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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Prima Civile

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383 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Contratto quadro nullo se firmato da un solo cointestatario
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito, dichiarando nullo un contratto quadro di intermediazione finanziaria perché sottoscritto da uno solo dei due cointestatari. Secondo la Corte, questa nullità formale travolge anche i successivi ordini di acquisto di titoli, come le obbligazioni di una nota società emittente poi fallita. La decisione sottolinea l'importanza della sottoscrizione di tutti gli investitori per la validità del contratto quadro.
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Cessione di azienda: i marchi seguono l’impresa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9293/2024, ha affrontato un complesso caso di cessione di azienda, stabilendo che i marchi di fatto, legati a celebri competizioni sportive, si trasferiscono unitamente al ramo d'azienda che li gestisce, salvo patto contrario. La Corte ha rigettato il ricorso della società editrice originaria, confermando che i diritti sui segni distintivi erano stati validamente trasferiti decenni prima nell'ambito di un'operazione negoziale complessa, legittimando così le successive registrazioni effettuate dalla società acquirente.
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Exceptio doli: non blocca l’indennizzo da occupazione
La Cassazione chiarisce che l'eccezione di 'exceptio doli' non può essere usata per negare l'indennizzo per occupazione senza titolo a un proprietario immobiliare, anche se il contratto di locazione originario è stato dichiarato nullo per colpa del proprietario stesso. Il diritto all'indennizzo sorge da un fatto nuovo e distinto: l'illegittima detenzione del bene da parte della curatela fallimentare, non dal contratto nullo.
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Sfruttamento unilaterale brevetto: la Cassazione decide
Una società di design slovena e un'azienda italiana di attrezzature subacquee sono contitolari di un brevetto. Dopo la fine del loro accordo, l'azienda italiana continua lo sfruttamento commerciale dell'invenzione. La Corte d'Appello lo ritiene legittimo, applicando le norme sulla comunione. La Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema dello sfruttamento unilaterale brevetto, non decide nel merito ma rinvia la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione Civile per risolvere la questione di diritto.
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Concessione pubblica: i limiti di responsabilità
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ottiene una condanna a suo favore per i danni subiti a causa del gioco illegale e della concorrenza sleale. Le amministrazioni statali ricorrono in Cassazione, sostenendo che la clausola di esclusiva non le obbligava a risarcire i danni causati da terzi. La Suprema Corte, data la rilevanza della questione sui limiti di responsabilità dello Stato nella concessione pubblica, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Concessione pubblica e mercato illegale: la Cassazione
Una società titolare di una concessione pubblica per la raccolta di scommesse ha citato in giudizio le Amministrazioni concedenti, lamentando i danni derivanti dalla mancata repressione del mercato illegale. Dopo una condanna in sede arbitrale, confermata in appello, le Amministrazioni si sono rivolte alla Cassazione. La Suprema Corte, riconoscendo la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità dello Stato in una concessione pubblica, ha disposto il rinvio della causa a pubblica udienza per un esame approfondito.
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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Clausola di decadenza: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di acquisizione societaria, chiarendo i limiti dell'interpretazione di una clausola di decadenza. La controversia verteva su un termine di 30 giorni per la denuncia di vizi, previsto nel contratto di cessione di quote. La Corte ha stabilito che la mera dicitura 'entro e non oltre' non è sufficiente a determinare la perdita del diritto di garanzia se non è espressamente prevista tale conseguenza. Confermando la decisione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il suo sindacato è limitato alla verifica della corretta applicazione dei canoni legali, rigettando il ricorso dei venditori.
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Ricorso inammissibile: i vizi che portano al rigetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un debitore e dal suo garante contro una società creditrice. L'appello, basato su tredici motivi, è stato rigettato per gravi vizi procedurali, tra cui la mancanza di autosufficienza, l'errata qualificazione dei vizi denunciati (confondendo questioni di merito con violazioni di legge) e la formulazione di censure cumulative. La Corte ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a sanzioni per lite temeraria, ribadendo che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Ricorso inammissibile: condanna per lite temeraria
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile, in quanto mirava a una revisione dei fatti anziché sollevare questioni di diritto. La parte ricorrente, che contestava una condanna al pagamento di circa 9.000 euro, viene sanzionata per lite temeraria ai sensi dell'art. 96 c.p.c., con la condanna al pagamento di ulteriori somme in favore della controparte e della Cassa delle Ammende. La decisione sottolinea che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per ottenere un terzo grado di merito.
