LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 1375 Codice Civile — Anno 2023

324 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Licenziamento collettivo: appalto perso ma dipendente reintegrato
Un'azienda di servizi ha intimato un licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti per l'assistenza agli anziani, licenziando direttamente tutti i dipendenti addetti a tali servizi. Una lavoratrice ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso perché l'azienda non ha effettuato alcuna comparazione tra i dipendenti licenziati e gli altri lavoratori con mansioni fungibili nell'intero complesso aziendale. La Suprema Corte ha chiarito che la sola cessazione di un appalto non esonera il datore di lavoro dall'applicare i criteri di scelta su base aziendale, a meno che non dimostri l'infungibilità professionale dei lavoratori coinvolti già nella comunicazione iniziale di avvio della procedura. L'azienda ha perso il ricorso ed è stata condannata a reintegrare la dipendente e a pagare le spese legali.
Continua »
Licenziamento collettivo: no ai tagli automatici per fine appalto
Un'azienda ha avviato una procedura di licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti per l'assistenza agli anziani. L'Azienda ha licenziato direttamente i dipendenti impiegati in quel servizio, ritenendo che non fosse necessario confrontarli con gli altri lavoratori dell'impresa. Il Lavoratore ha impugnato il provvedimento. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di chiusura di un singolo appalto, la scelta dei dipendenti da licenziare non può limitarsi automaticamente a quel settore. Il datore di lavoro deve comparare tutti i lavoratori con professionalità equivalente nell'intero complesso aziendale, a meno che non dimostri l'assoluta infungibilità delle mansioni o non indichi motivi specifici nella comunicazione iniziale ai sindacati.
Continua »
Contratto autonomo di garanzia: stop all’abuso se manca il servizio
Una società fornitrice pretendeva l'escussione di una polizza da centomila euro rilasciata da una banca a garanzia degli obblighi di una società cliente. La banca e la cliente si opponevano. La Corte d'Appello qualificava l'accordo come contratto autonomo di garanzia, ma lo dichiarava inefficace accogliendo l'eccezione di dolo (exceptio doli): la fornitrice aveva infatti richiesto il pagamento pur sapendo di non poter adempiere alle proprie prestazioni a causa del blocco della rete da parte dell'operatore principale. La Corte di Cassazione, rilevata la pendenza di un ricorso connesso contro la sentenza di revocazione, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per la trattazione congiunta delle cause.
Continua »
Eccezione di inadempimento: quando la scusa maschera il rincaro
Un fornitore ha interrotto le consegne di alluminio a un acquirente, sollevando l'eccezione di inadempimento perché quest'ultimo non aveva pagato alcune fatture precedenti. L'acquirente ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni. I giudici di merito hanno accertato che il vero motivo del rifiuto di consegna non era il mancato pagamento, ma il rincaro delle materie prime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando che l'eccezione di inadempimento è contraria a buona fede se usata come pretesto per mascherare la propria inadempienza dovuta all'aumento dei costi. Il fornitore è stato condannato a risarcire i danni, calcolati in base ai maggiori costi sostenuti dall'acquirente per rifornirsi da terzi, oltre al pagamento delle spese legali.
Continua »
Licenziamento collettivo: limiti alla scelta in un solo reparto
L'Azienda ha intimato un licenziamento collettivo alle Lavoratrici impiegate in un appalto di assistenza anziani ormai cessato. L'Azienda riteneva che la soppressione del servizio giustificasse la scelta automatica delle addette, senza necessità di compararle con gli altri dipendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando l'illegittimità del provvedimento. I giudici hanno stabilito che la sola chiusura di un reparto non consente di limitare la scelta ai soli addetti di quel settore, a meno che non venga provata la loro specifica infungibilità professionale e che tale limitazione sia stata motivata dettagliatamente nella comunicazione iniziale ai sindacati.
