una società ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per ottenere il pagamento di servizi extra forniti nell'ambito di un appalto pubblico per la pulizia delle coste. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il punto centrale della controversia era la natura del contratto, qualificato come **appalto a forfait** (a corpo), che non riconosce alla società il diritto a un compenso per i lavori aggiuntivi non esplicitamente autorizzati. La Corte ha inoltre confermato la legittimità della risoluzione anticipata del contratto da parte dell'ente.
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Erogazione somma mutuata: il mutuo non è valido
Un'impresa otteneva un mutuo per il risanamento del proprio gruppo, ma la banca, anziché erogare la somma, la utilizzava per estinguere debiti di altre società collegate senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato che la mancata erogazione della somma mutuata direttamente al mutuatario rende il contratto inefficace per la parte non consegnata. La quietanza firmata non è sufficiente a provare l'avvenuta erogazione se i fatti dimostrano che il mutuatario non ha mai avuto la reale disponibilità giuridica dei fondi.
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Clausola risolutiva espressa: comunicazione tardiva?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una cooperativa agricola contro la revoca di un finanziamento. La decisione si fonda sulla violazione dell'obbligo di comunicazione immediata delle difficoltà progettuali, inadempimento che ha legittimato l'attivazione della clausola risolutiva espressa prevista nel contratto, a prescindere dall'avvenuto completamento finale dell'opera.
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Sconto tariffario sanità: no a rimborsi integrali
Una struttura diagnostica ha citato in giudizio un'azienda sanitaria provinciale per aver applicato uno sconto tariffario sulle prestazioni rese nel 2009. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che lo sconto tariffario sanità era obbligatorio per legge statale al fine di contenere la spesa pubblica. Tale norma imperativa si integra automaticamente nel contratto (etero-integrazione), prevalendo su accordi diversi e rendendo legittima la decurtazione applicata dall'azienda sanitaria.
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Mutuo di scopo: obbligo di pagamento e buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4037/2024, ha affrontato un caso di collegamento negoziale tra un contratto di compravendita di un'autovettura e un mutuo di scopo. L'acquirente non aveva mai ricevuto il veicolo ma aveva continuato a pagare le rate del finanziamento. La Corte ha stabilito che, in virtù del principio di buona fede, le clausole che obbligano il consumatore a pagare il finanziamento nonostante la mancata consegna del bene sono inefficaci. Di conseguenza, venuto meno il contratto di vendita, cessa anche l'obbligo di rimborsare il finanziamento collegato.
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Spese di lite: la Cassazione e il principio di soccombenza
Un correntista perdeva una causa contro la sua banca. La Corte d'Appello, pur confermando la decisione, compensava le spese legali. La Cassazione ha annullato questa parte della sentenza, stabilendo che se la decisione di primo grado viene confermata, il giudice d'appello non può modificare la statuizione sulle spese di lite in assenza di uno specifico motivo di impugnazione, ribadendo il principio della soccombenza totale.
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Abuso di maggioranza: abolire la prelazione è illegittimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che costituisce abuso di maggioranza la delibera con cui i soci di maggioranza aboliscono la clausola di prelazione interna, se tale atto è seguito a breve da una cessione di quote tra di loro, finalizzata a consolidare il proprio potere e a impedire al socio di minoranza di esercitare il proprio diritto di acquisto. Secondo la Corte, tale operazione non è giustificata dall'interesse sociale, ma mira a ledere i diritti del socio di minoranza, integrando un abuso sanzionabile con l'annullabilità della delibera.
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Litisconsorzio processuale: appello tardivo per tutti
Una banca e una compagnia assicurativa sono state citate in giudizio da una coobbligata per un contratto di finanziamento. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello tardivo solo verso l'assicurazione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. In caso di litisconsorzio processuale e cause inscindibili, la notifica della sentenza a una sola parte fa decorrere il termine per impugnare per tutti. L'appello, essendo tardivo, è stato dichiarato inammissibile per intero.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
Una società specializzata nel noleggio di autovelox aveva stipulato accordi con un Comune, poi dichiarati nulli. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale della PA, affermando che un operatore qualificato non può invocare il proprio legittimo affidamento sulla validità di un contratto, se la nullità deriva dalla violazione di norme che, per la sua specifica competenza, avrebbe dovuto conoscere. La professionalità del privato esclude la colpa dell'ente pubblico.