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Revisione prezzi appalti: la clausola è nulla?
Una società di servizi ha contestato la nullità di una complessa clausola di revisione prezzi in un contratto di illuminazione pubblica. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, stabilendo che una clausola "macchinosa" per la revisione prezzi, che si discosta dal meccanismo legale standard (indice Istat-Foi), è nulla. La legge provvede alla sostituzione automatica della clausola nulla con il meccanismo standard, preservando l'equilibrio contrattuale secondo norme imperative.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione decide
La Cassazione, con l'ordinanza 8458/2024, ha stabilito che gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario persistono anche dopo il Regolamento Consob 16190/2007. L'intermediario deve fornire informazioni dettagliate sui rischi specifici del prodotto, un dovere autonomo rispetto alla valutazione di appropriatezza. La semplice segnalazione di non appropriatezza non esonera la banca da questa responsabilità. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il risarcimento a un investitore, riaffermando la centralità della trasparenza per una scelta consapevole.
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Associazione in partecipazione: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due associate in un contratto di associazione in partecipazione per una farmacia, le quali chiedevano l'ammissione al passivo del fallimento dell'associante. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso miravano a un inammissibile riesame dei fatti e delle prove, compito che esula dalle funzioni del giudice di legittimità, confermando la decisione del Tribunale che aveva escluso un grave inadempimento contrattuale da parte dell'associante.
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Abuso del diritto di voto: no se il bilancio è irregolare
In una S.r.l. con due soci paritetici, anche amministratori, il voto contrario di un socio all'approvazione del bilancio non costituisce abuso del diritto di voto se la proposta non è stata preventivamente approvata dall'organo amministrativo nel suo complesso. La Corte di Cassazione ha stabilito che il rispetto della procedura, che attribuisce la paternità del progetto di bilancio all'intero organo gestorio, è un requisito fondamentale, e la sua violazione giustifica il dissenso del socio, a prescindere da obiezioni sul merito del documento contabile.
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Restituzione per inadempimento: buona fede e interessi
In un caso di investimento in titoli finanziari, la Cassazione solleva una questione cruciale sulla restituzione per inadempimento. Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte si interroga se le regole sulla buona fede, che determinano la decorrenza degli interessi, si applichino anche quando un contratto valido viene meno. La decisione finale, rinviata a una pubblica udienza, chiarirà se gli interessi sulla somma da restituire decorrano dal pagamento o dalla domanda giudiziale.
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Responsabilità della banca: l’invito a disinvestire
La Corte di Cassazione analizza un caso di investimenti non autorizzati e con firme false effettuati da un direttore di filiale. La Corte ha stabilito che la responsabilità della banca per i danni non può essere ridotta attribuendo un concorso di colpa ai clienti solo perché non hanno seguito un generico invito a disinvestire, soprattutto se tale invito è pervenuto durante la causa. Il provvedimento chiarisce i limiti del dovere del danneggiato di mitigare il danno.
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Motivo illecito comune: nullità del contratto
Una società in amministrazione giudiziaria ha impugnato l'esclusione del proprio credito da un fallimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito. Il contratto alla base del credito è stato ritenuto nullo per motivo illecito comune, in quanto parte di uno schema tra società collegate volto a moltiplicare i costi e ripartire indebitamente utili a danno di un ente pubblico, invece di fornire servizi reali.
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Buoni postali: la Gazzetta Ufficiale basta a variare i tassi
Un risparmiatore ha contestato la riduzione unilaterale dei tassi di interesse sui suoi buoni postali, avvenuta tramite un decreto ministeriale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale è una condizione necessaria e sufficiente per rendere la modifica dei tassi vincolante per tutti i possessori di buoni postali, anche per i titoli già emessi. Non è richiesta alcuna comunicazione personale o ulteriore forma di pubblicità.
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Tempestività riserve appalti: quando è obbligatoria?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un ente pubblico per danni derivanti dalla sospensione dei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato che le richieste dell'impresa (riserve) erano invalide perché non presentate tempestivamente. L'obbligo di tempestività delle riserve negli appalti sussiste anche in assenza di contabilità ufficiale, se l'impresa è consapevole del potenziale danno. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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