Continua »
Licenziamento collettivo: appalto perso ma la reintegra è salva
Un'azienda di servizi ha intimato un licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti comunali per l'assistenza agli anziani, licenziando direttamente tutti i dipendenti addetti a quel servizio. Una lavoratrice ha impugnato il provvedimento. La Corte d'Appello ha annullato il licenziamento ordinando la reintegrazione, decisione ora confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno chiarito che il datore di lavoro non può limitare la scelta dei lavoratori da licenziare ai soli addetti del servizio cessato, senza prima confrontare la loro professionalità con quella degli altri dipendenti dell'azienda (fungibilità). Per restringere la platea dei licenziabili, l'azienda avrebbe dovuto motivare dettagliatamente tale scelta fin dall'avvio della procedura, dimostrando l'infungibilità dei profili. Il ricorso dell'azienda è stato quindi rigettato.
Continua »
Appalto perso, nullo il licenziamento collettivo: reintegra
Un'azienda di servizi ha avviato una procedura di licenziamento collettivo a seguito della perdita di due appalti comunali per l'assistenza agli anziani. L'Azienda ha licenziato direttamente tutti i dipendenti addetti a quel servizio, ritenendo che non fosse necessario confrontarli con gli altri lavoratori dell'impresa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando l'illegittimità del provvedimento. I giudici hanno stabilito che la perdita di un appalto non giustifica l'automatica esclusione dal confronto degli altri dipendenti. Il datore di lavoro deve sempre dimostrare l'infungibilità professionale dei lavoratori licenziati rispetto al resto del personale aziendale e indicare chiaramente i motivi di tale limitazione sin dall'avvio della procedura. Di conseguenza, la lavoratrice ha ottenuto la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno.
Continua »
Pignoramento immobiliare: il Comune perde il terreno acquistato
Un Comune acquista un terreno gravato da un pignoramento immobiliare, confidando nella promessa di cancellazione del vincolo. Successivamente, lo stesso bene viene trasferito a una società terza tramite asta giudiziaria. Il Comune rivendica la proprietà per usucapione abbreviata e chiede i danni al notaio per non averlo tutelato. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Comune. I giudici chiariscono che il pignoramento non toglie la proprietà al debitore, quindi il Comune ha acquistato dal legittimo proprietario (acquisto "a domino") rendendo inapplicabile l'usucapione abbreviata. Inoltre, il notaio non è responsabile poiché l'atto di vendita menzionava espressamente i pignoramenti in corso, informando pienamente l'acquirente del rischio. Vince la società terza aggiudicataria.
Continua »
Prescrizione del diritto all’indennizzo: perizia sospende i termini
Il Proprietario di un immobile ha richiesto l'indennizzo alla propria Compagnia di Assicurazioni per i danni causati dalla rottura di un impianto idraulico. La compagnia ha eccepito la prescrizione del diritto all'indennizzo, sostenendo il decorso del termine annuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario, stabilendo che la prescrizione del diritto all'indennizzo rimane sospesa durante le attività di accertamento tecnico svolte dal perito dell'assicuratore. Il termine ricomincia a decorrere solo quando l'assicurato riceve formale comunicazione della fine delle operazioni peritali o del diniego della compagnia.
Continua »
Responsabilità solidale negli appalti: DURC inutile
L'Inps ha richiesto a una cooperativa committente il pagamento dei contributi previdenziali non versati dall'appaltatrice, oltre alle sanzioni civili. La cooperativa si è difesa sostenendo che il regolare rilascio del DURC all'appaltatrice avesse generato un legittimo affidamento, escludendo la propria responsabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il DURC ha natura meramente ricognitiva e non esonera il committente. Inoltre, la Corte ha confermato che la responsabilità solidale negli appalti si estende anche alle sanzioni civili per i fatti precedenti alla riforma del 2012, in quanto quest'ultima non ha valore retroattivo. Di conseguenza, la cooperativa committente perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
Continua »
Rinuncia ai finanziamenti pubblici: perché costa la rivalutazione
Un'impresa riceve un contributo pubblico per lo sviluppo industriale ma decide successivamente di effettuare la rinuncia ai finanziamenti pubblici, restituendo la somma ricevuta. Il Ministero richiede la restituzione del denaro rivalutato secondo gli indici ISTAT, oltre agli interessi. La società si oppone, sostenendo che la rinuncia non costituisca un inadempimento e che non sia dovuta la rivalutazione monetaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Ministero. I giudici stabiliscono che la rinuncia spontanea non cancella l'obbligo di realizzare il progetto industriale concordato. Tale comportamento configura un'oggettiva inadempienza, poiché sottrae risorse pubbliche alla loro destinazione originaria. Di conseguenza, il Ministero ha diritto a recuperare le somme rivalutate per l'inflazione, oltre agli interessi legali.