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Cessione del credito: la Cassazione e il litisconsorzio
Dei fideiussori si opponevano a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Dopo la sentenza di primo grado, la banca cedeva il credito a una società terza. I fideiussori, nel ricorrere in Cassazione, notificavano l'atto solo alla banca originaria e non alla nuova società titolare del credito. La Suprema Corte ha rilevato il difetto di contraddittorio, ordinando di notificare il ricorso anche alla società cessionaria, in quanto successore a titolo particolare e litisconsorte necessario nel giudizio.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce i doveri
Una società immobiliare ha agito contro un istituto di credito per la restituzione di somme indebitamente pagate su un conto corrente. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto la domanda per la mancata produzione del contratto originale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha annullato tale decisione, chiarendo l'onere della prova. Ha stabilito che il cliente può dimostrare le proprie ragioni anche solo con gli estratti conto e che il giudice deve valutare tutte le prove in atti (anche le ammissioni della banca) per accertare l'esistenza di un fido e decidere sulla prescrizione.
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Obblighi restitutori: no all’art. 1227 c.c. post risoluzione
La Corte di Cassazione, in un caso relativo a investimenti in obbligazioni argentine, ha stabilito un principio fondamentale sugli obblighi restitutori a seguito della risoluzione di un contratto di intermediazione finanziaria. La Corte ha chiarito che il dovere del creditore di non aggravare il danno (art. 1227 c.c.) non si applica alle pretese di restituzione. Di conseguenza, il rifiuto dell'investitore di aderire a un'offerta pubblica di scambio (OPSV) non può ridurre l'importo che la banca inadempiente è tenuta a restituire. La sentenza conferma invece che l'investitore deve restituire le cedole percepite e che la mala fede della banca non è presunta ma va provata.
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Frazionamento del credito: la riunione sana l’abuso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28123/2025, ha chiarito un punto cruciale sul frazionamento del credito. Sebbene agire per singole porzioni di un credito unitario sia un abuso del processo, la tempestiva riunione dei procedimenti avviati separatamente sana l'illegittimità originaria. La Corte ha rigettato il ricorso di un garante, stabilendo che la riunione delle cause in primo grado aveva ricondotto l'accertamento del credito a un contesto unitario, neutralizzando la condotta abusiva del creditore e rendendo la domanda ammissibile. La decisione si allinea a un recente intervento delle Sezioni Unite, correggendo la motivazione della Corte d'Appello ma confermandone l'esito finale.
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Onere della prova: no al saldo zero per il correntista
Una società ha citato in giudizio il proprio istituto di credito per ottenere il ricalcolo del saldo di un conto corrente, ma non ha fornito la totalità degli estratti conto sin dall'inizio del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribadito che, in questi casi, l'onere della prova grava sul cliente. Di conseguenza, il ricalcolo deve partire dal primo saldo disponibile e non si può applicare il principio del "saldo zero". Inoltre, l'obbligo della banca di fornire la documentazione è limitato agli ultimi dieci anni.
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Clausola di mero gradimento: quando si può recedere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2660/2024, ha stabilito che la rimozione di una clausola di mero gradimento dallo statuto di una S.r.l. non conferisce di per sé il diritto di recesso ai soci di minoranza. Il recesso è legato al diniego effettivo del gradimento. Tuttavia, la delibera di modifica può essere annullata se si dimostra un 'abuso della maggioranza', ovvero se è stata approvata con l'intento fraudolento di pregiudicare gli interessi dei soci di minoranza, un aspetto che il giudice di merito deve sempre verificare.
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Recesso socio spa: sì alla clausola ad nutum statutaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2629/2024, ha stabilito la legittimità della clausola statutaria che consente il recesso socio spa 'ad nutum' (a discrezione) anche in società per azioni costituite a tempo determinato. Il caso riguardava un socio di una S.p.A. farmaceutica che si era visto negare il diritto di recesso previsto dallo statuto, poiché le corti di merito ritenevano tale facoltà limitata alle sole società a tempo indeterminato. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'autonomia statutaria, rafforzata dalla riforma del 2003, permette ai soci di introdurre liberamente ulteriori cause di recesso per bilanciare i propri interessi, a condizione che la società non faccia ricorso al mercato del capitale di rischio.
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Fideiussione omnibus: nullità parziale e clausole
Una garante ha contestato la sua obbligazione fideiussoria basandosi su diversi motivi, tra cui l'illegittimo frazionamento del credito da parte della banca e la nullità dell'intera fideiussione omnibus per la presenza di clausole anticoncorrenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i crediti derivanti da contratti distinti possono essere perseguiti separatamente e che la violazione della normativa antitrust comporta solo la nullità parziale delle specifiche clausole, lasciando valido il resto del contratto di garanzia.
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Esclusione socio associazione: vale lo statuto
Un socio, espulso da un'associazione sportiva per commenti offensivi su un social network, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha stabilito che, per l'esclusione del socio di un'associazione, il giudice deve attenersi alle specifiche cause previste dallo statuto, come il 'danno morale o patrimoniale', e non può basarsi sulla clausola generale dei 'gravi motivi' del Codice Civile se lo statuto è più specifico. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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