Continua »
Licenziamento per giusta causa: no se il falso è invisibile
L'Azienda ha intimato un licenziamento per giusta causa al Direttore di Filiale, accusandolo di aver aperto illecitamente quattro conti correnti usando fotocopie di documenti alterate e un conto a favore di un soggetto fallito. La Corte d'Appello ha dichiarato illegittimo il recesso. Per il conto del fallito, la contestazione era tardiva. Per gli altri quattro conti, pur essendo tempestiva, la condotta non era così grave da giustificare il licenziamento: le alterazioni dei documenti non erano visibili a occhio nudo e il dipendente non doveva certificarne l'autenticità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando l'illegittimità del licenziamento per difetto di proporzionalità e condannando l'Azienda al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Sospensione dei lavori negli appalti pubblici: obbligo di ripresa
Una società appaltatrice ha chiesto la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni a seguito della prolungata sospensione dei lavori di costruzione di un serbatoio idrico, disposta dal Comune per adeguamento antisismico. Il Comune si è opposto allo scioglimento del contratto e ha ordinato la ripresa dei lavori. Al rifiuto dell'impresa, l'amministrazione ha risolto il contratto incamerando la fideiussione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità dell'operato del Comune. I giudici hanno chiarito che, in caso di legittima sospensione dei lavori negli appalti pubblici per ragioni di pubblico interesse, l'appaltatore può chiedere lo scioglimento del contratto, ma se l'amministrazione si oppone, egli è obbligato a riprendere i lavori, avendo unicamente diritto al rimborso dei maggiori oneri derivanti dal ritardo.
Continua »
Licenziamento per superamento del periodo di comporto e festivi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21944/2023, ha chiarito le regole per il licenziamento per superamento del periodo di comporto. Nel caso specifico, L'Azienda aveva licenziato Il Lavoratore per aver superato il limite massimo di giorni di malattia consentiti dal contratto collettivo. Il Lavoratore contestava il conteggio, sostenendo che i giorni festivi e i fine settimana compresi nel periodo di malattia non dovessero essere calcolati. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del dipendente, confermando che i giorni non lavorativi che cadono all'interno di un unico certificato di malattia continuativo si presumono giorni di assenza per malattia, salvo prova contraria del lavoratore. Di conseguenza, il licenziamento è stato ritenuto legittimo, confermando la vittoria dell'Azienda.
Continua »
Riqualificazione del rapporto di lavoro: stop ai finti autonomi
Una regista televisiva ha lavorato per anni per un'emittente con diciannove contratti di collaborazione autonoma. La lavoratrice ha chiesto la riqualificazione del rapporto di lavoro in subordinato a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno accolto la domanda, accertando che l'attività era diretta dall'azienda e che l'inerzia della dipendente non indicava una risoluzione per mutuo consenso, ma derivava dal timore di ritorsioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la subordinazione. La Corte ha stabilito che i limiti al risarcimento previsti per i contratti a termine non si applicano in caso di riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato fin dall'origine. L'azienda perde la causa e deve pagare le spese legali e regolarizzare i contributi.
Continua »
Diritto di recesso nei contratti fuori sede: banca condannata
Un investitore acquista titoli finanziari fuori dai locali della banca tramite una scheda di prenotazione priva dell'indicazione del diritto di recesso. L'investitore chiede la nullità del contratto. La Corte d'Appello dichiara nullo l'investimento, condannando l'emittente straniero alla restituzione delle somme, ma nega la manleva contro la banca intermediaria. La Cassazione chiarisce che il diritto di recesso nei contratti fuori sede deve essere espressamente indicato nei singoli moduli di acquisto e non solo nel contratto quadro. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'emittente sulla manleva: l'omissione informativa della banca è la causa diretta della nullità del contratto e del conseguente danno economico dell'emittente. Di conseguenza, la banca intermediaria deve rimborsare l'emittente per le somme restituite all'investitore.
Continua »
Clausola russian roulette: valida anche senza un prezzo minimo
Due società detengono quote paritarie in una società veicolo e firmano un patto parasociale contenente una clausola russian roulette per risolvere eventuali situazioni di stallo. Al verificarsi del blocco decisionale, un socio attiva la clausola fissando il prezzo delle azioni. L'altro socio impugna l'accordo, ritenendolo nullo per indeterminatezza del prezzo, violazione del divieto di patto leonino e mancanza di equa valorizzazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la piena validità della clausola. La determinazione del prezzo non è rimessa al mero arbitrio del proponente, poiché questi subisce il rischio che l'altro socio decida di acquistare le sue quote allo stesso prezzo. Inoltre, la clausola non viola il divieto di patto leonino, in quanto mira esclusivamente a risolvere una paralisi gestionale e a consentire l'uscita ordinata di un socio.
Continua »
Licenziamento del dirigente: riorganizzazione batte stabilità
Un dirigente ha impugnato il proprio licenziamento, ritenendolo arbitrario e ingiurioso, e lamentando la violazione di un patto di stabilità. L'azienda ha giustificato il recesso con la soppressione della sua posizione a seguito di una riorganizzazione aziendale dovuta a perdite nel settore di riferimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il licenziamento del dirigente è legittimo se risponde a reali esigenze di riorganizzazione e risparmio, senza che il giudice possa sindacare il merito delle scelte imprenditoriali. Inoltre, la consegna riservata della lettera di recesso esclude la natura ingiuriosa del licenziamento, e il patto sottoscritto non garantiva la stabilità del rapporto ma tutelava solo i costi di formazione aziendali.
Continua »
Buoni postali fruttiferi: promesse tradite o tagli legittimi?
Un risparmiatore ha richiesto il pagamento degli interessi originari su otto buoni postali fruttiferi. L'ente emittente si è opposto, applicando i tassi ridotti da un decreto ministeriale del 1986. La Corte d'Appello ha dato ragione all'ente, ritenendo irrilevante la mancata esposizione delle nuove tabelle negli uffici postali. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, respingendo il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno stabilito che la variazione dei tassi tramite decreto ministeriale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, si inserisce automaticamente nel contratto. La mancata disponibilità delle tabelle informative cartacee non blocca la riduzione degli interessi, poiché la pubblicazione ufficiale garantisce la conoscibilità legale della modifica. Vince l'ente emittente, mentre il risparmiatore perde il diritto ai maggiori interessi e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Cambio appalto e inquadramento: no al declassamento del lavoratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda subentrante in un appalto di servizi di pulizia. Il Lavoratore, precedentemente inquadrato al sesto livello, aveva rifiutato la proposta di assunzione al quarto livello formulata dalla nuova società. I giudici hanno stabilito che, in caso di cambio appalto e inquadramento senza variazioni del servizio, l'impresa subentrante ha l'obbligo di assumere il personale mantenendo lo stesso livello contrattuale e le medesime mansioni. Il rifiuto del lavoratore di accettare una qualifica inferiore è stato ritenuto pienamente legittimo. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata ad assumere il dipendente con il corretto inquadramento e a risarcirgli l'intero danno, pari alle retribuzioni perse dalla data del subentro fino all'effettiva assunzione.
Continua »